FABIO GENOVESI.
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CHI MANDA LE ONDE.
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Parte 1.
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2015. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Ci sono onde che arrivano e travolgono per sempre la superficie calma della vita. Succede a Luna, bimba albina dagli occhi cos chiari che per vedere ha bisogno dell'immaginazione, eppure ogni giorno sfida il sole della Versilia cercando le mille cose straordinarie che il mare porta a riva per lei. Succede a suo fratello Luca, che solca le onde con il surf rubando il cuore alle ragazze del paese. Succede a Serena, la loro mamma stupenda ma vestita come un soldato, che li ha cresciuti da sola perch la vita le ha insegnato che non  fatta per l'amore.
E quando questo tsunami del destino li manda alla deriva, intorno a loro si raccolgono altri naufraghi, strambi e spersi e insieme pieni di vita: ecco Sandro, che ha quarant'anni ma vive ancora con i suoi, e insieme a Marino e Rambo vive di espedienti improvvisandosi supplente al liceo, cercando tesori in spiaggia col metal detector, raccogliendo funghi e pinoli da vendere ai ristoranti del centro. E poi c' Zot, bimbo misterioso arrivato da Chernobyl con la sua fisarmonica stonata, che parla come un anziano e passa il tempo con Ferro, astioso bagnino in pensione sempre di guardia per respingere l'attacco dei miliardari russi che vogliono comprarsi la Versilia.
Luna, Luca, Serena, Sandro, Ferro e Zot, da un lato il mare a perdita d'occhio, dall'altro il profilo aguzzo e boscoso delle Alpi Apuane. Quando il dolore arriva a schiacciarli l in mezzo, sar la vita stessa a scuoterli con i suoi prodigi, sar proprio il mare che misteriosamente comincer a parlare. E questa armata sbilenca si trover buttata all'avventura, a stringersi e resistere in un on the road tra leggende antiche, fantasmi del passato, amori impossibili e fantasie a occhi aperti, diventando cos una stranissima, splendida famiglia.
Fabio Genovesi ha scritto un romanzo traboccante di personaggi e di storie, sospeso come un sogno, amaro ed esilarante, commovente e scatenato come la vita vera. Un romanzo che parla la lingua calda e diretta dei suoi personaggi, che scava dentro esistenze minime e laterali per trovarci un disegno: spesso lo chiamiamo caso, ma la sua magia  cos scintillante che per non vederla bisogna proprio tenere gli occhi stretti.
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L'Autore.
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Fabio Genovesi  nato a Forte dei Marmi nel 1974. Ha scritto i romanzi Versilia Rock City ed Esche vive, tradotto in dieci Paesi tra cui Stati Uniti e Israele, il saggio cult Morte dei Marmi e Tutti primi sul traguardo del mio cuore, diario on the road della sua avventura al Giro d'Italia. Collabora con il Corriere della Sera e Glamour.
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M & C.
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A mia madre e mio padre.
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A me sembra di essere solo un bambino che gioca sulla spiaggia, e si diverte a trovare qua e l un sasso pi liscio o una conchiglia pi bella del solito, mentre il grande oceano della verit si estende del tutto inesplorato davanti a me.
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ISAAC NEWTON.
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PRIMA PARTE.

Onde si muovono a diversi porti
per lo gran mar de l'essere, e ciascuna
con istinto a lei dato che la porti.
DANTE, La Divina Commedia.
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Ciao, io sono Tages, e te?
C' un contadino etrusco che scava dei buchi in un campo, e siccome appunto  etrusco questa cosa la sta facendo tremila anni fa, senza macchine e senza nulla, e poverino fatica tantissimo.
Poi per sbaglio fa un buco pi profondo degli altri e la terra laggi comincia a muoversi. Spunta una mano, spunta un braccio, alla fine viene fuori un bambino tutto intero, un bimbo coi capelli bianchi che salta su, si mette davanti al contadino e dice: Ciao, io sono Tages, e te?.
Lui non risponde, non respira, trema cos tanto che non si capisce se trema o se balla. Apre la bocca, ma l'unica cosa che esce  un urlo di paura, cos forte che tutto il popolo etrusco lo sente e corre a vedere cosa succede. E succede appunto questa cosa pazzesca che gli etruschi l'hanno vista davvero e a me invece l'ha raccontata mio fratello Luca, e lo so che  assurda e incredibile, eppure io ci credo un sacco.
Solo che io credo a tutto. Mi chiamo Luna e ho tredici anni, e fino all'anno scorso credevo ancora a Babbo Natale. All'inizio mi faceva anche paura. Perch insomma, a me questa storia che di notte un signore straniero ti entra in casa di nascosto e ti porta tanti regali, ecco, mi sembrava strana. Cio, se uno ti fa un regalo ci tiene a farsi vedere, no? Cos lo ringrazi e gli dici che  bravo e lui  contento. Babbo Natale invece entra dal camino mentre la gente dorme e poi scappa via, e questo non  il comportamento di un uomo generoso,  il comportamento di un ladro. Infatti la mattina dopo, mentre gli altri bambini del mondo correvano a vedere cosa gli aveva portato Babbo Natale, io giravo le stanze per controllare se aveva rubato qualcosa.
Come quella volta che avevo chiesto con tutto il cuore la bici nuova, una bici blu che avevo visto in vetrina dal Santini, ma la mattina di Natale sotto l'albero non c'era. C'erano invece la mamma e Luca, tutti seri e coi musi lunghi, e la mamma ha cominciato a dirmi: Luna, mi dispiace tantissimo, per quest'anno  dura e non possiamo.... L'ho fermata subito e gliel'ho detto, che non era colpa sua, tanto lo sapevo che prima o poi Babbo Natale ci riusciva a rubare i regali, e chiss cosa se ne faceva adesso della mia bici al Polo Nord.
Di solito, per, qualche regalo me lo portava, e alla fine mi ci ero affezionata anche un po'. Fino all'anno scorso, quando ero in prima media e l'ultimo giorno prima delle vacanze di Natale la professoressa ci ha dato un tema da fare a casa che si intitolava Le piccole grandi delusioni della vita: cosa ho provato quando ho scoperto che Babbo Natale non esiste.
L'ho scritto sul diario, l'ho letto, l'ho riletto un'altra volta, poi mi sono guardata intorno per capire se anche gli altri erano sconvolti oppure ero solo io. Ma ero solo io.
Professoressa, scusi, non ho capito.
Cos' che non hai capito Luna?
No, dico, in che senso Babbo Natale non esiste? Non  mica vera questa cosa, mi dispiace per lei ma non  vera. Vero?
La prof non ha detto niente, i miei compagni nemmeno.  passato un attimo cos zitto che si sentivano le parolacce della bidella alla macchina del caff nel corridoio, poi tutta la classe  scoppiata a ridere fortissimo e mi hanno urlato le parole pi brutte del mondo. La professoressa diceva: Zitti, zitti o vi metto un 4 sul registro, ma nessuno stava zitto e anzi hanno cominciato a tirarmi palline di carta e gomme e matite e altre cose pi dure e pesanti, che per io non ci facevo caso perch davanti a me avevo solo Babbo Natale che mi salutava e se ne andava per sempre. Spariva insieme ai suoi amici folletti, la casetta al Polo Nord e le otto renne della slitta, che si chiamano Cometa, Donato, Saltarello e... e le altre non me le ricordo ma chissenefrega, tanto non sono mica vere, sono solo scemenze inventate apposta per farmi fare la figura dell'idiota, e le uniche cose vere nel mondo erano quelle dure e spigolose che mi tiravano addosso i miei compagni.
Ma Tages  un altro discorso, Tages non c'entra nulla con Babbo Natale, lui  esistito veramente. E certo, magari sembra strana la storia di un bimbo coi capelli bianchi che nasce da sottoterra, ma che vuol dire, tutto  strano nel mondo. Un signore incontra una signora, le mette il pisello dentro e dopo nove mesi dalla sua pancia nasce un bambino: forse questa storia qui  meno strana? A me sinceramente mi sembra pi normale che uno viene fuori da sottoterra, ecco, come succede ai fiori e ai funghi e a tante altre cose intorno a noi.
E se invece uno dice che  impossibile la cosa di un bambino coi capelli tutti bianchi, allora vuol dire che non esisto nemmeno io, che sono nata proprio cos. Ho i capelli bianchi, la pelle bianca e gli occhi quasi trasparenti, devo stare attenta al sole che mi brucia e il mondo lo vedo poco e strano. Ma non  che sono una storia inventata, io sono albina. Succede. Ci sono uccelli albini, e pesci, e coccodrilli e scimmie e balene e tartarughe. Pure le piante possono essere albine, pure i fiori,  una cosa normalissima. Anche se per la gente no. La gente si lamenta sempre che la vita  tutta uguale e piatta e noiosa, ma se poi passa qualcuno che  un po' diverso allora si agita e si spaventa. Come i miei compagni, che pensano che sono la figlia del Diavolo, o un vampiro, che posso mandargli una maledizione o che magari gli attacco questa cosa e di colpo diventano tutti bianchi come me. Non lo so di preciso cosa pensano, so solo che  brutto quando ti prendono in giro perch sei diverso, ma  ancora pi brutto quando hanno paura di prenderti in giro e ti stanno lontani.
Insomma, tutto questo discorso per dire che nella storia di Tages non c' niente di strano, Tages era solo un ragazzo albino che un giorno  arrivato e ha cominciato a parlare con gli etruschi.
Ciao gente, sono venuto per insegnarvi a leggere il vostro destino dice. E sono sicura che tutti lo guardano, si guardano, uno alza la mano: Scusa Tages, ma perch hai i capelli bianchi?.
Tages ci resta male, si d un pugno da solo sulla gamba. Ma porca puttana, io vengo fino qui per parlarvi del vostro destino e voi pensate ai miei capelli?
S, perch sono strani.
Non sono strani per niente.
E invece s. Sono bianchi. Cio, se eri vecchio non erano strani, per cos s.
Tages scuote la testa e non risponde, ma per fortuna ci pensa una signora l in mezzo: Aspettate un attimo ragazzi, siete ingiusti. Secondo me Tages non  strano.  solo un nano. Un nano vecchio che sembra un bambino. Vero?.
No! Non sono un nano e non sono vecchio. Sono nato coi capelli bianchi,  un problema?
No, no, ci mancherebbe. Per insomma, ecco,  molto strano.
Tages abbassa gli occhi, guarda il buco nel campo da dove  uscito. Che popolo di stronzi, io quasi quasi me ne torno sottoterra e non vi insegno nulla. Era meglio se andavo dagli egiziani o dai babilonesi. Per ormai sono qua, e allora basta scemenze e state zitti, che non abbiamo molto tempo. Cio, io s perch sono immortale, ma voi no, quindi ascoltatemi bene.
Tages respira forte, poi parte a spiegare. E gli etruschi per un attimo continuano a fissargli i capelli bianchi, ma poi le sue parole sono cos interessanti che cominciano ad ascoltarlo davvero, qualcuno prende pure appunti. Tages parla di fulmini, di terremoti e di altre cose strane che succedono nel mondo, e gli spiega che sono tutti segni mandati dal cielo. Parla del volo degli uccelli, di statue che prendono fuoco e di pecore che nascono senza zampe, e pi va avanti e pi si capisce che la sa lunghissima. E forse  proprio per questo che ha i capelli bianchi, perch  un bambino ma  saggio come un vecchio.
Per un vecchio di quelli in forma, che ci stanno con la testa. Non come mio nonno Stelio, che pensava di essere un soldato americano di nome John. Io e mio fratello Luca gli chiedevamo come mai, se era americano, non sapeva parlare la sua lingua, e lui diceva che gli era scoppiata una bomba vicino e c'era rimasto sotto shock. Anzi, non riusciva nemmeno a dire quella parola, shock, e diceva sc. E ogni sera io e il mio fratellone stavamo a sentire la solita storia del giorno che si era ritrovato solo contro tutto l'esercito tedesco e scappava a piedi da un aereo nemico che lo inseguiva. A un certo punto il nonno ha visto un albero gigante, ci si  nascosto dietro e ci ha trovato un soldato morto con un fucile in mano. Nel fucile c'era un colpo solo, allora il nonno ha aspettato che l'aereo gli andava proprio addosso, ha mirato a una bomba che stava sotto l'ala, all'ultimo momento ha sparato e l'aereo  esploso.
Il pilota tedesco si  buttato appena in tempo,  sceso piano piano col paracadute e poi ha cominciato a correre verso di lui con una pistola. Solo che, invece di sparargli, il tedesco gli ha stretto la mano e gli ha detto una cosa. E qui, nel finale di questa storia che il nonno ci raccontava uguale tutte le sere, la frase del tedesco era sempre diversa.
Una volta diceva: Vostra mira essere pari a vostro coraggio, caro John. Un'altra invece: Lei oggi mi ha insegnato cos' l'onore, caro John, oppure: Amico John, vieni con me al bar, voglio offrire una birra a un eroe....
Erano frasi sempre nuove e sempre bellissime da ascoltare, ma poi a me mi veniva da chiedere come faceva il tedesco a sapere che si chiamava John, e dove la trovavano una birra in un campo di battaglia... allora Luca mi abbracciava forte e mi tappava la bocca. E diceva: Di John,  tardi, adesso vai in branda a riposarti, che qua di guardia restiamo noi. Il nonno rispondeva che era l'ora, faceva il saluto militare e andava a letto. Uguale ogni sera, preciso identico per anni e anni. Poi, a settembre, il nonno  morto.
Cos, nel sonno. Quando  andato a letto era vivo e quando si  svegliato no. Sono arrivati dei signori eleganti che l'hanno messo dentro la bara, senza coperchio per, e poi l'hanno sistemato in salotto cos le persone potevano venire a trovarlo. Solo che non  venuto nessuno.
La mamma ogni tanto andava di l un pochino e io pure, ma restavo sulla porta perch avevo paura di guardare in faccia il nonno, tenevo gli occhi bassi e gli guardavo le mani appoggiate sulla pancia, che siccome non ci vedo bene mi sembravano una cosa sola, bianca e ferma e finta. Poi guardavo accanto alla bara e l c'era Luca, che invece  rimasto col nonno tutto il giorno e tutta la notte.
A cena mi sono affacciata per chiedere se veniva a mangiare con noi, lui ha detto Arrivo, ma poi non arrivava mai. Allora la mamma mi ha mandato a chiamarlo un'altra volta.
Vieni? Ci sono i bastoncini di pesce coi piselli.
Buoni. Finisco di salutare e arrivo.
Saluti il nonno?
No, lui l'ho gi salutato. Adesso saluto John e il soldato tedesco.
Ah, ho capito, anche se non avevo capito mica tanto.
Che poi pensavo, tu lo sai come si chiamava il soldato tedesco?
Ho fatto di no con la testa.
Nemmeno io. Il nonno non lo diceva mai. Perch non gliel'abbiamo chiesto?
Ci ho pensato, non sapevo cosa dire, non ho detto nulla.
Peccato, rester un mistero ha detto Luca con la sua voce tranquilla, poi  tornato a chiacchierare piano con tutta la gente che stava salutando nella bara.
Io ho fatto di s, come se a quella cosa del tedesco ci avessi gi pensato da me. Invece non ci avevo pensato per niente, e di colpo mi sono vista nella testa tutte quelle persone insieme, che mi salutavano e se ne andavano via per sempre. Il nonno, John, il tedesco senza nome, sparivano tutti dove gi erano finiti Babbo Natale e i folletti e le renne, dov'era gi finita la nonna e anche il mio primo pesce rosso, che in realt era quasi nero e si chiamava Signor Vincenzo. Li ho visti che giravano e giravano veloci, tipo dentro un vortice, diventavano sempre pi piccoli e scuri e alla fine sparivano.
Allora ho sentito una cosa frizzante intorno agli occhi, sono andata di corsa in cucina, ho affondato la faccia nel maglione della mamma che apparecchiava e l'ho stretta forte. E lei diceva: No Luna, su, non devi, no, no..., ma dalla voce tutta storta e a pezzetti si capiva benissimo che stava piangendo anche lei.
Per  normale, penso. A volte succedono delle cose che non puoi fare altro, puoi solo metterti a piangere e andare avanti cos, aspettando il momento che ti riesce qualcosa di diverso. Come gli etruschi, che secondo me hanno pianto un sacco alla fine di quel pomeriggio l, quando Tages ha smesso di parlare e li ha salutati e poi  tornato sottoterra insieme al sole che tramontava. E secondo me ogni giorno ripassavano da quelle parti, e il contadino che aveva trovato Tages ha continuato a scavare dei buchi profondissimi per tutta la vita, sperando di ritrovarcelo dentro prima o poi.
Perch lui gli aveva insegnato tantissime cose, come si capisce la volont del Cielo da quello che succede sulla Terra, come si fa a leggere il destino nel mondo intorno a noi. S, grazie Tages, ma adesso perch te ne vai? A cosa serve conoscere il destino e le cose che ti vengono incontro, se poi quelle brutte non le puoi scansare e quelle belle, anche se le abbracci forte, scivolano via nel vortice del passato? Come te e i tuoi amici etruschi, che siete morti tutti e avete lasciato solo delle tombe puzzolenti e polverose. Come Babbo Natale, come il Signor Vincenzo e come il nonno. Come tutto quello che arriva e passa e se ne va, e dove va a finire non lo so.

L'Allegro Esploratore
 sabato pomeriggio, e io cerco di non addormentarmi mentre il signor Marino parla del mistero della Santissima Trinit, del mistero della Messa e di tanti altri che ci sono dentro la fede. Ma il mistero pi grande di tutti  come mai la mamma ogni sabato pomeriggio mi obbliga a venire qua, al catechismo.
Perch i genitori normali lo so, sono fatti cos: si lamentano che devono stare dietro alla casa e al lavoro e non hanno tempo per le cose che gli piacciono, e intanto obbligano i figli a vivere come loro, con la scuola e i compiti tutta la settimana, e il sabato e la domenica, che potrebbero essere liberi, in realt non sono liberi per niente perch ci sono il catechismo e la messa. Per la mamma no, lei  diversa, certe volte quasi troppo diversa: quando c' il sole per esempio non mi sveglia, perch dice che la giornata  troppo bella per andarsi a rinchiudere in una scuola buia e puzzolente. Magari quel giorno l ho un compito in classe, oppure un professore mi aspetta per interrogarmi, invece apro gli occhi e sono gi le dieci. Telefono al negozio dove lavora la mamma e le dico che  un casino, che domani a scuola il prof come minimo mi ammazza. E lei, in mezzo al rumore dei fon e delle clienti che chiacchierano dei loro affari, mi risponde tutta allegra: E che problema c'? Non ci vai nemmeno domani e siamo a posto, no?.
E per no, non siamo a posto per niente. Magari  a posto Luca, che lui la mattina si sveglia, si infila la muta da surf e con la tavola in braccio corre al mare. Lui a scuola ci va solo ogni tanto, quando non ci sono le onde, giusto per fare qualcosa di diverso. Si siede al suo banco, tutti lo salutano emozionati e felici di vederlo, prende una serie di voti altissimi e poi ringrazia e arrivederci alla prossima.
Anzi, Luca non ha nemmeno bisogno di andarci, a scuola: ha preso un bel voto pure questa settimana che sta in Francia a fare surf coi suoi amici. Ci ha raccontato che ieri la prof di filosofia aveva bisogno di interrogarlo, ma siccome non c'era gli ha messo 8 cos, sulla fiducia, tanto Luca meno di 8 non prende mai e allora poteva stare tranquilla.  andata cos, giuro, ce l'ha scritto proprio lui in un messaggio, io e la mamma abbiamo riso un sacco.
Anche se sinceramente non  mica giusto. Cio, io sono contenta per Luca, perch la filosofia non so bene cos' ma lui la sa di sicuro, come sa tutto del mondo. Per ecco, non  giusto quando i professori fanno cos, e non  giusto nemmeno quando mettono una nota a uno che arriva a scuola in ritardo o non ha fatto i compiti, e invece se lo faccio io no, a me sorridono e mi dicono che non devo preoccuparmi, perch secondo loro con la mia pelle bianca sono delicata e debole, e anche se sto in una classe normale non sono all'altezza degli altri e se sbaglio va bene lo stesso, l'importante  che ci ho provato.
Mi volevano pure dare un professore di sostegno, ogni anno me lo dicono e io ogni anno rispondo che non mi serve, e certe volte insistono e allora ci pensa la mamma a dire che col sostegno non ci faccio nulla e che invece prendessero qualcuno per pulire i bagni, che puzzano di animali morti. E poi volevano darmi un computer, perch i libri per me sono scritti troppo piccoli e a guardare le pagine mi sembra di vedere tante formiche in fila dritte una accanto all'altra. Ma io uso una lente fatta apposta, la passo sulle righe e le ingrandisce, e anche se  pesante da spostare e mi fa girare un po' la testa, con la lente riesco a leggere per una mezz'ora di fila, che magari non  tanto ma  centomila volte pi di molti miei compagni.
Insomma, non  giusto che mi serve una lente per leggere, non  giusto che mi trattano meglio o peggio degli altri, non  giusto nulla di nulla. Ma soprattutto non  giusto che oggi  sabato e il mare sta l a due minuti, e invece non ci posso andare perch la mamma per qualche motivo misterioso mi obbliga a venire al catechismo.
E allora eccomi qua, in una stanza scura e puzzolente di patate lesse e umido, seduta a un banco precisa identica come a scuola. Il catechista legge le storie della Bibbia e noi dopo dobbiamo fare il riassunto e scrivere cosa ne pensiamo, che praticamente  uguale a un compito in classe di italiano, per su Dio.
Le storie della Bibbia raccontano la vita di Ges oppure cose successe tanto tempo prima di lui, che infatti si chiamano Antico Testamento e sono pi emozionanti, perch Dio si arrabbia sempre e distrugge le citt con delle palle di fuoco oppure manda gli insetti assassini a mangiare la gente.
Con Ges invece non c' mai azione. A me lui sta anche simpatico, per certe volte come carattere mi somiglia troppo e allora mi fa rabbia. Perch la gente lo tratta male, e lui sta zitto e fermo e non reagisce mai.
La mamma guarda sempre i film di un cinese che si chiama Bruce Lee, e le storie di Bruce Lee cominciano proprio uguali a quelle di Ges. Si vede lui che cammina su una strada o in mezzo a un mercato, a un certo punto arrivano dei tizi che lo provocano ma lui tira dritto a testa bassa. Poi qualcuno esagera, magari gli danno una spinta oppure gli offendono la mamma, e allora Bruce Lee scatta. Fa un urlo strano e stende due tipi con un calcio solo, ne prende un altro e lo butta addosso a quelli che sono rimasti, poi si toglie la polvere dai pantaloni e riparte per la sua strada con dietro tutta questa gente massacrata.
Ges invece no. Lui  il figlio di Dio e se volesse potrebbe far venire gi un fiume di fuoco dal cielo, potrebbe trasformare i capelli dei nemici in tanti cobra o vipere che li mordono al collo un milione di volte, ma invece sta fermo e subisce e non scatta mai, e alla fine l'unica mossa che fa  quando porge l'altra guancia. Capirai che sforzo. Che poi il catechista dice che l'anno prossimo facciamo la cresima, e la cresima vuol dire che si entra nell'esercito di Cristo. Ma a cosa gli serve un esercito se non combatte mai?
In fondo per le cose potrebbero andare peggio, molto peggio di cos: al posto del signor Marino come catechista potrebbe toccarci Madre Greta. Che viene dal Trentino e sembra un signore molto vecchio e molto brutto vestito da suora. Ha una mascella gigante e un occhio pi grande dell'altro, che mentre lei ti guarda lui punta un po' pi in alto sopra la tua testa. Non  l'unica suora del convento con questo difetto, ce ne sono almeno tre, e forse  perch le suore tengono sempre un occhio alle cose terrene e uno verso quelle sante lass.
Comunque Madre Greta  il terrore di tutti, e dopo il catechismo ci aspetta fuori nel parco giochi del convento. Che in realt  una spianata di asfalto con un'altalena sola e una panchina storta, e da qualche settimana c' anche un mucchio di copertoni di camion consumati che le suore usano per un gioco nuovo inventato da loro che si chiama L'Allegro Esploratore: prendono i copertoni e li mettono in piedi uno di fianco all'altro, appiccicati, in modo che dentro si forma una specie di tunnel, dove il gioco  infilarsi e strisciare fino all'uscita dall'altra parte. Per le gomme sono tutte sporche e dure e diverse, e il tunnel  stretto e puzza di pip, e anche se tanti miei compagni sono contenti di giocare all'Allegro Esploratore, io mi domando cosa c' da esplorare l dentro, e soprattutto come si fa a stare allegri. Che poi a me i posti stretti mi fanno paura, infatti appena vedo che le suore prendono i copertoni dico che ho voglia di pregare e sparisco in cappella. Sabato scorso per mi ha beccata Madre Greta, e con lei le preghiere non sono servite a nulla.
E tu dove credi di scappare? mi ha chiesto bloccandomi a met cortile, con quella voce tutta grattata che le esce dal doppiomento.
Scusi madre, vado nella cappella a dire un'Ave Maria alla Madonna.
Gliela dici dopo, adesso vieni qua che giochiamo all'Allegro Esploratore.
Veramente io volevo pregare subito.
E invece preghi dopo. Tanto la Madonna non ha fretta, Maria ha tante virt e una di queste  la pazienza. Io invece di pazienza non ne ho, quindi vieni qua e infilati nel tunnel.
Ma io non potevo entrarci l dentro, e soprattutto non volevo. Volevo solo che Dio mi aiutava, che buttava del fuoco gi dal cielo o che mandava le cavallette a mangiare Madre Greta. Se Dio era troppo occupato andava bene anche qualche santo. Bastava che non venisse Ges, lui no per favore, perch tanto gi lo sapevo cosa avrebbe detto:
Luna cara, su, entra nel buco.
Ma Ges, io non voglio!
Lo so, ma entra nel buco lo stesso, e perdonali.
Ah, li devo pure perdonare?
S, perch non sanno quello che fanno.
Non  vero, lo sanno benissimo quello che fanno, mi fanno del male!
E Ges mi avrebbe guardata, avrebbe sorriso e alzato gli occhi al cielo, e poi sarebbe entrato nel buco con me, per farmi compagnia e soffrire un po' insieme.
Su bimba, muoviti! insisteva Madre Greta, con tutti i ragazzi intorno che saltellavano e urlavano Muoviti insieme a lei. Perch loro invece non vedevano l'ora di infilarsi l dentro.
Non ti accorgi che cos rovini il gioco ai tuoi amici? Come mai loro giocano e te no? Pensi di essere speciale? Pensi di essere diversa? Guarda che tu sei uguale a tutti gli altri, sai? Su bambini, forza, date una mano alla vostra amica fifona!
E loro non aspettavano altro. Si sono tuffati addosso a me, mi hanno presa per le braccia e il cappuccio della felpa e mi hanno spinta dentro le gomme.
Stavo nel tunnel fino ai fianchi, continuavano a spingermi per le gambe e qualcuno mi scioglieva pure i lacci delle scarpe, e allora nella testa mi ripetevo quella cosa che penso sempre quando mi succede un'ingiustizia, e cio che poteva andarmi anche peggio, potevo essere nata in Africa.
Che gi essere albini e stare attenti al sole, in Africa,  un casino. Ma poi il problema  che laggi gli albini durano pochissimo: sono l nel villaggio che camminano tranquilli, arriva una jeep e saltano gi delle persone con dei coltelli giganti, li ammazzano e li portano via. Perch gli stregoni ci fanno delle pozioni magiche con le gambe e le mani e i capelli e il sangue degli albini. Tutti i pezzi vanno bene, e infatti quando muore un albino la famiglia lo deve murare sottoterra, senn di notte qualcuno scava e ruba le parti che gli servono e piano piano non ci rimane nulla. Se poi sei una femmina come me, allora  anche peggio perch gli uomini che hanno l'Aids credono che se vanno a letto con un'albina poi guariscono. E cos ti violentano, ti attaccano l'Aids e buonanotte a tutti.
E insomma, ecco, questo per dire che a me adesso non mi andava cos male: mi infilavano dentro i copertoni dove magari prendevo qualche infezione, s, ma di sicuro non prendevo l'Aids, e invece di tagliarmi le gambe mi scioglievano solo le stringhe. E allora mentre stavo l mi ripetevo Potevi essere in Africa, potevi essere in Africa..., poi hanno cominciato a picchiare fortissimo contro i copertoni, calci e pugni. Da dentro sembravano tantissime bombe che mi scoppiavano addosso, come quelle dei tedeschi che cercavano di uccidere il nonno, quando era il soldato John e in mezzo alle bombe c'era rimasto sotto shock. E forse facevo la stessa fine anch'io, magari venivo fuori da quel buco e impazzivo e pensavo di essere qualcun altro. Anzi, non mi sembrava nemmeno una brutta cosa, uscire e non essere pi me. Perch a guardarmi da l, incastrata nel buio e nel puzzo di quei vecchi copertoni, la mia vita faceva proprio schifo, e l'unica cosa buona di stare l dentro era che nessuno mi ha visto quando ho smesso di combattere, ho appoggiato la testa alla gomma puzzolente e ho cominciato a piangere.
Ecco perch adesso, che suona la campanella e il catechismo  finito, questo suono mi scivola lungo la schiena tipo un serpente diabolico e comincio a tremare. Esco per ultima, arrivo in cortile e mi preparo a quel che deve succedere. Poi per mi guardo intorno e subito capisco che non ho pi nessun problema: nel piazzale per la prima volta c' anche Zot, e allora sono salva.
Zot sta in classe con me,  arrivato il mese scorso, la preside un giorno  entrata con lui e ha detto che si chiamava Zot, che veniva da Chernobyl e dovevamo farlo sentire come a casa. L'ho guardato, teneva gli occhi bassi ma per un attimo forse anche lui mi ha guardata, ed era ovvio che per me il peggio era passato, che Zot era arrivato per salvarmi: basso e secco, maglione gigante di lana rosa, cos lungo che gli faceva da gonna, mocassini larghissimi e consumati, una giacca grigia a quadretti da vecchio e un cappello con una piuma in cima che gli stava tutto storto sopra un tappeto di capelli riccioli tipo barboncino. Mi sono messa gli occhiali e l'ho guardato ancora meglio, ed era chiaro che da quel giorno a scuola io potevo stare pi tranquilla, perch se volava un insulto, uno sputo o uno schiaffo, come gli insetti intorno alla luce quelli andavano tutti a posarsi addosso a questo ragazzino qua.
Solo che al catechismo Zot non si era ancora visto e pensavo che, siccome viene dalla Russia, allora era un comunista nemico della religione. Invece eccolo l, gi in braccio a dei ragazzi che lo ficcano di forza dentro al tunnel, e urla: Sciagurati, piantatela, cos mi fate sudare, mi rovinate il cardigan! Madre, la scongiuro di venirmi in aiuto, riporti queste persone alla ragione!, con una vocina fine e l'italiano tutto perfetto e da vecchio che parla lui.
Continuano a spingerlo per i piedi e lo prendono in giro per i mocassini consumati, che adesso li vedo anch'io perch sto proprio a un passo. Sento l'odore dei copertoni e sento anche una cosa frizzante nelle gambe e nel petto, come una forza che gonfia e si scalda e mi spinge a muovermi e a fermarli, o almeno a provarci, a urlare che fanno schifo e si meritano di bruciare nel fondo dell'Inferno. Forse  proprio Ges che me la manda, questa cosa frizzante, per scuotermi, per dirmi: Su Luna, non avere paura delle tue opinioni, non temere quello che ti faranno,  la cosa giusta da fare, fallo per me....
Ma io resto ferma, scuoto la testa e dico: No Ges, col cavolo che lo faccio per te. Sei il figlio di Dio e potresti fermarli in un secondo, potresti mandare le locuste o far piovere le rane o trasformare il piazzale in un lago di fuoco e salvare solo me e Zot e farci volare via lontano, fino a un posto dove ci lasciano in pace.
Ma Ges come sempre non fa nulla, solo mi fa frizzare le braccia e il petto e sta l a ricordarmi cosa dovrei fare io, l'unico giorno che mi  andata bene e potrei tornare a casa tranquilla senza troppi problemi. Invece eccomi qua che apro la bocca, che parlo, che provo a fare qualcosa.
Tanto, se aspetto Ges, buonanotte.

Dpendance
Sandro entra in casa e butta la borsa sul tavolo della cucina.  piena di libri e pesa una tonnellata, tenerla a tracolla gli peggiora il mal di testa. Ma anche respirare lo peggiora, e ogni battito del cuore  una martellata in mezzo agli occhi. Menomale che il luned la scuola finisce a mezzogiorno, senn oggi davvero moriva in classe.
Sandro gli fa la mamma, spersa nel vapore dei fornelli. Non mettere la borsa sul tavolo che ora si mangia.
L'acqua bolle in due pentole differenti, una per il riso e una per la pasta. Sarebbe pi pratico cucinare la stessa cosa per tutti, solo che stamani Sandro ha lasciato un biglietto con scritto che voleva il riso, e il babbo il riso non lo vuole perch dice che i cinesi ci stanno invadendo e fra poco ci toccher mangiarlo per forza tutti i giorni, e allora finch pu lui si sfonda di spaghetti.
Com' andata a scuola?
Solito.
Cosa avete fatto?
Nulla.
Ma come nulla, che vuol dire nulla.
Le solite cose mamma, due palle cos, cosa vuoi che abbiamo fatto! Sandro urla, e sbaglia. Perch se urla gli scoppia la testa. Toglie la borsa dal tavolo con uno strappo e fa cadere un piatto, che rimbalza su una sedia, picchia per terra e si spacca con un rumore che  centomila schegge minuscole e appuntite che si infilano nelle orecchie e si piantano una per una dentro il cervello.
Lascia cadere anche la borsa, vaffanculo, si stringe le tempie con le mani, corre in camera sua e si butta sul letto con la faccia affondata nel cuscino.
Si  svegliato che stava gi cos, non sa nemmeno se ha fatto colazione, e non si ricorda com' arrivato a scuola. Si  seduto al suo posto e non ha aperto bocca, non ha ascoltato una parola, a un certo punto si  pure addormentato e l'hanno svegliato le risate della classe che lo guardava. E questa  una roba brutta,  una roba grave, uno studente che si addormenta in classe durante la lezione pu beccarsi una nota. Figuriamoci Sandro, che  il professore.
Ma la colpa  tutta sua, che continua con questa scemenza della grande uscita la domenica notte.
Una volta la seratona era il sabato, poi il sabato si  riempito di ragazzini del liceo e loro si sono presi il venerd. Col tempo per i ragazzini si sono allargati e hanno invaso anche il venerd, cos lui e i suoi amici si sono dovuti rintanare nella domenica sera. Che in effetti  la sera giusta: il sabato va bene per quelli delle superiori, che la domenica non vanno a scuola. Il venerd  per gli universitari, che il sabato non hanno lezione. La domenica sera invece  per chi non ha niente da fare il luned e tutta la settimana, quindi  la serata perfetta per loro.
Solo che nell'ultimo mese succede questa cosa assurda, che Sandro qualcosa da fare ce l'ha.  diventato professore. Cio, supplente. Anzi, se possibile anche meno. Se nel fondo pi nero della scala sociale esiste un gradino ancora sotto il supplente, Sandro sta proprio l. E quando un professore si sente male, e il supplente non pu sostituirlo, e il supplente del supplente mentre va a scuola picchia con la macchina contro un albero, allora chiamano lui. Che non potr mai diventare un professore vero, non ha fatto l'esame e nemmeno la specializzazione per l'insegnamento, Sandro non ha fatto un cazzo di niente.
Non ha neppure compilato la richiesta per fare queste supplenze disgraziate,  stata la mamma. Di nascosto. La sorella di una sua amica lavora al provveditorato, hanno fatto tutto loro senza dirgli nulla, poi il mese scorso  arrivata questa telefonata e adesso per un po' Sandro insegna inglese in un liceo.
Anzi, nel liceo, l'unico che c' a Forte dei Marmi, lo stesso dove ha studiato lui vent'anni fa.  uno scientifico, e a lui la matematica gli ha sempre fatto schifo e la fisica aspetta ancora di capire cos', per appunto non c'erano altri licei in paese e per andare in posti pi grandi tipo Viareggio gli toccava alzarsi mezz'ora prima, allora si  fatto cinque anni schifosi e pieni di materie di merda, ma almeno se li  fatti qua. Nel liceo dove adesso in qualche modo insegna.
La mamma  fuori di testa dalla felicit, va al supermercato e dice: Tagliami un etto di crudo, ma di quello buono, lo deve mangiare mio figlio che  professore. Parla con un'amica e poi: Oddio,  tardissimo, fra poco torna a casa mio figlio che  professore. Insomma, adesso lo sa il paese intero, e a tutti sembra una cosa impossibile. Ma ancora pi impossibile sembra a Sandro, soprattutto il luned mattina dopo la notte della domenica.
Sandro! Vieni che  pronto! urla la mamma dalla cucina. Sandro risponde che arriva, ma sottovoce e dentro il cuscino. Si gira a pancia in su e cerca di respirare, la testa gli scoppia e gli monta una nausea acida dallo stomaco alla gola. Alza gli occhi al soffitto, agli scaffali che girano tutto intorno alla camera e salgono fino lass, piegati da tonnellate di dischi e cd e riviste musicali. Appena ha un po' di tempo deve sistemare le riviste per mese e anno, e i dischi in ordine alfabetico secondo il nome del gruppo. Come una volta, quando aveva sedici anni e l'ordine alfabetico era importantissimo. Certe volte comprava un disco solo perch era di un gruppo che cominciava con una lettera che scarseggiava nella sua collezione. Poi un giorno  tornato a casa con un disco nuovo e si  accorto che ce n'era gi un altro da sistemare, e siccome Marino lo aspettava fuori, Sandro ha appoggiato il disco sopra l'altro e ha detto: Vabb, li sistemo domani. Solo che quel domani  diventato dopodomani, e poi dopodopodomani, e i dischi da sistemare sono saliti a tre, a cinquanta, a cento, impilati addosso agli altri e addosso a lui, in attesa del giorno giusto per rimettere tutto in ordine.
Il problema  che il giorno giusto non viene mai, per i dischi come per tutto il resto: una sera d'estate Sandro attraversava la pineta della Versiliana per andare a bere una birra con gli altri, ha visto una roba rossa che pendeva dal ramo di un pino e l'ha presa. Era un pezzetto di gomma tutto rotto, con attaccato un filo e in fondo al filo un biglietto. Sul biglietto c'era scritto: Palloncino liberato a Reggio Emilia il 10 maggio da Ivan Cilloni, II B. Se leggi questo messaggio mandami una cartolina del tuo paese. In premio un mio disegno del rinoceronte, che mi viene proprio bene. Ciao Ivan. E poi l'indirizzo. Sandro si  quasi commosso, quel palloncino  volato dall'Emilia fino qua,  planato fino a lui, e chiss come sar contento questo bimbo quando ricever la sua cartolina da Forte dei Marmi. Allora si  portato a casa il biglietto e l'ha messo sul comodino, per ricordarsi di comprare la cartolina, scriverla e spedirla. E il messaggio sta ancora l, in attesa di quel famoso giorno giusto che non viene mai, da nove anni. Porca puttana, nove anni.
Ma ora che ci pensa, domani ha il giorno libero da scuola, e la mattina va a cercare i funghi con Rambo e Marino, per il pomeriggio potrebbe essere il momento buono per rimettere finalmente tutto a posto. Certo, proprio cos, domani Sandro si mette qua e sistema ogni cosa e spedisce una bella cartolina in Emilia. Domani, s, domani...
Sandrooo!
Arrivo.
Il riso si fredda.
E chi se ne frega.
Ma freddo non  buono.
Ma come no, l'estate lo fai sempre il riso freddo.
S, ma quello  diverso! Ci sono i capperi, i funghetti, le olive, i pezzettini di tonno, i pezzettini di cotto, i pezzettini di...
Basta! Non me ne frega un cazzo!
Sandro urla, e le parole gli escono storte da una fitta di dolore che attraversa il cranio e gli piega la bocca. Ogni rumore, ogni movimento,  una lama che colpisce senza piet. Anche la rete del letto che scricchiola, e ancora di pi questo bip bip che gli salta addosso dal nulla.
 il cellulare, dalla tasca dei pantaloni. Dicono che non bisognerebbe tenerlo l vicino alle palle, e non bisognerebbe tenerlo vicino al cuore e alla testa, ma allora dove lo metti? Sandro lo guarda e c' un nuovo messaggio, e pure la lucina dello schermo  come aghi scintillanti che si ficcano negli occhi. Per poi legge il messaggio, e gli viene da sorridere.
 (13,10) Grande professore, qui  tutto pazzesco! Vedo tutto, prendo tutto, vivo tutto, come mi ha detto lei. Lo faccio anche per lei. L.
La L sta per Luca, che  il suo studente preferito. E Sandro lo sa che i professori non dovrebbero avere dei preferiti, ma allora anche gli studenti non dovrebbero essere cos diversi fra loro, non ci dovrebbe essere un ragazzo cos intelligente e fico in mezzo a tanti coglioni antipatici come la merda. Quindi, giusto o non giusto, Luca  il suo preferito, anche perch  proprio identico a lui quando aveva diciassette anni.
Identico al cento per cento. Forse solo pi intelligente, pi sveglio, molto pi bello, e pi... insomma, forse non sono proprio uguali, ma dentro hanno lo stesso spirito, la stessa bomba di passioni che scoppia e cancella il mondo intorno, questo mondo piccolo e meschino. E vaffanculo il paesino dove siamo nati, vaffanculo i genitori, vaffanculo la scuola e i voti e i vestiti firmati e il giro in centro il sabato pomeriggio a guardare e farsi guardare e tutte le altre stronzate che ti circondano e piano piano si avvicinano, sempre pi strette, fino al giorno che ti saltano al collo e senza che te ne accorgi diventi uno schiavo come tutti gli altri.
Sandro! ci si mette pure il babbo, con la bocca piena. Guarda che io comincio senza di te eh!
S, bravo, vedrai che ce la fai anche da solo.
Ecco, appunto, l'ora di pranzo, il terrore imbecille che il mangiare si fredda e il babbo comincia senza di lui e allora il mondo finisce. Una di quelle mille stronzate che alla fine, una sull'altra, ti schiacciano a terra. E Sandro c' cascato, Sandro forse si  fatto fregare. Ma Luca no, Luca  ancora in tempo, lui pu salvarsi.
Ora sta in Francia, a Biarritz, in furgone per una settimana a fare surf con gli amici. Una favola, uno di quei viaggi che sei felice perch ti sembra che da quel momento si apra davanti a te la vita vera, che  appena un passo in l e ti aspetta in tutto il suo splendore. Poi per il tempo passa e ti rendi conto che la vita non ti stava davanti, la vita era proprio quella l, precisamente quei giorni, quelle notti, la sentivi a un passo e invece ce l'avevi addosso. Pensavi fosse un assaggio, un riscaldamento prima di arrivare a quell'et fantastica che sei grande e non devi pi obbedire a nessuno e tutto  splendido. Aspetti, speri e non ti accorgi che lo splendore  proprio questo qui, e quando lo capisci ormai se n' andato e resti solo a ricordarti com' stato.
Ecco perch Luca doveva andarci per forza, a surfare a Biarritz. E invece sua madre non ce lo voleva mandare. Diceva che non era il caso, che  ancora minorenne, che si fida di lui ma non del mondo. E poi i soldi, ci volevano i soldi, e in questo momento i soldi non ci sono per nessuno... cos diceva la mamma di Luca, e il problema  proprio questo, che ci sono sempre un sacco di buonissime ragioni per fare la scelta sbagliata. Per prendere un ragazzo pieno di talento e potenzialit e occasioni all'orizzonte, una giovane aquila con gli artigli pronti ad afferrare la vita, e cominciare a spennarla una piuma alla volta, piano piano, cos non fa male e non te ne accorgi. Finch l'aquila diventa un pollo di allevamento, pronto per essere cotto allo spiedo della societ.
 successo a tanti, forse  successo anche a lui. Ma ora Sandro non ci vuole pensare. Meglio pensare al fatto che alla fine l'ha convinta, la mamma di Luca, la bellissima mamma di Luca.  venuta al colloquio coi professori e lui le ha detto le cose come stavano.  merito suo se adesso Luca sta in Francia a conquistare l'oceano e le ragazze francesi, con quella pelle chiarissima, il corpo di burro e gli occhi spersi che guardano a caso ma sempre nel posto giusto. Merito di Sandro se stasera Luca ne sdraia una sulla spiaggia e salta addosso alla vita aggrappandosi forte a quei seni morbidi e insieme saldi, gonfi di possibilit, prosperosi di futuro.
Ma pi bella di qualsiasi ragazzina francese  proprio lei, la mamma di Luca, che si chiama Serena ed  la donna pi favolosa che Sandro abbia mai visto dal vero, e pure nelle foto e nei film zozzi che ha visionato negli anni, e sono tanti anni, e sono tantissimi film. Ma lui in realt l'aveva vista gi, lei ha fatto il suo stesso liceo, poi per tanto tempo non si sono pi incrociati e adesso rieccola, ancora pi bella di prima. E questo  un segno fantastico, vuol dire che c' speranza, che le cose bellissime possono capitare anche quando non te l'aspetti pi. S, Sandro, forse ci sono sempre cose belle che ti aspettano, forse le opportunit non sono finite, forse anche quando il tuo orizzonte  piatto e deserto e pensi che non ci sia pi niente da vedere, ecco che le sorprese schizzano fuori dal nulla e ti possono travolgere la vita...
Ma uno squillo fortissimo proprio accanto all'orecchio schiaccia questo splendido pensiero come nella notte una ciabatta polverizza una zanzara. Stavolta non  il cellulare,  il telefono fisso qua sul comodino, e squilla ancora, e ancora.
Sandro al fisso non risponde mai, tanto  sempre gente che vuole vendere qualcosa, o delle vecchie rompipalle che cercano la mamma e se risponde lui gli chiedono come va, se ha trovato un lavoro, se ce l'ha la fidanzata. Solo che il telefono continua a squillare l accanto e gli spacca la testa, e allora lo agguanta e risponde con due parole sputate.
Che c'.
...
Oh, allora, che c'?
S, pronto... Una voce di donna, anche una bella voce. Dovrei parlare con Sandro Mancini. E lui non ci pu credere, ma un po' ci crede. Perch, porca puttana, a volte succede davvero, che pensi a una persona e quella ti chiama. E infatti questa  proprio lei, la mamma di Luca. Che vuole ringraziarlo per averla convinta a mandare via il figlio, che era la cosa giusta, che il suo guaio  che non sa mai bene cosa fare, che la vita  difficile e lei  insicura,  sola, non ha nessuno accanto che le dia un consiglio, che le stia vicino, e...
S, sono io. Sono Sandro, ciao Serena!
...
Serena, mi senti?
No, guardi, veramente  la Rai.
La Rai?
S, Radio e televisione italiana. La chiamo per via dell'abbonamento tv, che a oggi non risulta pagato.
Ma no cazzo, ancora con questa storia del canone? Che palle, ve l'ho gi detto, io non devo pagare nulla, ha gi pagato mia madre!
Non c' bisogno di alzare la voce, signor Mancini. Io la chiamo quasi a titolo privato, non sarei tenuta a farlo. Per le avevo detto di inviare un fax alla mia attenzione e...
E infatti l'ho mandato.
S, ma mi occorreva un'autocertificazione, dove dichiara di risiedere nella casa dei suoi genitori. Invece lei ha mandato solo consigli su nuovi programmi, e insulti.
Sandro non risponde subito. Prima deve cercare di ricordarsi cosa ha scritto in quel fax, ma  buio totale. Sa solo che quel giorno l era molto nervoso, era andato con Rambo e Marino a imbucare dei volantini di un supermercato nelle cassette della posta e un sacco di gente dalle case gli aveva urlato che non li voleva, che non gli riempissero la posta di spazzatura. Aveva mandato affanculo tante persone. E poi mentre scriveva il fax si era incazzato perch vive in una nazione cos vecchia e ammuffita da usare ancora i fax, perch la gente raccomandata che lavora negli uffici pubblici non sa leggere una mail, e allora dove vogliamo andare, dove cazzo vogliamo andare...
Sandrooo!, ancora la mamma dalla cucina, sempre pi lamentosa. Si fredda!
Sandro strizza i denti fortissimo, respira, poi continua. Guardi, non ricordo esattamente cosa ho scritto, ma che sto coi miei ce l'ho messo di sicuro.
S, per manca l'indirizzo, mancano le generalit dei suoi. Non ci sono i suoi dati, non c' il codice fiscale, il numero di abbonamento Rai, non c' nulla.
Ma controllate voi, cazzo. Le lettere che mi mandate per chiedermi i soldi, dove le spedite? A casa mia le spedite, quindi l'indirizzo ce l'avete. E non lo vedete che  lo stesso indirizzo di mia mamma, che il canone ve lo paga gi da un milione di anni?
Ma infatti signor Mancini, infatti. Basta che lei mi mandi un fax dove dichiara di essere residente coi suoi e io posso aggiustare tutto. Sto andando oltre il mio dovere, glielo assicuro, per la capisco e cerco di aiutarla. Lei mi mandi questo fax dove dichiara che risiede coi suoi genitori, che non ha una casa sua ma che vive ancora nella sua cameretta, e vedr che...
Be', adesso non esageriamo, cos sembra che ho dieci anni.
Mi scusi, non era mia intenzione. Per  cos che stanno le cose, no? Insomma, se lei vive in casa dei suoi, ecco, immagino che abbia una camera.
S, ma lei la chiama cameretta, cavolo, sembra che sono un bimbo scemo.
E dalla cucina di nuovo la mamma: Sandro, il riso  freddo. Io te lo metto a bagnomaria!.
No! Stai buona, a bagnomaria mi fa schifo! urla, e si preme una mano sulla fronte che esplode. La donna della Rai al telefono ripete: Pronto? Pronto? Come ha detto?, e Sandro non ha pi l'energia per cercare di fare una figura decente, ma prova a salvarsi lo stesso: Insomma, non  una cameretta.  una stanza appartata, con bagno personale, separata dal resto. Ho una mia indipendenza.
Ah, interessante. Quindi  come se fosse un'altra realt abitativa, diciamo.
S, esatto,  un'altra realt, brava.
E allora ahia, signor Mancini, ahia. Questo cambia la situazione. Ecco perch le abbiamo mandato il bollettino per pagare il canone. Perch se lei vive coi suoi  una cosa. Ma, se ho capito bene, la sua sistemazione mi si profila come una dpendance. Per caso dispone anche di un cucinino, signor Mancini?
No, un cucinino no, ma me lo potrei fare, se voglio.
Vede? Allora questa  una dpendance bella e buona, quindi deve pagare un canone tv a parte.
Cosa? Ma  una stronzata, che senso ha?
Lei non vive coi suoi genitori, signor Mancini. Lei vive nella stessa costruzione, s, ma all'interno ci sono due residenze diverse. E quindi ci vuole un abbonamento per la tv dei suoi, e un altro per quella che immagino lei abbia nella sua dpendance.
Ma io la televisione in camera non ce l'ho.
No, ma magari ce l'ha nel cucinino, o nel suo bagno personale...
Se non ho la tv in camera, secondo te ce l'ho nel cesso? E il cucinino non ce l'ho, non ho i soldi per farlo, e non ce li avr mai se me li rubate con un cazzo di abbonamento ingiusto.
Questa  la legge signor Mancini, lei ha una dpendance e quindi...
Ma basta con questa dpendance, basta! Io vivo coi miei, in una casetta a un piano solo. C' la cucina, il bagno, il corridoio e due camere, in una ci dormono i miei genitori e in una io. Non c' nemmeno il salotto, non c' nulla di nulla, sei contenta? E non mi far pi urlare che mi scoppia la testa.
Sono io che la prego di non urlare, e mi dia del lei. Sono la dottoressa Catapano.
Ah, dottoressa, cazzo. Ma sono dottore anch'io, che ti credi. Anzi, io sono un professore, pensa un po'. Professor Mancini. E ora come la mettiamo? Ti fa colpo questa cosa, nel tuo piccolo mondo fatto di dottori e avvocati e titoli del cazzo?
Va bene professore, a questo punto io mi sono spesa anche troppo e la saluto. Le consiglio di compilare il bollettino e andare all'ufficio postale a pagarlo, tra l'altro con la mora perch  scaduto da tempo. Al momento la mora ammonta a...
S, come no. Io alle poste non ci vado, non ho tempo da perdere.
Ma ovvio professore, immagino che lei sia un uomo molto impegnato. Adesso per vada a tavola, che il riso si fredda e la mamma si arrabbia.
Cos, quella zoccola gli dice proprio cos. Sandro sgrana gli occhi, strizza il telefono come se fosse il collo della dottoressa Catapano, riempie i polmoni al massimo per avere tutta l'aria che serve a fucilare di offese questa cretina. Ma quando sta per partire col primo vaffanculo, nell'orecchio gli arriva secco e spietato il clic della linea: la zoccola ha attaccato.
E allora Sandro, con tutta l'aria e la rabbia rimaste compresse nel respiro e il dolore alla testa che gli chiude gli occhi, aggancia il telefono con una botta, ma non pu bastare. Lo riprende e lo riattacca pi forte. Lo prende ancora e lo pianta al suo posto con una mazzata cos tremenda che finalmente sente una specie di squillo misto a uno schianto della plastica, e non c' bisogno di rimetterlo all'orecchio per capire che il telefono si  spaccato.
Mentre la mamma dalla cucina urla: Sandro, che  successo, ti sei fatto male? Sandro, Sandrino!.

Ti chiami Serena
Ti chiami Serena, ma Serena non sei proprio per niente.
I tuoi ti hanno chiamata cos, ma cosa ne potevano sapere? La mamma  morta che avevi pi di trent'anni, il babbo a settembre, e ancora non ti avevano capita. Figuriamoci quando sei nata.
Certo, potevano scegliere un nome meno rischioso, per ormai  andata cos e te lo tieni. Come quelle che si chiamano Gioia o Gaia, come la tua amica Allegra che sta in depressione da una vita, come tua cugina, che si chiama Angelica ma  la pi zoccola della costa da Genova fino a Orbetello.
Ma non  un problema. Niente  un problema in una giornata di sole come questa. Ci sono persone che del tempo se ne fregano, pu esserci il sole o piovere da un mese e non se ne accorgono nemmeno, e sono tranquille o nervose solo per motivi loro, impermeabili all'acqua e a tante altre cose che arrivano dal cielo.
Tu no. Oggi c' il sole e questo basta a farti sorridere. E poi  marted, e il marted non lavori e vai a prendere Luca e Luna a scuola. Gli altri parrucchieri chiudono tutti il luned. Forse perch le signore vogliono i capelli fatti quando hanno una serata importante, e da queste parti il luned sera non c' mai nulla. Ma se togli i due mesi dell'estate, qua non c' mai nulla nemmeno il marted e il mercoled e nessun giorno della settimana, e allora la signora Gemma pu stare chiusa quando le pare. Sperando che il negozio resista, senn al posto del Gemma Hair Studio arriva un altro di quei buchi con le finestre oscurate dove si gioca ai video poker e alle slot machine, e per te Serena ogni giorno diventa come il marted: tutta la settimana libera da passare coi tuoi figli, seduti su un marciapiede con un organetto in mano e un cappello rovesciato a chiedere l'elemosina.
Per al momento non  cos, e allora non ha senso pensarci. Ha senso solo curvare subito a destra, verso la scuola di Luna, che invece di abitudine tu andresti dritto e passeresti prima dal liceo a prendere Luca come ogni marted. Ma oggi Luca non c'.
Luca  in Francia, ci pensi e ti fa strano. Sei contenta perch sta bene, ti manda dei messaggi favolosi che passi le sere a rileggerli come una scema, poi per te lo immagini lass davanti all'oceano, anzi proprio dentro, in mezzo a quelle onde fredde e giganti, e ti prende la paura. Ha solo diciassette anni, potevi dirgli no. Ma come si fa a dire di no a Luca? Tutto quello che fa  sempre cos perfetto e naturale, dirgli di no  come dire no alla primavera che arriva. Puoi anche metterti l in mezzo alla strada e dirle Fermati primavera, stop, non arrivare, e tentare di bloccare ogni bocciolo che spunta dai rami, di richiudere ogni fiore che si apre nei giardini, ma la primavera nemmeno ti sente, lei si spande con la brezza e scalda l'aria e i colori esplodono e gli animali impazziscono, e in cinque minuti ha catturato anche te.
E allora basta, Luca  felice e devi essere felice anche tu, e adesso prendi Luna, vi comprate la pizza e ve la mangiate da qualche parte all'aperto. E cio al mare. Luna vuole sempre andare al mare, come suo fratello. Anche se non dovrebbe, anche se il sole non le fa bene per niente e deve tenere la felpa col cappuccio e gli occhialoni da sole, pi un chilo di crema addosso... e ovviamente la crema l'hai lasciata a casa. L'avevi messa sul tavolo di cucina per non scordarla, e l'hai scordata l.
Che scema, che cretina, possibile che pensi sempre cos tanto e non ti ricordi mai niente? Scema e cretina, cretina e scema... Intanto sei arrivata davanti alla scuola, ma sei troppo impegnata a insultarti da sola e per un po' non ti accorgi che qualcosa non va: qui fuori non c' nessuno, il cortile  vuoto e zitto, il portone laggi in fondo  chiuso.
Oddio, forse oggi  una di quelle feste nazionali idiote, forse hanno evacuato la scuola per un allarme, o magari negli ultimi giorni l'hanno trasferita da un'altra parte e Luna te l'ha detto ma te lo sei dimenticato. Boh, tutto  possibile, nel mondo succedono cose pi assurde ogni giorno. E infatti guardi l'orologio e capisci che  successa una cosa ancora pi incredibile: sei arrivata in anticipo.
Dieci minuti abbondanti, quasi un quarto d'ora, l'effetto  spiazzante. L dentro i professori stanno ancora spiegando, il cancello  chiuso. Lo sta per aprire proprio adesso la bidella, che ti vede parcheggiata l davanti e ti saluta sventolando la mano. Non  tutta normale, ride fissa con un angolo della bocca e ha sempre uno zainetto rosa sulle spalle che nessuno sa cosa c' dentro. Continua a salutarti, si tocca la fronte e ti fa il segno dell'ok, per dirti che stai bene con la frangetta. Sorridi e ringrazi, le urli: Anche te sei bellissima!. Lei scoppia a ridere, si copre la faccia con le mani e fa di no, si sistema i capelli dietro alle orecchie e finisce di aprire il cancello.
Chiss perch  cos appassionata della tua frangetta,  una vita che ti fa i complimenti per questo taglio, da quando alle scuole medie ci venivi a prendere Luca. Saranno vent'anni che hai la frangia, e a cambiare non ci pensi nemmeno. Perch tu ci lavori coi capelli, e ogni giorno vedi tutte queste ragazze e signore che vorrebbero cambiare la loro vita e sperano di cominciare cambiando taglio, colore, acconciatura. Smettono di tenere i capelli lisci o ricci, smettono di farsi le mches, e pensano di poter fare lo stesso con la tendenza a fidarsi di tutti, a cercare di far felici gli altri fregandosene di essere felici loro, a fare finta che le situazioni gli vadano bene quando invece non gli vanno bene per niente. Ma da oggi basta, Serena, s s, da oggi si cambia ti dicono guardandosi allo specchio, mentre le ciocche cadono di qua e di l. E invece alla fine non cambia proprio niente, a parte un taglio di capelli che per un po' gli fa strano ma poi col tempo ci si abituano, come si sono abituate a un sacco di altre cose che non gli piacciono della loro vita e ormai non sembrano n belle n brutte, semplicemente normali.
Intanto davanti alla scuola arrivano altre macchine con altre mamme dentro. Ognuna resta chiusa nella sua auto gigantesca e aspetta studiando il cellulare oppure fissando dritto nel vuoto oltre il parabrezza. Tu allora apri la portiera ed esci all'aria aperta, perch se le persone tristi hanno un'utilit  quella di ricordarti come tu non devi essere mai. Accendi una sigaretta e appoggi la schiena all'auto, incroci le braccia e ti metti a osservare il palazzone della scuola, tozzo e squadrato l davanti.
L'hanno ridipinto, ma  lo stesso di quando ci venivi tu da piccola. Solo che all'epoca era una scuola elementare, e quando lo vedi ti torna sempre in mente il tuo primo giorno di scuola, che in realt  durato mezz'ora soltanto.
E per te non era mica il primo giorno di scuola, per te era l'unico: non l'avevi capito che era una cosa fissa, pensavi fosse solo una mattina strana, che la mamma aveva da fare e ti aveva mollata in questo stanzone vecchio con le crepe ai muri, insieme a tanti altri bimbi mai visti prima. Vi guardavate spersi e giocavate a stare seduti ognuno a un tavolinetto grigio, con un grembiule rosa o azzurro addosso e una vecchia davanti che vi insegnava le regole di questo gioco scemo.
Che tra l'altro  una roba noiosissima, sempre seduti fermi a sentire questa signora che parla di penne, di quaderni e altre cose che dovete portare, e tu non ascolti, solo appoggi la testa alle mani e i gomiti al tavolinetto, che la signora chiama banco. E vuoi restare cos fino a quando la mamma finalmente torna a prenderti.
Solo che ti scappa la pip.
Gi da un po', ma poco. Adesso invece ti scappa tanto. Cominci a ballettare con le gambe, ti guardi intorno, provi a stringere forte per farla tornare indietro, ma non puoi resistere a lungo. Come si fa? Devi andare in bagno, ma dov'? C' un bagno in questo posto brutto?
La signora sta spiegando che questa stanza  la vostra classe, che voi siete la prima B. Del bagno per non dice nulla. Forse l'ha gi detto e tu non ascoltavi. Agiti le gambe sempre pi forte, cominci a sudare, senti la pip che  proprio l e vuole uscire. Spinge e urla Apri, apri!. Ma qui davanti a tutti non puoi mica, e allora apri solo la bocca, e urli: Signora, mi scappa la pip!.
La signora si ferma, chiude la bocca e ti fissa con gli occhi spalancati, come se invece di dirle una cosa le avessi tirato un sasso.
Serena, prima di parlare devi alzare la mano.
Fai di s con la testa, e pensi che questo gioco  proprio supernoioso e pieno di regole assurde. Alzi una mano, poi pure l'altra.
Basta una mano sola, Serena.
Scusi signora, l'altra l'ho alzata per pareggiare con prima che non l'avevo alzata.
Ah, va bene, le viene da ridere, chiss perch. Per non chiamarmi signora, io sono la tua maestra.
Va bene maestra. Mi scappa la pip lo dici, e forse la pip ha sentito che la chiami perch adesso ti scappa ancora di pi.
Non si dice cos, si chiede solo se puoi andare in bagno.
Posso andare in bagno?
Non puoi aspettare la ricreazione?
No, non puoi. Non sai di preciso cos' la ricreazione, ma sai che non puoi aspettarla. No maestra, devo farla subito senn me la faccio addosso.
Gli altri bambini si mettono a ridere, come se a loro la pip non gli scappasse mai. Ma la pip scappa a tutti e in tutti i momenti, ecco perch ci sono bagni in ogni posto, al ristorante, al cinema, al bar. E speriamo anche qui.
Va bene, vai pure, ma fai presto.
Fai di s e ti alzi di scatto. E se prima ti scappava tantissimo, adesso che stai in piedi ti scappa tantissimissimo. Ne esce pure un pochino, senti caldo nelle mutande, ma stringi e resisti. E resti l ferma accanto al tuo banco, con la maestra che ti guarda.
Allora Serena, non vai?
Io... non so dov' il bagno.
Ah, scusa! Non ci avevo pensato. Allora resta l un secondo che finisco questo discorso importante e poi ti ci porto io... anzi no, aspetta. La maestra va alla porta, la apre, dice a voce alta un nome strano, tipo Derna o Terna, poi torna dentro. Adesso arriva la bidella e ti accompagna lei, bene?
Si siede e ricomincia a parlare di cose inutili, di quaderni a righe e quaderni a quadretti, e a te scappa troppo la pip e hai la pancia piena e forse anche il cervello adesso  pieno di pip, ecco come mai riesci a pensare solo a quella. E un pochino anche alla Derna, o Terna, che non arriva mai.
Intanto ti rimetti seduta, perch ti pareva che seduta ti scappava un po' meno. Ma non  cos, anzi adesso non riesci neppure a respirare, ogni volta che fai entrare aria dal naso ti esce un goccino di pip, la senti che cola gi per le gambe.  calda e si spande nei pantaloni della tuta. E pi la senti e pi non puoi fermarla, e quella che  ancora dentro dice: Ma come, quell'altra pip l'hai fatta uscire e a me no?, e se ne esce anche lei, e a un certo punto senti bagnato pure dietro le ginocchia, ti fa una specie di solletico, e tu pensi che pi bagnato di cos non pu diventare, allora smetti di stringere e lasci andare tutto.
Respiri, e per un attimo stai benissimo, poi abbassi gli occhi e ti senti morire: sul pavimento c' un lago, un lago gigante tutto intorno a te, che si allarga e si allarga e sta per arrivare ai piedi della bimba al banco vicino. Lei si gira, abbassa gli occhi e se ne accorge, si alza cos di scatto che la sedia cade all'indietro e tutti si voltano, e lei con gli occhi spalancati indica il lago col dito, poi indica te.
La maestra smette di chiacchierare e viene di corsa, e da fuori arriva pure una signora cicciona che  la Derna o Terna, e i bimbi si alzano tutti e urlano: Pisciona, pisciona!. E la maestra urla ancora pi forte: Basta! Andate a sedervi e state buoni o vi do tanta di quella lezione che vi ci vuole un secolo per finirla!. Ma nessuno sa cos' la lezione, e nemmeno un secolo, e allora continuano a fare casino. E tu piangi e chiudi gli occhi, e non li riapri nemmeno quando le braccia grossissime della Derna o Terna ti prendono e ti tirano su piano e ti portano fuori dalla classe, dove ti doveva portare tanto tempo fa.
Ti dice che devi stare tranquilla, che non  successo mica nulla, apri un pezzetto gli occhi e vedi che vicino a lei c' un signore pelato con un grembiule nero che ti guarda, la Derna o Terna gli dice di andare a prendere la segatura, e allora ricominci a piangere.
No, per favore, la segatura no dici, perch non sai cos', ma il nome somiglia tanto a quello della sega, e hai paura che ora per punizione ti vogliono segare via le gambe o qualche altro pezzo.
No, no, tranquilla, la segatura sono dei pezzettini di legno, sai? Servono per asciugare sotto il tuo banco fa la bidella, e ti porta in bagno e ti d un rotolo gigante di carta, e intanto telefona alla mamma che viene subito a prenderti.
E finisce cos il tuo primo giorno di scuola, che in realt  durato solo mezz'ora ma hai imparato comunque due lezioni importanti: la prima  che ora sai cos' la segatura, ma soprattutto hai capito che quando una cosa la devi fare davvero non devi chiedere il permesso a nessuno, ti alzi e vai.
Poi finalmente suona la campanella, fortissima, arriva fino qui sulla strada e ti riporta a oggi. A questo marted che hai quasi quarant'anni e due figli e sei venuta a prendere la pi piccola, e devi ammettere che tutto sommato non sei cresciuta cos male.
Perch un trauma come quello poteva fare dei danni, a persone pi deboli di te gli avrebbe incasinato la testa.  per traumi del genere che i serial killer diventano serial killer, ammazzano la gente e se la mangiano. Ci vuole veramente poco a sballarti il cervello. La miccia della pazzia  corta e silenziosa, e quando si accende buonanotte a tutti.
Il portone si apre di schianto, la bidella urla Piano! Piano!, ma non la ascolta nessuno, i bimbi schizzano fuori in uno spruzzo fosforescente di felpe e zaini e pettinature a punta, grida e parolacce e suonerie dei cellulari che friggono nell'energia che  rimasta schiacciata dietro a un banco per tutta la mattina e adesso selvaggiamente esplode. Lo schizzo si allarga nel cortile, poi si ricomprime un'altra volta per passare dal cancello, e la lotta per chi esce prima si decide a schiaffi e sgambetti.
E poi, laggi in fondo, tutta sola appoggiata al muretto del cortile, c' Luna.
Che ti vede e alza la testa, sorride e ti saluta.
Dice che si mette l perch almeno la trovi subito e non perdi tempo a cercarla nel casino. Tu le ripeti che non serve, che anche in mezzo a cento milioni di ragazzi la troveresti lo stesso. Lei fa: Perch sono l'unica coi capelli bianchi?. Tu rispondi: No, perch sei l'unica, punto e basta. Luna dice Grazie, allora la prossima volta sto insieme agli altri. Poi per non ci sta mai.
 cos diversa da Luca, che quando esce da scuola  sempre al centro di tutto. Anche se non lo fa mica apposta, no, Luca  il centro, il resto si fa tondo intorno a lui. I compagni lo seguono, i professori pure, le ragazze si tengono a qualche passo ma lo fissano e si aggiustano i capelli di continuo. E Luca non se ne accorge nemmeno. Guarda davanti e sorride tranquillo a qualche suo pensiero luccicante e misterioso, poi ti vede l alla macchina e sorride pi forte, cammina pi veloce, viene da te e ti bacia sulla guancia, poi si piega tutto perch la Panda  piccola e lui  quasi due metri, entra, tu metti in moto e chiudi lo sportello e lasci fuori il mondo, che resta l misero e vuoto a guardarvi partire.
Oggi per  diverso, oggi c' solo Luna, che sta ancora in fondo al cortile perch al cancello il casino dei ragazzi non si calma, anzi si scatena sempre pi intorno a un bimbo che cerca di andarsene ma a ogni passo si becca una spinta, uno sgambetto, un calcio nel culo.
Speri che non sia lui, ma chi vuoi che sia? Cos basso e con quel cappellone di paglia in testa,  per forza quel disgraziato che  venuto in Versilia col progetto di aiuto per i bimbi di Chernobyl. A un certo punto lo prendono per il cappotto e lo alzano proprio da terra, lo buttano in avanti come un sacco della spazzatura e lui cade sulla strada con le ginocchia, cos forte che senti male tu per lui. E lui invece non dice nulla, non si difende, solo si tiene il cappello stretto in testa con le mani.
Ma tutto peggiora quando arriva questo bimbo enorme, Damiano, il figlio di un dentista idiota che ha fatto il liceo con te e ti moriva dietro. Damiano sta in classe col bimbo russo e Luna, ma ha i baffi e la pancia, e con un riporto in testa potrebbe benissimo avere sessant'anni. Va dal bimbo russo, e dopo schiaffi e calci gli strappa il cappello dalla testa. E allora lui finalmente reagisce. Solo che la sua reazione  urlare Screanzato!, mentre agita le mani cercando di riprendere il cappello.
E intanto tutti ridono e gridano mentre Damiano si struscia il cappello al culo, ce lo schiaccia e ripete: Cappello di merda, cappello di merda. Poi lo strizza come uno straccio, ci sputa dentro e alla fine lo agguanta tipo frisbee e fa finta di lanciarlo via.
Basta, ridammelo,  un cappello piuttosto prezioso, trattalo con riguardo, scellerato!
Scellerato a me? Ma come ti permetti, testa di cazzo! Damiano carica il braccio per lanciare veramente il cappello, mirando verso la siepe alta di rovi che stacca la strada e la scuola dal terreno l accanto, dove prima c'era una pineta ma hanno buttato gi tutto per costruirci delle ville, che al momento sono bloccate per dei problemi di autorizzazioni e intanto  solo una stesa di fango e sacchi di cemento e topi.
Rendimi il mio panama, te lo chiedo per cortesia,  di mio nonno, ha un valore affettivo notevole!
Damiano non lo ascolta nemmeno, ride e fa ridere tutti gli altri. Un professore e una professoressa passano e vedono, lei scuote la testa, tutti e due se ne vanno. E tu invece, tu Serena ti avvicini. All'inizio ti eri mossa solo per andare da Luna, che  sempre laggi immobile a guardare la scena, e davvero non avevi pensato di immischiarti in questa roba. Ma passando l accanto i piedi ti vanno da soli, e in un attimo ti ritrovi in mezzo a Damiano e al bimbo russo.
E dici: Ridagli il cappello.
Eh? Ma te che vuoi?
Ridagli subito il cappello o lo dico al tuo babbo.
E chi se ne frega, il mio babbo  un coglione.
Vero, ma ridagli il cappello lo stesso.
E perch, senn che fai?, Damiano ti fissa e sorride con quella bocca cicciona, le labbra bagnate e i denti dentro l'apparecchio montato dal suo babbo coglione. E carica di nuovo il braccio per lanciare il cappello.
I ragazzi intorno si spostano per fargli spazio, e anche se nessuno lo dice a voce,  chiaro che tutti impazziscono dalla voglia che Damiano lo lanci veramente, per vedere cosa succede dopo. E tu, per lo stesso motivo, speri di no.
Obbedisci alla signora, maleducato! fa il bimbo. Che si  nascosto dietro di te e per parlare si  sporto giusto un po'. Ti arriva all'ombelico.
Te stai zitto gli dici, e poi torni a Damiano. E te ridagli il cappello.
E senn che fai?
Senn mi sa che te ne penti.
E tutti restano seri, tranne Damiano. Che continua a ridere, carica il braccio, fa finta di lanciare il cappello ma si ferma, e quando pensi che fa solo finta e non ha il coraggio, ecco che parte con un urlo tipo grugnito e lo butta via veramente.
Il cappello vola, gira e vola, sale nell'aria piena del suo urlo e delle grida eccitate dei compagni, scavalca la siepe e sparisce per sempre di l, nel fango irraggiungibile del cantiere chiuso.
Poi Damiano ti guarda, ti manda un bacio e tira fuori la lingua. Ma non  un bimbo che ti fa la linguaccia,  una cosa molto pi viscida e schifosa. Se la passa sulle labbra ciccione, sui peli radi dei baffi, e ti strizza pure l'occhio.
E adesso cosa mi fai, signora? Tanto se mi tocchi ti denuncio.
Tu stringi forte i denti, respiri e scuoti la testa. Alzi le mani e indietreggi di un passo, per chiarire a lui e alle prime mamme che cominciano ad avvicinarsi che la violenza non  il tuo mondo, la violenza non esiste proprio. Con un ragazzino poi... ma dove siamo, nel Medioevo? Mica si pu risolvere tutto a schiaffi e botte, no?
Lui allora ti guarda, ride e ti tocca una spalla con quelle dita grasse e unte. Brava, stai buona, che ti conviene. Perch se mi tocchi finisci in galera, e tua figlia ritorna al circo dei mostri dove l'hai trovata.
Dice cos, e ride, e tutti ridono mentre fa l'imitazione di un mostro, cio allunga le braccia in avanti, spalanca gli occhi e fa un verso di gola: Arrrrr, Arrrrr. Poi di colpo cambia posa, si piega in due, gli esce un terzo Arrrrr dalla bocca ma molto pi profondo e sofferto: con un calcio secco e preciso gli hai piantato la tibia in mezzo alle gambe, cos forte che, se a questo ragazzino le palle gli erano gi scese, speriamo che se le sia guardate bene perch adesso passer un pezzo prima che gli capiti di rivederle.
Scappano tutti, resta Damiano in ginocchio, che si  dimenticato come si respira e prova a imparare di nuovo, e il bimbo russo che ti fissa con gli occhi a palla e si scosta un po'. E Luna, che finalmente arriva da te, di corsa. La guardi, e anche se ha gli occhialoni da sole riesci a capire nel suo sguardo la cazzata gigantesca che hai appena fatto.
Continui a guardarla e non sai che dire. Vorresti spiegarle che l'hai fatto per lei, perch questo bastardo ha detto una cosa bruttissima, perch questi non sono ragazzini innocenti, questi sono la versione piccola delle merde che diventeranno tra qualche anno. E poi sei nervosa perch Luca non c', perch domani  il suo compleanno, compie diciotto anni e sarebbe stato bello festeggiarlo tutti e tre insieme. E poi ti  tornata in mente la giornata della pip a scuola e quella ti mette sempre l'ansia, e insomma avevi un casino nella testa e hai combinato un casino qua con questo ragazzino odioso e ciccione.
Ma dire tutte queste cose con lo sguardo non  facile, tanto pi che Luna ha pure smesso di guardarti. Ha alzato appena la testa e fissa qualcosa alle tue spalle. Ti giri, e insieme a una prof e alla bidella c' la mamma di Damiano, che  appena arrivata e cerca di uscire dal Suv, ma non le riesce di togliere la cintura di sicurezza e allora lotta tipo contro il tentacolo di una piovra gigante, e intanto suda e tira e urla: Puttana! Puttana!.
Andate via bimbi, veloci! dici a Luna e al russo.
Il mio cappello signora...
Non chiamarmi signora. E il cappello  perso. Tanto faceva schifo. Ora vai dalla tua mamma.
Non ce l'ho la mamma, prendo lo scuolabus.
Ah gi, scusa. E allora prendi lo scuolabus.
Solitamente preferisco evitarlo e vado a piedi. Tre quarti d'ora e sono a casa.
Per, ti piace camminare, eh.
Non eccessivamente, ma se prendo il pulmino mi aspettano dieci minuti di botte, e allora preferisco camminare.
Il brutto  che te lo dice cos, come la cosa pi normale del mondo. E del resto, povero bimbo, botte a scuola, botte sul pulmino, magari botte quando arriva a casa, cosa deve pensare? Quei quarantacinque minuti a piedi forse sono la parte pi bella della sua giornata.
Ma non hai tempo di dispiacerti troppo, la mamma di Damiano si  liberata dalla cintura e corre verso di te, col doppiomento e le tette grosse e flosce che ballano di qua e di l.
Vai in macchina con Luna, ti ci porto io a casa. Veloce!
Lungi dal volerla offendere signora, per io non la conosco, non so se posso fidarmi.
Ma che te ne frega? Al massimo ti picchio, ma tanto ti picchiano tutti, cosa ti cambia? Vai alla macchina con Luna e aspettatemi l.
S, ma non mi pare una scelta ponderata, non...
E vai, cazzo!, lo prendi per un braccio e lo spingi via. Luna lo chiama, lui la raggiunge e finalmente partono verso la macchina, mentre la mamma di Damiano arriva con le caviglie enormi e i capelli di quel biondo tinto che in una nazione seria sarebbe illegale. Spinge via una professoressa, un altro prof tenta di farla ragionare ma lei gli dice che se la tocca lo manda in galera, si pianta davanti a te, allarga le braccia e ti salta addosso con tutto il suo peso.
E tu Serena ti piazzi bene, con un piede davanti all'altro, sbuffi via la frangetta dagli occhi e li stringi a fessura per prendere il tempo e la mira e colpire precisa.
Ti chiami Serena. E il marted lo chiami giorno di riposo.

Il Re dei Porcini
Brk, brk, trovato nulla? Brk.
Pronto, Rambo, ma a chi dici.
A tutti. Avete trovato nulla? Brk.
Io no fa Sandro.
Ma come no, nemmeno uno? Brk.
No. Ma perch, te quanti ne hai trovati.
Nessuno. Brk. E Marino? Marino, mi senti?
...
Sandro, sono preoccupato, come mai non si sente, come mai mi rispondi solo te? Brk.
Perch io sono scemo. E basta con questo brk.
Non posso,  il codice internazionale dei radioamatori. Quando uno finisce di parlare dice brk, senn ci si parla addosso e diventa anarchia. Anzi, quando hai ricevuto la mia comunicazione dovresti rispondermi roger, cos abbiamo la certezza che...
Le parole di Rambo si perdono in uno schiocco elettrico quando Sandro spegne il walkie-talkie, se lo mette in tasca e continua a cercare nel bosco senza la sua voce che gli gracchia intorno.
I walkie-talkie sono una novit, li hanno comprati ieri, cos se qualcuno si perde come l'ultima volta non devono stare a cercarlo fino a notte. O almeno sperano. Come sperano di trovare tanti funghi porcini, che si vendono a trenta euro al chilo e potrebbero fruttare un bel po' di soldi. Anche se per ora i soldi li hanno solo spesi, per i walkie-talkie, e di porcini non se ne vede uno.
Ma per forza, bisognerebbe essere intenditori, fungaioli esperti e specializzati che conoscono i posti buoni e i giorni giusti. Loro invece non sono esperti e non sono specializzati in nulla, sono solo tre amici che hanno un sogno in testa: guadagnare abbastanza per salutare i genitori e andare a vivere da soli. Cio, pi che soli starebbero tutti insieme, tipo studenti fuori sede, che a quarant'anni  un po' triste ma  sempre un passo avanti rispetto a vivere col babbo e la mamma.
Marino ha una specie di rudere tutto diroccato in Vaiana, la frazione di Forte dei Marmi pi lontana dal mare e meno prestigiosa, ma a loro non gliene frega un cazzo del prestigio, loro si accontenterebbero di aggiustarlo e poterci stare.  un sogno che inseguono dai tempi del liceo, e per oggi, vent'anni dopo, lo vedono ancora pi lontano. Ma non pu essere cos, dev'essere uno scherzo della vista, Sandro Rambo e Marino devono insistere a testa bassa e insieme altissima, tenere duro e crederci e trovare sempre nuovi modi per guadagnare qualcosa. Rambo in teoria lavora all'edicola coi suoi, Marino ogni tanto lo prendono come ausiliario del traffico, Sandro adesso fa le supplenze al liceo... ma questi lavori non bastano, e altri non ce ne sono, non ci sono davanti a loro strade aperte e dritte che portino al futuro. E allora provano a inventarle, a battere nuovi sentieri sterrati in mezzo alla jungla misteriosa del destino, tutti storti e senza una direzione sicura, e loro tre che li percorrono sono condannati a essere improvvisati in eterno, per sempre cialtroni.
Come oggi, che non hanno ancora visto un fungo e forse Marino  finito in qualche burrone e addio. Eppure Sandro  contento lo stesso di questo giro in montagna. Sempre meglio che passare le mattine a scuola, ore e ore seduto alla cattedra a cercare un modo per arrivare all'una. La tecnica migliore  quella delle frasi da tradurre: detta una frase in italiano, i ragazzi la scrivono sul quaderno e poi la devono tradurre in inglese. Quando hanno finito, sceglie uno a caso e gliela fa dire a voce alta, poi ne detta un'altra e via cos fino alla campanella. Ma il trucco vero sta nel tempo che d alla classe per tradurre ogni frase: dieci minuti abbondanti, magari un quarto d'ora, cos i ragazzi in un attimo buttano gi le loro traduzioni sbagliatissime, poi stanno pi o meno buoni a farsi i fatti loro mentre lui legge il giornale, manda messaggi o semplicemente chiude gli occhi in una specie di sonno.
E pensare che quando l'hanno chiamato a insegnare, anche se si  incazzato con la mamma, Sandro un po' era contento. Il primo giorno correva a scuola sulla Vespa, dieci minuti di ritardo addosso, tra le gambe la borsa di pelle regalata dagli zii per la laurea e ancora nuova, e nella testa un film: iniziava con lui che entrava in classe, e i ragazzi restavano a bocca aperta davanti a questo professore cos diverso e cos fico, che buttava la borsa per terra, si sedeva sulla cattedra e gli spiegava subito la situazione: Ciao, io sono Sandro Mancini, insegno lingua e letteratura inglese. E non me ne frega un cazzo delle date, dei voti e del programma. I only care about the heart, quello che mi interessa  il cuore. Datemi il cuore ragazzi, e io vi dar il mio.
S, proprio cos. E forse era per colpa dell'aria gelida che gli picchiava in faccia, a un'ora del mattino che non lo trovava in piedi da una vita, ma Sandro correva a scuola e a questa roba ci credeva davvero. Entrava in classe e coi ragazzi nasceva subito un legame speciale, diventava il fratello maggiore dei maschi e il desiderio proibito delle femmine, una specie di guru fascinoso che si buttava nelle loro vite con un tuffo a bomba e le sconvolgeva per sempre. E cos, mentre scuoteva i ragazzi dal loro torpore, mentre gli insegnava a cavalcare la vita senza dare retta a nessuno, Sandro scopriva la sua vera grande vocazione.
Che non  stata la chitarra, non  stata la poesia, non  stato neppure quando ha cercato di fondere le due cose e diventare un cantautore low-fi facendosi chiamare Buio Totale. Ma in realt nessuno l'ha chiamato mai, ha mandato demo a case discografiche, a riviste musicali, a locali dove facevano suonare pure le cover band dei Toto. Ma nulla, nemmeno una risposta. E Sandro dava la colpa all'Italia che  un paese piccolo e bigotto, al fatto che qua se non conosci le persone giuste non combini nulla, che il vero talento non viene riconosciuto mai e si continua a spingere le solite cazzate. Ma la realt  un'altra, la realt  che la musica non era la sua vocazione: Sandro Mancini  nato per insegnare.
Cos pensava, lanciato al massimo con la Vespa sulla provinciale, tra un capannone in costruzione e uno appena chiuso per fallimento, e pi si avvicinava alla scuola pi ci credeva.
Poi gli  bastata l'accoglienza del bidello (La classe  quella l, muoviti che  tardi), lo sguardo dei pochi ragazzi che si sono degnati di alzarlo quando  entrato e il puzzo chimico dei termosifoni al massimo, per capire che invece no. Che come cantautore magari faceva schifo, ma pure come prof era Buio Totale.
La materia la conosce bene, Sandro parla inglese cento volte meglio dei prof di ruolo, vecchi rincoglioniti che stanno un mese a spiegare la differenza tra come si dice orologio da polso, orologio da muro o a cuc, poi i ragazzi vanno all'estero e non sanno comprarsi un panino. Ma tutto quel che sa non  capace di trasmetterlo agli altri. E anche nei rari casi in cui qualcuno impara qualcosa grazie a lui, ecco,  inutile girarci intorno, a Sandro non gliene frega niente. Rester in quella classe per un mese al massimo, poi addio, lo sa lui e lo sanno i ragazzi. Sono come due viaggiatori che salgono su un treno, e uno si prepara per scendere alla prima fermata.
E infatti se adesso, mentre cerca i porcini nel bosco, da dietro un albero spunta un folletto o un nano magico o quella roba l, e gli offre cento euro per ogni nome dei suoi studenti che ricorda, Sandro resterebbe a secco. Qualche faccia ce l'ha in mente, soprattutto di ragazze, ma i nomi proprio zero. Ci sono un paio di soggetti che non saprebbe nemmeno dire se sono italiani, e un altro che non ha capito se  maschio o femmina. Figuriamoci se si ricorda i nomi.
A parte quello di Luca, certo, ma Luca non vale.
Con lui ha cominciato a chiacchierare gi il primo giorno, a ricreazione, che Sandro se ne stava da solo appoggiato al muro in un punto del corridoio dove non giravano n studenti n professori. Carezzava il pacchetto delle sigarette nella tasca dei jeans, e cercava il modo di uscire a fumare senza farsi vedere.
Noi fumiamo nei bagni, ma i professori si nascondono nella sala insegnanti gli ha detto questo ragazzo arrivato dal nulla. Alto, capelli biondi e lunghi, addosso solo una maglietta blu scolorita con sopra disegnata una palma. Il tipo di ragazzo che le donne ci finiscono sotto psicofarmaci, e gli uomini invece tornano alla paura di quando avevano quattordici anni e si accorgevano che un compagno gli sembrava bello, troppo bello, e allora si rigiravano nel letto tutta la notte col terrore di essere finocchi e di avere davanti anni e anni di bugie ai genitori, di battute sceme della gente e magari di pestaggi da bande di nazisti di periferia.
Grazie dell'informazione gli ha detto Sandro, sforzandosi di non sorridere. E la sala insegnanti ...?
Di sopra.  l'unica con la porta tutta intera. Quanto ci devi restare qua?
Qua dove?
In questa scuola. Quanto ci devi restare?
Ma non  che devo, e Sandro stava per piazzare il discorso sul ruolo chiave dell'insegnante nella societ, sull'importanza del suo operato per il futuro della nazione. Ma non aveva voglia di queste cazzate, e lo sguardo tranquillo del ragazzo gli faceva capire che non ce n'era bisogno. Allora si sono messi a parlare di musica, dei grandi gruppi che Sandro ha visto dal vivo, e Luca a ogni nome impazziva e non poteva crederci che lui li aveva visti per davvero, e Sandro si sentiva allo stesso tempo fichissimo e preistorico.
Poi sono passati a parlare di altri concerti in programma per l'estate, che Luca non ha i soldi ma vorrebbe andarci lo stesso. Come voleva andare a Biarritz, a fare surf con gli amici che partivano in furgone la settimana dopo. Solo che forse sua madre non gli dava il permesso.
E quell'espressione l, dare il permesso, a Sandro lo ha mandato fuori di testa. Ma come si fa a soffocare un figlio cos, a tenerlo in gabbia con la scusa che  ancora presto, con la schifosa bugia che un giorno potr fare quello che vuole, ma quel giorno  sempre un giorno pi in l, e non arriva mai. E allora gli ha raccontato, lui professore a un suo studente, come stanno davvero le cose. Com' che lui, a quarant'anni, era l a insegnare perch ce l'aveva mandato sua madre. Che  una roba tremenda, s, e ancor pi tremendo  confessarla a un ragazzo che dovrebbe considerarti un punto di riferimento. Ma Luca lo ascoltava cos attento, sembrava che gli importasse, che addirittura lo capisse, e allora Sandro  andato avanti. Gli ha raccontato di quando sua madre gli telefona perch ha sentito passare un'ambulanza e si  spaventata, di quando gli fa lo sformato di verdure e coi pezzi di sottiletta ci disegna sopra il suo nome e un cuoricino. Stava pure per dirgli che quando torna a casa la notte, la mamma gli fa trovare il pigiama al caldo sul termosifone... ma per fortuna  suonata la campanella, come uno scoppio di metallo sulle loro teste, e Sandro si  ricordato dove stava e cosa doveva fare, ha smesso di parlare e ognuno  tornato di corsa al proprio posto.
E la stessa cosa succede adesso, nel folto del bosco: un suono forte riporta Sandro alla realt. Un grido acuto dal cielo, una poiana che gira e gira in cerca di una preda. Sandro la sente e si scuote, e si rende conto che da un bel pezzo sta camminando a caso in mezzo al bosco con gli occhi per aria, che non  il massimo se vuoi trovare i funghi.
Si guarda intorno e vede solo alberi e sassi, sassi e alberi. Potrebbe andare ancora un po' avanti e vedere cosa succede, o tornare indietro da dove  venuto, ma non  mica sicuro di dove stanno il davanti e il dietro, e pi ci pensa e meno lo capisce, e l'unica cosa chiara fra tutti questi sassi e rami  che, porca puttana, Sandro si  perso.
Controlla il cellulare ma non c' campo, non c' mai campo qua sui monti, altrimenti col cazzo che compravano i walkie-talkie. Lo accende e dice: Aiuto ragazzi, non so dove sono, voi dove siete?. Gli risponde solo un rumore confuso, tipo un nido di vespe che si picchiano per uscire dalla radiolina. Mi sentite? Rambo, mi senti? Se mi senti rispondi, per piacere... brk.
Ma nulla, nemmeno quello funziona, e allora Sandro smette di camminare e si ferma sotto un albero gigantesco, molto pi largo e alto degli altri. Si siede l e ci rimane, perch in una situazione del genere bisogna trovare un riferimento e aggrapparsi a quello, continuare a spostarsi peggiora le cose. Tanta gente pensa che perdersi sia un discorso tipo bianco o nero, acceso o spento: o sai dove sei oppure no. Invece nel perdersi ci sono mille gradazioni, tutti ci perdiamo sempre un po', ma se non lo capisci e continui a girare a caso rischi di perderti troppo e finisci tutto solo nella notte buia, e intorno non vedi niente e senti solo un rumore leggero, le bocche dei lupi che sbavano mentre vengono da te.
Per Sandro questo errore non lo fa. Di funghi magari non sa nulla, ma nel perdersi  un grande esperto. Si appoggia con la schiena al fusto dell'albero, chiude gli occhi e cerca di rilassarsi. Ma salta in aria al doppio bip del cellulare, che nel silenzio del bosco  come un suono venuto da Marte. Allora c' campo, allora  salvo! Forse  proprio questo albero enorme che funziona tipo antenna, raccatta le poche onde nell'aria e le porta qua.
E invece no, Sandro controlla il telefono e niente campo, proprio zero. Poi guarda chi gli ha mandato il messaggio e capisce tutto:  di Luca. Sandro ha pensato a quel ragazzo magico e al suo viaggio favoloso a Biarritz, e anche Luca in quel momento ha pensato al suo grande prof e gli ha scritto un messaggio, che gli  arrivato anche senza campo. Perch le cose quando devono succedere sono prepotenti, se ne sbattono dell'impossibile e dell'assurdo, si mettono in cammino a testa bassa e semplicemente succedono.
 (14,07) Ciao professore, qua tutto stupendo, avevi ragione come sempre. E te hai trovato quello che cercavi? Insisti perch ci sei quasi. L.
Sandro legge e sorride, e scuote la testa come se Luca fosse l: no, non ha trovato quello che cercava, non sa nemmeno cosa stava cercando, e in pi si  pure perso. Ma va bene cos, una scemenza ogni tanto la dobbiamo dire tutti, anche Luca.
Che  in Francia e si diverte coi suoi amici, il giorno  sulle onde e la notte chiss le ragazze che rimorchia. Qua gli stanno dietro cos tanto che le deve scansare: a scuola le pi scatenate preparano degli agguati, si mettono accanto ai bagni delle femmine e aspettano che passi Luca, e un giorno se non sta attento lo prendono di forza, lo portano dentro e quello che succede succede...
Ma la poiana grida di nuovo, lass nel cielo, e l'urlo non gli lascia neanche il tempo di immaginare quella scena, con tutte le ragazze nel bagno delle femmine e lui al posto di Luca. Quel verso lo riporta al mondo reale, ricco di alberi e sassi tutti uguali, avaro di sesso di gruppo.
Sandro alza la testa e la vede lass, che gira e gira e studia la terra per trovare una preda da afferrare, per vivere un giorno in pi. In questo la poiana non  tanto diversa da lui e dai suoi amici. Solo che lei vola alta nel cielo e non si ferma mai, lui invece  qui seduto e sperso a non fare un cazzo.
Allora si aggrappa al fusto del castagno e si rimette in piedi: magari non sapr volare, ma in qualche modo deve uscire vivo da questo inferno di sassi e foglie. Prima per punta la poiana col telefono, e cerca di centrarla in una foto che poi vuole mandare a Luca, con scritto: No, non ho ancora trovato quello che cercavo, ma porca puttana lo cerco pi che mai.
S, bella frase, grande. Anzi, piazzata al posto giusto in una canzone potrebbe starci benissimo, potrebbe finalmente scrivere un pezzo nuovo e intitolarlo Poiana. Ma ora per prima cosa deve riuscire a fare una foto a quell'uccello maledetto, che non sta fermo mai. Al primo scatto becca solo un'ala, al secondo il cielo e basta, al terzo gli cade il telefono di mano, picchia per terra, rotola in discesa per qualche metro e sparisce sotto un masso in mezzo all'erba alta.
Merda. Sandro si d un pugno sulla coscia, si fa malissimo alla gamba e alla mano insieme, poi scende di corsa e si china vicino al masso, allunga la mano che gli fa ancora male e fa per infilarla l sotto in mezzo all'erba. Per da l arriva un rumore corto e secco, tipo un soffio, e allora la ritira di scatto. Ecco, perfetto, quel coglione di Marino gli ha attaccato la paura delle vipere. Stamani per tutto il viaggio  andato avanti a lamentarsi che era da pazzi venire sui monti senza il siero antivipera, senza scarponi alti e bastone, perch secondo lui queste montagne grondano di serpenti.
Ma se uno d retta a Marino nella vita non fa nulla, e loro tre poi non potrebbero lavorare mai: vanno a prendere le cozze intorno ai piloni del pontile e Marino ha paura che lo becca la capitaneria o che gli viene una congestione. Vanno a cercare la roba vecchia nei cassonetti e ha paura che i topi lo mordono e gli attaccano la leptospirosi. Vanno a rubare le pigne nelle pinete del comune e ha paura che lo trovano i vigili e non lo chiamano pi come ausiliario del traffico... no, non si pu vivere cos, questo non  vivere,  morire al rallentatore.
E allora Sandro non deve farsi prendere dalle paure sceme di Marino, Sandro deve reagire. Sente un'altra volta quel rumore secco tra le foglie, ma se ne frega. Respira forte, alza la mano e la infila di colpo l in mezzo, nel buio umido di quel mistero. Sente il fresco dell'erba, il freddo della terra, poi il duro plasticoso del telefono. Sta per tirarlo su, ma l accanto sente qualcos'altro. Una cosa gonfia e liscia, molto pi grande. Toglie l'erba, sposta i sassi, abbassa la testa sotto al masso e quasi si spaventa davanti a questo spettacolo sconvolgente e clamoroso: il porcino pi gigante del mondo. Mai visto uno cos grande in vita sua, dal vivo ma pure al cinema, anche se forse un porcino al cinema non l'ha visto mai.  enorme,  cos perfetto che sembra finto. Ma  vero,  gigantesco,  il Re dei Porcini.
Il Re dei Porcini! Il Re dei Porcini! urla mentre lo stacca da terra, prima delicato e poi con uno strappo perch il Re non cede. Ma deve arrendersi a lui, che l'ha trovato e se lo prende. S, l'ha trovato, Sandro l'ha trovato! Lo deve dire agli altri, lo deve dire pure a Luca, che aveva ragione, cazzo, gli ha detto che stava per trovare quello che cercava, e porca puttana eccolo qua, eccolo qua!
Lo tira su, lo alza e studia quel profilo perfetto e gigantesco contro il cielo, con la poiana l dietro che vola e vola ma ancora non ha trovato niente.
Agita il Re nell'aria, sperando che l'uccello lo veda e si inchini a lui e alla sua bravura. Ciao poiana, guarda qua, vaffanculo!
Saluta l'animale e poi gli fa il gesto col dito medio, si mette il fungo sottobraccio come un figlio appena nato e comincia a correre in discesa con falcate lunghe e leggere.
Perch la cosa bella di quando sei sperso e non sai pi dove andare  che almeno sei libero di guardarti intorno e scegliere la via pi facile.

I regali del mare
In questi giorni il mare era arrabbiatissimo, tutto nero e pastoso, e urlava cos forte che la notte lo sentivo da camera mia. Come mai era cos nervoso non lo so, il mare  grande e magari si  agitato per qualcosa che  successo dall'altra parte dell'orizzonte, in Corsica o in Spagna o anche pi in l. Per stamani  tutto finito, si  calmato e scintilla sotto al sole con tanti quadratini luccicanti che li guardo da dietro gli occhiali scuri eppure mi fanno girare la testa lo stesso.
E insieme per sorrido, perch a me il sole mi piace da morire. Ma davvero, nel senso che io al sole non ci dovrei stare proprio zero, senn mi brucio e mi vengono le ustioni e rischio di rimanerci secca. Dovrei stare sempre all'ombra, anzi meglio in casa, e uscire al tramonto, ma insomma, io mi copro con la felpa e gli occhiali e un chilo di crema e poi esco. Meglio rischiare di morire fuori che stare a casa e ammazzarsi di tristezza.
E poi qua si sta troppo bene, ascolto le onde che si strusciano sulla sabbia e mi dimentico di mangiare il mio pezzo di pizza. Che  buona, ma il sapore si mescola con l'odore della crema che ho in faccia e sul collo, sulle mani e le braccia e dappertutto. Prima di andare alla pizzeria io e la mamma siamo passate a comprarla in farmacia, poi siamo venute al mare, ci siamo sedute all'ombra delle cabine e abbiamo mandato un messaggio a Luca, per dirgli che si sta perdendo il marted con la pizza al mare, e di sbrigarsi a tornare. Lui per non ha ancora risposto. Sar nell'oceano in cima a quelle onde altissime, a guardare il mondo da lass, che dev'essere proprio una cosa meravigliosa, e se quando torna non mi racconta tutto tuttissimo quello che ha visto, io giuro che lo picchio.
Ma Luca mi dice sempre quello che vede, pure quando camminiamo insieme lui mi racconta quel che c' intorno, perch io non  che vedo tanto bene e soprattutto le cose un po' lontane sono una specie di nebbia colorata. Io magari vedo un fumo verde e blu, e lui mi dice che  un bosco con gli alberi, gli uccelli che volano e i rovi di more, e allora dico Andiamoci, e ci andiamo. Quando sono vicina vedo delle cose pi scure e tonde, allungo la mano, ne prendo una, la metto in bocca e sa davvero di mora. Allora gli dico che  buonissima, e Luca ride e dice: Cavolo che notizia Luna, le more sono buone! Fammi telefonare al Tirreno che la mette subito in prima pagina. Io rido e gli do una spinta ma piano, lui ride e fa finta di darmi un pugno sulla testa, e insomma tutto questo discorso per dire che sarebbe bello se oggi al marted della pizza il mio fratellone fosse qui con noi.
E invece al suo posto c' Zot.
Dovevamo accompagnarlo a casa, poi in macchina la mamma gli ha chiesto cosa gli avevano preparato a pranzo, e io non l'ho visto come l'ha guardata Zot, ma la mamma dallo specchietto retrovisore sicuramente s, perch ha fatto inversione e siamo andati a prendere la pizza tutti insieme.
Luca ha risposto? chiedo. La mamma controlla un'altra volta il telefono e scuote la testa.
Sar in mare, vedrai che dopo risponde.
Non possiamo chiamarlo?
Magari Luna. Io lo chiamerei ogni minuto, per abbiamo promesso...
Vero, gli abbiamo promesso di non chiamarlo. Gi  stata dura convincerlo a portarsi il cellulare, che gliel'abbiamo regalato per Natale ma non lo usa mai. Per niente telefonate, solo messaggi ogni tanto. Senn quando torno cosa vi racconto?
S mamma, ma secondo me lo dobbiamo chiamare.  un'urgenza.
Un'urgenza?
S. Cio, se vai in galera  un'urgenza.
Ma perch devo andare in galera, scusa.
Per prima a scuola.
Esagerata, non si va in galera per un calcio dice. Mangia l'ultimo angolo della sua pizza e si pulisce le dita sul legno blu delle cabine. Poi prende la sua camicia militare e la stende sulla sabbia, ci si sdraia e non parla pi.
Io e Zot invece restiamo seduti, lui su un fazzoletto bianco di stoffa di quelli da vecchio. Ce l'aveva in una tasca del cappotto, che  largo, grigio e pesante e da vecchio pure quello.
Come mai non mangi la pizza? gli chiedo, perch  mezz'ora che mastica il solito pezzetto.
Me la gusto piano.
Non  vero, non ti piace.
Invece la gradisco molto, me la faccio durare.
Guarda che se non ti piace non la devi mangiare per forza, lasciala stare. Che poi hai preso la Napoli, con quelle acciughe salatissime.
Si tratta della mia pizza preferita.
Non  vero, di, io lo so perch l'hai scelta.
Ah s? E perch mai?
Perch stavi l e non ti decidevi, e il signore della pizzeria ti ha detto Senn c' la Napoli, che  un vecchio classico, e a te tutte le cose vecchie ti piacciono e allora hai preso quella.
Questa  un'assurdit.
Invece  vero.
Non  vero per niente! Zot quasi urla, con un verso strano che sembra la voce di un topo se lo prendi e lo strizzi forte.
Parla piano, che svegli la mamma! Deve riposare pi che pu, che poi se va in galera sar tutto uno stress!
Dico cos, e la mamma scatta su a molla. Non ci vado in galera, basta con questa scemenza, non ci vado! Ma guardate qua che paradiso, state zitti e godetevi un po' questa giornata. Poi cerca qualcosa nella tasca della camicia, tira fuori il pacchetto delle sigarette e ne accende una.
E io non posso pi aspettare, mi alzo e le dico che vado a prendere il mio regalo sulla riva.
Che regalo? fa Zot, ma nessuno risponde. La mamma come ogni marted mi dice di mettermi bene il cappuccio, di non togliere gli occhiali e di non stare troppo a scegliere il regalo, perch dopo un po' la crema finisce.
Signora, se non sono scortese vorrei andare anch'io sulla riva a vedere questo regalo dice Zot. E io mi volto di scatto, ma per fortuna la mamma sa che  una cosa che devo fare da sola e risponde lei: Non mi chiamare signora, e poi certo che sei scortese. Tu prima devi finire la tua pizza, e mi devi anche raccontare la tua storia. Chi sei, da dove vieni, tutto quanto.
Zot non dice nulla, solo allarga la bocca e prova a infilarci un altro pezzo di pizza, e resta seduto mentre io parto verso la riva.
A ogni passo il mare luccica di pi e la brezza  pi forte, e dopo un attimo i passi sono pi veloci e lunghi, perch senza volerlo ho cominciato a correre.
Sulla riva la sabbia  scura e fresca, i piedi ci affondano appena, e solo in questo momento riesco a credere che  fatta di tantissimi sassolini minuscoli, che infatti mi rotolano tra le dita e mi fanno il solletico. Sorrido, un po' per quello e un po' per le onde leggere che mi toccano i piedi ogni tanto, e anche se l'aria  quasi da estate l'acqua  proprio fredda. E comincio a camminare lungo la battigia.
Ci vengo quasi tutti i giorni, tanto da casa sono cinque minuti. E il sorriso mi passa subito, se penso che tra poco non sar pi cos. Perch il giorno del funerale del nonno sono venuti dei parenti che non avevo mai visto, all'inizio hanno detto solo che gli dispiaceva tanto, poi hanno detto qualcosa di diverso perch la mamma ha smesso di fare di s con la testa, anzi hanno pure litigato, e mentre andavano via lei gli ha urlato: Voi non potete, non potete!. Ma si vede che invece potevano, perch sul cancello di casa  arrivato un cartello con un numero e una scritta che diceva che chi voleva comprarla doveva chiamare quel numero l. In italiano e anche in una lingua strana che ormai in paese sta da tutte le parti, perch  cos che scrivono i russi.
E a me dispiace troppo che la diamo a loro, perch  in una bella via piccola e stretta che in fondo  chiusa, una volta ci stava tanta gente tutto l'anno, poi piano piano hanno venduto tutti e adesso la nostra casa  rimasta l'unica normale, con dentro qualcuno. Le altre sono ville giganti che i padroni ci vengono solo un mese l'anno, e quando compreranno anche casa nostra la butteranno gi per rifarla come quelle l, e noi andremo a stare in un posto lontano dal mare e quando mi mancher casa mia non potr nemmeno venire a rivederla da fuori, perch casa mia non ci sar proprio pi.
Io infatti mi sono arrabbiata e ho protestato un sacco, invece Luca non ha detto niente, proprio niente, ma dal giorno che hanno messo il cartello davanti a casa nostra ha smesso di venire per pranzo, va sul mare la mattina e ci resta fino all'ora di cena.
E fa bene, anch'io oggi vorrei restare qua fino a sera.
Passeggio vicino al mare, che dopo giorni di rabbia si  calmato, e mi manda le ultime onde piccole e trasparenti che fanno un rumore come se in cima al ricciolo avessero tante foglie che tremano nell'aria. Le onde arrivano piano e si spalmano sulla sabbia, e prima di tornare indietro lasciano qualcosa, lasciano sulla riva i loro regali.
Che sono milioni, forse miliardi di cose che il mare tiene sul fondale, sotto tutto il blu, e ogni tanto ne sceglie qualcuna e la manda sulla terra. Tanta gente non le vede nemmeno, forse perch pu vedere tutto quello che c' intorno e allora si perde a guardare l'orizzonte, le barche a vela, i gabbiani che pescano e la costa e i monti lass che entrano nell'acqua e ci spariscono dentro. Io invece, che queste cose non le vedo e se tengo gli occhi all'aria resto abbagliata, cammino col cappuccio in testa e lo sguardo per terra, e alla fine per forza mi sono accorta della roba stranissima che il mare lascia sulla riva. Tutte le cose finite in mare da quando  cominciato il mondo, da quando c'erano i dinosauri fino a stamattina, nate nell'acqua o cadute dalle barche o strappate alla terra dai fiumi in piena, stanno sul fondo a ballare di qua e di l, e una volta ogni tanto qualcuna prende una corrente, si aggrappa all'onda giusta ed ecco che arriva qui sulla sabbia, pronta a stupirmi.
Perch certo, se ci trovo i granchi, i paguri e le conchiglie  normale,  normale se ci sono gli stecchi e purtroppo i sacchetti di plastica, ma cosa ci fa sulla riva del mare uno spazzolino da denti? Che viaggio ha fatto per arrivare fin qui una ciabatta a forma di cane o un telecomando? E poi scarpe, targhe di auto, teste di bambole coi capelli tutti spettinati e pieni di conchiglie e occhi rimasti uno aperto uno chiuso, scatole di caramelle e cerotti e lattine di bibite con scritte stranissime, che forse vengono dall'India o dal Giappone o direttamente da un altro mondo.
Non lo so, ma ci passo le giornate a studiare questi tesori, le cose belle me le segno su un quaderno, e quelle proprio bellissime me le porto a casa. Ma non troppe, la mamma mi ha detto che posso sceglierne una al giorno, io la prendo e me la metto in camera. Una volta Luca  entrato e mi ha chiesto: Cosa ti ha regalato oggi il mare?, e da quel momento li chiamiamo cos, i regali del mare. La camera ormai  strapiena, sopra i mobili, sotto il letto, sulla finestra, negli angoli e pure per terra, regali dappertutto.
Anche oggi di ogni cosa mi chiedo da dove viene, come ha fatto e quanto tempo ci ha messo ad arrivare. E non sento il sole che piano piano passa dalla felpa e mi trova la pelle, non sento gli occhi che cominciano a frizzare e le lacrime che colano gi dietro gli occhiali e si impastano con la crema che sparisce sempre pi.
Sento per il fischio fortissimo della mamma, con due dita in bocca tipo pastore che chiama le pecore. Mi volto verso le cabine e vedo un pezzetto blu dritto che  lei, e mi urla di tornare su. Ma gi adesso? Sono rimasta cos poco... forse  successo qualcosa, forse Zot  soffocato mentre cercava di mandare gi la pizza, forse sono venuti a prendere la mamma e la portano in galera. Non lo so, ma nel dubbio raccolgo uno stecco tutto storto che sembra la testa di un'anatra, ringrazio il mare e col mio regalo in mano vado a vedere cosa succede.
Luna, vieni qua, scusa ma da sola non ce la facevo pi mi dice la mamma. Si tiene le mani intorno al collo come per strozzarsi da sola. Guarda, ho un peso sul petto che non respiro. Il tuo amico Zot mi ha raccontato la storia della sua vita e io una roba cos triste non l'avevo sentita mai.
Zot  l seduto sul legno della cabina, sempre con quel pezzo di pizza Napoli in mano che mi sembra anche pi grande di prima.
Scusi signora, mi dispiace. Ma mi ha chiesto lei di raccontare.
Non chiamarmi signora, e poi che ne sapevo che era una cosa cos tremenda?
Ma perch dico, che storia ?
Lascia perdere Luna, non gliela chiedere mai, almeno te salvati, ti prego,  roba che non ci si crede.
Ma secondo me non  cos triste fa Zot. Sono stato anche bene.
No, dammi retta bimbo, io ti auguro di stare bene da oggi per tutti i giorni della tua vita, ma finora non sei stato bene un cavolo. Se ripenso a quella cosa del Natale, e al cagnolino con la macchia sull'occhio, se ripenso alla storia delle scarpe con dentro... basta, non mi ci far pensare!
Menomale, mamma, io credevo che mi chiamavi perch ti portavano in galera...
Ma di nuovo con la storia della galera? Ti ho detto che non ci vado, non ci vado!
Io lo spero tanto, per hai picchiato Damiano, e anche la sua mamma.
Esagerata, non li ho picchiati. Un calcetto per uno, capirai.
Questo  vero, un calcio per uno e basta. Lo stesso calcio preciso nello stesso punto, e tutti e due sono cascati secchi a terra. Poi  venuta alla macchina, e mentre si sbrigava a mettere in moto mi ha guardata e mi ha detto di ricordarmi questa cosa importante, che un calcio tra le gambe non funziona solo coi maschi, se lo dai bene mette gi anche le femmine. Capito Luna, hai capito? E io ho fatto di s, e forse un giorno questa cosa mi servir davvero, ma spero di no.
Ma se vai in galera, io posso restare a casa con Luca?
Ritengo di no mi risponde Zot.  probabile che ti mettano in un orfanotrofio, per magari ne scelgono uno vicino alla prigione.
Ora basta! grida la mamma. Si alza di scatto, prende la borsa e tira fuori il cellulare, fa un numero e lo tiene tra la guancia e la spalla mentre pesca un'altra sigaretta dalla camicia militare, che era di Luca ma adesso gli sta troppo corta e allora  diventata sua, e anche se  da maschio le sta bene. Alla mamma sta bene tutto.
Mi avete rotto le palle, ora la risolviamo subito questa cosa, non ne posso pi... S, salve, cambia tono di colpo. Devo parlare col dottore. No, subito, gli dica di sospendere. Gli dica che  urgente. Anzi no, gli dica che lo vuole Serena.
Mi guarda e mi strizza l'occhio. Nemmeno dieci secondi e riparte a parlare, con una voce morbida e bassa che non le ho sentito mai.
S Giancarlo, ciao, come stai? Ecco, sai gi tutto, meglio cos. Lo so, cio, infatti  per questo che ti chiamo, solo per dirti che mi dispiace da morire. Ho sbagliato, sono stata una stupida, mi dispiace moltissimo per il bambino. Per tua moglie no,  stata legittima difesa, mi  saltata addosso, e se ti vedi arrivare addosso una cicciona del genere cosa devi fare? Lo so, lo so, e fa bene a denunciarmi,  giusto cos. Perch lei se lo meritava, ma Damiano no. Come bimbo non  simpaticissimo, per non  colpa sua. Il fatto  che... vedi Giancarlo, non so come dirtelo, e forse non te lo dovrei proprio dire, ma quando vedo quel ragazzino, ecco,  come avere davanti il simbolo della tua vita con un'altra, e capisco che con lei hai costruito una cosa importante, che ormai  davvero troppo tardi per... insomma, non lo so, pensavo che non mi importasse, ma stamani l'ho visto e invece s, mi  salita questa cosa dentro, rabbia, delusione, dolore... sono una stupida, sono una scema. No, no Giancarlo, invece  cos, ho sbagliato e lo so, e sbaglio adesso a raccontarti queste cose, forse  meglio se sto zitta. S, s, lo so che tu mi capisci... tra noi non c' bisogno di parlare, noi abbiamo un'affinit spirituale, lo sai. Per ecco, queste cose non devo dirtele, tu hai una vita tua e una famiglia, e non  giusto che... dimentica tutto Giancarlo, ti prego. Tanto la mia vita  sempre un casino e non voglio incasinare anche la tua. Adesso poi chiss cosa succede, fra tribunali e avvocati. Io poi non me lo posso nemmeno permettere un avvocato, non so come far. Ma  giusto cos, ho sbagliato ed  giusto pagare. No, no Giancarlo,  giusto, e anzi forse questi pensieri, questi casini, mi aiuteranno a non pensare troppo a questa cosa, a cosa provo davvero per te. Forse  meglio cos, sai? No, no, non fare niente, non provarci neppure. Non ti mettere nei casini con tua moglie, davvero, non voglio, non posso chiedertelo, non... torna dal tuo paziente Giancarlo, tu fai del bene alle persone,  una cosa splendida,  una missione. Io non merito la tua attenzione, io non ti merito. Dimenticami Giancarlo, Giancarlo mio. Addio. Ti bacio...
La mamma stacca il telefono dall'orecchio e lo rimette nella borsa. Tutto risolto. Sei tranquilla adesso?
Non ho capito bene cos' successo, anzi non ho capito proprio niente, ma dal tono della sua voce, dallo sbuffo che fa subito dopo, mi viene da dire di s.
La mamma finisce la sigaretta e con l'ultimo pezzetto ne accende ancora un'altra, poi si sdraia di nuovo sulla camicia.
E io mi stendo accanto a lei, come la notte a letto, perch in casa ci sono solo due camere e una  per Luca e nell'altra dormiamo noi due insieme.
Zot, te non ti sdrai un po'? gli chiede la mamma.
No, la ringrazio, sto ancora mangiando.
Ma non la mangiare per forza, ti ho detto di buttarla via.
No, no, ma mi piace... e poi se mi sdraio col cibo sullo stomaco non digerisco bene. Una volta quando stavo all'istituto ho...
Oh no, ti prego, basta storie dell'istituto, non ce la faccio pi.
Ma questa non  una storia triste, ...
No, no, non mi freghi, sono sicura che  tristissima.
E Zot dice di no, e forse vanno avanti cos o forse cambiano argomento oppure restano zitti. Io non lo so, perch mi addormento. Le parole smettono di esistere, diventano una cosa sola col rumore del mare che va e viene, va e viene, e tutto  solo un fruscio, poi quel fruscio diventa una luce chiara e tremolante, poi sparisce pure quella insieme a me.

I pensionati fanno come gli pare
La mattina a cercare funghi sta durando pi del previsto, sono quasi le dieci di sera e stanno ancora sulla via del ritorno, fuori dall'auto  buio e non si vede nulla. Soprattutto non si vede la fine di queste strade strette e tutte curve, che salgono e scendono e si infilano nel fitto degli alberi come in un film dell'orrore che Sandro ha visto a sei anni e non scorder mai: c' uno in macchina che guida in mezzo alla campagna e cerca di andare da qualche parte, forse per lavoro, ma finisce per sbaglio in un paesino isolato, dove le persone sono gentili e ospitali ma poi viene fuori che mangiano la gente. E infatti provano a mangiarsi lui, che per riesce a scappare, salta in macchina e l per l la macchina ovviamente non parte, ma dopo s e allora lui sgomma via a tutta velocit per quelle stradine di montagna. E gira e gira ma non sa dove sta andando, e a forza di girare si ritrova nello stesso paesino, dove i cannibali lo aspettano e gli saltano addosso e se lo mangiano.
E vabb che sulle Alpi Apuane non si  mai sentito parlare di cannibali, per  vero che ci sono dei paesi quass che se vai nei cimiteri trovi sulle tombe al massimo tre cognomi diversi, e quindi a forza di accoppiarsi tra cugini chi lo sa che scherzi gli pu fare la testa. Nel dubbio  meglio starci solo di giorno, e tornare a casa prima che diventi buio. Solo che hanno fatto tardi nel bosco, hanno girato a vuoto per ore tentando di ritrovarsi, e adesso sono devastati.
Appena ha trovato il Re dei Porcini, Sandro ha preso il walkie-talkie e ci ha urlato dentro:  un mostro!  gigantesco!, e dopo un po' gli  arrivata la voce di Rambo e poi anche di Marino, che gli dicevano di correre da loro che lo volevano vedere subito. Lui per ha risposto che era meglio se venivano incontro a lui, perch non sapeva bene dov'era. Ma nemmeno loro. Si erano persi tutti.
Per un po' Sandro ha sentito solo il rumore frusciato del walkie-talkie, e quando hanno ricominciato a parlare  stato tutti e tre insieme, per infamarsi a vicenda. Camminavano a caso nel bosco, si mandavano affanculo e litigavano cercando di ricordare a chi era venuta l'idea geniale dei walkie-talkie, che magari possono essere utili se uno si perde, ma se si perdono tutti allora queste stronzate di plastica servono solo a insultarsi mentre vagano tra gli alberi, verso le belve che aspettano il tramonto per spolparli vivi.
Alla fine per non  morto nessuno, e verso l'ora di cena stavano tutti davanti alla macchina. Rambo racconta di essersi orientato grazie alle stelle che hanno cominciato a brillare. Marino ha incrociato due pensionati esperti di funghi, che lo hanno scortato fino all'auto e praticamente gli hanno salvato la vita. Ultimo  arrivato Sandro, che ha seguito la musica di un ristorante con karaoke fino alla strada: per la prima volta in vita sua  stato contento di sentire una canzone dei Pooh.
E quando i due pensionati lo hanno visto arrivare col Re dei Porcini in braccio non ci potevano credere. Una roba del genere non l'avevano mai vista nemmeno loro, un gigante clamoroso, un trofeo che da solo ti fa entrare nella leggenda.
Sandro faceva di s con la testa, e anzi cercava di sembrare annoiato, come se una preda di quel calibro fosse per lui la normalit, mentre Rambo abbracciava lui e Marino stringendoli e ripetendo: Siamo una cosa sola, fratelli, siamo salvi, la natura ci ha fatti pi forti, senza problemi, senza paure, senza donne. Intanto i due pensionati guardavano bene il megaporcino, poi si sono guardati fra loro e non hanno nemmeno chiesto se a Sandro andava di venderlo e quanto voleva. No, hanno solo tirato fuori un foglio da cento euro, cento, allungando le mani rinsecchite verso il Re.
Sandro l per l se l' stretto al petto e ha fatto un passo indietro. Per trovarlo aveva faticato come una bestia, aveva rischiato di morire in tanti modi diversi, e adesso voleva tornare a casa e far vedere questo mostro al babbo. Che ieri sera l'ha preso in giro mezz'ora: Ma dove volete andare, cos dal nulla. Li sapete i posti giusti? Ce l'avete il permesso? E gli scarponi? E il cesto? Ma dove volete andare.... Perch per il babbo, come per tutti i babbi del mondo, qualsiasi attivit, dall'andare sulla luna al fissare una mensola,  un'impresa che richiede lunghissima preparazione, organizzazione imperiale e attrezzature di ogni tipo.
Ma la vita vera non  cos, spesso nella vita quello che serve  crederci, tanto forte che poi le cose devono obbedirti e succedere per forza. Senza troppi preparativi, senza precauzioni, ci vuole solo la scarica elettrica che ti fa alzare il culo dalla sedia, toglie il fiato ai discorsi e scatena l'azione. S,  cos, e oggi Sandro l'ha dimostrato col Re dei Porcini, trovato senza mappe, senza scarponi, senza niente di niente, e ora andava a casa e lo sbatteva in faccia al babbo in un trionfo clamoroso.
Solo che i pensionati l'hanno visto e hanno deciso che lo volevano, e con i pensionati non c' gara. Hanno lavorato per tanti anni, in un'epoca che i soldi se li tiravano addosso per scherzo al posto dei coriandoli, e adesso che non lavorano pi, i soldi continuano ad arrivargli a casa tutti i mesi. I pensionati sono una potenza economica, e girano tra quelli pi giovani come gli occidentali in vacanza nel Terzo Mondo, che guardano il prezzo delle robe e ridono e spendono a caso giusto per togliersi un po' di spiccioli dalle tasche. Se vogliono una cosa, ai pensionati non gli puoi dire di no. E infatti, dopo un attimo di resistenza, Sandro ha mollato la presa, ha intascato i cento euro e ha lasciato andare via il Re dei Porcini.
Poi si  tuffato in macchina e ha detto a Rambo di partire subito.
Non voleva restare un attimo di pi davanti a quei vecchi ricconi, che gi posavano il Re nell'erba, ci buttavano sopra qualche foglia per creare una scena pi vera, e poi con l'i-Phone ultimo modello si facevano mille foto in pose di stupore e gloria. Foto che in cinque minuti faranno il giro di amici e conoscenti, e visto che si tratta di due pensionati tecnologici finiranno presto anche su internet, nei forum dei fungaioli, che Sandro non li ha mai visti ma esistono di sicuro, e cos sar mondialmente ufficiale che il Re dei Porcini non l'ha trovato lui, ma quei due vecchi pieni di soldi.
Sandro ci ripensa adesso, alle dieci di sera, buttato storto sul sedile davanti della jeep militare di Rambo, mentre ancora tentano di trovare la strada di casa.
Guarda fuori dal finestrino, vede i fusti degli alberi che si accendono quando passa la macchina e poi tornano un unico muro nero di qua e di l. E si sente stanco. S, ha camminato tutto il giorno su e gi per i monti, ma non  la fatica,  una stanchezza diversa.  la stanchezza di un altro giorno perso a sperdersi. Stavolta sui monti, ma se non sono i monti sono le pinete quando vanno a rubare le pigne, sono i parcheggi dei centri commerciali o le vie tutte uguali quando vanno a spargere gli elenchi del telefono e i volantini dei saldi nei negozi e dei menu delle sagre, sono le rotonde inutili costruite in terre senza nome, che ti mandano in mille direzioni diverse ma alla fine portano solo al nulla. Ma come si fa a perdersi cos tanto, se nemmeno sai dove stai andando?
Boh, Sandro non lo sa, e non vorrebbe nemmeno pensarci. Chiude gli occhi, appoggia la tempia al finestrino bagnato e spera che la macchina gli metta un po' di sonno. Come quando era piccolo, e i viaggi di ritorno non duravano niente, perch si risvegliava in braccio alla mamma sul vialetto di casa e tutto era fatto, tutto era a posto. Una volta ha dormito per cinque ore, da Madonna di Campiglio fino in Toscana, nello storico anno 1985, quando i suoi genitori si erano convinti di essere ricchi. O almeno di non essere pi gli ultimi della lista. O se magari erano ancora gli ultimi, allora voleva dire che tutta la lista si era spostata verso il meglio, e anche la famiglia di un giardiniere poteva permettersi di andare in settimana bianca.
Che cavolo aveva detto il babbo, ho faticato tutta la vita, questa soddisfazione me la voglio levare. Lui e la mamma con le tute da sci degli zii, per Sandro addirittura l'avevano comprata nuova, insieme a un paio di Moon Boot rossi, mentre due anni prima, quando incredibilmente era caduta un po' di neve a Forte dei Marmi, la mamma lo aveva mandato fuori con due sacchetti di plastica avvolti intorno alle scarpe, stretti con gli elastici alle caviglie.
Nessuno di loro sapeva sciare, la mamma era rimasta tutto il tempo nella pensione a scaldarsi, il babbo aveva noleggiato uno slittino e andava su e gi per la discesa di un parcheggio, invece per lui avevano pagato un maestro: Te hai tanti anni davanti per sciare, con te  un investimento gli aveva spiegato il babbo, che ormai era diventato un imprenditore, uno che vedeva chiaro e lontano nel futuro, in un'epoca dove tutto sembrava possibile e le classi sociali si potevano scalare come le dolci montagne innevate di Madonna di Campiglio.
E nel viaggio di ritorno da quella settimana favolosa, Sandro aveva dormito tranquillo, immerso in un sogno che ricorda ancora benissimo: era super ricco e viveva in una villa in cima a un monte, e ogni momento qualcuno gli chiedeva aiuto e lui risolveva i problemi di tutti con i soldi. Poi per questa gente era troppa e non gli dava un attimo di pace, e allora Sandro prendeva il suo elicottero privato e scappava di corsa al Polo Nord, e mentre sognava quel volo artico sentiva proprio il movimento delle pale l sopra, che lo scuotevano e lo scuotevano, e alla fine le pale erano diventate le mani del babbo, in macchina, che lo scuotevano perch erano arrivati a casa. Cinque ore di viaggio risolte in un sogno.
Invece adesso, sul sedile duro e nel casino della camionetta militare di Rambo, non riesce a dormire nemmeno un secondo. Ripensa a Madonna di Campiglio, al fatto che dopo quell'anno non ci sono tornati mai pi, non si  pi messo un paio di sci, niente scalate di monti e nemmeno di classi sociali. Il 1985  rimasto un momento clamoroso e irripetibile, sparito per sempre nel passato, proprio come il Re dei Porcini, la soddisfazione pi grande di questi ultimi tempi scuri, che si  appena venduto per cento euro.
Ma anche se non avesse in testa tutti questi pensieri che gli impastano il cervello, sarebbe difficile dormire con Rambo accanto che urla e maltratta Marino.
Sei scemo? La legge stabilisce dei limiti, e quei limiti sono chiari e vanno rispettati. Ma se la legge fissa il limite a diciotto, vuol dire che se incontri una che ha diciott'anni  tuo pieno diritto scoparla.
S, e quando ci sta con noi una di diciotto anni.
Vabb, parlo per assurdo,  chiaro! fa Rambo.
E in effetti quando parlano di donne  sempre fantascienza: n Rambo n Marino sono mai riusciti a mettere le mani addosso a una, mai. E Sandro, che all'universit  stato due mesi con una calabrese fuori sede e poi con un'altra per tre mesi e una volta al mare una turista svizzera l'ha preso quasi di forza, ecco, in confronto a loro  un playboy internazionale.
E comunque il discorso non era questo continua Rambo. Il discorso  che il nostro amico Sandro adesso che gira per le scuole ha una grandissima occasione, sta in mezzo a quelle ragazzine fresche e sveglie e maggiorenni, e se gioca bene le sue carte secondo me ne pu sdraiare qualcuna. La legge  dalla sua parte.
Lo so, Rambo dice Marino da l dietro, con quella vocina che quasi si perde nel rumore dell'auto, per a me, ecco, andare con una di diciotto anni mi farebbe strano.
E ci risiamo! Ma perch!
Perch  troppo giovane, o perch siamo troppo vecchi noi. Cavolo, ne abbiamo pi del doppio. Diciotto  troppo poco.
E quand' che non  pi poco allora.
Non lo so. Ventitr?  sempre poco, ma insomma ventitr  gi meglio.
Ventitr? Ma te sei scemo! La legge italiana dice diciotto, da dove salta fuori questo ventitr? Quando sei in macchina e guidi, se il cartello dice...
Lui non guida fa Sandro secco, senza staccare la fronte dal finestrino, senza aprire gli occhi. Marino non ha la patente.
Gi, che tristezza, me l'ero voluto dimenticare. Ma comunque, anche senza patente ci pu arrivare lo stesso... insomma, te sei sulla strada che guidi, e il cartello dice che il limite di velocit  cinquanta all'ora. E te cosa fai? Vai a venti, perch cinquanta ti sembra troppo?
Ma che c'entra,  una cosa diversa.
No no, non  diversa per niente,  la legge, e la legge  uguale per tutti. Per te che guidi e giustamente vai a cinquanta all'ora, e per Sandro che, se capita l'occasione, si scopa una di diciotto anni. Siamo tutti persone giuste e oneste. Che poi dopo si dice che in Italia non si cresce mai, ma per forza, a diciott'anni ti trattano ancora come una bambina, cosa devi fare? E poi le diciottenni di oggi ti prendono e ti ribaltano, caro Marino. Chiedilo un po' a Sandro qui, che ci sta in mezzo tutti i giorni. Eh Sandro? Sandro, oh, Sandro...
Rambo allunga una mano e gliela batte sulla spalla due, tre, cinquanta volte, ma Sandro non risponde. Continua a guardare la strada buia, cos stretta che i rami strusciano sui finestrini.
Oh, Sandro, di, diglielo no? Come sono le studentesse a scuola, zoccole vero? Come sono, eh, come sono? Eddi, dillo, di...
Mah, pi che le studentesse dice lui alla fine, ci sono delle mamme che sono stupende.
Ha risposto come un robot, senza intonazione, giusto per far smettere Rambo. Che invece urla anche pi forte, e lo manda affanculo perch le mamme sono dappertutto, le trovi al supermercato, le trovi dal dottore... se stai a scuola che cazzo te ne frega delle mamme? E allora Marino dice che, se una donna  mamma, significa che probabilmente  anche sposata, e quindi non  giusto andare nemmeno con lei. Al che Rambo urla: Marino, non ti piacciono le mamme, non ti piacciono le figlie, secondo me non ti piace la fica in generale!.
E di sicuro Marino risponde che a lui gli piace, e Rambo dice che invece no, e invece s, invece no... ma Sandro non li sente pi, lui ormai sta da un'altra parte:  bastato parlare di mamme belle e subito la mente gli  tornata a quel pomeriggio magnifico della settimana scorsa, quando a scuola c'era il ricevimento dei genitori. Un momento splendido, un frammento di vita cos luminoso che a ripensarci non gli sembra nemmeno un pezzo della sua collezione personale. Eppure  cos, e anche solo a ricordarlo sente una specie di caldo nella gola, nel petto, pure sulla fronte appiccicata al finestrino che gocciola.
E come per scaldarsi a quel fuoco meraviglioso, Sandro ci si avvicina e alla fine ci si butta dentro, nelle fiamme della vita e dell'emozione e s, perch no, le fiamme dell'amore.
E comincia a ricordare tutto esattamente com' successo.

Einstein non sapeva legarsi le scarpe
Che poi Sandro quel pomeriggio a scuola non voleva nemmeno andarci. Ha fatto presente alla preside che  arrivato da pochissimo, i ragazzi praticamente non li conosce, che senso ha parlare coi genitori? E la preside gli ha risposto: Non abbia paura, dica quello che pu, non si sbilanci, resti sul vago e vedr che non ci saranno problemi.
Ma il problema  che lui non lo sopporta, il vago. E ancora meno sopporta di vedere le facce delusissime di queste mamme, quasi tutte pettinate e vestite bene per l'occasione, che si aspettavano un pomeriggio diverso dagli altri, un momento speciale nelle loro vite sempre uguali di orari fissi e insoddisfazione dappertutto, e invece una per una gli sbadigliano in faccia mentre butta l le frasi pi inutili del mondo: suo figlio non va male, ma neanche bene. Sua figlia si impegna abbastanza, ma potrebbe impegnarsi di pi...
Sandro parla e loro lo ascoltano con un orecchio solo, guardano l'orologio, poi se ne vanno con gli occhi pieni di noia per colpa di questo professore inetto e senza sapore, che in cinque minuti scivoler via dalla loro memoria.
E questo Sandro non lo accetta. Non vuole sparire, lui vuole piacere a queste mamme, vuole passare dalle loro teste per arrivare al cuore, e da l spandersi col sangue in tutto il corpo. Vuole che tornino a casa emozionate e raccontino ai mariti di questo professore giovane e favoloso, che in due settimane ha capito i ragazzi meglio dei genitori. Vuole che in un angolino segreto della testa gli bruci il pensiero che questo professore cos sensibile forse potrebbe capire anche loro, i dubbi, le esigenze, tutto quello che il resto del mondo non ha mai saputo vedere. E se solo non fossero sposate, se solo non fosse l'insegnante dei loro figli...
S, questo vuole Sandro, questo deve volere ogni professore serio. Altrimenti, se manca la passione,  solo rubare soldi allo stato. E allora, quando  entrata un'altra mamma a testa bassa, gi umiliata dai colloqui precedenti e rassegnata a subire ancora, e gli ha detto: Mi scusi, sono la madre di Conti Erik, mi scusi, Sandro non ce l'ha fatta pi ed  scattato in piedi, ha girato intorno alla scrivania ed  andato a stringerle la mano.
Oh! La mamma di Erik, finalmente! Che ragazzo fantastico, signora.
Lei ha staccato gli occhi dal pavimento e l'ha guardato da l sotto, confusa, come uno che si aspettava uno schiaffo e invece gli danno un bacio sulla bocca. Ma... dice il mio Erik, Conti Erik?
Certo. Che intelligenza! Molto particolare ma vivacissima.
Veramente la professoressa di matematica mi ha appena detto che la classe  indietro solo per colpa sua.
Eh, tipica scusa dei professori, che non sanno portare avanti il programma e se la rifanno sui ragazzi. E poi, detto tra me e lei, cosa vuole che capisca della vita una che insegna matematica? Sandro le strizza l'occhio, alla signora scappa un mezzo sorriso che tenta di coprire ma non ci riesce.
E dovrebbe fermarsi qui, ha esagerato gi assai, ma quel sorriso, quello sguardo...  la prima volta che Sandro si sente bene in questa scuola, anzi,  la prima volta che si sente bene negli ultimi mesi. E allora la sua bocca va da sola: Non si preoccupi signora, vedr in futuro che soddisfazioni. Adesso mandi gi questi bocconi amari, ma un giorno, quando lei passer per la strada insieme a suo figlio, tutti dovranno rimangiarsi la loro meschinit.
Ma  sicuro professore? Perch io gli voglio bene a Erik, ma tutta questa intelligenza non ce la vedo.
Ma  chiaro,  un'intelligenza originale, geniale, non classica. Van Gogh era un genio, ma le ricordo che si  tagliato un orecchio, cos, per passare la giornata.
 vero, s, l'avevo sentito dire.
E Einstein? Lo sa che Einstein non sapeva legarsi le scarpe?
Veramente?
S, gliele legava sua sorella. E se la sorella non c'era, Einstein usciva di casa in ciabatte. Ormai  lanciato e non sa pi come frenarsi. Come non sa se Einstein aveva davvero una sorella, ma non  importante. L'importante  che Conti Erik ha una mamma, e questa mamma adesso  felice. E ascolta il professor Mancini con le mani sul petto e in gola un respiro di passione, cerca di trattenersi ma  chiaro che vorrebbe solo abbracciarlo forte e amarlo fino a farsi male.
Nemmeno il mio Erik, professore! Nemmeno lui sa legarsi le scarpe!
Come scusi?
E non sa mettersi i pantaloni, e non si sa lavare i denti da solo! dice, ora con una specie di orgoglio nella voce.
Sandro fa di s e sorride, ma sempre meno. Perch piano piano sta capendo chi  Conti Erik.  lo studente con problemi, che aveva bisogno assoluto del sostegno, poi ci sono stati i tagli e allora si  deciso che poteva farcela benissimo da solo. E mentre Sandro spiega, lui al banco passa l'ora a toccarsi la fronte con l'indice e a strizzare gli occhi biascicando una cosa tra le labbra che suona tipo assessore ma forse - speriamo - non  assessore.
Ecco chi , Conti Erik. Ma ormai Sandro ha parlato, si  sbilanciato, ormai dentro questa mamma si  accesa una felicit che non sentiva da anni. Sorride, le partono dei colpi di riso che non controlla, prende la mano del professore e non la lascia pi. Forse non crede davvero a tutte queste cose splendide su suo figlio, ma  stato bello sentirle, e riuscir ad aggrapparcisi almeno per il tragitto da scuola a casa. Un sogno quando comincia non importa se durer una vita o cinque minuti: un sogno comincia sempre per durare in eterno.
La mamma di Erik saluta Sandro e va verso la porta, ma camminando all'indietro, cos pu continuare a guardarlo e ringraziarlo. E quando se ne va, e nessun'altra entra dopo di lei, a Sandro dispiace un bel po'.
Vorrebbe continuare fino a domani, vorrebbe che la vita fosse tutta cos. E infatti resta l, si siede di nuovo alla cattedra e aspetta. Ma nulla. Allora prende le matite e i fogli che ha usato per disegnare cerchi e linee mentre parlava, come se quei segni seguissero qualche suo prezioso pensiero, e li mette nella borsa. Prende altre penne che sarebbero della scuola ma tanto non le usa nessuno, infila nella borsa anche quelle, si alza e va alla porta.
E proprio l, mentre sta per uscire, un'onda lo prende in pieno, lo travolge e lo sbatte a terra come un calzino bagnato. Sandro fa appena in tempo a chiudere gli occhi, poi non sa pi dov' il pavimento e dove il soffitto, tutto gira e lui pi del resto, e quando sente questo colpo secco pensa che sia qualcosa di lontano che si rompe in tanti piccoli pezzi, ma poi capisce che  il suo osso sacro.
Se lo massaggia l sul pavimento, mentre una voce da lass ripete: Scusami scusami scusami, oddio scusami scusami tantissimo!. Sandro scuote la testa, si rimette in piedi in qualche modo e piano piano ricorda come si fa a respirare. Poi alza gli occhi e vede cos' che l'ha quasi ammazzato, e allora perde il fiato un'altra volta. Perch davanti a Sandro c' la donna pi bella del mondo.
Scusami! Sono in ritardo, lo so, ma c'era una vecchia che voleva la messa in piega senza appuntamento, poi non trovavo le chiavi della macchina, poi non trovavo l'aula giusta, poi sono entrata di corsa e ho trovato te! Mi dispiace tantissimo. Per guarda, ai ricevimenti dei professori non ci vengo mai,  la prima volta e sono venuta per te, e allora insomma, anche se fra poco morivi, ecco, lo puoi prendere come un complimento, credo. No?
Lui non risponde, non fa nemmeno s o no con la testa. Non pu. Ha gli occhi fissi dentro i suoi, grandi e neri e liberissimi sotto una frangetta tra il castano e il quasi biondo, che se gliel'avessero chiesto un minuto prima Sandro avrebbe detto che la frangetta fa cacare, che  roba da bimbi scemi o da metallari appassionati di Medioevo. Ma adesso ha capito che  il taglio pi splendido dell'universo, perfetto per stare sopra a un viso cos e a un corpo cos, fantastico anche in jeans e camicia militare, sopra due occhi struccati eppure stupendi dopo una giornata di lavoro, che da soli sculacciano l'intera industria dei cosmetici e della moda.
Professore, senti, l'esperto sei tu e non mi permetto di insegnarti il mestiere. Per forse ci possiamo sedere, no? dice lei, con un sorriso leggero che agli angoli fa come un ricciolo.
S, certo! Sandro scatta verso la cattedra, le indica la sedia, si mette gi e poi si rialza, aspetta che si sia accomodata e si mette seduto anche lui. E la guarda. Lo sa che ora dovrebbe dire qualcosa di intelligente, o anche solo qualcosa, ma come fa? Sono cos vicini, e lei continua a sorridere in quel modo, continua ad avere quegli occhi l. Occhi che Sandro si rende conto di conoscere gi: gli occhi di Serena, la pi bella della scuola, che lui ha passato il liceo a pensarla e non gli  riuscito di parlarci mai. E cazzo, gli riesce adesso, per caso, vent'anni dopo.
Senti, sono venuta perch mio figlio mi ha fatto una testa cos a parlarmi di te. E il professore di inglese ha fatto questo, e il professore di inglese ha detto quello... e allora sono venuta a conoscere di persona questo famoso professor Mancini. Per ecco, se  troppo tardi e non vuoi parlarmi basta che me lo dici.
Ha la voce dispiaciuta, forse ci sta rimanendo male, eppure quel sorriso leggero non se ne va dalla sua faccia. Ed  l che Sandro capisce questa cosa stupenda e insieme spaventosa, e cio che questo non  un sorriso, questa  proprio la sua espressione naturale, non  la meraviglia di un attimo che poi passa, ma una realt favolosa che dura per sempre. L'uomo che ama questa donna potr averlo davanti per tutta la vita, baster voltarsi e lo trover l, anche quando le giornate sono difficili, anche quando le cose non vanno come dovrebbero, a ricordargli che comunque lui ha una ragione gigantesca per essere felice.
E Sandro lo invidia, quell'uomo, che per sicuramente per stare con una cos ha lavorato tantissimo. Perch queste sono donne che per starci insieme devi avergli dedicato l'esistenza: niente giri di amici, niente hobby per conto tuo, niente concerti in giro e scemenze del genere, solo una vita impegnata a stare con lei e a fare in modo che non ti scappi. Dio Santo, quanto vorrebbe essere quell'uomo.
E questo pensiero misto a speranza misto a disperazione lo rincoglionisce cos tanto che, quando riesce finalmente a parlare, invece di dire una cosa bella o profonda o anche solo sensata, Sandro le fa la domanda pi inutile e ovvia che ci sia: Mi scusi, ma lei  la mamma di chi?.
E lei, ovviamente, schiude quella bocca splendida e risponde: Ciao, piacere, io sono Serena, la mamma di Luca.
Ma certo,  chiaro, chi poteva nascere dalla donna pi bella del mondo, se non il ragazzo pi eccezionale del mondo? A Sandro quasi viene da chiederle scusa per averlo domandato. Poi prende fiato e lascia partire una cascata di complimenti. Non ci vuole niente, ha appena esaltato quell'Erik che non sa legarsi le scarpe, figuriamoci con Luca. Solo che, mentre spiega a Serena quanto  meraviglioso e intelligente e magico suo figlio, Sandro capisce troppo bene che non ha senso. Lo sente nella sua stessa voce, lo vede negli occhi di lei, che sicuramente questi complimenti li riceve ogni giorno e ormai quasi si annoia. E allora dopo averle elencato le mille cose splendide che Luca fa, e il milione di cose ancora pi meravigliose che far un giorno, Sandro finisce a parlare dell'unica che Luca invece non pu fare: il viaggio a Biarritz, dove lei non vuole mandarlo. Perch questo  proprio ingiusto, e lui ci tiene tanto ad aiutare Luca, e solo casualmente questo discorso serve pure a fargli fare un figurone con Serena, a farle vedere che lui  un professore, s, ma anche un uomo, un uomo vero che vive la vita, che la prende in pugno e decide, e sa cosa  meglio per s e per gli altri.
Serena, lo so che non sono affari miei, che Luca  minorenne e quindi a Biarritz ce lo puoi mandare ma anche no. Insomma, la scelta  tua. E per ti domando, sei sicura che puoi scegliere davvero?
In che senso?
Nel senso che secondo me no. Secondo me non puoi decidere per Luca. Quel ragazzo non lo fermi e non lo spingi. Viaggia proprio a un altro livello, sta lass in cima, e va da solo. Non so come spiegarlo,  come se... boh, non lo so.
Non lo so nemmeno io, per  cos.
Ecco, e allora puoi stare l tutta la vita a pensare se ce lo mandi o no, ma non  che puoi davvero decidere per Luca.  pi una cosa tua, tanto per fare qualcosa, come l'ombrellino di Willy il Coyote.
Eh?
Sai quel cartone animato, Willy il Coyote, che voleva prendere Bip Bip.
S, certo.
C' una cosa che il coyote faceva quasi tutte le volte. Finiva in fondo a un burrone o un canyon o insomma una cosa cos, alzava la testa e vedeva che dal cielo gli stava cadendo addosso un masso gigantesco. E lui a quel punto invece di spostarsi tirava fuori un ombrello, te lo ricordi? Un ombrellino piccolissimo, lo apriva e si stringeva sotto a quello. Poi il masso gli arrivava addosso e lo schiacciava.
S, e allora?
E allora io credo che se vuoi fermare Luca fai la stessa cosa del coyote col masso gigante. Puoi aprire il tuo ombrellino, ma non servir mica tanto.
Serena lo guarda, affonda i suoi occhi meravigliosi e liquidi nei suoi. Insomma prof dici che ce lo devo mandare, eh?
E Sandro fa di s, forte, come lui  un uomo forte, forte e saggio, uno che sa cos' meglio nella vita, e fortunata la donna che se lo trova accanto.
Serena per un attimo non dice niente. Si alza, fa per andare, per si volta di nuovo verso di lui: Comunque quel cartone animato l mi ha sempre fatto incazzare.
Pure a me dice Sandro.
Serena sbuffa e storce la bocca, non vuole ma sorride, e quel sorriso resta con Sandro anche quando lei sparisce dalla stanza, anche quando esce pure lui e torna a casa.
Anche adesso che ci ripensa, e il cuore gli perde un paio di colpi.

Ma figurati se la chiamo Luna
Serena quei due figli li ha fatti da sola, perch gli uomini non le piacciono e allora  andata in una clinica in Svizzera e ha scelto il babbo su un catalogo.
Serena quei due figli li ha comprati dagli zingari che li avevano rubati al mercato. La seconda gliel'hanno data a met prezzo.
Ma la tua preferita : Serena quei due figli li ha fatti con un prete, un prete giovane e bellissimo che voleva spretarsi per stare con lei, ma poi quando  nata la seconda bimba cos bianca ha pensato che era un segno del Cielo, si  pentito e ora vive rinchiuso in un monastero in cima ai monti.
In paese le voci che girano su di te sono queste e altre mille peggio, nascono ogni giorno e prima o poi arrivano tutte all'orecchio della signora Gemma, che te le racconta e tu ci ridi un sacco. Perch non c'entrano nulla con la cattiveria, fioriscono come la muffa dall'umido dell'inverno, quando a Forte dei Marmi non c' nessuno e se vuoi che succeda qualcosa te la puoi solo inventare. I ragazzi si buttano sulla droga o su modi pi fantasiosi per levarsi dal mondo, gli uomini vanno a caccia e a pesca e la notte la passano al videopoker oppure - se vogliono risparmiare - coi trans. Le donne invece, che non amano gli hobby dove ci si sporca le mani e non sanno bene dove trovare la droga, se sono decenti si infilano in qualche storia clandestina, altrimenti passano il tempo a inventarle sull'altra gente del paese.
 cos,  normale, e una donna giovane con due figli e mai nessuno accanto  quasi una provocazione, per forza girano mille voci assurde su chi  il babbo di Luca e di Luna. L'unica che non gira  la verit, perch quella la sai solo tu, Serena.
Ed  molto pi assurda di qualsiasi storia.
Primavera 1996, hai ventidue anni, hai finito il liceo senza mai bocciare e poi ti sei iscritta a giurisprudenza, come tutte le tue amiche. E per un paio d'anni in qualche modo sei andata avanti, la mattina all'universit e il pomeriggio a studiare, ma ogni tanto alzi la testa da quelle mille leggi minuscole che regolano questioni minuscole e pensi che devi chiedere scusa alle ore passate nelle sale d'aspetto dei dottori o in fila alle poste, alle domeniche chiusa in casa con la febbre, ai pomeriggi che la mamma ti mandava per forza a lezione di flauto e stavi l, nel salotto di un professore cieco che puzzava di pip. Devi chiedere scusa a tutto il peggio della tua vita, perch adesso che studi giurisprudenza hai capito che non era il peggio per niente: il peggio  questo. E continuare cos non  possibile, non ce la puoi fare. Te lo dice sempre anche la mamma, che non combinerai mai nulla nella vita perch non riesci a portare le cose fino in fondo.  colpa tua, certo, ma  pure colpa delle cose, che fanno proprio schifo e invece di portarle fino in fondo ti viene solo voglia di buttarle via. O ancora meglio, come fai tu, non  che le abbandoni del tutto: le appoggi un attimo per terra, ti scosti appena, guardi in aria e fai un passo, poi due, poi tre, e ti allontani per sempre, lasciandole a morire da sole lungo la via.
Con l'universit fai uguale. Non la molli, non  che ti ritiri o altre cose pesanti. Solo decidi che devi trovarti un lavoretto estivo, giusto per pagarti le tasse e i libri, e un amico del babbo ti propone questa cosa strana delle fiere.
Il babbo fa il macellaio, e quello che gli sistema l'affettatrice e le bilance ha anche un giro di altri utensili strani che vende nelle fiere della Toscana e dell'Emilia. Gli serve una persona giovane, che non si stanchi a stare in piedi tutto il giorno e che ci sappia fare con le parole, per richiamare la gente e farle capire che il Super Mondial 2000, questo prodotto meraviglioso che schiaccia gli spicchi d'aglio, squama il pesce, snocciola le olive e affetta i cetrioli, cambier la loro vita.
E allora inizi a girare i paesi, sempre in viaggio, ogni giorno un posto diverso come le star in tour. Certo, invece che da New York e Tokyo il tuo tour passa da Settignano, Ponte a Egola, La Rosa di Terricciola, Terranuova Bracciolini e altri nomi strani che si strizzano addosso a due vie messe in croce, qualche casa storta, mezza chiesa e un bar con sala giochi. Posti gi tremendi nel grande giorno della fiera, con tanta gente e i bimbi e la banda che fanno casino, non vuoi pensare come saranno il giorno dopo, con le strade vuote, le cartacce, i sacchetti rotti e le bucce di lupini che rotolano zitte nel nulla. Fortuna che il giorno dopo tu non ci sei, il giorno dopo stai gi alla fiera di un altro paese, a raccontare i miracoli di questo attrezzo in acciaio inox a un pubblico diverso eppure assolutamente identico.
Vecchie attirate dalle potenzialit dello spiaccica-agli, bimbi che frignano e maschi interessati alla maglietta aderente e scollata che devi indossare per forza (la gonna pure ci sta bene, ma non  obbligatoria, perch stai dietro un banco e quindi le cosce si vedono poco). E tu per non guardarli abbassi gli occhi al Super Mondial 2000, prendi fiato e vai:
Signore e signori, qua nelle mie mani c' una cosa che potreste chiamare schiaccia-agli, o batticarne, o squamatore o snocciola-olive o in tanti altri modi, ma in realt  qualcosa di molto pi semplice e importante, perch qua, gentile pubblico, abbiamo davanti a noi il Futuro. Il Futuro che vi permetter di faticare molto meno, di risparmiare tempo e liberarvi di mille utensili inutili.
Intanto metti nell'apposito incavo due o tre spicchi di aglio (quattro non ci stanno), li schiacci e mostri la poltiglia puzzolente che esce dai sei fori sul davanti, poi apri di nuovo l'utensile ed esibisci tra due dita le bucce vuote.
Quante volte, signore, vi siete trovate a schiacciare molti spicchi d'aglio, e intanto snocciolare le olive e squamare un pesce. E che confusione con tutti gli arnesi che servono, e poi chi li lava? Voi, certo. Anche perch se sperate che ci pensi vostro marito...
Le donne scuotono la testa, sorridono amare, aggiungono commenti tipo Come no, Certo, Figuriamoci.
E poi il pratico batticarne, signore, qua davanti, robusto e potente. Utilissimo per le braciole e le scaloppine, ma anche quando vostro marito non vi d retta.
A questo punto la gente ride, e - si spera - qualcuno si porta a casa questa grande stronzata in acciaio inox.
E avanti cos ogni giorno, cambia il nome del paese e della fiera, ma il resto  sempre uguale. Le stesse parole, gli stessi gesti, con l'odore di porchetta e salsicce arrosto al posto dell'aria, e quello misto di aglio e pesce che non se ne va dalle mani. Giorno dopo giorno dopo giorno, tutti identici. Parli, presenti, schiacci, squami, snoccioli, speri.
E poi, un mercoled di giugno a San Vincenzo, arriva lui.
Sta l, scostato dalla decina di persone davanti al tuo banchetto, ma anche lui ti guarda. Non gliene frega nulla di quel che vendi, ti fissa dritto negli occhi. Le braccia incrociate sul petto, una camicia leggera che sembra di tela, jeans strappati, scalzo. Non ha le infradito o i sandali o cose cos,  proprio scalzo. E come fa a camminare per la strada non lo sai, tu Serena sai solo che i tuoi occhi non possono allontanarsi dai suoi.
Il suo sguardo ti entra dentro, cos profondo che smetti per un attimo di parlare. Non  lo sguardo di uno che fissa una persona,  lo sguardo di uno che studia l'orizzonte. Solo che l'orizzonte sei tu.
Ti tremano le gambe, come ti raccontano sempre le tue amiche, quelle sceme che vengono a chiederti consigli quando sono nei casini, perch sanno che in te troveranno chi gli dice: Mandalo a cagare, fregatene, con quello non ci devi perdere nemmeno un secondo.  cos facile consigliare certe cose,  cos veloce, cos vero. Ma non  vero adesso. Posi il Super Mondial 2000 e continui a guardarlo, e forse  stato tutto quel parlare sotto il sole a picco, forse  la stanchezza di esserti alzata alle cinque, insomma, non sei pi tu. Sei un'altra, una che non conosci e non sai che tipa . Sai solo che questa tipa vuole mandare affanculo i pesci, gli agli, le olive e i vecchi che continuano a chiedere quanto costa questo arnese maledetto, e come mai l'ultima oliva non  snocciolata bene. Questa tipa vuole solo buttare gi il banchetto a calci, e andare da lui.
Ma non ce n' bisogno,  lui che viene da te. Supera il tuo pubblico, che piano piano insoddisfatto se ne va. Tu cerchi di pulirti le mani nello straccio, ma lui te le prende nelle sue.  pi alto di te ma non troppo, sorride, ma non  il sorriso di uno che si piace,  il sorriso di uno a cui piaci tu. Ti carezza la pelle e la gola, i polmoni, le vertebre una per una, scivola fra le costole, e ovviamente arriva al cuore.
Che corre veloce, ma voi ancora di pi. Non vi siete neppure parlati e gi state nella pineta dietro la piazza, c' gente che passa per andare al mare e bimbi che urlano rincorrendosi, ma c' anche un sacco di cespugli che vi coprono, e voi siete per terra, coi vestiti addosso, lui sopra di te, lui dentro di te. E continuate a non dirvi una parola, non sai nemmeno che voce ha. Ma parlare non  possibile. All'inizio ci hai provato, hai detto: Ma io, io..., e lui ti ha spinto la bocca sulla bocca e avete cominciato a baciarvi, lui ti bacia e ti lecca la lingua, ti morde le labbra, ti prende i capelli per spingerti contro di s e affonda sempre pi dentro di te, fino a un punto che non sapevi esistesse, ma appena ci arriva quel punto si sveglia dal suo sonno eterno, trema e si scioglie, e tu senti quest'onda altissima, forte come quelle che prendevi da piccola al mare: ti facevano frullare e non sapevi pi dov'era il sopra e il sotto, e per un attimo ti sentivi affogare, poi alla fine senza fiato tornavi su, pronta a prenderne un'altra.
Passa un tempo che non sapresti dire. Un'ora, un secolo, un secondo. E tu resti sdraiata, la schiena per terra, lui addosso, il suo respiro caldo e salato nei capelli, sulla pelle tra il collo e l'orecchio. Potresti rimanere cos per sempre, potrebbero crescervi i funghi addosso e gli insetti costruirsi la tana tra di voi, nessun problema, anzi evviva, basta poter rimanere per sempre cos.
Invece dopo cinque minuti lui si scosta, si alza, si tira su i pantaloni e ti fissa coi suoi occhi verdi e appena un po' acquosi. E senti la sua voce, una voce grattata e profonda, che ti dice solo: Chiamalo Luca.
Prende una sigaretta dalla tasca e se ne va, perdendosi tra i pini come il fumo nell'aria. E tu vorresti alzarti e rincorrerlo, ma devi rivestirti, non trovi una scarpa, e quando la trovi non sai pi dov' andato, o forse s ma non sai cosa dirgli.
Non capisci nemmeno cosa vogliono dire quelle due parole assurde. Chiamalo Luca. Chi devi chiamare Luca? Forse hai capito male, e ha detto Chiamami Luca, perch magari questo  il suo nome, perch hai appena fatto l'amore con un uomo in una pineta in mezzo a una fiera e non sai nemmeno come si chiama e non capisci niente di niente.
Poi per il mese dopo capisci. E lo chiami Luca.
Ecco, questa  la storia vera di com' nato tuo figlio, e se nel mondo esiste una storia pi assurda tu non l'hai sentita mai. Anzi, s, ce n' una che  ancora pi pazzesca, ed  la storia di com' nata Luna, cinque anni dopo.
Cinque anni che sarebbero stati pure belli, non fosse per la mamma che ogni giorno le trovi negli occhi la vergogna e lo scandalo di sua figlia con un bimbo senza padre. Ma non serve trovarlo nei suoi occhi, la mamma ci tiene proprio a dirtelo, con una mano sul petto e tutto l'orrore nella voce.
Per una sera, dopo cinque anni, invece di litigarci le lasci Luca ed esci con le amiche. Qualcuna cerca ancora di laurearsi, altre fanno il praticantato da qualche avvocato, oppure si sono aggrappate ad altri lavori. Come te, che non giri pi per le fiere, fai shampoo e colore da una parrucchiera e stai cominciando coi primi tagli. Le clienti del negozio ti dicono che sei brava, mentre gli uomini dappertutto ti dicono che sei bella. E tu per farli scappare gli dici che hai un figlio, solo che loro non scappano. Restano un po' cos, come dopo una bastonata, poi tornano. Allora gli dici che ti piacciono le donne, e molti non si fermano nemmeno a questa cosa, anzi si esaltano. Allora gli dici che hai l'Aids, che non sar bello, anzi forse  proprio orribile, per, cavolo, funziona e hai subito il vuoto intorno.
E va bene cos, perch l'unico uomo di cui hai bisogno sta sempre accanto a te: Luca ha cinque anni e non ha pianto mai, mai un capriccio. Ti ha sempre fatto tristezza questa cosa che per ogni mamma suo figlio  il pi speciale del mondo, e basta che dica Mi scappa la cacca per farle pensare che ha partorito un genio, ma insomma, Luca a volte dice robe cos intelligenti che ti fanno quasi paura. Come ieri, che tornavi dal lavoro e non riuscivi ad appoggiare la bici sul cavalletto e lui stava in giardino sull'erba, con la schiena appoggiata a un platano, a guardare l'aria davanti a s. Si  alzato,  venuto da te e ti ha detto: Una sera devi uscire, mamma. Sei giovane,  giusto che esci con le tue amiche. Ai nonni ci sto attento io.
E allora quel sabato esci davvero, le tue amiche quando le hai chiamate non ci potevano credere. Sono troppo contente, siete emozionate e vi buttate nel programma completo: aperitivo, poi cena, poi andate a ballare in una discoteca dopo Viareggio, lungo il mare, in una zona che si chiama Costa dei Barbari ed  una sfilza di bar e locali, locali e bar. Ed  tipo una festa, la festa di Serena, dicono le amiche e lo dici anche tu, sbattete i bicchieri pieni di ghiaccio e di cocktail e tutto  splendido, gli scherzi, le risate e le storie di uomini che piacciono a una ma non la vogliono, o che non la vogliono abbastanza, o che la vogliono ma lei ne vuole un altro. C' l'odore della sera quando l'estate  vicina e arriva con un bicchiere in mano e la musica addosso. C' la brezza che trova chiss dove il profumo dei gelsomini e lo porta fino in mezzo a un bar pieno di gente sudata.
E poi, sulla strada l fuori, c' pure lui.
State per entrare in discoteca, e lui  l da solo che fuma vicino all'ingresso. Ti vede, lo vedi. Sono cinque anni che pensi a questo momento, che magari non capitava mai, ma all'inizio pensavi che se per disgrazia capitava allora questo stronzo doveva mettersi comodo e prendersi ore e ore di parole che hai da dirgli, veleno puro, sentenze devastanti sputate fuori dalla gola e dal petto dove  rimasto a fermentare tutto il tuo odio, tutto il rancore per quest'uomo che arriva e prende e sparisce e ti lascia sola tra il peso di un pancione che sembra esplodere e i pezzi di una vita che non sai pi che forma ha. Poi per  nato Luca, Luca ha cominciato a camminare, a parlare, a guardarti in quel modo che ti fa sentire alla rovescia, come se il mondo tutto fosse sbagliato e voi due, solo voi due aveste ragione. E allora hai pensato che non lo picchiavi pi, se lo incontravi, e non lo offendevi nemmeno. Anzi, facevi finta di non vederlo, facevi finta di non essere tu. L'importante  che resti lontano per sempre, da te e da quella cosa stupenda che  tuo figlio, tuo figlio, che lui non sa neppure che esiste, figuriamoci se pu capire quanto  meraviglioso.
Poi per gli passi accanto e dici alle altre: Voi entrate, arrivo subito, e non lo sai cosa vuoi fare. Forse sei tornata alla prima idea: va bene essere superiori ma non ci si guadagna mai niente, e allora magari un minuto solo ma vai l e gli dici qualcosa, e ogni parola sar come uno sputo, e ogni sputo sar come un pugno. Arrivi davanti a lui coi passi cos lunghi che la gonna fatica a starti sulle gambe, testa bassa e occhi stretti e cattivi, e per lui ti sorride. Sorride tranquillo, ha una sigaretta in bocca, fa un tiro e la butta, e mentre gli vai addosso lui allarga le braccia, e tu finisci dentro a questo abbraccio. Non sai come, non sai perch. Se lo sapessi, magari avresti almeno un'idea di cosa succede nei cinque minuti (cinque minuti soli) che passano prima di stendervi in spiaggia, dietro le sdraio di uno stabilimento lasciate all'umido della notte, con le lucine di un paio di pescatori sulla riva e qualche coppietta che  venuta qui a strusciarsi. Ma voi altro che strusciarvi, arrivate e gi lui con un bacio ti toglie tutto quello che di amaro avevi dentro, ti prende il viso tra le mani e ti guarda in un modo che non capisci ma insieme ti ruba il respiro,  un attimo e poi senti la sua mano che ti prende i capelli, ti gira, ti alza la gonna fino quasi a strapparla, mentre con l'altra mano ti stringe fortissimo il fianco e ti schiaccia contro di s. Un attimo e ce l'hai sopra, ce l'hai dentro, ce l'hai dappertutto. E c' gente che pu sentirvi, ci sono milioni di motivi per cui non dovresti essere qua, eppure ti viene da urlare, e non lo sai nemmeno tu cosa vuoi urlare, e per fortuna non lo saprai mai perch lui ti infila tutte le dita di una mano in bocca e a te viene da morderle, poi cominci a leccarle, sanno di sigaretta e di qualcos'altro che ti piace, ma non sai cosa, non sai pi nulla. Ogni colpo  pi forte e profondo, un passo in l verso un mondo dove non ha pi senso chi sei, cosa vuoi, cosa  giusto e cosa no. E avanti cos, e ancora, e ancora, per il tempo senza tempo delle cose che danno senso a tutto, e uno si sveglia ogni giorno e si veste e si pettina ed esce di casa perch sa che ogni tanto, nei giorni sempre uguali, a sorpresa si infila un pezzetto di questo tempo qua, e giustifica tutto il resto.
E tutto il resto  la spiaggia, la sabbia sotto le ginocchia, la gonna un po' strappata da una parte, il suo respiro sul collo che sa di fumo e forse anche di pino, di quella resina trasparente appiccicosa e dolcissima, che una volta che ti si incolla alla pelle non se ne va pi.
Si alza, ti guarda, e tu non vorresti farti vedere cos, spettinata, sudata, piena di sabbia dappertutto, con la maglietta incasinata e la faccia rossa. Soprattutto non vorresti fargli vedere l'onda di piacere che ti  passata addosso e la senti ancora che ti vibra dentro con scosse piccole e brevissime che non puoi fermare.
Di scatto lui si sposta e tu vedi nel cielo quella luna enorme e tonda, che secondo te prima non c'era mica perch senn l'avresti vista, quasi un sole pallido, basso e vicino. Illumina la spiaggia, mentre lui si scuote la sabbia dalle gambe, si abbassa un'altra volta su di te, ti bacia appena l'orecchio e ci dice dentro, con quella voce ruvida, quella voce fatta di resina di pino: Chiamala Luna.
E tu l per l non hai mica pensato Ma figurati se adesso mi ha messo incinta un'altra volta, non hai pensato nemmeno che dovevi andare a cercare quella pillola che, nel dubbio, la prendi e azzera tutto.
No, tu Serena hai pensato: Ma figurati se la chiamo Luna.
Che nome del cazzo, una roba da fricchettoni anni Settanta, non la chiameresti mai cos. Soprattutto quando viene fuori che la Susy, una delle tue amiche, lo conosce. Cio, di vista. Era amico di un amico del suo fidanzato, che per non lo vede pi da un secolo. Da quando  finito in galera, storie di droga, di gente picchiata fino a rimanere scema. Si chiama Stefano, ma tutti lo chiamano Ghigliottina per un tatuaggio che ha sul petto, una ghigliottina nera con la lama pronta per cadere e fare il suo lavoro. E tu mentre te lo dice fai di s ma in realt non ne hai idea, non hai mai visto il petto dell'uomo che  il padre di tuo figlio e di un altro che sta per arrivare, che ancora non sai se  maschio o femmina e nemmeno se lo tieni o no. Sai solo una cosa, che non lo chiami Luna.
Anzi, no, ne sai pure un'altra: che tu gli uomini li devi lasciar perdere. Sei intelligente, sei pratica e sveglia, e hai sempre chiaro cosa devono fare le altre coi maschi. Ma se pensi agli uomini della tua vita, ecco, che museo dell'orrore. Almeno fossi una che la d a tutti, una che ogni notte la molla a uno diverso, o a due o tre. Allora s che capiresti, nel grande numero  normale che ci sia lo scemo, il bastardo, il ritardato mentale:  l'inconveniente di tante notti generose e piene di azione. Invece tu no, Serena, tu proprio non la dai, poi una sera ogni mille anni per qualche motivo misterioso succede, e la dai malissimo. A maschi complessati, uomini che a quarant'anni la mamma gli fa trovare sul letto i vestiti del giorno, cos non si confondono e sanno cosa mettere. Uomini che ti raccontano al millimetro il fine settimana che vogliono passare alle terme con te, e non trovano un minuto per informarti che hanno moglie e figli. Uomini che di lavoro non fanno nulla ma inseguono il loro sogno di diventare grandi artisti, e spendono le giornate in spiaggia a modellare un tronco in una forma che per loro rappresenta l'infinito... la collezione  tremenda, e adesso forse  completa, perch proprio ti mancava un criminale che spaccia e si  fatto la galera e probabilmente non si ricorda gi pi di te.
E va bene cos, lui non si ricorda e tu vuoi scordare. Lui non esiste, niente di cos brutto deve esistere per voi, ci sei solo tu e c' Luca, e c' questa bambina (s,  una bambina) che presto sar con voi, ma intanto  una pancia cos gigantesca che potrebbero benissimo averti rubato i piedi il mese scorso e non te ne saresti accorta.
Poi un giorno apri il giornale, per noia, per non sentire pi la mamma e non guardarla che scuote la testa e si batte le mani sul cuore che non ha, e sul giornale c' la faccia di lui, di Stefano detto Ghigliottina. Insieme a un altro pi vecchio e a una donna con gli occhi seri e un nome dell'Est. Finiti gi dalla rampa dell'autostrada che porta a Lucca, in fondo al canalone. Testimoni raccontano che un'altra macchina gli correva dietro, la polizia indaga ma pi o meno le cose si sanno gi, e tu non vuoi sapere altro. Ritagli la foto del Ghigliottina e la metti in un cassetto, poi una notte la riprendi, la bruci in giardino e lasci che la brezza dal mare porti via la cenere, e che la vita porti via te come sa fare lei, a caso e il pi lontano possibile.
E l'hai chiamata Luna.

Anziani non vi arrendete, giovani non vi drogate
 PORCINO GIGANTE IN GARFAGNANA
 Festa in paese per i due pensionati da record
 SERAVEZZA. Incredibile colpo grosso per Gualtiero Stagi e Walter Francesconi, pensionati ed esperti fungaioli di Seravezza, che ieri in una localit tenuta ovviamente segreta hanno trovato un enorme porcino (Boletus aereus) il quale ha fatto schizzare l'ago della bilancia a un peso di 3,200 kg. Il fungo da record ha mobilitato appassionati e studiosi di tutta Italia, l'Unione Micologica Italiana ha inviato un suo rappresentante e l'Universit di Pisa ha chiesto di poter studiare il magnifico esemplare. Comprensibilmente felici i due protagonisti dell'impresa: Stavamo tornando a casa dopo una giornata poco fruttuosa racconta Stagi, 65 anni, ex marmista, quando abbiamo avvistato uno strano cumulo di foglie. Il fungo non si vedeva, ma dopo tanti anni di esperienza abbiamo capito che dovevamo controllare.  stata l'emozione pi bella della mia vita. Francesconi invece, 70 anni, ex assessore ai lavori pubblici della cittadina versiliese, spera che la loro impresa possa contribuire a lanciare un messaggio: Abbiamo trovato il porcino da record, e nello stesso giorno noi vecchietti abbiamo salvato la vita a tre ragazzi che si erano persi sui monti, probabilmente dopo una notte di eccessi. Agli anziani quindi vorrei dire Non vi arrendete, ai giovani Non vi drogate.
 Per chi volesse saperne di pi, stasera presso la sala consiliare del comune, alle ore 21, i due fungaioli racconteranno alla cittadinanza la loro avventura. (Teresa Bartolaccini)
Figli di puttana commenta Sandro. Ma l'ha gi detto mille volte Rambo, e addirittura Marino che le parolacce non le dice mai, perch ha paura che gli scappino anche quando fa catechismo ai ragazzi.
Stasera andiamo l e gli spacchiamo il culo fa Rambo, appoggiato a una vetrina dell'edicola. Il porcino gigante  la notizia principale sulla locandina del Tirreno, e su quella della Nazione sta solo dopo l'annuncio di cinque posti di lavoro in un grande magazzino di elettrodomestici.
Quando Rambo se n' accorto ha chiamato gli altri. Marino  arrivato subito perch stava in giro con la bici e la divisa da ausiliario del traffico, Sandro invece aveva una riunione dei professori dove non ha parlato e non ha ascoltato, ma adesso sta all'edicola pure lui. E guardano la foto gigante dei due vecchi maledetti, che tengono con una mano il Re dei Porcini e con l'altra fanno il pollice in su. Figli di puttana, figli di puttana!, per la rabbia strizzano le pagine del Tirreno come se fosse il collo di quei vecchi maledetti.
Eh no ragazzi, cos me lo sciupate e dopo non lo posso vendere! dice la signora dell'edicola. E Rambo le risponde che non deve rompere il cazzo.
Perch la signora  sua madre, e l'edicola  sua. Gliel'hanno presa il babbo e la mamma coi soldi di quando hanno venduto il banco dei polli arrosto all'Esselunga. La sorella di Rambo, Cristina, ha sette anni meno di lui e vive a Boston, fa la ricercatrice per delle robe mediche e i suoi sono orgogliosi di lei. L'unico brutto pensiero era per questo figlio pi grande e fatto a modo suo, sempre vestito come se vivesse in trincea. Allora coi soldi del banco dei polli gli hanno comprato l'edicola e una posizione. E che posizione, proprio nel centro di Forte dei Marmi, in un punto di passaggio dove anche nel deserto invernale ti difendi, e in estate venderesti pure se ti mettessi a sputare in faccia ai clienti.
E magari Rambo non gli sputa, ma ci va parecchio vicino. Lui  cos, si incazza facile. Gonfia di rabbia perch ci sono quelli che vogliono il giornale all'alba quando non  ancora arrivato, quelli che lo cercano la sera quando  finito, chi chiede il Corriere della Sera ma di due giorni prima, o la Repubblica ma senza l'allegato, oppure l'allegato senza la Repubblica... e alla fine Rambo scoppia, e se un villeggiante vuole una rivista di yacht lui lo manda via urlandogli di pagare le tasse, e quando un notaio fiorentino ha preso Casabella e ha chiesto uno sconto di dieci centesimi, Rambo gli ha risposto che gli sconti li faceva sua moglie sul viale.
Da quel giorno l, a vendere i giornali ci stanno solo i suoi, il babbo la mattina e la mamma il pomeriggio. Dopo una vita di lavoro, comprando l'edicola al figlio pensavano di poter stare finalmente tranquilli, invece adesso faticano pi di prima. E l'unico compito di Rambo  girare il pi lontano possibile da l. Compito che esegue sempre molto bene, tranne oggi che passava per andare al poligono e si  fermato per colpa del Re dei Porcini e di quei vecchi bastardi.
Andiamo l e facciamo un casino dice.
Io non posso, sono di servizio fa Marino, con quella divisa azzurra cos enorme che sembra un accappatoio.
E io ho i compiti in classe da correggere.
Ma non ora, dico stasera all'incontro, davanti a tutti! Andiamo l e raccontiamo com' andata veramente.
E chi ci crede? Non abbiamo le prove si lamenta Marino.
Be', io una foto al fungo gliel'ho fatta dice Sandro. Perch  vero, l'ha fatta appena l'ha trovato, per mandarla a Luca. Si vede male, ma si vede.
Grande Sandro! Questa  una signora prova, con questa arriviamo a Seravezza e gli facciamo il culo. Andiamo a stamparla, su, la facciamo gigante, tipo poster, e...
Ma io sono di servizio.
E io devo correggere i compiti.
Che palle, siete mosci come la merda! fa Rambo, e butta il giornale per terra. Proprio mentre dall'edicola esce una vecchia, che mette male il piede e inciampa. Rambo schizza subito verso di lei, la prende al volo in un abbraccio e la tiene in piedi.
Oddio, grazie bimbo, grazie. Non mi ha retto il ginocchio.
Di nulla signora, capita.
Capita s, quando sei vecchia come me. Ragazzi, ragazzi, com' brutta la vecchiaia. Divertitevi ora che siete giovani e non avete problemi, che poi dopo vi passa l'allegria.
Eh signora, ci proviamo.
Anche se per, oh, l'avete visti quei due pensionati di Seravezza? Saremo anche vecchietti, ma siamo sempre pi in gamba delle nuove generazioni.
La signora lo dice e annuisce per darsi ragione da sola, visto che i tre ragazzi non lo fanno. Qualche passo un po' storto, poi si aggrappa a una bici a tre ruote col cestello dietro e lotta per salirci sopra.
Spinge sul pedale e arriva al ciglio della strada, si ferma a controllare se passa qualcuno, anche se  bassa stagione e potrebbe attraversare a occhi chiusi. Anzi, potrebbe apparecchiare in mezzo alla strada e pranzare l. Ma proprio quando finalmente si decide a buttarsi, dal viale a mare spunta una jeep a tutta velocit, suona e tenta di inchiodare, si butta sull'altra carreggiata e le passa accanto sfiorandola, poi continua la sua corsa mandandola affanculo col clacson.
La signora non se ne accorge nemmeno, guarda in basso e controlla se le ruote sono gonfie, poi riparte tranquilla e se ne va.
Rambo raccoglie Il Tirreno da terra, lo stira con le mani e commenta: Peccato.

Fratello polpo e sorella mosca
Le ruote della Graziella sono sgonfie. Come al solito. Son bucate e bisogna cambiarle, ma suo marito dice di no, che sono solo vecchie e perdono un po' d'aria, ma finch lui le gonfia tutte le mattine non ci sono problemi.
Sar. Intanto per adesso sono sgonfie, e la Ines fatica a pedalare,  in ritardo per la messa delle cinque e deve pure fare il giro largo. Di solito passa per la piazzetta dove ci sono l'alimentari e il negozio dei telefonini, ma quando va in chiesa non pu. Perch una volta al posto del negozio c'era un forno, e se passa di l le riviene in mente quell'estate che era il 1952 e lei aveva vent'anni, suo marito era ancora il suo fidanzato e se n'era andato a lavorare in Emilia per una ditta che faceva le mattonelle, cos poi tornava con un bel po' di soldi e si potevano sposare.
Lei era rimasta a casa ad aspettarlo e intanto dava una mano alla mamma coi lavori da sarta, e ogni giorno di quell'estate - ma ogni giorno davvero, senza saltarne uno - subito dopo pranzo la Ines andava al forno, bussava piano alla serranda abbassata e il ragazzo che aiutava il fornaio la prendeva, la portava sul retro e facevano l'amore.
Si chiamava Luigi, era secco secco e veniva dalla Liguria, parlava poco ma le piaceva da morire. Il primo giorno era andata a comprare il pane ma era tardi e nel forno c'erano solo loro due. Lui le ha dato il pane e gli spiccioli del resto, e mentre la Ines li raccoglieva dal banco Luigi le ha preso la mano e le ha detto: Vieni alle due, ti faccio stare bene. Cos. La Ines ricorda ancora ogni parola, ricorda la faccia seria di lui, le labbra appena piegate da una parte quando ha finito di parlare. E ricorda anche la risposta che gli ha dato lei, corta e senza fiato e impossibile: Va bene, a dopo.
Tutta l'estate era andata avanti cos, ogni giorno alle due, pure la domenica. Poi Luigi era tornato in Liguria, il suo fidanzato era rientrato dall'Emilia e a ottobre era diventato suo marito, e per sessant'anni nella vita della Ines non  successo pi niente di cos forte, anzi forse non  successo pi niente in generale. Infatti ancora adesso, quando passa per quella piazzetta in bici, le tornano in testa quei dopopranzo caldissimi e sudati e sente sulla pelle le mani di lui, come la stringevano, come la facevano scivolare via. E questo non le dispiace, anzi, certi giorni ci passa apposta, certi giorni pedala pianissimo per starci un attimo di pi.
Ma mai quando va alla messa, ecco, questo no. E allora anche se le ruote sono sgonfie, anche se  in ritardo, la Ines prende il vialone e si fa il giro largo fino alla chiesa, lega la bici a un albero ed entra.
E spera che il buio e il fresco la aiutino a scordare il calore di quelle mani, che l'odore di cera e di legno vecchio porti via quello della farina bagnata, del sudore e di tutte quelle cose cos sbagliate e cos stupende.
Oh no, Signore mio, perch mi vuoi punire?
Padre Ermete era gi tutto contento, in chiesa non c'era nessuno, la messa delle cinque saltava e lui poteva tornare in sacrestia. Poi abbiamo sentito questi colpetti secchi che erano i passi di una signora appena entrata, il Padre ha alzato la testa al cielo e ha parlato col Signore e poi dopo con me: Di Luna, mettiti la cappetta che cominciamo.
E io ho fatto di s cos forte che mi  girata la testa un attimo, perch proprio come lui all'arrivo della signora  diventato triste, io invece sono felicissima.  un anno che chiedo come mai le femmine non possono servire la messa, e per un po' la risposta che mi davano era Perch no. Poi l'hanno capito che per me quella l non  per niente una risposta, e allora Padre Ermete mi ha detto che le femmine non possono perch nel Vangelo c' scritto di no. Solo che non era mica vero, io e Luca ci siamo divisi il Vangelo e l'abbiamo letto tutto, saltando magari dei pezzi che era chiaro che non c'entravano, tipo alla fine quando mettono Ges in croce, ecco, era difficile che tra una frustata e una lancia nel petto lui diceva: Ah, quasi mi scordavo, mi raccomando niente femmine a servire la messa, ok?. E comunque, questa cosa Ges non l'ha detta sulla croce e non l'ha detta mai.
Siete sicuri? ci ha chiesto Padre Ermete.
S.
Ah, strano, forse  nell'Antico Testamento.
E allora abbiamo cominciato a leggere pure quello, e intanto ogni domenica l'altare era pieno di chierichetti solo maschi, che per servire la messa si picchiavano perch chi arrivava a Natale con pi messe vinceva un bellissimo premio. Poi l'altro giorno Padre Ermete si  lasciato sfuggire che il premio  una statuina della Madonna con delle conchiglie incollate addosso, e alla messa dopo si  ritrovato solo. A quella dopo uguale, e avanti cos fino a oggi, che andavo al mare e l'ho incontrato nel piazzale della chiesa e lui mi ha detto: Luna, resto dell'idea che le femmine non possano servire la messa, e Ges anche. Ma se oggi vieni a quella delle cinque chiudiamo un occhio tutti e due.
E io sono cos felice che un po' tremo. Non  una messa di quelle importanti,  vero, per  un inizio. E siccome sono sola posso fare tutto io: calice, piattino, campanello, vassoio, ampolla dell'acqua e del vino. Addirittura la raccolta delle offerte, che certo non saranno tante, perch io non ci vedo bene da lontano e la chiesa  buia, ma tutte le panche mi sembrano vuote e anche le sedie sui lati e in fondo. C' solo questa signora, che  una macchia scura con un pezzo bianco in alto, e io vorrei dirle grazie, vorrei sapere come si chiama e dirle che  un bellissimo nome anche se magari  brutto, perch  merito suo se posso servire la messa.
Per dovrebbe arrivare anche la mamma, l'ho chiamata subito e lei ha detto che usciva prima dal negozio e veniva a vedermi, ma forse ci sono troppi clienti e non pu, forse se l' scordato. Non lo so, l'importante intanto  che sia arrivata questa signora, altrimenti la chiesa era vuota e Padre Ermete scappava in canonica a vedersi i documentari.
Sono la sua passione, li guarda e poi ne parla tutto il tempo. Perch i documentari raccontano la vita di milioni di animali e di piante, ma in realt secondo lui dicono una cosa sola, e cio che Dio esiste. I castori tagliano gli alberi e ci costruiscono delle dighe perfette, e allora Dio esiste. Gli uccelli migratori hanno una bussola nel cervello che li guida da un continente all'altro, e allora Dio esiste. Le balene chiacchierano tra loro con delle specie di canzoni cos forti che si sentono da una parte all'altra dell'oceano. E allora Dio esiste.
Infatti anche oggi, come in tutte le messe, Padre Ermete comincia con le preghiere e i salmi normali, ma dopo cinque minuti parte con la sua fissazione.
Voi ammirate i palazzi, ammirate i grattacieli dice, anche se in realt sta parlando a una persona sola, ammirate i quadri e le sculture, e li trovate prodigiosi, ma queste sono tutte creazioni semplicissime. Invece quando camminate per strada non fate caso alla perfezione celestiale che sta dentro a... a una foglia, per esempio. Dovete sapere infatti che la natura  il palazzo pi imponente,  il dipinto pi ammirevole. Non  un caso che san Francesco fosse innamorato della natura. Anzi, voglio dirvi una cosa: ai suoi tempi la televisione non esisteva, ma se ci fosse stata, sicuramente san Francesco sarebbe stato un grande appassionato di documentari. Ma lo sapete che le lucciole usano la luce per far innamorare le altre lucciole? E le api, be', le api sono almeno dieci o venti miracoli messi insieme. E ieri sera ho visto un documentario sulle mosche, cari fratelli, le mosche! Voi state l ad ammirare una scultura, e intanto distrattamente schiacciate una mosca che vi d fastidio. Senza rendervi conto che nessuna scultura al mondo pu anche lontanamente paragonarsi al prodigio della mosca. Per non parlare delle libellule, per non parlare di...
Avanti cos, senza preghiere, senza letture, senza niente di quello che dice il libretto della messa. Ma tra poco arriva il momento pi importante, quello che devo andare in sacrestia tutta sola a prendere i calici per il vino e le ostie, e quando torno di qua spero tanto che la mamma sia arrivata.
Magari sta finendo di pettinare una cliente, magari deve fare qualche commissione per la signora Gemma, ma tanto c' ancora tempo: Padre Ermete  passato dalle mosche ai polpi, e quando inizia coi polpi ce n' minimo per mezz'ora.
Lo sapete voi che i polpi sanno stappare i barattoli, lo sapete che i polpi cambiano colore cento volte pi veloci dei camaleonti, lo sapete che i polpi si aggrappano alle reti e fanno finta di essere morti, e quando passa un pesce... zac! gli saltano addosso.
E allora Dio esiste.

E invece
 (13,59) Ciao bellissima madre, come stai? E la sorella? Stamani  pi freddo ma le onde sono perfette. Mi prendi il giornale di oggi? Non lavorare troppo, non ti arrabbiare, d a Luna che  scema ma poi che scherzo. Mi raccomando il giornale, L.
Cinque minuti, bastava che il messaggio di Luca arrivasse cinque minuti prima e potevi comprargli il giornale nella pausa pranzo. Invece no, hai mangiato un pezzo di focaccia col crudo, hai preso il caff, poi sigaretta e un altro caff, e il messaggio ha fatto suonare il telefono quando gi la signora Minetti entrava in negozio per colore e messa in piega, e cominciava a raccontarti di quanto odia sua cognata.
Hai avuto giusto il tempo di dire che facevi la pip, sei andata in bagno, hai preso il quaderno dalla borsa e ci hai scritto le parole di Luca.
Lo fai da quando  partito. Ogni volta che ti manda un messaggio dalla Francia tu lo scrivi su quel quaderno, col giorno e l'ora. Lo fai per lui, forse, perch a leggerli di fila viene fuori una specie di diario, e magari adesso no, ma fra qualche anno gli far piacere rileggere le cose che ti scriveva dalla sua prima vacanza con gli amici.
E se invece non gli far piacere, allora questi messaggi li tieni per te. Li hai riletti cos tante volte che li sai a memoria. Qualcuno  proprio splendido, altri sono un pochino pi pratici, tipo questo dove ti chiede di prendergli il giornale. Che  stranissimo, Luca i giornali non li legge mai, pure del telegiornale non gli importa niente. Ogni tanto, quando c' la sigla finale dopo il meteo, viene da te e ti chiede:  successo qualcosa da qualche parte?. Tu scuoti la testa e lui torna alle cose misteriose che fa in camera sua. E quindi, se oggi ti chiede di prendergli il giornale, devi trovarlo per forza.
Ma non  facile. All'ora di pranzo magari s, ma adesso sono le cinque e l'edicola vicino al negozio non ha pi nulla. D'estate arrivano un sacco di copie e pure i quotidiani regionali di tutto il centro-nord, che i villeggianti quando stanno qua ci tengono a sapere cosa succede dalle loro parti. Poi con l'inverno i distributori non mandano pi niente, perch pensano che a Forte dei Marmi non c' pi nessuno, e se ci rimane qualche selvaggio che vive nelle pinete o sotto il pontile, ecco, di sicuro quelle bestie non sanno leggere.
All'edicola in centro per, che  la pi grande del paese, qualcosa magari  rimasto. E allora, anche se c' Luna che fa la chierichetta per la prima volta e sei in ritardo, allunghi un pochino la strada e passi di l. Che poi a Luca non sai dire di no mai, figuriamoci oggi che  il suo compleanno.
Oggi diventa maggiorenne. Tuo figlio compie diciotto anni, e come a tutte le mamme ti fa un effetto strano. Solo che a te fa l'effetto opposto: le mamme sono colpite dal fatto che il loro bambino diventi un uomo, perch nella loro testa rimarr sempre un bambino. Tu invece ti stupisci che solo adesso Luca sia ufficialmente un adulto. Perch Luca  nato adulto, diciott'anni li aveva gi quando ne aveva cinque, e adesso che ne compie diciotto potrebbe benissimo farti da padre.
Comunque c' poco da dire, Luca compie diciotto anni, e ti fa cos strano non poterlo abbracciare per il suo compleanno. E vabb che domani torna, per insomma, non  la stessa cosa. E allora sei contenta che sta bene e che si diverte un sacco, ma quando torna non avr scampo, dopo questa settimana con gli amici deve passarne un'altra tutta con te e Luna, e raccontarvi tuttissimo, dalla mattina fino a notte fonda, finch a forza di parlare non perde la voce.
Ma intanto devi sbrigarti, la messa  cominciata e vuoi vedere tua figlia l sull'altare, e lei da lass vuole vedere te.
Sei quasi all'edicola, e il bello di questo posto fuori stagione  che non perderai un secondo a cercare parcheggio, e non ci sar nessuno a comprare giornali davanti a te. Ma intanto ti ferma un semaforo rosso, e lui se ne frega di cosa succede intorno, non importa se l'incrocio  zitto e non passa nessuno da una settimana: lui sta rosso per un certo numero di minuti e tu devi stare l ferma. L'umanit ha spianato le montagne, ha imparato a volare e ha conquistato la luna, perch si arrende a una luce rossa lass che le dice di non muoversi? Non lo sai, ma non puoi passare, non devi. Ci sono quelle telecamere del cazzo che guardano e fanno la spia, e gi con le bollette e le spese normali arrivi per sbaglio a fine mese, un'altra multa proprio non ci sta. E allora, per calmarti, prendi il quaderno coi messaggi di Luca e rileggi uno dei tuoi preferiti.
 (21,19) Ciao bellissima madre, oggi c' il sole, niente vento e il mare  piatto. Niente surf, oggi nuoto. Sulla spiaggia c' una capanna grandissima, di legno e coperta di rami di palma. Ti piacerebbe un sacco, e Luna ci starebbe benissimo l all'ombra, ci si pu stare tutti e tre insieme dalla mattina alla sera. Magari un giorno se abbiamo i soldi ci veniamo. Secondo me si p...
Drin drin!
Ti interrompe un suono debole, tremolante, che non sembra di questo mondo. Il campanello di una bici, viene dalla strada davanti a te. Lo capisci perch poi parte questa voce stridula, che fa: Pista! Pista!.
Una bici a tre ruote, che ti viene incontro e vuole passare tra la tua macchina e il marciapiede, anche se non c' spazio.  la Ines, un'amica di tua madre, e infatti  stronza com'era lei: dall'altro lato della strada passerebbe benissimo, ma lei pedala contromano e insiste a infilarsi per forza di qua. Le giri intorno, la mandi affanculo con la mano, lasci l'auto con due ruote sul marciapiede e corri all'edicola.
Passi accanto a tre tipi che discutono. Uno ha l'uniforme da ausiliario del traffico, ci manca solo che becchi una multa adesso. Gli urli: Non guardare la mia macchina,  messa male ma vado via subito, non farmi scherzi o mi arrabbio!.
La signora dell'edicola ti saluta, ti sorride e aspetta di sapere cosa vuoi, e solo ora realizzi che non lo sai: Luca non ti ha detto quale giornale gli devi prendere. Ma non  un problema, perch sono finiti tutti a parte una copia della Gazzetta di Parma arrivata per sbaglio fuori stagione.
La compri e con un sorriso ringrazi l'ausiliario che non si  mosso di l. E solo ora lo vedi. Solo ora ti accorgi che uno dei tipi  il professor Mancini, quello del ricevimento, il prof di inglese che piace tanto a Luca.
Che poi pure a te non ti  mica dispiaciuto, e adesso ti sembra anche meglio, coi jeans, una camicia vecchia e l'aria di uno che non ha una sola cosa da fare nell'universo. Gli sorridi e lui sorride a te, e ti saluta sventolando la mano, come se non fossi a un passo da lui ma su una nave che parte per sempre da un porto di notte verso il mare scuro.
Lo guardi, cercando di capire come mai questo qua ti piace. Non  bello, non  affascinante, e se per caso  interessante  molto bravo a tenerlo nascosto dietro quell'aria confusa e spersa. Ma la risposta  semplice, ti piace perch sei una cretina. E infatti  meglio che gli uomini li tieni lontani, Serena, perch magari da sole si sta male, ma in due si pu stare male il doppio. Tante donne infilano un uomo nelle loro giornate perch non gli piace la loro vita cos com', ma per farsi pi bella la vita non basta metterci dentro qualcosa di nuovo, bisogna metterci qualcosa di bello. Tua madre per esempio, lei metteva l'olio da tutte le parti, e a te l'olio ti fa vomitare. Faceva le carote lesse e le affogava nell'olio. Tu ti incazzavi, e lei diceva: Ma senn senza l'olio di cosa sanno le carote?. E tu provavi a spiegarle che magari la carota lessa non ha un gran sapore, ma non ha senso provare a migliorarla rovesciandoci un altro sapore che ti fa schifo. Per ti fermavi sempre a met, tanto la mamma non ti ascoltava e per migliorare le carote insipide continuava a spargere il suo olio schifoso, come le donne continuano a riempirsi la vita di imbecilli.
Tu invece resisti, devi resistere. E anche se questo professor Mancini ti piace chissenefrega, ognuno al suo posto, ognuno tranquillo.
Eppure un sorriso ti scappa lo stesso, mentre gli passi davanti per uscire dall'edicola. Il professore risponde, fa un passo verso di te e allunga la mano, poi la ritira, poi non sa che fare e le ficca in tasca tutte e due.
Buonasera dice, come mai la Gazzetta di Parma?
La indica, la alzi e la guardi, dici che non  per te.
Tuo marito  emiliano?
No, perch?
Niente, cos. Ho degli amici a Parma, ero curioso.
Eri curioso che magari uno dei tuoi amici era mio marito?
No, no, non...
Comunque un marito non ce l'ho, n di Parma n normale, se per caso volevi sapere quello.
Lui alza le mani e scuote la testa come per dire no, poi per tu sorridi, e allora gli si piega la bocca in una cosa che potrebbe essere un sorriso ma anche una paresi. Butta lo sguardo a terra, poi lo riporta su di te, e la confusione che trema nei suoi occhi, cos castani e normali, ti entra dentro e ti fa un effetto che conferma il fatto che tu, Serena, dagli uomini devi stare lontanissima. Perch a te non te ne frega nulla di quelli sicuri che hanno sempre la situazione sotto controllo, ti fa tristezza il tono degli uomini che sanno sempre cosa  meglio e rischiano di facilitarti la vita. Invece questo qua, questo tipo imbranato e sperso, che sta davanti a te e non sa pi dove mettere le braccia, come se gliele avessero appena regalate e non avesse spazio per tenerle, questo tipo con la vita cos chiaramente piena di casino che sar facilissimo esportarne un bel po' nella tua, ecco, per qualche motivo tremendo ti piace, e anche parecchio.
Forse perch sei scema come lui. Anzi, senza forse. Infatti sei ancora qui, invece di scappare alla macchina e in chiesa da tua figlia che ti aspetta. Ma per fortuna dove non arriva il tuo cervello arriva il cellulare. Che comincia a suonare.  la Gemma. Forse devi tornare in negozio, magari  arrivata qualche cliente rompipalle di quelle che il colore se lo fanno fare solo da te.
Scusa un attimo dici, come se lo squillo avesse interrotto una conversazione. Pronto?
Pronto, Serena, dove sei?
Sto andando in chiesa da Luna. Perch? Serve qualcosa?
No, no, per ecco, se vieni a casa quando puoi, ecco... sono qua davanti a casa tua e ti aspetto.
A casa mia? Ma perch, che  successo.
Nulla, figurati, ma ha la voce strana, storta. Per quando puoi vieni.
Hai litigato un'altra volta con Vincenzo? Come il mese scorso, che suo marito ha ricominciato a giocare al videopoker e la Gemma ha dormito da voi. Che ha fatto stavolta quello scemo?
No, no, nulla.
E allora perch sei a casa mia?
...
Gemma?
No, niente. S, ho litigato un po' con Vincenzo, s.
Ecco, lo sapevo! Ma stai tranquilla, il cancello  aperto. Le chiavi sono sotto il vaso, vicino alla porta della cucina. Entra pure che arrivo subito.
Metti via il telefono, ti cade il giornale, il professore scatta a raccoglierlo. Lo ringrazi, lo guardi e non c' bisogno di dire niente.  chiaro che devi scappare,  cos chiaro che l'ha capito pure lui.
Bene, allora ci vediamo presto, spero dice.
S, lo spero anch'io. E lo dici perch lo senti, perch  vero. Lo dici perch sei proprio scema.
Ma adesso non ci puoi pensare tanto. Adesso c' un casino da risolvere, e tu sei bravissima a risolvere i casini, quando non sono tuoi. Se un minuto fa col professore non sapevi cosa fare, adesso con la Gemma hai gi un programma preciso. Corri a casa, le prepari un t e cominci a consolarla. Lo potresti fare di lavoro, tutte le amiche quando hanno un momento del genere ti cercano. Il t lo tieni apposta per loro, visto che per te e i tuoi figli  solo acqua nera e amara.
E intanto le strade si incrociano e ti sfilano intorno vuotissime mentre guidi veloce verso la chiesa e verso Luna. Lasci l'auto nel piazzale, in un punto dove non si potrebbe ma chi se ne frega. Entri e la chiesa  vuota, forse la messa  gi finita, porca puttana.
Per no, il prete ancora parla,  solo che non ci sono fedeli, a parte la testa azzurra di una vecchia l in cima. E c' anche Luna, un po' coperta dal prete, accanto a lui sull'altare. Ti viene da salutarla con la mano, ma forse non si fa, e poi  cos lontana che non ti vedr mai.
Ha i capelli raccolti dietro, la pelle del viso sembra ancora pi bianca sopra alla cappa nera che ha addosso, ma sta benissimo,  tutta seria e risponde alle preghiere del prete, si inginocchia al momento giusto,  un chierichetto professionista. Ti dispiace cos tanto non averla vista dall'inizio. E mentre il prete finisce la preghiera dell'Agnello di Dio e inizia a parlare degli agnelli veri, delle pecore che sono animali intelligenti, di un documentario che racconta il miracolo della lana, tu smetti di ascoltare e ti fissi su tua figlia.
E nel buio, che trema appena per la luce finta delle candele elettriche, nel caldo dei funghi riscaldanti, nell'odore di legno vecchio, succede questa cosa stranissima. Succede che di colpo non hai pi pensieri, non hai pi fretta. All'improvviso, solo ti senti bene.
La Gemma ha dei problemi, s, ma sono suoi, e tra poco la messa finisce e vai da Luna e vi abbracciate strette, poi andate a casa e la Gemma ve li racconter, ma adesso no. Adesso respiri e ti siedi meglio, ti senti comodissima su queste panche scomode e dure e lasci che i suoni chiusi della messa rimbalzino tra le pareti e dentro di te, come se tutto il resto non esistesse, come se il mondo l fuori fosse un film che tutti ne parlano e magari una di queste sere vai davvero a vederlo, ma adesso no. Adesso no.
Da che punto mi hai vista? A che punto sei arrivata?
Te l'ho detto, dall'inizio. Cio, non proprio l'inizio ma quasi dici mentre viaggiate veloci verso casa.
Ma perch sei rimasta in fondo? Potevi venire davanti.
Non volevo che ti emozionavi, non volevo che andavi nel pallone.
Non ci sono andata nel pallone.
Lo so, sei stata bravissima, anzi, dobbiamo festeggiare. Mi spiace solo che c' la Gemma che ci aspetta e bisogna consolarla un po'. Mi aiuti? La consoliamo insieme?
Non so se sono brava a consolare le persone.
Sei mia figlia, sei brava per forza. E questa  una sfiga Luna, ricordatelo.
Perch una sfiga? Non  una bella cosa?
S, certo, bellissima. Poi per succede che tutti vogliono essere consolati dei loro problemi, e ai tuoi non ci pensa nessuno, nemmeno te.
Ah, e allora cercher di consolare poca gente.
Brava, provaci.
Per un po' non vi dite altro. E quella cosa che hai sentito in chiesa, quell'improvviso stare bene, ce l'hai ancora qua dentro che resiste mentre guidi, sulla strada piena di sole fatto a strisce dai pini.
Ma perch la signora Gemma  triste?
Ha litigato con suo marito.
Ancora? Ma come mai stanno insieme se poi litigano sempre?
Eh, non lo so nemmeno io.
E stavolta perch hanno litigato?
Non rispondi. Non lo sai. Non ti importa nemmeno troppo. Tanto fra poco siete a casa e la Gemma vi racconta tutto. E anche se lei sar triste stasera dovete festeggiare lo stesso, perch Luna se lo merita, e anche tu un po', poi domani torna Luca, domani l'altro farete festa insieme. A che ora arriva non lo sai, probabilmente non lo sa nemmeno lui. Eppure adesso lo vorresti sapere,  assurdo ma vorresti sapere l'ora e i minuti precisi.
E invece cominci a sapere un'altra cosa, una cosa strana che ti entra dentro senza passare dalla testa. Passa dalla gola, dal cuore, dai buchi invisibili che stanno nella pelle e con dei giri misteriosi arrivano fino al sangue. Respiri sempre pi forte, sudi, Luna ti domanda qualcosa ma non la senti. Senti solo questa cosa che ti si aggrappa dentro e gonfia, e non lascia pi spazio al resto, nemmeno al respiro che entra a fatica, sempre pi corto. Ti stringe la gola, ti spegne la voce.
Curvate nella vostra stradina, che  a fondo chiuso e non c' mai nessuno. E invece ci sono tre macchine. Anzi, quattro. Troppe. E gente fuori, una jeep dei carabinieri e un'ambulanza. E la Gemma che vi vede e vi viene incontro, e...
E tu smetti di guidare. Togli il piede dall'acceleratore, togli la mano dal cambio e le stringi tutte e due sul volante, la macchina arranca un attimo e va avanti a singhiozzo, poi si blocca e resta zitta. E da l in fondo arrivano la signora Gemma, un'altra signora che sta qui vicino, e i carabinieri.
Mamma, che succede, ti portano in galera veramente?
Luna te lo chiede con la voce che trema, trema e poi piange.
E invece tu sorridi. Ridi, anzi. E le fai di s. S, esatto,  questo! Ti portano in galera per quel calcio che hai dato a scuola. Anzi, due calci, uno addirittura a un ragazzino minorenne. Ma certo che vai in galera,  per questo che ti cercano.  giusto, s,  giusto cos.
Le persone ormai sono qui da voi e tu chiudi i finestrini, blocchi gli sportelli. Luna si guarda intorno e non lo sai se vede bene l fuori, le facce che fanno segno di aprire, di scendere, i carabinieri scuri che dicono Largo, largo. Sai solo che tua figlia piange, un attimo fa era alla messa accanto al prete e tu stavi l a guardarla ed eri felice, e adesso lei piange, e non  giusto per niente, e scuoti la testa, e urli: Andate via! Andate via! State zitti e andate via! Andate via, non  successo niente, non  successo niente!.
E invece.

SECONDA PARTE
Forse sar la musica del mare
che nell'attesa fa tremare il cuore.
Torna ogni vela e tu non vuoi tornare,
che lacrime amare versare fai tu.
NICOLA NISA SALERNO

Te l'avessero chiesto prima, cos' il dolore
Te l'avessero chiesto prima, cos' il dolore, avresti detto che  una belva malefica, che ti salta addosso e ti graffia, ti morde, ti squarta. E avresti detto una cazzata.
Perch questo non  il dolore, Serena, questo al massimo  il mostro di un film dell'orrore. Ma cosa ne potevi sapere. Di film ne hai visti un sacco, invece il dolore vero non l'avevi provato mai.
Ora ha riempito la tua vita. Anzi, no, una vita non ce l'hai pi, adesso il dolore  la tua vita, e hai capito che non ti salta addosso come una belva, il dolore non ha fretta. Arriva piano, tanto che per un po' ti guardi intorno e non capisci, cominci a pensare Ma insomma, dov'?. E lui intanto si avvicina, si avvicina e sale, e quando ti arriva addosso  cos enorme che non puoi scappare. Il mostro di un film entra dalla finestra, spunta da sotto il letto o da una tomba, e tu puoi tentare di scappare dalla parte opposta, infilarti nel bosco e correre dritto finch ce la fai, ti volti per vedere se si avvicina, inciampi e cadi, per ti rialzi e ricominci a correre zoppicando verso chiss dove, e corri e urli perch  sempre pi vicino, sempre pi vicino, fino all'ultimo grido fortissimo di quando ti prende e in un attimo  tutto finito.
Il dolore vero invece non arriva da un punto preciso, lui ti sta tutto intorno come il mare quando  mosso, un mare profondo e buio pieno di onde altissime che arrivano da tutte le parti. La corrente ti porta un po' di qua un po' di l, poi arriva un'onda pi alta e ti travolge e vai sott'acqua, e non respiri e non sai pi dove sei, da che parte  il fondo e dove la superficie, e cosa sono queste cose molli e viscide che ti si appiccicano ai polsi e alle gambe e ti portano gi. Allora ti lasci andare e affondi per sempre, e tutto gira pi forte e insieme pi piano, senti il cuore che batte lento nelle orecchie e il respiro che finisce, e proprio mentre stai per affogare, ecco che l'onda passa e ti ritrovi con la testa fuori dall'acqua, respiri e sei ancora qui, ma dove non lo sai. Ti guardi intorno, cerchi qualcosa a cui reggerti, ma non c' verso di vedere nulla perch la gobba di un'altra onda scura sale a coprire tutto, e fra un po' sarai di nuovo sotto, col mare che continua a stringerti nel suo abbraccio che ti chiude la gola, ti pesa sul petto, ti porta a fondo.
 lo stesso mare che si  portato via Luca, lo stesso identico mondo d'acqua scura che ha preso tuo figlio e l'ha fatto sparire, cos grande che i suoi amici non se ne sono accorti. Solo dopo un po' hanno visto la tavola, la sua tavola mezza rossa e mezza blu, si sono avvicinati e attaccato alla tavola c'era ancora il cordino legato alla sua caviglia, solo che Luca stava l sotto. I dottori non hanno trovato niente, nessun colpo, nessuna ferita, niente droghe o alcol, hanno detto che  stata una morte naturale. Un ragazzo di diciassette anni - anzi diciotto proprio quel giorno - alto, forte e con un fisico perfetto, come cazzo fai a chiamarla morte naturale?
Mai un problema, mai una malattia. Al punto che quando tu o Luna prendevate il raffreddore, e Luna d'inverno ha il raffreddore fisso, Luca vi chiedeva in che senso avevate il naso tappato, cosa si prova a soffiarselo e sentire il moccio che ci passa dentro, perch lui un raffreddore non l'aveva avuto mai. E allora come si fa a pensare che Luca sta in mare a divertirsi con gli amici e di colpo basta, di colpo si spegne e lo ritrovano attaccato alla tavola da surf, per sott'acqua, gli occhi verdi aperti, puntati al cielo l sopra. Come si fa a dire che una cosa del genere  naturale. Questo  l'opposto del naturale.  come se... come se... pensi a qualcosa di simile, un'altra cosa cos assurda e tremenda, e non ti viene, solo senti il mare che ricomincia a salire e ti porta gi, sempre pi gi.
Provi ad alzarti, ma anche stamani le coperte sono troppo pesanti e ti schiacciano l, stesa a fissare il soffitto. Non sai che ore sono, ma dalle strisce di luce che passano tra le stecche della persiana sono minimo le undici. Meglio quando piove, quando senti il rumore dell'acqua che batte sul tetto e allora  pi facile stare a letto ad ascoltarla e aspettare domani. Sollevi il busto, togli le gambe da sotto la coperta e provi a toccare terra coi piedi, ma ti sembra un salto impossibile, ti gira la testa e torni sdraiata. Sar la pressione bassa, saranno tutte le gocce e le pillole che prendi per calmarti, o quelle per tirarti su, non lo sai e non ti importa nemmeno.
Basta sdraiarti di nuovo, chiudere gli occhi e aspettare che la luce di l dalle persiane finisca e arrivi un'altra notte, che  diventata la tua parte del giorno preferita, perch di notte nessuno si stupisce se stai a letto. Solo che adesso  mattina, e secondo il resto del mondo dovresti stare in piedi.
E per cosa cazzo te ne frega di quel che pensa il resto del mondo? Cio, di un pezzettino ti importa, un pezzo piccolo e tutto bianco che si chiama Luna, e se non ci fosse lei potresti benissimo... potresti anche prendere e... boh, non lo sai, non sai niente. E comunque Luna c', e allora non ha senso pensare a cosa faresti senza.
Avrebbe senso solo alzarti, vestirti e andare a fare la spesa, salutare le persone in strada e fregartene di quegli sguardi addolorati mentre ti chiedono come stai, comprare qualcosa da mangiare e tornare qua e preparare il pranzo per Luna che torna da scuola.
S, oggi  ricominciata la scuola. Non lo sapevi. Luna si  svegliata presto, ti ha portato la colazione a letto e le medicine. Le hai chiesto come mai era gi in piedi e vestita, lei ti ha risposto appunto che andava a scuola, e a te  sembrata una cosa assurda. Com' possibile che Luca  morto e la scuola ricomincia? Com' possibile che il pulmino passa a prendere i ragazzi uno per uno, che loro ci montano sopra, i pi secchioni davanti e i pi casinisti in fondo, e stanno l a ridere e a prendersi in giro e a tirarsi la roba, se Luca  morto? Ma davvero i professori sono l che aprono i registri e fanno l'appello e cominciano un nuovo anno scolastico, anche se Luca  morto?
No, non  possibile.
E infatti  proprio questo che all'inizio tiene lontano il dolore, il fatto che semplicemente non  possibile.
Quel pomeriggio di marzo, l'ultimo giorno che  esistito il mondo, sei tornata a casa con Luna, vi sono venuti tutti incontro e la Gemma ti ha detto di Luca, che stava in mare coi suoi amici, poi non l'hanno visto pi, hanno visto solo la tavola che galleggiava e... e allora tu ti sei coperta la faccia con le mani, sei rimasta un attimo cos e poi le hai tolte, hai guardato tutti che ti fissavano muti, e sei scoppiata a ridere.
S, a ridere. E loro di sicuro hanno pensato che eri impazzita, o che non avevi capito niente. Ma non eri tu, erano loro che non conoscevano Luca. E infatti anche Luna rideva, un pochino, mentre la abbracciavi forte. Luna! Va tutto bene Luna, non ti preoccupare. Ti ricordi quella volta che c'era quello yacht al largo, Luca  andato a nuoto fino l e l'hanno portato in gita all'isola del Giglio? Ti ricordi quel giorno che  andato a comprare il gelato, ma ha visto la neve sui monti e allora  salito a piedi fino in cima alla Pania? Ha mangiato la neve e poi  tornato a casa alle... che ore saranno state? Mezzanotte? L'una?
Anche pi tardi mamma, anche pi tardi!
E tu facevi di s, e ridevi. Perch sicuramente anche stavolta era successa una cosa cos, era impossibile che fosse diverso.
I tipi dell'ambulanza con le loro tute sceme e arancioni ti stavano intorno, la Gemma ti teneva la mano, e intanto tu immaginavi Luca che cavalcava le onde l nell'oceano, e una ragazza francese magari l'ha visto, si  innamorata ed  andata da lui. A Luca succede sempre anche qua, figuriamoci in Francia che sono pi liberi di testa. Si sono piaciuti, lei gli ha chiesto se voleva andare a casa sua e Luca ha lasciato l la tavola ed  andato con lei. Oppure no, oppure mentre surfava ha incontrato un branco di delfini ed  salito in groppa a uno che l'ha portato su un'isola meravigliosa, un posto segreto e splendido, e fra un po' vi scrive di raggiungerlo e andate a vivere insieme laggi.
Ecco perch, quando ti hanno raccontato quelle cose, tu ti sei messa a ridere e hai abbracciato Luna. Tutti ti guardavano come una matta e allora gli hai detto che ti dispiaceva ma erano venuti per nulla, non era successo niente, gli hai augurato una bella serata e sei entrata in casa con tua figlia e la Gemma. Sei andata in camera e sei montata in piedi sul letto, hai preso la valigia da sopra l'armadio e hai cominciato a buttarci dentro della roba.
Di Luna, aiutami, te cosa ti porti via? Roba leggera eh, e anche un costume, il costume ci vuole.
Ma dove andiamo?
Da Luca, no? Per vedrai che il sole  forte, prendi la crema, prendi le felpe col cappuccio.
E Luna ha fatto di s con la testa e ha cominciato anche lei ad aprire cassetti, ma piano e senza prendere nulla. Mentre la Gemma provava a fermarti, ti stringeva le braccia, ti chiedeva di sederti un attimo solo.
Gemma, adesso non ho tempo. Quando torniamo si parla di tutto quello che vuoi. E mi spieghi cos'ha combinato stavolta Vincenzo, ok? Intanto lo vuoi un t? Luna, prepara un t alla Gemma.
No Serena, grazie, non mi va. Per fermati un secondo, te lo chiedo per piacere, e ascoltami. Luca non  sparito. Stava l vicino alla tavola. Mi dispiace da morire, Serena, ma l'hanno trovato. Capisci? L'hanno trovato.
Gemma, abbi pazienza, adesso non posso stare qui a sentire i tuoi problemi, dobbiamo partire. Luna, per piacere, prendi anche un paio di jeans e una felpa per Luca? Non si  portato quasi niente, mi sa che gli servono.
Tutto quello che trovavi lo buttavi addosso alla valigia, che ormai era una montagna di roba. Mutande calzini maglie scatole di naftalina vecchi fazzoletti ricamati fatti da tua madre e pieni di muffa. E avresti continuato cos fino a ripulire la casa, e dopo chiss cosa avresti fatto. Per di colpo le braccia sono diventate pesanti, ti sei piegata, hai sentito un rumore nella testa tipo uno sciame di vespe che volava in mezzo al vento, un vento fortissimo che ti ha presa e ti ha sbattuta gi. E di sicuro Luna e la Gemma hanno visto che cadevi e sono corse a prenderti prima che picchiassi per terra. Ma tu sei stata pi veloce.
Hai sbattuto la testa sul pavimento, ma non te lo ricordi, non hai sentito dolore. E uguale mentre ti portavano all'ospedale in ambulanza, e fissavi il bianco del tetto sballottato dalla strada. Il dolore ancora non arrivava. Forse era cos enorme che gli serviva tantissimo spazio, e allora prima cominciava a svuotarti dentro: spariva la ragazza francese che invitava Luca a casa sua, sparivano i delfini e l'isola misteriosa, spariva la festa per i diciott'anni di Luca che dovevate fare voi tre soli. E sparivano i suoi occhi verdi, il suo sorriso, il modo che aveva di dirti Non ti preoccupare mamma, che problema c', non ti preoccupare di niente mai.
Da l  stato come un buco enorme, dove tutto cade e si perde. Il giorno e la notte, il passare delle ore, il pranzo e la cena e questa luce inutile tra le stecche della persiana. Non ha senso nemmeno che ti alzi e prepari da mangiare a Luna. Tanto fra poco torna e ti dice che si  sbagliata, che la scuola non  ricominciata,  andata l e il cancello era chiuso e c'era scritto sopra che la scuola  finita e non ricomincia mai pi.
Perch niente ricomincia, niente va avanti, niente ha pi senso. E resti qua, sdraiata nel buio, a respirare in qualche modo tra un'onda e quella dopo.

Il doppio manico di Jimmy Page
Il suono distorto di una chitarra elettrica a tutto volume, questa  la grande linea divisoria, il colpo di mannaia che separa in due l'umanit. Sei miliardi abbondanti di persone, mille colori e mille lingue e mille pettinature diverse si possono distinguere velocemente in due soli gruppi: quelli che adorano il suono di una chitarra elettrica distorta e quelli che lo detestano. Non ci sono vie di mezzo, non esiste gente che ascolta un assolo di fuoco e resta l tiepida e indifferente. E se per caso esiste, a Sandro di quella gente non gliene frega un cazzo.
Lui adora la chitarra elettrica,  il suono della vita, cos forte e cos strano, pieno di melodia e insieme di fischi, roba magnetica che si avvolge alle note, e voglia e rabbia e fughe, sbagli e schizzi e tanto casino, tutto mescolato insieme e infilato di forza in un pezzo di legno con sei corde tirate sopra e sparato nell'aria a tutta potenza.
Eppure oggi questo suono gli d la nausea.
Sar perch sono le tre del pomeriggio e si  appena svegliato. Anzi, non si  svegliato da solo, ha sentito qualcuno che diceva Maestro, maestro, ha aperto un occhio e c'era questo ragazzino coi capelli mezzi lunghi e la chitarra in mano, a Sandro c' voluto qualche secondo per capire dov'era e in che epoca, poi si  messo una felpa addosso al pigiama, si  seduto sul letto e hanno cominciato la lezione.
E adesso gli tocca stare qui ad ascoltare la stessa scala pentatonica ripetuta un milione di volte, le stesse note acute e scricchiolanti che si piantano una per una nella nebbia del suo cervello e ci si perdono, dopo una notte passata mezza a dormire e mezza a fissare il bianco del soffitto, e questa del soffitto  la parte migliore, perch invece quando dorme Sandro sogna Luca.
Sono sei mesi che va avanti cos. Cio, i primi giorni no, i primi giorni non dormiva proprio. Non riusciva nemmeno a sdraiarsi, si sentiva affogare, e allora restava seduto e leggeva tutti gli articoli dei giornali locali, tutte le frasi di addio degli amici e dei conoscenti di Luca, sui blog e su facebook e in tutti quei cassonetti elettronici dove la gente butta i suoi pensieri.
Continuano a pubblicare i loro ricordi di Luca, con un sacco di foto di lui che passa per strada, che si infila o si sfila la muta in riva al mare, che nuota, che raccoglie una conchiglia sulla spiaggia. E sotto le foto una scarica di commenti tipo Luca da quando non ci sei pi il mondo  meno bello, Luca da oggi una stella pi luminosa splende nel cielo, e altre stronzate che la gente scrive per quell'istinto schifoso a essere protagonista sempre e per forza.
Stronzate sceme e gi sentite, tutte cos uguali nel loro sforzo di essere uniche. Eppure appena ne spunta una nuova Sandro corre a leggerla e la studia per ore. Non sa perch, forse solo per la voglia di farsi del male, ma anche perch con un pezzetto di cervello spera di trovarci qualche particolare prezioso, tipo che Luca  andato a Biarritz perch voleva rivedere una ragazza che gli piaceva tanto, o perch qui aveva combinato qualche casino e voleva stare lontano per un po', o forse i suoi amici hanno insistito cos tanto che alla fine ce l'hanno quasi portato di forza. Qualsiasi cosa va bene a Sandro, tutto tranne la verit. Perch la verit  che l'ha ammazzato lui.
Ci sono pochi modi per dirlo, anzi forse c' questo e basta. L'ha ammazzato, e magari col fucile o col coltello o con la motosega faceva prima, ma ci sono altre vie per uccidere che non ti sporchi le mani e il risultato  uguale. E cos ha fatto Sandro, che Luca l'ha incoraggiato, l'ha spinto, quasi l'ha buttato di peso dentro a quel viaggio maledetto.
A Biarritz ci devi andare per forza Luca, se il problema sono i soldi te li presto io, e se tua madre non ti vuole mandare, ecco, io ci andrei lo stesso. Le mamme sono la prima linea di attacco della societ, e la societ ha un solo scopo: vuole tenerti prigioniero per sempre. Non te ne accorgi, perch  una cosa lenta. Prima  un recinto largo, cos largo che non lo vedi nemmeno, poi si restringe sempre pi fino a diventare una gabbia, e quando te ne rendi conto  troppo tardi e addio. Ecco perch adesso che vedi questo recinto che si stringe, te devi puntarlo e caricare e buttarlo gi. Buttalo gi Luca, sfonda il recinto e vai!
Cos gli ha detto, parola per parola. Che se l'avesse detto un avventuriero, uno spericolato, un ribelle che vive sempre al limite e mangia la vita a morsi, ecco, anche cos sarebbe stata una roba scema. Ma ancora peggio se viene dalla bocca di Sandro, che a quarant'anni sta ancora in casa coi suoi e nella vita non si  buttato mai mai mai.
Di Luca, senti che  la cosa giusta? E allora vai, senza paura, coraggio!
Ma il coraggio  facilissimo, se rischia un altro al posto tuo. Non  coraggio,  essere stronzi punto e basta. E altro schifo si  aggiunto quando Sandro ha incontrato Serena e gli  venuto da fare il filosofo, con tutte quelle cazzate sulla forza che non si pu bloccare, sul destino splendido di quel ragazzo, sull'ombrellino di Willy il Coyote... a ripensarci Sandro si sente morire. Perch  un imbecille,  un idiota. Anzi, no, Sandro  un assassino.
Maestro, scusi, devo andare avanti? gli chiede il suo allievo, stacca per un attimo le dita dalle corde e ci soffia sopra perch gli fanno male. Il mini amplificatore accanto al letto manda solo un rumore frusciato tipo frittura elettrica, l'allievo succhia la saliva da dentro l'apparecchio. Sar un quarto d'ora che suona la stessa scala, Sandro gli ha detto di andare avanti finch non gli dava lo stop, ma chi ci pensava pi.
Basta cos. Adesso per me la rifai alla rovescia.
Ma ero gi alla rovescia.
Sicuro? Allora ricomincia normale. Per mettici pi carica, pi tono, passione.
Le dita secche e storte del ragazzino tornano a scivolare sulla tastiera della chitarra. E Sandro torna a pensare a lei, a Serena, in questi mesi ha provato a rivederla ma  stato impossibile. Lavora da una parrucchiera ma in negozio non c' mai, dicono che non esce pi di casa, l'ultima volta che l'ha vista  stato al funerale. Ma quel giorno Sandro non ha avuto il coraggio di andare da lei.  rimasto a spiarla da lontano, c'era cos tanta gente che nascondersi era la cosa pi facile del mondo. Si  messo dietro un gruppo di ragazze con uno striscione che diceva Resterai per sempre sulle onde del nostro cuore e l'ha guardata camminare dietro la bara, gli occhi piantati per terra e i capelli spettinati, una signora accanto che la reggeva con un braccio intorno alla vita e le parlava piano all'orecchio, e dall'altra parte una ragazzina pallida con degli occhiali da sole giganti e una felpa nera col cappuccio tirato su.
Sandro la vedeva arrivare e avrebbe voluto abbracciarla anche lui, avrebbe voluto dirle qualcosa. Invece quando gli  passata davanti lui, col suo grande coraggio, ha fatto un passo indietro e si  fatto mangiare dalla folla. Perch in un momento cos doloroso cosa puoi dire? Niente ha senso, qualsiasi frase  cretina come quello striscione delle onde del cuore. Ma oltre a questo, la verit  che Sandro aveva paura. Paura che nello sguardo spento di quella donna meravigliosa tornasse di colpo la luce della vita, una luce fatta di odio, e che lei gliela piantasse negli occhi e gli saltasse addosso per strapparglieli, oppure peggio aprisse la bocca per dirgli come stavano davvero le cose, e cio Ciao professore, hai ucciso mio figlio, sei contento?.
Allora Sandro  rimasto l nascosto, a guardare la bara da dietro altre teste che si scuotevano per dire che non era giusto, e immaginava il corpo perfetto di Luca l dentro, i capelli lunghi intorno alla faccia, gli occhi chiusi e tutto il buio. Gli aveva detto di andare, di non accettare un recinto che lo stringeva, e adesso lo stringe una scatola di legno. Gli aveva detto di buttarsi e vivere la vita, e l'ha mandato a morire.
Da quel momento, ogni volta che Sandro riesce a sdraiarsi pensa a Luca steso nella bara, e se per sbaglio ogni tanto si addormenta, lo sogna.
Ma non lo sogna cos, sottoterra oppure che galleggia senza vita fra le onde. No, cos sarebbe meglio. I sogni di Sandro invece sono spaventosi e devastanti, perch una volta vede Luca che corre felice, o di notte ubriaco che ride per nulla con gli amici, sulla spiaggia dietro un pattno con una ragazza che fino a dieci minuti prima non conosceva. Lo sogna a letto con una, due, tre donne insieme, una bruna una bionda una rossa. Lo sogna con un blocco per gli appunti e una penna in mano, appoggiato a una moto su una strada polverosa spersa in mezzo al Messico, sotto un cielo pazzesco dove le stelle scoppiano di luce come popcorn nel blu. Lo sogna che stringe la mano a qualcuno mentre ritira un diploma, poi quel diploma diventa una coppa, poi un bambino appena nato, e avanti cos con tutte le cose splendide che Luca avrebbe sicuramente fatto, e lo aspettavano solo un passo pi in l sulla strada luccicante della sua vita. Poi per su quella strada ha trovato la sbarra di un passaggio a livello, e quella sbarra era un supplente testa di cazzo, cos la strada di Luca  finita l, e Luca insieme a lei.
Sandro si sveglia da questi sogni orribili tutto sudato e col cuore a mille, si tira su e si guarda intorno senza sapere dov' e vede i muri pieni di dischi e riviste, vede la chitarra in un angolo, vede la solita lettera del piccolo Ivan arrivata dall'Emilia con un palloncino, ferma da nove anni in attesa di una risposta, e si sente morire. Ma in realt non muore, Sandro  ancora qua, il suo schifo di vita ingiustamente va avanti.
Maestro, possiamo fare un'altra scala?
Cosa?
Se mi pu insegnare un'altra scala, questa qui la so abbastanza.
Sandro guarda il suo allievo, cerca di mettere a fuoco. Poi si volta alla porta e urla Caff!, aspetta un attimo e lo urla di nuovo. La mamma di l non risponde, ma dalla cucina parte un rumore di cose spostate, e allora l'ha sentito.
No,  troppo presto dice al ragazzino. Le scale pentatoniche sono importantissime. Facciamo la seconda quando la prima  perfetta. Su, riparti.
Lui fa di s, succhia la saliva e abbassa di nuovo gli occhi allo strumento. Ma prima di ripartire torna un attimo su, e lo osserva. Dal basso e solo per un secondo, ma Sandro riconosce quello sguardo sotto la sua fronte brufolosa, e capisce che anche per questo ragazzino  arrivato il momento. Il momento arriva sempre, prima o dopo. Dipende da quanto  sveglio l'allievo, da quanto  portato per la musica, ma  solo questione di tempo. Anche se a Sandro il tempo non  servito a un cazzo.
Lui suona la chitarra da ventisette anni, ventisette, eppure fa pena. Ha cominciato in terza media, quando lo zio Roberto gli ha raccontato di Jimmy Page. Lo zio Roberto aveva il giubbotto di pelle, i capelli un po' lunghi e magliette piene di teschi che andava a comprare a Firenze in un posto che si chiamava Inferno e Suicidio. Aveva diciannove anni e voleva diventare un fotografo rock, cos girava insieme ai gruppi e poteva vivere nel mondo della musica che gli piaceva da morire, e infatti oltre alle magliette coi teschi si comprava un sacco di dischi. E forse, se avesse risparmiato su quella roba e si fosse comprato una macchina fotografica, magari poteva riuscirci davvero a diventare fotografo. Per alla fine si  messo a fare il giardiniere insieme al suo babbo, andava in cima ai pini a togliere le pigne e un giorno  caduto da un ramo e non aveva la corda di sicurezza.  rimasto su una sedia a rotelle e due volte l'anno va in gita a Medjugorje, dove la Madonna non l'ha mai vista ma ha conosciuto una donna di Antignano con una gamba sola e ora vivono insieme e costruiscono dei presepi giganteschi, con cascate e montagne e personaggi che si muovono da soli, tutto l'anno.
Ma all'epoca lo zio Roberto era ancora selvaggio e scatenato, quella sera erano a cena dalla nonna perch era il suo compleanno e gli ha fatto vedere una foto dei Led Zeppelin che teneva nel portafogli, e c'era appunto Jimmy Page con una chitarra pazzesca, a due manici.
Jimmy Page  pieno di fica. Jimmy Page ha cos tanta fica che ogni sera entra in una camera d'albergo e ci trova venti o trenta ragazze che vogliono fare l'amore con lui, perch sanno che se fanno l'amore con lui, al concerto dopo Jimmy Page gli dedica una canzone. E Jimmy Page fa l'amore con tutte, a gruppi di tre o cinque o sette, mai un numero pari perch gli porta male, e intanto quelle altre lo aspettano per terra e si accontentano fra loro. Ma dopo, al concerto, Jimmy Page non suona abbastanza canzoni per dedicarne una a ogni fica, le canzoni dei Led Zeppelin sono lunghe e ne faranno una decina, dodici a serata, e invece le fiche sono trenta minimo, e Jimmy Page  un uomo di parola e ci tiene a dedicare un pezzo a ognuna. E allora Jimmy Page cosa fa? Jimmy Page usa una chitarra col manico doppio, e suona un po' uno un po' l'altro, cos ogni canzone vale doppio e la pu dedicare a due fiche in un colpo solo. Capito Sandro quanto la sa lunga Jimmy Page?
Sandro non aveva risposto, era rimasto senza parole, ma aveva capito s: doveva imparare a suonare la chitarra.
Aveva cominciato con una Eko acustica usata, ogni giorno si esercitava e studiava, e anche se all'inizio era solo bruciore di dita e note pezzenti come lo strumento da dove uscivano, Sandro sorrideva e insisteva, perch sapeva che piano piano sarebbe diventato bravo, i capelli sarebbero diventati lunghi e la chitarra sarebbe diventata elettrica, e finalmente sarebbe arrivato il momento della chitarra a due manici per stare dietro a tutte le fiche che volevano morire nelle sue braccia.
Solo che non funziona cos. Qua non si parla di matematica, di quel mondo bugiardo e fasullo dove uno pi uno fa sempre due, e se suoni per dieci anni diventi dieci volte pi bravo di quando hai cominciato. No, perch oltre agli esercizi, oltre all'impegno e alla determinazione, in queste cose si infiltra un elemento malefico e ingiustissimo che se ne frega del tempo e dell'impegno. Questo elemento si chiama talento, e Sandro, porca puttana, non ce l'ha. Anzi,  proprio negato. Gli anni sono passati, i capelli hanno fatto in tempo ad allungarsi e riaccorciarsi e cadere, eppure la chitarra a due manici di Jimmy Page non  arrivata mai: le dita lente e imprecise di Sandro faticano a trovare le posizioni giuste su un manico solo, figuriamoci due.
Ma questo i suoi allievi non lo devono sapere.  da quando stava all'universit che d lezioni di chitarra, tutti i ragazzini della zona cominciano col maestro Sandro, qui in camera sua. Si fa chiamare cos, maestro, e lo sa che  una cosa patetica e che tecnicamente non  nemmeno vera, per  un modo per tenere sotto i ragazzi. Come quando gli racconta dei suoi concerti a Londra, tanto tempo fa, che invece lui a Londra non c' stato mai perch ha paura di volare. S, esatto, un professore di inglese che non  mai stato a Londra, e un maestro di musica che non sa suonare. Ma queste scemenze le deve usare, sono necessarie, perch se i ragazzi alzano la testa, se osano guardare in faccia i fatti anche solo per un istante, si accorgono subito di quanto  scarso il loro maestro. Perch questo ragazzino qua, che ha iniziato a suonare il mese scorso e ripete la stessa scala pentatonica all'infinito, non deve immaginarlo neanche un attimo che Sandro, dopo pi di un quarto di secolo, difficilmente saprebbe suonarla cos precisa e pulita.
Ma non c' niente da fare,  solo questione di tempo, prima o poi il momento arriva. Il momento tremendo in cui il ragazzino alza gli occhi e lo guarda come l'ha appena guardato questo qui, che succhia la saliva dall'apparecchio e fa: Maestro, scusi, io a casa ho provato a fare delle cose per conto mio. Lo so che mi ha detto che non devo, ma su internet spiegavano come si fa l'assolo di Master of Puppets. Ho provato a stargli dietro, ma non so se va bene. Posso farglielo sentire un attimo?.
Sandro non dice nemmeno di s, non fa nulla, solo si appoggia al muro in fondo al letto e si prepara. Perch tanto  sempre cos. E se non  Master of Puppets dei Metallica  Miracle Man di Ozzy Osbourne o Rust in Peace dei Megadeth, o un altro dei mille pezzi favolosi che Sandro ha tentato di suonare per anni, relegandoli alla fine nella categoria delle cose umanamente impossibili.
Ma non sono impossibili per niente, glielo dimostra questo ragazzino. Che suona da due mesi insieme a un maestro scarsissimo, eppure attacca l'assolo e le dita volano sulle corde, e a parte qualche sbavatura tutto esce perfetto e veloce, come nell'originale. Alla fine Sandro gli dir bravo, ma gli spiegher che quello stile non  il suo, che non  il maestro giusto per lui, e gli dar il numero di un certo Manuel che insegna a Viareggio, e ogni allievo che Sandro gli gira, Manuel gli offre una birra.
L'ha fatto mille volte, una in pi non dovrebbe essere difficile. Ma stavolta s, perch stavolta gli viene da pensare a Luca. Che l'ha conosciuto troppo poco, e non ha avuto il tempo di arrivare a guardarlo come ha fatto questo ragazzino adesso. O forse s. Forse un attimo prima di cadere, prima di andare a fondo, prima di chiudere per sempre gli occhi sotto il peso dell'oceano, Luca ha pensato a lui, l'ha visto riflesso nell'acqua scura e ha capito chi  davvero Sandro Mancini, com' fatto e quanto  triste la sua vita. E anche se a migliaia di chilometri di distanza, per un attimo pure lui l'ha guardato in quel modo, con gli occhi pieni di acqua salata, di schiuma e delusione.

La Casa dei Fantasmi
Oggi  caldissimo. Era il primo giorno di scuola e tutti stavano in maniche corte, a parte me che  meglio se copro le braccia dal sole, e a parte Zot che ha un cappello col pelo dentro e un giacchetto di lana abbottonato fino al collo.
Che poi, insomma, viene dalla Russia e allora secondo me qua dovrebbe morire di caldo, ma forse quel posto l da dove viene lui  un posto particolare che non c'entra nulla con la Russia, e infatti una volta una mamma gli ha chiesto di dov'era, lui ha risposto che  russo e lei ha sorriso, poi per le ha detto che viene da Chernobyl e lei si  tappata il naso e la bocca, l'ha fissato spaventatissima e ha cominciato a camminare all'indietro tirando sua figlia per un braccio. Quindi mi sa che Chernobyl  un posto strano, e Zot  strano anche di pi, ma pure le altre persone non mi sembrano tanto normali. Ma ormai di normale non c' rimasto niente, sono sei mesi che non succede una cosa normale, com' fatta una cosa normale io quasi non me lo ricordo.
E intanto torniamo a casa insieme, a piedi perch il pulmino per noi  pericoloso. All'andata no, hanno tutti sonno e ci lasciano in pace, ma al ritorno  meglio camminare. E senza fretta andiamo a casa mia, perch Zot vuole salutare la mamma.  gi venuto quest'estate, le ha detto Buongiorno signora e lei gli ha sorriso, ma solo con la bocca, senza guardarlo, senza neanche dirgli che se la chiama signora gli spacca la testa. Eppure lui vuole tornare.
Guarda che  uguale a come l'hai vista l'altra volta.
Va bene lo stesso Luna.
Guarda che forse non ti saluta nemmeno.
Nessun problema, la saluto io. Mi fa piacere vederla, e secondo me fa piacere anche a lei.
Questo non lo so.
Oh s, s, sicuro! Te stamani non sei stata contenta di vedermi?
Me lo chiede e io non rispondo. Perch in effetti un po' s, ma che sono contenta non riesco pi a dirlo, non so neppure se  giusto essere contenta. Allora sto zitta e vado dritta verso casa. Tanto ormai  cos, in questi mesi schifosi io non so pi nulla di nulla, tutto succede a caso e io non lo capisco, solo lo guardo succedere.
Sei mesi sono tanti, sono ventiquattro settimane, quasi duecento giorni che le persone nel mondo si sono alzate e sono andate a lavoro o in giro o dove gli pare, poi sono tornate a casa e hanno cenato e hanno guardato la tv e poi si sono addormentate, cos la mattina dopo potevano ricominciare da capo. Gli aerei sono decollati, le navi hanno galleggiato verso tanti posti strani,  finita la primavera,  finita la scuola e in qualche modo mi hanno pure promossa, poi  arrivata l'estate e ormai sta finendo pure quella, infatti oggi la scuola  ricominciata. Un sacco di cose sono successe in questi sei mesi.
Ma per me e la mamma no.
Per noi non  successo pi nulla, non esiste pi niente, nemmeno i giorni. Mangiamo ogni tanto quando ci viene in mente, ci addormentiamo quando capita, senza dire Ora vado a letto. Un attimo prima siamo sveglie, quello dopo no. E dal letto, quando  arrabbiato sento il rumore del mare, quasi mi sembra che mi stia chiamando, che mi chieda Luna, come mai non vieni pi da me? Non li vuoi pi i miei regali?. E infatti no, non li voglio pi quegli stecchi e quelle cose tutte sporche e rotte che non servono a niente: invece di portarmi tante schifezze il mare poteva salvare mio fratello.
Ma non  solo che non vado pi al mare, io non vado proprio da nessuna parte. In sei mesi sono uscita dal giardino tre volte e basta, per delle visite all'ospedale che mi ci ha portato la signora Gemma. Dopo le visite mi chiede sempre se voglio prendere un gelato o se andiamo a vedere qualche negozio, ma io voglio solo tornare a casa dalla mamma e mettermi accanto a lei nel buio a non vedere niente.
E per stamani sono uscita, ricominciava la scuola e ci sono andata come gli altri. Non  che l'ho deciso, mi sono svegliata e via, anche se non ho i libri, anche se non sono pi abituata alle persone che mi passano accanto e parlano a voce alta, a tutta questa luce, luce fortissima, luce ovunque. A parte adesso, che Zot curva a sinistra e prendiamo una stradina stretta e buia, che io invece non ci passo mai. E non ci voglio passare nemmeno ora.
No, andiamo di qua, Zot, di.
E perch?
Perch  meglio, si fa prima.
Ma io devo passare da casa un secondo, dico al nonno che vengo da te e andiamo.
Vabb, per non passiamo da questa strada.
E perch?
Perch c' quella casa, di dico. E penso alla casa che c' l in fondo, in mezzo a una specie di bosco. La chiamano la Casa dei Fantasmi, e solo il nome mi fa tremare il respiro. Per Zot non mi ascolta, prende la stradina buia senza voltarsi e io lo seguo, ma un bel po' di passi dietro. E gi si vedono laggi tutti quegli alberi alti, scuri e pieni di rami storti che nascondono la casa.
Una volta il nonno mi ha raccontato che una sera nella Seconda guerra mondiale ha visto cinque persone l dentro impiccate a un pino che dondolavano. Gli ho chiesto se si erano suicidate o se le aveva impiccate qualcuno, e il nonno ha detto che erano stati i tedeschi, che in guerra si lotta ogni giorno per sopravvivere e figurati se c' tempo per suicidarsi.
Un'altra volta invece una signora che la mamma le tagliava i capelli mi ha detto che passava di qui all'ora di cena, ha sentito un rumore e si  voltata verso il bosco, e ha visto un signore anziano con una pala in mano che sotterrava qualcosa, o qualcuno, l in mezzo.
Ma anche senza queste storie, la Casa dei Fantasmi fa paura solo a guardarla. Le case vicine sono tutte nuove, giganti e color crema, i padroni ci stanno solo in agosto e lo stesso sono sempre pulite, l'erba  tagliata precisa e gli alberi non ci sono proprio, o al massimo qualche palma perch le palme non sporcano. La Casa dei Fantasmi invece sparisce in fondo a una foresta di alberi fitti e storti, che sembrano l l per cadere ma forse stanno in piedi perch si reggono l'uno con l'altro, si attorcigliano e si mescolano e sotto ci sono i rovi e le spine ed  sempre buio, anche adesso che  l'ora di pranzo e io vorrei passare di corsa e fermarmi solo quando arrivo a casa.
Invece Zot non corre, anzi, arriva l davanti e si ferma proprio. Va al cancello rugginoso e guarda dentro, dopo un attimo lo apre e giuro che entra, e comincia a infilarsi nel bosco dei fantasmi.
Zot, ma che fai! Sei scemo? Vieni via, corri!
Ma te l'ho detto, devo dire al nonno che vengo da te!
E io resto muta a fissarlo: no, non  possibile, Zot abita proprio qua, nella Casa dei Fantasmi! Mi pianto in mezzo alla strada e non ci posso credere.
Luna, di, vieni! urla da l in mezzo. Scuoto la testa fortissimo e resto al cancello. Sopra c' scritto proprio chiaro, bello grosso su un pezzo di legno:
IL CAMPANELLO  ROTTO, NON SUONATE, ANDATE VIA E BASTA.
Di Luna, hai paura?
No. Per sto qui lo stesso.
Ah, ecco, perch se invece hai paura vorrei precisarti che il punto pi pericoloso  esattamente il cancello. Il fucile  sempre puntato l dice. Poi ricomincia a camminare e sparisce nel folto del bosco.
Mi guardo intorno, non vedo quasi niente ma sento tanti rumori strani e uno schiocco secco che forse  un ramo che si spezza sotto i piedi di Zot, ma forse  un fucile che si prepara a spararmi. Allora stringo le sbarre del cancello con le mani, respiro forte e mi butto dentro. E non ci posso credere ma eccomi qua, nel bosco della Casa dei Fantasmi, i rami che si incrociano intorno, le mani davanti per sentire dove sto andando.
Zot! Ci sono animali pericolosi qua?
No dice dal buio laggi. Solo ragni e serpenti.
Giuro, dice cos, ragni e serpenti. Mi blocco e comincio a spostare i rami con due dita sole, e ho tanta paura. Come ce l'avevo a entrare qua, e come stamani quando sono uscita di casa e un po' mi hanno fatto paura la strada, la scuola, i professori che forse chiedevano i compiti per le vacanze e io non ho fatto nemmeno le vacanze, figuriamoci i compiti. E adesso ho paura di tornare a casa e trovare la mamma ancora a letto al buio, oppure in bagno seduta sul water che piange piano, e quando arrivo la saluto e lei prende una scossa, come se fossi una ladra.
 successo cos anche stamani, quando ho preso lo zaino e le ho detto che andavo a scuola. Non ha risposto, ma lo so che per lei era la cosa pi assurda del mondo: Luca  morto, che senso ha andare a scuola, che senso ha uscire e avere paura dei ragni e dei serpenti?
Ma forse il problema  mio che sono scema, o sono cattiva, perch a me continua a fregarmene un po', ci sono cose che mi fanno paura e altre che ancora mi piacciono. E continuo a tremare quando prendo i rami con le dita, quando una ragnatela mi si posa sulla faccia. E schizzo proprio in aria quando gli alberi finiscono, e dal nulla mi arriva addosso questo urlo catarroso che fa: Mani in alto, bastardi! Mani in alto e preparatevi a morire!.
Smetto di respirare, strizzo gli occhi e vedo il bianco tutto macchiato di scuro che  il muro della casa, la Casa dei Fantasmi, e un buco nero che forse  una finestra aperta. Mi copro la testa con le mani, poi mi ricordo cosa ha detto la voce e allora alzo le mani al cielo pi alte che posso. E anche se non so come si fa, mi preparo a morire.
Fermo nonno, sono io! dice Zot, ma intanto ha alzato le mani anche lui.
Ah. E quella vecchia chi ?
Non  una vecchia,  in classe con me.
E perch ha i capelli bianchi?
 nata cos nonno, si chiama Luna, le ho detto io di venire.
E hai fatto male.
Scusa nonno.
Non sono tuo nonno. E scusa un cazzo!
Zot fa di s, poi si gira verso di me: No, ma non lasciarti fuorviare dall'asprezza delle parole Luna, in realt il nonno  una persona squisita.
Sar, ma intanto resto a mani alzate, immobile a parte il cuore che mi picchia fino in gola. Poi da dentro arrivano dei rumori di legno e ferro, delle offese alla Madonna e degli schiocchi tipo cloc, clac, un'altra volta cloc e alla fine la porta si apre, ma appena un pezzetto, e la voce catarrosa dice: Entrate, veloci.
Zot corre dentro, ma io non voglio mica. Resto un attimo cos e non so che fare, poi qualcuno mi agguanta e mi butta dentro. Nella Casa dei Fantasmi.
Che odora di tappeti vecchi, di vestiti lasciati in un cassetto per tanti anni, odora di cane bagnato e della pioggia caduta due o tre inverni fa. Mi tolgo gli occhiali scuri e vedo un tavolino con due piatti sopra, forse rotti, un frigorifero senza lo sportello e nell'angolo, alla finestra, il nonno di Zot che d un'altra occhiata fuori.
Ha le ciabatte di plastica, il sotto del pigiama e sopra una canottiera cos slargata e vecchia che praticamente sta a petto nudo. E sulla testa ha un berretto blu con una scritta che non leggo. Ah, e un fucile in mano.
Chiude la finestra e ci guarda. Anzi, forse guarda solo me, da quella faccia piena di righe fonde che sembrano sgraffi, la bocca storta all'ingi come uno che ha appena morso un limone.
E te cos bianca da dove vieni, sei radioattiva pure te?
Come dice scusi?
Dico, anche te sei di Chernobyl?
No signore, sono di qui. Per sono albina.  una cosa genetica, vuol dire che...
Lo so, lo so. Una volta sui monti sopra Sillano c'era un fagiano albino, tutto bianco, anche il becco. Tutto l'inverno abbiamo provato a fregarlo, ma era uguale alla neve, ogni tanto lo vedevi e poi spariva. I fagiani normali piano piano li abbiamo stesi, il fagiano albino invece  arrivato a fine inverno senza problemi, poi appoggia il fucile al muro e si gira verso di me. E io faccio di s, e sorrido anche un pochino, perch questa storia del fagiano bianco  proprio bella.
Quanti anni fa  successo, signore? Sar sempre l sui monti?
Cosa?
Il fagiano bianco, sar sempre l dove dice lei?
No, macch. Quando  finito l'inverno si  sciolta la neve, e nel bosco il fagiano bianco brillava come una lampadina. L'abbiamo trovato su una piana, ha provato a volare via e gli abbiamo sparato. Al secondo colpo gli era gi partita la testa, ma se ne  presi sei, uno per uno. Era conciato cos male che non c' stato verso di mangiarlo. Anzi, praticamente non  cascato per terra.  scoppiato in aria e amen.
La mia testa smette di fare s, cerco di sorridere ancora un po' ma non mi riesce.
Ma insomma, cosa siete voi due, fidanzati? chiede di colpo il nonno di Zot, che ora sta in piedi con la schiena al muro e il fucile poggiato per terra come un bastone.
No! dico subito. Siamo compagni di scuola.
Vabb, comunque ascoltatemi bene, vi insegno una cosa importante. La gente dice che se andate a vivere insieme  una fregatura, che  bello solo all'inizio, i primi due o tre mesi sono splendidi, ma poi dopo diventa un inferno. E invece non  vero, non ci dovete credere... nemmeno i primi tempi sono belli, se andate a vivere insieme  una rottura di coglioni sempre, dal primo giorno fino alla fine, capito?
S rispondo, ma noi andiamo solo a scuola insieme.
Avete capito s o no?
S nonno.
Oh, ecco, questo  quanto. E poi basta con questa storia del nonno, io non sono tuo nonno, io mi chiamo Ferruccio. Per gli amici Ferro, quindi per te Ferruccio. E infatti vedi,  lo stesso discorso. Io stavo tanto bene qui da solo, mi facevo i cazzi miei e non mi rompeva le palle nessuno. Poi un giorno arriva quella cretina di mia figlia che vuole tenere per forza un bimbo del Progetto Chernobyl. Chernobyl? Ma col cazzo, gli ho detto. Col cazzo che mi porti in casa un russo, e per di pi radioattivo! E lei mi fa: Ma no, babbo,  un bimbo carinissimo e buono, giuro che gli sto dietro io tutta da me. Per quella scema era come un cagnolino, capito? E poi alla fine questo bimbo lo mandano per davvero, solo che lei se n' gi scordata e parte per la Spagna, a lavorare in un bar con una sua amica pi cretina di lei. E chi se lo becca il bimbo radioattivo? dice il signor Ferro. Se lo becca questo scemo qui, se lo becca, e fa un movimento tutto storto col braccio che forse serve per indicarsi da solo.
Mi dispiace tantissimo nonno. Per non sono radioattivo.
Questo lo dici te, e comunque sei un rompicoglioni, questo  sicuro. E poi un russo, cazzo, io sono qui di guardia 24 ore su 24 per tenerli lontani, e loro me ne mandano uno in casa a tradimento. Siete proprio dei diavoli. Per tanti anni ci avete fregato con quella stronzata enorme dell'Unione Sovietica, io ci credevo, ci credevamo tutti, Maremma Cane. Che stavate bene, che eravate felici e tutti uguali, l'operaio insieme al dottore, e i soldi non vi interessavano, i soldi erano una roba che ci faceva andare fuori di testa solo noi perch eravamo drogati di capitalismo. Facevamo le manifestazioni, facevamo le feste dell'Unit, e cosa abbiamo combinato? Un cazzo, ecco cosa, un cazzo moscio abbiamo combinato. E voi intanto aspettavate il momento giusto, e quando proprio siamo finiti male ma male, ecco che arrivate e di colpo siete pieni di soldi, con le scarpe d'oro e gli elicotteri. Ci avete portato via il paese, e noi teste di cazzo che ve lo vendiamo. Ma io no, con me cascate male, io la mia terra non ve la do, capito, non ve la do!
Il signor Ferro dice cos, e intanto fa di no col dito, e poi non parla pi. Nessuno parla pi. Parte solo un rumore malato da dietro al frigo, che per mi sa che non funziona perch non ha lo sportello, e infatti il rumore muore subito. Ferro allunga una mano e agguanta una sedia dal tavolo, la gira alla rovescia e ci si siede cos, con lo schienale davanti. E ci guarda.
Ma insomma, che cazzo volete?
Niente nonno, volevo solo dirti che vado da Luna, non stare in pensiero per me.
In pensiero?
S, magari non mi vedevi arrivare. O magari preparavi qualcosa per pranzo e io invece non...
Ma cosa cazzo me ne frega a me! E da mangiare non c' nulla. Stamani non sei nemmeno andato a fare la spesa, mica ci potevo andare io, chi ci rimaneva di guardia alla casa?
Ero a scuola. Oggi  ricominciata la scuola. Per nonno un pochino di fame io ce l'avrei.
E io no? Solo che non c' un cazzo. Ma a te che te ne frega, tanto te ora vai a mangiare dalla tua fidanzata.
Non siamo fidanzati! faccio io, subito. E anche da me non c' nulla, credo. Forse qualcosa per la colazione, dei biscotti e le fette biscottate. Se non c' niente per pranzo, possiamo rifare colazione.
Zot alza la testa e mi guarda, e dal bianco che gli vedo in faccia capisco che sta sorridendo tantissimo, coi denti tutti fuori.
Ecco, bravi, ora per andate via! dice Ferro. E intanto che esci, passa dall'alimentari e prendi della roba, cos magari stasera si cena.
S, evviva! Cosa prendo nonno? Mi fai una lista?
Pane, mortadella, spaghetti. E pecorino.
E i biscotti li possiamo prendere?
Pane, mortadella, spaghetti, pecorino.
E le fette biscottate?
Il signor Ferro non risponde, e invece parla a me: Bimba, fammi un favore, gli rispondi te a questo rompicazzo?.
Io mi volto verso Zot, e dico: Pane, mortadella, spaghetti, pecorino.
Oh, menomale che la tua fidanzata  pi sveglia di te. Ora per fuori dalle palle, davvero, che devo andare al cesso. Batte le mani una volta, se le struscia ai pantaloni del pigiama e si tira su dalla sedia con dei lamenti pieni di catarro, prende il fucile e se ne va piegato in due con una mano sulla pancia.
Andiamo? chiedo, e vado alla porta.
S, un attimo, aspetto che il nonno torna cos lo saluto, senn mi dispiace.
Ma che ti frega. Se non ci trova pi  contento.
No, non lo conosci.  un po' brusco, ma in fondo  affettuoso.
Ma in fondo a cosa?
Zot non risponde, io non dico altro, e il bagno dev'essere proprio di l dal muro della cucina, e il muro deve essere di cartone, perch si sente come stare di l con lui. La tavoletta che si alza, poi che sbatte, poi un altro lamento come quando si  alzato dalla sedia. Mi sembra pure di sentire la puzza, sto per affogare, qua dentro non posso pi rimanerci nemmeno un secondo o mi sento male.
Zot,  mezz'ora che siamo qua, andiamo!
Pazienta un attimo solo, lo salutiamo e via.
Uffa Zot, ma perch sono venuta qui, perch vengo in giro con te?
E lui l per l non dice nulla, solo si avvicina alla porta, poi: Luna, per quanto mi risulti doloroso,  chiaro che tu vieni in giro con me perch sei emarginata e nessun altro vuole farti compagnia. Cos dice, e con un tono normale, come se fosse una cosa chiara che sanno tutti.
Oh, ma pure te, sai? dico. Guarda che te come minimo sei emarginato quanto me.
Lo so,  vero. Per io sono felice di andare in giro con te,  questa la grande differenza.
Mi volto, lo guardo, poi per fortuna apre la porta e la luce da fuori mi salta addosso e non mi fa vedere, non mi fa pensare pi.

I tre volti del sabato notte

Addio nubilato, addio
 sabato notte e Cristina balla e ride, e quando conosce la canzone canta con tutta la voce che ha, abbraccia forte le amiche e beve un sorso ogni volta che il deejay dice: Ragazzi, un grande applauso per Cristina, questa notte  la sua notte!. Lei alza il bicchiere e balla, canta, beve, urla. Perch il deejay ha ragione, questa notte  la sua notte. La sua ultima notte.
Domani Cristina si sposa. Nella chiesetta del suo paese, che si chiama Madonna dell'Acqua. C' nata e ci vive, e dopo il matrimonio lei e Gianluca andranno a stare duecento metri pi in l, nella casa dei genitori di lui, trasformata in una bifamiliare. Gianluca  l'uomo della sua vita, si sono conosciuti che avevano diciott'anni, lui lavora nel negozio di forniture elettriche di suo zio e Cristina in un negozio di scarpe in centro a Pisa dove adesso  la responsabile. In dodici anni di fidanzamento, dodici, non hanno mai passato un giorno senza vedersi, a parte un weekend che lui  andato in Sardegna per una gara di rally, e quando lei  andata con la mamma alle terme di Saturnia. E domani vanno all'altare, e Don Aldo dopo averla battezzata e cresimata guarder Cristina e le chieder se vuole stare con Gianluca per sempre, e lei dir s, finch morte non ci separi.
Le sue amiche invece le diranno che  una scema. Glielo dicono sempre, ma ancora di pi stasera mentre venivano in Versilia per l'addio al nubilato.
Ma come cavolo fai, com' possibile, non sei curiosa?
Perch Cristina, a parte Gianluca, non  mai stata con nessuno.
Ma chissenefrega, che c' di male? Una volta era normalissimo: le ragazze sposavano il primo che le aveva baciate e andavano avanti benissimo, e il mondo insieme a loro. Cristina  un po' cos, come la mamma e soprattutto come la nonna Miria, che l'ha cresciuta ed  la persona che ama di pi nel mondo. Quasi pi di Gianluca. E certo, s, sarebbe interessante vedere com' fatto un altro l sotto, per capire se c' tanta differenza. Per, ecco, lei a diciott'anni ha conosciuto l'uomo della sua vita, un uomo che la ama e non l'ha fatta soffrire mai. Qualcuno ha il coraggio di dire che  una sfigata?
S, le sue amiche. Loro fanno le moderne e le superiori, intanto per sono anni che rimbalzano disperate tra uno stronzo e l'altro, e ogni volta ci stanno male e dicono adesso basta, non ci casco pi, e mentre lo dicono gi hanno il telefono in mano e tremano aspettando un messaggio o un mi piace sull'ultima foto delle loro gambe stese a prendere il sole. E allora quando le sue amiche dicono che lei sta facendo un errore a perdersi tutto questo, Cristina pu solo sorridere.
Solo che stasera gliel'ha detto anche la nonna. Cristina stava in bagno a truccarsi per la serata, che lei nemmeno voleva farlo l'addio al nubilato e per le sue amiche hanno insistito tanto, e poi ieri Gianluca le ha raccontato che stasera lo portano a cena al Caprice, che  un posto sulle colline che si mangia la carne ma soprattutto ci sono delle troie dell'Est che ballano e si spogliano. Cos, per scherzo ha detto lui. E allora anche Cristina per scherzo ha detto s, e in bagno si specchiava con questo abitino rosso corto e aderente che le hanno preso le amiche, e vestite tutte uguali vanno in Versilia a vedere che succede.
Si piegava allo specchio, si allontanava per vedersi tutta, e forse non dovrebbe dirselo da sola, ma ha davvero un gran corpo. E occhi bellissimi e blu e una bocca carnosa che gli amici ci fanno un sacco di battute sessuali. Ma questa bocca ha un problema, un grosso problema che le sta subito sopra, ed  il naso. Troppo lungo, e con una specie di gobba. Sta l in mezzo al suo viso, a fare ombra alla bocca e cancellare il sorriso, Cristina lo guarda e ci pensa tantissimo.
E un po' ci pensa anche Gianluca, che negli ultimi tempi le ripete: Ma lo sai che quella bella che fa il TG1 ha il naso rifatto? Ma lo sai che la moglie di quel calciatore si  rifatta il naso? Indovina cosa si  rifatta la sorella di Gianni? Il naso!.
Tanto che Cristina a un certo punto ha detto che magari se lo poteva rifare pure lei. Ma cos, per dire, e Gianluca doveva rispondere subito che era pazza, che era bellissima cos, che la sua bellezza  naturale e lui la ama tutta, anche il suo naso. Invece  rimasto zitto un secondo, poi ha detto che poteva essere una bella idea.
Una bella idea.
E stasera Cristina si studiava di profilo allo specchio, prima normale e poi con una mano davanti al naso, e chiss se starebbe meglio davvero, chiss se invece  Gianluca che  uno stronzo e nel mondo ci sono altri uomini pi profondi, che il suo naso lo amerebbero com'...
E proprio in quel momento  entrata la nonna, senza bussare. L'ha guardata, dalle scarpe col tacco fino alle cosce, al pezzetto di corpo coperto dal vestito, fino dentro agli occhi. E le ha detto: Cristina, sei bellissima.
Nonna, grazie, ti voglio bene!, e dall'alto dei tacchi si  piegata ad abbracciare la sua nonnina. Che in fondo a quell'abbraccio ha aggiunto: Sei bellissima e cretina.
Nonna! Ma perch?
Perch s. Se eri brutta, allora ti capivo. Ma cos no. Io domani al matrimonio ci vengo perch ti voglio bene da morire, per te lo dico, non vengo contenta.
Ma come no? Non vuoi che mi sposo? Non ti piace Gianluca?
No, il problema  un altro. A me lui mi pu pure piacere, ma a te no.
Scherzi? Io lo amo,  l'uomo della mia vita.
Ma sta' zitta, che ne sai te? L'hai mai provato un altro?
No, eh, non ti ci mettere anche te nonna, ti prego. Capisco le mie amiche, ma te no.
E perch no?
Perch anche te e la mamma siete state con un uomo solo tutta la vita.
S, come no! ha detto la nonna. Poi si  guardata alle spalle, ma non c'era nessuno. Magari la tua mamma no, per io mi sono tolta le mie soddisfazioni.
Nonna! Ma ti sei sposata a sedici anni.
S, ma poi c' stata la guerra. E la guerra, bimba mia, te non lo sai cosa vuol dire. Ha preso la maniglia, si  chiusa dietro la porta del bagno e ha continuato pi piano. Il nonno  andato al fronte che avevo diciotto anni. Tre anni l'ho aspettato. Non scriveva nemmeno. E io ero bella, ero giovane... non sapevo se era vivo, non sapevo pi nemmeno se ero viva io, e la notte mi sentivo che prendevo fuoco.
E allora sei andata con un altro!
Parla piano!, e ha fatto di s con la testa.
E chi era?
Gente che non conosci.
Gente? Ma quanti erano?
Ora di preciso non lo so. Dieci. Undici. Dieci e mezzo, via.
Cristina  rimasta cos, aggrappata al lavandino, nella testa questa scena tremenda della nonna com' adesso, coi capelli corti e azzurrini, le gambe grosse come tubi e la pelle che sembra un lenzuolo appena uscito dalla lavatrice, a letto in mezzo a chiss quanti uomini che la agguantano da tutte le parti.
E invece  la nonna che agguanta lei, la stringe forte e le dice nell'orecchio: Pensaci, bimba mia, pensaci bene, ma bene davvero. Non ti dico altri mille, non dico cento, ma uno s, uno solo per capire. Senn ti rimane di traverso per sempre.
Le ha dato un bacio sulla guancia e le ha detto che le vuole bene. Poi se n' andata e il bagno di colpo  diventato zitto e stretto, strettissimo intorno a Cristina.
Che adesso balla, beve e suda in mezzo alla gente sulla pista della Capannina, alza gli occhi al soffitto e da l sopra uomini si affacciano e guardano gi, guardano lei. E Cristina ride e saluta sventolando la mano, e solo ogni tanto con quella mano le viene da coprirsi il naso, poi abbraccia le amiche a turno.
Le hanno regalato un vibratore gigantesco, nero, cos grande che Cristina l per l ha pensato fosse un manganello, e siccome con Gianluca andranno a vivere in fondo a una stradina buia, magari la sera quando rientra dal lavoro pu farle comodo avere questo affare nella borsa. Solo che in una borsa non ci entra mica. Non entra da nessuna parte. E infatti mica esiste nella realt un coso cos grosso. O forse s. Boh. Che ne sa lei? Magari non  nemmeno una roba esagerata, magari lei pensa che Gianluca sia normale perch ha visto solo il suo e invece lui  minidotato, Cristina sta per sposarsi un minidotato e lo fa solo perch  cos scema da non averne visti altri. Che ne sa lei, che ne sa?
Niente ne sa, niente di niente. E pi forti della musica e delle urla sono le parole della nonna, che risente nella testa. Non ti dico altri mille, non dico cento, ma uno s...
Allora Cristina grida che vuole un altro bicchiere di champagne. E Chiara corre a prenderlo, e per non va verso il bancone, Chiara va verso l'alto, o il basso, o  solo Cristina che non ci capisce pi niente. Le gira la testa, e anche tutti questi uomini sconosciuti le stanno intorno ma anche sopra e sotto e quasi addosso.
Ci sono dei ragazzi africani, come saranno? Sar vero che sono messi benissimo l sotto? Come sar andare con un biondo, con uno che non parla la tua lingua? Non lo sa. Cristina non sa nulla. Non conosce il respiro di un altro sulla pelle, il sapore, gli occhi di un uomo come diventano mentre ti entra dentro, e cosa ti dice, e...
E se non lo sa adesso, di sicuro dopodomani sar centomila volte pi difficile. Perch domani si sposa e il matrimonio  sacro, dopo che ti sposi diventa tutta un'altra cosa, seria e intoccabile. Ma dopo, appunto. Stanotte no.
E allora Cristina balla, balla e ride, le gira la testa ma non si sente male. Anzi, si sente benissimo. Il deejay dice di nuovo che questa  la sua notte, poi fa partire una canzone che le piace tantissimo, perch la sentiva alla tv quando era ragazzina e la sa ancora tutta a memoria, soprattutto il coro che fa
Que te la pongo, que te la pongo,
que te la pongo te la pongo gi.
Que te la pongo, que te la pongo,
se te la spiego ti divertir.
Que te la pongo, que te la pongo,
se te la pongo si decider.
Que te la pongo, que te la pongo,
se te la spiego poi ti piacer.
Cristina alza le braccia e si scuote pi che pu, e le amiche la indicano, le amiche non ci possono credere e le urlano che  grandissima, che  un mito, che  la meglio di tutte! Ed  vero, infatti gli uomini le girano intorno, applaudono, ballano sempre pi vicini e tentano mosse strane per farsi notare. Ma pi strano di tutti  questo ragazzo con la camicia bianca, un po' pi giovane di lei, che saltella sui piedi e ondeggia, una mano al cuore e una sul fianco. Lei lo guarda e sorride, gli fa un applauso, lui allora fa un giro su se stesso, poi si avvicina, le va proprio addosso, accosta il viso al suo, la bocca al suo orecchio e le dice, piano eppure cos chiare nella confusione, le parole pi splendide che Cristina abbia mai sentito.
Caldissime e lisce, le entrano nell'orecchio e carezzano le tempie, scendono in gola e dal petto raggiungono il cuore, poi colano gi bollenti fino alla pancia, fino a dove le cosce di Cristina si incontrano e si bagnano cos tanto e cos subito che le viene da staccarsi per un attimo da questo ragazzo magnifico, per poi circondargli i fianchi con le braccia e attaccarsi tutta a lui, al profumo nuovo della sua pelle, al tremore sempre pi profondo che accendono dentro di lei le parole favolose che le ha appena detto:
Ciao, mi sono innamorato del tuo naso.

El Aperitivo de l'Amor
Porco zio se funziona, porco zio!
I suoi amici l'hanno preso per il culo tutta l'estate, che buttava via i soldi e sprecava le serate in un palazzetto puzzolente, che il ballo  proprio una roba da finocchi. Invece funziona eccome, porco zio, funziona da morire, Daniele ha fatto bene a seguire il corso di balli caraibici al palazzetto di Fivizzano, tenuto dal grande maestro Hugo Raso. Che magari il nome alla gente non gli dice nulla, ma se trovi l'appassionata la stendi proprio. Come dire che ti ha insegnato a cantare il grande Bocelli, che ti ha insegnato a cucinare il grande Cracco. E infatti Daniele ha visto questa ragazza mezza nuda, che quando hanno messo una salsa ha cominciato a dimenarsi tutta, ha capito che se ne intendeva e allora le ha fatto vedere due o tre mosse di quelle serie, poi le ha avvicinato la bocca all'orecchio e le ha detto quelle parole magiche: Ciao, io ho imparato da Hugo Raso.
E porco zio, questa  proprio partita di testa.
Anzi, l per l si  bloccata, l'ha guardato con gli occhi spalancati e gli ha detto: Ma mi prendi in giro?, e lui non sapeva che rispondere: non solo lei ha notato la classe, non solo conosce Hugo El Suave Raso, ma  cos appassionata che non pu credere di avere davanti un suo allievo. Infatti un attimo dopo gli si  buttata addosso e l'ha stretto fortissimo, e Daniele grazie agli insegnamenti del suo maestro ha subito preso in mano la situazione, se l' schiacciata al petto e ha ricominciato a ballare.
Una ragazza da sola, come me piangeva un po',
le ho detto che la magia per guarirla io ce l'ho.
Balla straballa che passa, e lei con gli altri ball,
la sua pressione era bassa, e d'incanto si rialz.
Balla straballa che passa, e la festa incominci.
Que te la pongo, que te la pongo...
Lei ci sta alla grandissima, ed  pure una fica. Bel culo, belle tette, peccato solo questo naso cos gigantesco che sembra finto. Per vabb, Daniele la tiene bella stretta e non lo vede, e poi  un fatto scientifico che le ragazze col naso grosso sono messe benissimo di fisico. E questo fisico lo sta sentendo tutto, ondeggia di qua e di l e poi avanti e indietro, pi la sonda e pi lei si dimena.
Porco zio, quanto aveva ragione il maestro Raso: Una femina cambia idea mille volte en un segundo, porch pensa de volere una cosa e poi ne vuole un'altra e poi per le viene en la mente che ne vuole un'altra ancora. Ma in verit una femina vuole una cosa sola, vuole un maschio seguro e presente, che la prende per i capelli y la fa bailar.
E stanotte Daniele  quel maschio, e un'uscita con gli amici organizzata all'ultimo minuto sta diventando la ricompensa clamorosa di un'estate di lezioni ed esercizi.
E pensare che in Versilia non ci voleva nemmeno venire. La macchina l'ha presa lui e preferiva andare fino a Montecatini, che c' pieno di tardone e una volta c'era da raccattarle un po' in segreto e poi fare finta di non ricordarselo, ma adesso che non si chiamano pi tardone, adesso che si chiamano milf diventa anche una cosa che il giorno dopo puoi farci il furbo con gli amici. Gi, gli amici, che per hanno detto no a Montecatini, stasera si va in Versilia punto e basta.
E menomale. Perch appunto ora sono qui e c' questa ragazza col naso enorme ma per il resto fica, che gli si struscia addosso e lui ormai l'ha tastata ovunque ed  arrivato il momento della mossa pi importante, quella che il maestro Hugo Raso ha insegnato solo a lui, nell'ultima lezione, quando era rimasto l'unico a seguire il corso.
Daniele, tu lascia scatenare la femina, falla bailar. Ma poi, quando  calda veramente, tu alzi la gamba e gliela infili tra le cosce, forte, e ce la tieni. La tieni fissa, ferma, intiendes? Le devi far sentire la presencia. Una femina se agita siempre, non sa mai dove andar, y va de qua y de l, y solo desidera un hombre che invece la prende e la tiene ferma, con una cosa forte e dura, dritta fra le cosce. Tu falle sentir la presencia.  la mossa ms importante Daniele, se chiama El Aperitivo de l'Amor. Si tu le offri bene el aperitivo, stai seguro che dopo c' tutta la cena. Intiendes?
Daniele intende, intende benissimo, e questa ragazza l'ha fatta ballare, l'ha fatta saltare di qua e di l, e lei ride e manda degli urletti e trema, ma poi smette tutto di colpo e rimane seria, paralizzata, quando lui le infila la gamba tra le sue e sale insieme alla sua gonna fino lass, nel calore di quel punto magico dove le cosce si incontrano. Daniele piazza l'Aperitivo de l'Amor e intanto le bacia il collo. Lei butta la testa all'indietro, non respira, e nemmeno Daniele respira, cerca solo di capire se lei ora gli d uno schiaffo o se magari lo denuncia. E invece la vede che torna su, lo fissa con gli occhi stretti a fessura dietro a quel naso gigantesco e poi gli pianta in gola tutta la lingua che ha. E vanno avanti cos per cinque minuti almeno, continuano a baciarsi mentre lui la porta via dalla pista, verso i divanetti pi tranquilli.
Si siedono, e l Daniele si domanda se forse deve offrirle da bere. Stacca le labbra dalle sue, chiede: Cosa vuoi che facciamo?.
E lei risponde con uno sbuffo caldo: Posso vedere come ce l'hai?.
Eh?
Posso vedere com' fatto il tuo pisello?
Cos. Dritta, precisa. Anzi solo un po' storta dall'alcol. Poi chiude gli occhi e ricomincia a baciarlo sul collo. E allora Daniele non ci vede pi. La prende di peso e la porta nel bagno delle femmine. E grazie a Dio, grazie al Signore che stanotte ha deciso di regalargli una serata indimenticabile, nel bagno c' solo una tipa che esce proprio mentre loro due entrano. Daniele appoggia la ragazza al muro e si slaccia la cintura di pitone, si abbassa i jeans e lo tira fuori.
E lei resta immobile, con gli occhi sbarrati, una mano davanti alla bocca che copre un po' la voce, eppure si capisce lo stesso quando dice: Ma... ma  normale?.
Daniele non sa cosa rispondere. Ok, non sar gigante, ma insomma, nemmeno cos piccolo da fare questa scena.
Vabb dice con la voce che ondeggia tra ormone e umiliazione, non  enorme, ma  giusto.  nella media, ecco, non...
Cio, vuoi dire che esistono anche pi grossi di cos?
Daniele la guarda, vede lo stupore e l'emozione nei suoi occhi e capisce che non si deve difendere: deve attaccare. Risponde: No, pi grossi no, questo  il meglio che puoi trovare in giro.
E lei fa di s, si morde le labbra e torna a fissarlo l sotto. Alza una mano, gliela posa sopra, lo carezza piano come se avesse paura di essere morsa, poi...
Poi di colpo lo schiocco della porta, voci di ragazze che arrivano, cantano, urlano. Lei si scosta di scatto come una molla, quasi cade all'indietro, lui si richiude i jeans. Si abbracciano di nuovo per non farsi vedere in faccia da quelle rompipalle. E mentre si abbracciano Daniele cerca di far lavorare il cervello a una soluzione, un posto dove andare...
Il mare  vicino? gli chiede lei.
Daniele non capisce: Boh. Cio, s,  di l dal locale, s.
Sai come ci si arriva?
No. Non sono di qui, non ci vengo mai, e la guarda. Che figura da scemo, da uno che non sa nemmeno arrivare al mare. Sta a vedere che adesso le passa la voglia e questa erezione bestiale che quasi gli buca i jeans resta senza sfogo, il maestro Hugo Raso lo viene a sapere e gli dice che non  pi degno di essere suo allievo.
Ma lei continua a guardarlo con quegli occhi mezzi chiusi, e gli domanda: E una macchina ce l'hai?.
S, porco zio, s! La macchina!
La avvolge con un braccio e la porta fuori, si stringono forte e tutti e due camminano storti, lei per l'alcol e lui per le mutande strette. Ma va bene cos, Daniele sa che tra poco questa scomodit diventer comoda, diventer meravigliosa. E coi cuori che battono pi della musica e pompano sangue in ogni millimetro dei loro corpi, Cristina e Daniele escono dal locale e trovano l'abbraccio della notte umida, calda, gonfia di promesse.

La guerra notturna degli ausiliari
Pantaloni color senape, camicia azzurra a maniche corte, gilet e berretto arancioni con un sacco di strisce catarifrangenti sopra: Marino pedala nel buio del viale a mare, si guarda nei finestrini delle auto e trema, perch in questo sabato notte di settembre la divisa lo fa brillare come un albero di Natale, e questa per un ausiliario del traffico  una condanna a morte.
L'assurdo  che quelli del comune li fanno vestire cos per la loro sicurezza, almeno le auto li vedono bene e non li schiacciano. Ma  come legare un sasso al collo di un sub, cos fa prima ad arrivare sul fondo.  come buttare via la benzina da un aereo in volo, cos non rischia di prendere fuoco. Se invece il comune ci tenesse davvero agli ausiliari li manderebbe in giro con una tutina nera e il passamontagna, tipo ninja dei parcheggi, che si muovono come ombre col blocchetto delle multe, te ne lanciano una sul parabrezza e spariscono nell'oscurit. Perch il rischio vero per un ausiliario non  essere schiacciato per sbaglio, ma essere trovato dagli automobilisti che vogliono ammazzarlo di botte.
Per capirlo basterebbe leggere il bollettino di guerra dell'estate appena conclusa, dove non risulta nessun ausiliario investito, ma quattro finiti al pronto soccorso per contusioni e fratture, mentre la settimana scorsa un collega  stato ricoverato per ustioni di terzo grado dopo che un turista gli ha accostato un accendino al gilet arancione sintetico, che basta una scintilla e diventa un rogo.
Insomma, la vita dell'ausiliario  dura e sempre a rischio,  un mercenario disperato che per pochi euro al giorno rischia la vita e fa guadagnare un sacco di soldi al comune. Come i vigili, anzi, cento volte peggio dei vigili, perch loro sono pagati bene e hanno un'uniforme un po' pi seria, con una radio se serve aiuto e una pistola al fianco se l'aiuto serve subito: non saranno poliziotti veri, ma prima di mettere le mani addosso a un vigile ci pensi due volte.
L'ausiliario del traffico invece  carne da macello. Armato solo di penna e blocchetto delle multe e costretto ad andare in giro vestito come un pagliaccio, con un mescolone di avanzi di magazzino: i pantaloni sono quelli dei controllori degli autobus, la camicia  degli idraulici dell'acquedotto, il berretto con la visiera gigante  quello omaggio per la festa annuale dei pensionati del paese, e infatti sopra c' scritto NONNO DI FORTE DEI MARMI, con una toppetta che copre NONNO e dice AUSILIARIO. E siccome appunto si tratta di avanzi raccattati, tutto  disponibile in due sole taglie, extra small ed extra large, cos Marino stanotte gira in bici per le strade del centro con calzoni cos strinti che gli fanno da calzamaglia, mentre la camicia enorme si gonfia al vento e lo fa sembrare un aquilone a pedali.
E l'immagine del collega incendiato nella notte continua a tormentarlo. Acceso come un fal, come un mucchio di foglie secche, e lasciato l a bruciare. Dove andremo a finire, dove andremo a finire... Marino scuote la testa e cerca di farsi forza, strizza il manubrio e continua a pedalare sul viale a mare e lungo la distesa di auto nei parcheggi a pagamento fuori dalle discoteche. Ma ogni urlo, ogni clacson, ogni faro abbagliante che prende a schiaffi il buio gli fa perdere il respiro.
Che poi, insomma, se proprio deve succedere qualcosa di tremendo non sarebbe giusto che toccasse a lui, che  un catechista e deve scortare i suoi ragazzi fino alla cresima. Dio lo deve proteggere, almeno un po'. Ma Dio ha tanti pensieri, e forse nemmeno lui pu salvarti se vai in giro con una divisa cos scintillante.
Ecco perch, quando arriva questo urlo dal marciapiede, Marino fa finta di non sentire. Continua a pedalare, anzi accelera un po', come se il vento nelle orecchie coprisse le parole del cittadino a bordo strada: Vieni qua sfigato, fermati!.
Per Marino queste parole le sente, e sente pure i colpi delle scarpe sul marciapiede che lo inseguono. Allora si alza di scatto sui pedali e pompa con tutta la forza per scappare, solo che i pantaloni stretti lo bloccano, la camicia si gonfia e lo rallenta come un paracadute azzurro, e a questo paracadute si aggrappa una mano che ferma lui e il suo tentativo di fuga.
Marino mette un piede a terra, cerca di stare dritto e mantenere un tono tranquillo e professionale, ma il cuore gli batte in gola mentre dice: S? Posso aiutarla?.
Dove cazzo sta la mia macchina!
Un ragazzo sui trent'anni, non grosso ma alto s, e incazzato tanto. Dietro di lui una ragazza bionda, tiene gli occhi bassi e si stringe in un vestito rosso corto e aderente, che si vede tutto sotto ed  molto carina. A parte quel naso gigantesco.
Oh, dico a te, porco zio, dove cazzo sta la mia macchina?
Ma io non... io non lo so, mi scusi ma non sono un parcheggiatore, Marino gli d del lei, perch insomma, non  che ti metti a picchiare uno che ti d del lei, no? Non c' abbastanza confidenza. Si  scordato dove l'ha parcheggiata?
No, lo so benissimo dove l'ho parcheggiata.
E allora scusi qual  il problema?
Il problema  che non c' pi, stronzo!
Il viale a mare  una fila infinita di auto che tentano di raggiungere le discoteche, gente a piedi che entra o esce, e questo urlo richiama il popolo del sabato sera, che in mancanza di amore e sesso e divertimento vero, spera almeno in un po' di violenza.
Ma Marino no, Marino spera solo di tornare a casa vivo, e cerca di essere umile come un paggio del Medioevo, come un maniscalco davanti al signore a cavallo col frustino in mano. Si toglie il berretto, lo tiene con tutte e due le mani davanti al petto, e dice: Mi dispiace molto, davvero. Per io non so come aiutarla.
Ma come no? Voi qua non dovete stare attenti alle macchine?
No, quelli sono i parcheggiatori. O al limite i vigili. Io sono solo un ausiliario.
E tenta un sorriso, ma  troppo chiaro che non c' nulla da ridere. Allora dice altre due o tre volte che gli dispiace e che  uno scandalo, e forse se continua cos riesce a calmare un po' il tipo insieme alla ragazza col vestito rosso, che gli tocca una spalla e gli dice di lasciar perdere, che non importa.
Fammi capire un attimo, stronzo dice il tipo, io mi faccio il culo tutta la settimana, io lavoro, porco zio, io sono un italiano, e partono gli applausi, qualche Bravo e un accenno di coro che fa Italia-Italia. Poi il sabato sera vengo qui da voi e vi lascio tutti i soldi che ho guadagnato, e se ritardo cinque minuti mi fai la multa. Ma se invece arriva un ladro albanese o rumeno e mi ruba la macchina, ecco, a quello l non gli fai nulla,  cos?
No, glielo ripeto, io non sono un vigile. Io non posso intervenire. Ma poi non ho visto nulla, sono appena entrato in servizio.
E certo, non hai visto nulla, come no. Era proprio l la macchina, porco zio, com' possibile che non l'ha visto nessuno?
Ma l dove, scusi?
L coglione, quante volte te lo devo dire, l!
Il ragazzo indica l'unico spazio vuoto nella fila delle auto che bordano il viale a mare. Proprio davanti al grosso cancello in ferro battuto di una villa.
Ah, vabb fa Marino, e continua a rigirarsi il berretto nelle mani, ma l c' un cancello,  passo carrabile.
E allora?
E allora mi sa che non gliel'hanno rubata la macchina, l'hanno rimossa.
Ma come rimossa?
Be', col carrattrezzi.
Il ragazzo dice Col carrattrezzi anche lui, e si vede che avrebbe tutta un'altra serie di cose da dire, forse con un senso, forse solo offese a Marino, ma gli affogano in gola e la tappano. E resta cos, a bocca aperta, gli occhi come due palline del flipper che rimbalzano a caso tra mille cose tutte brutte, mentre le auto sul viale suonano il clacson contro il capannello di gente per passare.
La ragazza col naso grosso si avvicina di nuovo, dice piano che ha freddo, che forse  meglio se torna dentro dalle sue amiche. Lui si volta di scatto, la guarda, urla: No! Aspetta! Non, non..., si sbottona la camicia bianchissima, la toglie e gliela mette sulle spalle. Le chiede se cos va meglio. Lei storce la bocca, risponde che insomma, pianta gli occhi per terra. Lui la guarda ancora un attimo, poi torna a fissare Marino a torso nudo.
E la gente intorno ricomincia ad applaudire, come se togliersi i vestiti fosse un altro passo verso la violenza.
Brutto bastardo, mi hai fatto portare via la macchina, eh?
Io? Ma io non c'entro, la rimozione non mi compete...
Eh, e ti pareva! urla qualcuno dal pubblico, perch ormai questo  un vero pubblico che pretende spettacolo. Applausi, uno lancia una bottiglia che si spacca vicino ai piedi di Marino.
Qualcun altro grida: Dagli un calcio nel culo a questo stronzo!.
Le urla crescono di volume e di numero, sono cos tante che si intrecciano e si mischiano, e pi che frasi sono un casino sempre pi grande da dove ogni tanto spunta pi forte un merda o un culo o un testa di cazzo. La ragazza col naso grosso alza gli occhi di nuovo, e forse realizza solo adesso quanta gente c' l intorno, uomini imbenzinati, ragazzi coi capelli sparati, tante ragazze come lei che guardano, che la guardano e la giudicano. Si tira gi la gonna pi che pu, abbottona la camicia fino in cima, poi dice piano: Io torno dalle mie amiche, scusa, e scappa traballando sui tacchi.
No, aspetta! Un attimo solo! Ora recupero l'auto, un attimo solo, di!, ma lei gi corre via e non risponde. Oppure prendiamo una camera, ci sono tanti alberghi, ci sono tanti alberghi! Ma lei non si gira e non si ferma, e il tipo a petto nudo la guarda sparire, ancora pi bella da dietro: quel culo magro e per tondo, la vita stretta, i capelli morbidi che ondeggiano al ritmo dei passi. E poi di spalle non si vede quel naso gigantesco.
La ragazza sculetta e scompare, come l'occasione clamorosa di questa notte, che  arrivata dal nulla e nel nulla se ne va. E per non  mica giusto, porco zio, non  giusto per niente. In un attimo ha perso la macchina, ha perso una fica, e piano piano si rende conto che ha perso pure la camicia. No, niente  giusto nella sua vita,  una serie di robe che potrebbero andare bene ma poi vanno tutte male. E allora, se qualche volta un po' di ingiustizia tocca anche agli altri, cazzi loro. Cazzi di Marino.
Ecco, sei contento bastardo? Il ragazzo a petto nudo fissa Marino dritto negli occhi, e da qui tutto succede rapido e preciso come in quelle formule chimiche che ci metti dentro quello che chiedono e loro funzionano. Prendi l'ora tarda e la stanchezza, prendi l'alcol in dosi smodate a fine serata, quando l'effetto euforia se ne va e resta solo il retrogusto amaro, prendi l'ormone agitato e non sfogato, prendi la gente intorno che guarda e si aspetta qualcosa di grosso, prendi gli amici di questo qua che arrivano proprio adesso e lo trovano a petto nudo e scoprono che non hanno pi un'auto per tornare a casa... e se non vuoi vedere cosa viene fuori da tutto questo schifo devi proprio strizzare forte gli occhi, e tenerli cos fino a quando non ti arriva la prima mazzata.
Che per non viene. Marino non sente pugni, non sente calci. Solo mani che lo afferrano, le mani degli amici del tipo, lo prendono e lo staccano dalla bici. Lui prova ad aggrapparsi al manubrio, ma la bici cade per terra, uno ci salta sopra e i cerchi si storcono, un parafango si spezza.
Ragazzi, piano, adesso state esagerando dice, e cerca di mantenere un tono professionale anche se sta in mano a quattro o cinque che lo trattano come un tappeto vecchio da buttare nel cassonetto. La bici  propriet municipale,  un bene pubblico.
Intanto gli amici di Petto Nudo tengono fermo Marino, gli arrivano un paio di calci, qualcuno del pubblico gli ruba il berretto dalla testa.
Siete ancora in tempo, siete a un millimetro da una situazione irreparabile, ma se vi fermate adesso non c' problema dice. Ma si capisce male perch intanto gli strappano via il gilet fosforescente, lo usano tipo una frusta e Marino deve cercare di parare i colpi. Ragazzi! No! Il gilet fa parte della divisa, non lo rovinate,  oltraggio a pubblico ufficiale!
Petto Nudo scoppia a ridere, e siccome sta a un palmo dalla sua faccia  una risata e insieme uno sputo. Marino sente l'alcol, sente palline di saliva acida negli occhi. Poi una spinta che lo fa cadere a terra come prima la bici, e sono le sue ossa ora a fare lo stesso rumore di roba che sferraglia e si storce.
Intorno sale l'urlo di tutti, qualcuno dice di dargli un calcio, qualcuno urla un generico Botte, botte!. Poi una voce di ragazza, acuta e quasi dolce, si infila fra tutte gridando: Pisciagli addosso! Pisciagli addosso a quel frocio!.
Silenzio, di tutti, anche della strada, anche del mondo intorno che smette per un attimo di girare e si volta, insieme al pubblico, verso il punto da dove viene quella voce. E l c' una ragazza piccolina, bassa e con addosso un vestitino mezzo grigio mezzo rosa, i capelli raccolti e un sorriso che le muore sulla faccia.
E Petto Nudo guarda gli amici, guarda il pubblico che ricomincia ad applaudire con gli occhi spalancati e rossi. Prendono Marino per la camicia e lo tengono a terra, steso pancia in su in mezzo alla strada, col clacson delle auto che vogliono passare, sassetti e pezzi di vetro sotto la schiena e l sopra Petto Nudo, con una gamba di qua e una di l. Che si apre la zip dei pantaloni.
La gente urla, e dopo tante offese e tante parole diverse buttate insieme nel casino della notte, adesso gridano tutti la stessa cosa. Chiara, semplice, urgente. Pisciagli addosso! Pisciagli addosso!
Marino da laggi sente e non capisce, gli fa male la testa e pu alzarla solo un pezzetto, perch gli amici di Petto Nudo lo tengono gi per le braccia e le gambe. E non pensa di parlare, non lo decide, a farlo dev'essere un pilota automatico che abbiamo dentro, e quando vede che stiamo per schiantarci e non sappiamo pi che fare, allora prende il comando senza chiedere permesso. Gli apre la bocca e gli fa dire: Ragazzi, vi prego, io non c'entro niente! A me mi danno due lire! Voi vi divertite e intanto io sto qui fuori a fare questo lavoro di merda! E sono anche buono, quando vedo un parcheggio scaduto aspetto, continuo il giro e ripasso dopo mezz'ora, giuro! Invece ci sono altri che ci godono proprio, che fanno le multe anche in anticipo, truccano gli orari! Se volete vi faccio i nomi, sono qua in giro anche adesso, uno si chiama Roberbluuuurrgrrgrrgrgrrgh....
E poi pi niente, solo versi storti e di stomaco, sotto questo fiotto caldissimo che gli arriva sul collo, poi sul mento e poi, orribilmente, in bocca.
Gli va di traverso, come in mare quando nuoti e arriva un'onda e bevi. Solo che Marino non sta nuotando, e questa  salata ma non  acqua di mare,  piscio che gli si infila in gola e nei polmoni. Prova ad alzarsi per tossire ma quelli continuano a tenerlo a terra, anche se si sono scostati un po' per non prendersi gli schizzi.
E intorno l'urlo impazzito del pubblico, gente che grida, che salta per aria, che si abbraccia come se fosse l'Italia che ha centrato la porta della Germania ai mondiali. L'urlo  cos alto che l per l copre i clacson incazzati delle auto l dietro, ferme in mezzo alla strada. Gente che vuole tornare a casa o arrivare all'ultima discoteca prima che chiuda o comunque fare quello che gli pare, e vede solo un mucchio di persone che saltano e urlano, e non sa che qualcuno l per terra si sta prendendo una pisciata addosso e quasi affoga.
Poi, invece di affogare, Marino piega la testa da una parte e vomita. Caldo e acido che prima gli entravano dentro, adesso gli escono fuori.  tutto orribile, tutto spaventoso.
Che schifo, cazzo! fa uno di quelli che lo reggevano, scattando indietro di colpo con una chiazza sulla manica. Bestemmia e si allontana, e anche gli altri si scostano, e Marino resta l sull'asfalto, gli occhi bruciano, non vede nulla, non vuole fare nulla. Vuole solo stare l, che tutti se ne vadano e lo lascino vomitare un altro po'.
E cos infatti succede, solo un lungo Aaahhh di soddisfazione di Petto Nudo, come uno che la teneva da un sacco. Il pubblico ride, applaude e comincia a spostarsi dalla strada, ognuno per s, non pi pubblico ma tante persone che per un attimo sono state un'anima sola che voleva vedere una cosa sola, adesso quella cosa l'hanno vista e se ne vanno contenti. E contente sono anche le auto, che mandano un ultimo colpo di clacson e ripartono sgommando a tutta velocit lungo la strada che porta al futuro.
Ma quella non  mai una strada liscia. Infatti la prima auto parte a razzo e invece di filare via dritta monta su qualcosa e sobbalza. Un dosso, un ramo, un sacco di spazzatura rotolato gi da un cassonetto.
Oppure Marino.

Come nasce un catechista
Luna, ti prego di non dare confidenza a questo manigoldo dice Zot mentre lega le biciclette a un palo della luce.
Il manigoldo  un signore nero, un africano come quelli che vendono le borse di marca finte sulla spiaggia. Questo per non sta sulla spiaggia, sta qui nel parcheggio dell'ospedale, quando arriva una macchina gli fa vedere dov' un posto libero e dopo saluta, e se gli danno qualche spicciolo ringrazia. Saluta anche noi due, che siamo venuti dritti da scuola in bici, io in tasca ho solo un euro e glielo do.
Pure i soldi? Devo ricordarti cosa fanno queste persone a quelli come te?
Il signore nero guarda Zot, guarda me, ringrazia per l'euro e non capisce. Ma io purtroppo s, ho raccontato a Zot cosa succede agli albini in Africa, e da quel giorno si  proprio fissato che dobbiamo risolvere il problema. Io e lui.
Gli dico di stare zitto e parto verso l'ingresso dell'ospedale. Da scuola a qua la strada  lunga e sotto il sole, senza Zot venire in bici sarebbe stata dura, ma dentro all'ospedale, con tutte le visite e gli esami che faccio, conosco i posti a memoria e mi muovo veloce sperando di lasciarmelo dietro. Zot prova a non perdermi, e col fiatone insiste: I soldi non glieli dovevi dare. Sei solo fortunata che quel gaglioffo non aveva una mannaia con s, altrimenti chiss cosa ti faceva, chiss se avevi ancora quelle gambe per andare cos veloce.
Arriviamo alla porta girevole, che  gigante e ferma e comincia a girare solo quando ci sei davanti. E c' sempre un gruppo di anziani piantati di qua o di l che sperano di indovinare il momento giusto per buttarsi dentro, e intanto guardano chi entra con ammirazione. Al banco delle informazioni la signora Franca mi saluta, io le chiedo come sta e poi in quale stanza  il signor Marino, il cognome non lo so.  quello che sabato sera l'ha schiacciato una macchina sul viale a mare, e allora la Franca capisce perch sabato sera di schiacciati dalle macchine ne sono arrivati tre, ma una  una ragazza e per l'altro c' il funerale oggi pomeriggio.
E allora primo piano, camera 153, prendiamo le scale mobili e incrociamo due infermiere che mi salutano e mi chiedono se Zot  il mio fidanzato, rispondo di no tre volte, loro ridono e mi dicono: Ci vediamo presto. E a me fa piacere, per non  mica una cosa tanto bella sentirsi cos a casa in ospedale. Anzi, pi sperso sei nei corridoi, meno capisci di reparti e corsie, pi vuol dire che la tua vita  senza problemi.
Luca per esempio, lui all'ospedale c' stato solo quando  nato. Io venivo sempre alle visite con la mamma e lui poi la sera mi chiedeva com'era andata, mi dava un bacio e mi diceva Grande Luna. Solo una volta mi ha accompagnata lui dall'oculista, non mi ricordo perch. Mi ricordo solo che il dottore mi ha visitata e mi ha fatto la ricetta per delle lenti ancora pi forti, e siccome eravamo gli ultimi ha misurato la vista anche a Luca e gli ha detto che aveva undici decimi. Undici. Su dieci gradi che esistono, lui ne aveva undici. Io non sapevo nemmeno che fosse possibile. Neanche io ha detto Luca, poi si  messo a ridere e siamo andati via. E anche se ci vedeva cos bene, Luca da quel giorno un ospedale non l'ha visto pi.
Nemmeno l'ultimo giorno. Il mio fratellone non  morto in una stanza tutta bianca, col riscaldamento al massimo, l'odore di alcol e quei rumorini delle macchine intorno tipo cellulari scarichi. Luca  morto nell'acqua, in mezzo alle onde. E anche se non vorrei, tante volte me lo immagino cos, che galleggia a faccia in su, coi capelli lunghi che si muovono lenti intorno alla testa. Poi di colpo diventano alghe, alghe scure che lo avvolgono, gli salgono sul viso e gli entrano in bocca, nelle orecchie, negli occhi. I suoi bellissimi occhi verdi con la super vista da undici decimi, e...
E per fortuna arriviamo al primo piano, davanti alla camera 153.
Luna, aspetta, dove vai!
Entriamo, no?
S ma aspetta, prima ci serve un presente.
Un che?
Un omaggio, un pensiero per il nostro catechista. Un mazzo di fiori, una scatola di cioccolatini, come minimo qualche giornale. C' un'edicola qua dentro?
S, di sotto, ma secondo me non serve.
Non serve ma  un gesto elegante. Io mi vergogno a presentarmi senza un pensiero.
Lo guardo, Zot che traballa nella luce al neon sempre troppo chiara e troppo forte dell'ospedale. So che questa luce non la abbasseranno mai, come so che Zot non entrer mai senza il suo regalo, e allora sbuffo e riparto veloce verso le scale mobili e l'edicola.
Aspettami Luna, aspetta!
Su, corri.
Ma  proibito correre negli ospedali!
E perch?
Non lo so, per  proibito. Forse perch i malati non possono correre, e allora  brutto fargli vedere che noi invece s.
Sandro torna nella stanza con un salto, e si sbatte dietro la porta. Stava uscendo per fumare, ha la sigaretta nuova spezzata in mano, peletti di tabacco tra le dita.
Allora, non vai? chiede Rambo, seduto accanto al letto. Pure Marino prova a guardarlo, ma il gesso gli copre tutto il busto e sembra una tartaruga rovesciata, e come quella pu solo tirare su la testa un pochino e restare l fisso e rigido e inutile.
No, non ho pi voglia dice Sandro. Ma non  vero.  pi vero che  uscito dalla stanza e l'ha vista, l davanti nel corridoio, la bimba coi capelli bianchi che stava accanto a Serena al funerale, la sorellina di Luca.
Almeno fosse stato figlio unico, o magari con una sorella pi grande, adulta, attrezzata per il dolore. Invece no, una sorellina piccola e tutta bianca che gi non aveva il babbo: che brutta situazione, che schifo di situazione. Sandro si sente in colpa da morire e vorrebbe fare qualcosa per lei, vorrebbe davvero, ma intanto adesso che se l' ritrovata davanti  stato solo capace di scappare. Era uscito per fumare e invece  tornato in camera e ha smesso di respirare.
Rambo lo fissa, Marino ci prova, e per fortuna la stanza  privata e ci sono solo loro. Costa un sacco, e Marino col bacino fratturato dovr starci un bel po', ma dormire con altra gente a lui proprio non gli riesce.
Sandro, che succede? gli chiede dal cuscino. Hai incontrato un dottore, vero? Ti ha detto qualcosa, qualcosa che non so? Dimmelo Sandro, me lo devi dire!
No, non  successo nulla. Volevo uscire ma non mi va, sono stanco.
Ma non  vero, non  stanco, Sandro  solo un vigliacco. Ce l'aveva l, poteva andare da lei, presentarsi, parlarci un po'. Invece di starci a pensare ogni giorno e ogni notte, poteva chiederle come stava, se le serviva qualcosa, se a scuola andava bene o aveva bisogno di aiuto coi compiti o con qualche compagno che le dava fastidio. Forse poteva anche chiederle scusa.
Un'occasione cos liscia, cos naturale, non gli capiter mai pi. Certo, magari a saperlo un po' prima si poteva preparare, cos  stata proprio una botta, ma insomma scappare  stata una mossa tristissima. Per  normale, Sandro  triste,  squallido, Sandro  un vigliacco. E si merita di andare avanti cos, coi giorni pieni di rimorso e le notti piene di sogni brutti, con questo senso di colpa che lo schiaccia come ha schiacciato la sigaretta nuova mentre tornava qua dentro con un salto.
Ecco, adesso una sigaretta ci vuole davvero. Troppo stress, troppa ansia. Ne prende una dal pacchetto, fa per uscire dalla stanza e sente altri passi rumorosi dal corridoio. Apre la porta, e succede una cosa che invece secondo suo padre non succede mai nella vita: l'occasione gli passa davanti una seconda volta.
La ragazzina coi capelli bianchi sta tornando, insieme a un altro bimbo pi basso. E Sandro resta cos, di fronte a questa nuova opportunit di essere un uomo decente. La fissa, si appoggia al muro e respira, respira male, non respira pi... si tuffa di nuovo nella stanza di Marino e chiude la porta con un colpo ancora pi forte di prima.
Rambo scatta in piedi: Oh, ma che cazzo fai!.
Sandro, che succede fa Marino. Sei strano, te sai qualcosa. Me lo devi dire Sandro, cosa sai? Resto paralizzato, vero, resto su una sedia a rotelle!
Lui non risponde, solo sta l dritto e immobile. Suda, sente i passi l fuori sempre pi vicini, e spera che i passi facciano quello che devono fare, cio che passino veloci e via. E invece si fermano, proprio l davanti, e i due colpetti alla porta sono bombe che gli devastano i nervi.
Permesso? Signor Marino, si pu?
La voce cos fine e tremolante forse  della bimba o forse del bimbo, o di un pettirosso che muore piano piano nella neve: Possiamo entrare?.
Sandro si guarda intorno, ficca gli occhi in quelli spalancati di Rambo e poi scatta verso il bagnetto, ci entra dentro e chiude la porta. E resta seduto sul cesso ad ascoltare.
Siamo noi.
Noi chi? fa Rambo.
Siamo due... due discepoli del signor Marino.
Discepoli? Ok, entrate discepoli, il vostro Messia  l sul letto.
Sandro sente il rumore dei passi leggeri, i saluti.
Oh, ragazzi, ragazzi cari fa Marino con un tono nuovo, di dolore e saggezza insieme, tipo un maestro zen che si  preso una bottigliata sulla testa in una rissa. Siete venuti a trovarmi? Ma grazie, come state? Ciao Luna, ciao Zot.
Luna, si chiama Luna. E nella testa di Sandro mille frasi si mescolano e si incastrano fra loro. Ciao Luna, io non volevo Luna, perdonami Luna, ti prego...
Ci scusi signor Marino dice la voce del ragazzino. Sono costernato ma siamo costretti a presentarci cos, a mani vuote. Volevamo portarle almeno un giornale, ma ci siamo accorti che non abbiamo soldi.
Non ti preoccupare Zot. E dammi del tu.
Oh no, questo non me lo pu chiedere. Soprattutto adesso che sono mortificato di non averle portato un presente. Per ecco, veniamo diretti da scuola, e io a scuola non posso portare denaro.
E perch? gli chiede Rambo.  vietato?
No, per tutti i giorni a ricreazione subisco una perquisizione da parte dei miei compagni, portare soldi  come regalarli a loro.
Bastardi, un giorno vengo a scuola e gli faccio paura, ok?
La ringrazio signore. Lo faceva gi la mamma di Luna, e funzionava. Ma ora lei non esce pi di casa e allora...
Serena! Serena  la mamma di Luna! Sandro si alza dal cesso, attento a non fare rumore. Si china e cerca di guardare dalla serratura, ma vede solo una cosa chiara e fissa che forse  il muro. E poi non c' niente da vedere, Serena non  mica qui, il bimbo l'ha appena detto, Serena non esce pi di casa. Perch sta male e non va pi da nessuna parte, nemmeno a scuola, lei  chiusa in casa e questi ragazzini non li difende nessuno. Tutto per colpa sua.
Posso chiederle una cosa?, adesso  Luna che parla. Cio, l'auto le  proprio passata sopra?
Eh s, proprio cos.
Ma chi la guidava? Chi  stato? chiede lei. E Sandro si sente morire. Perch  questo che le interessa,  questo che conta: di chi  la colpa, chi  il colpevole.
Gente del sabato sera risponde Marino dopo un sospiro. Sai, era notte fonda, davanti alle discoteche.
Che scandalo! fa il ragazzino. Giovinastri da due soldi. Sbandati, balordi senza ideali. Ci vorrebbe un po' di guerra, a quei fannulloni!
Rambo ride, dice: Piano nonno, non ti scaldare, poi dei rumori schioccati e strusciati che probabilmente sono Marino mentre cerca una posizione comoda, come se potesse esistere una posizione comoda quando sei ridotto cos.
Ma all'ospedale quanto deve rimanere? domanda Luna.
Oh, di preciso non si sa. Ma un po' s. Poi c' la riabilitazione, sempre sperando che non ci siano danni.
Danni?
Eh s fa Marino, gli scenari sono mille. La frattura del bacino  una lotteria, pu venire fuori di tutto. Ci vuole tempo ragazzi, tempo e fede. Siamo nelle mani di Dio.
Ma a proposito di Dio chiede il ragazzino, lei non viene pi a farci catechismo?
Eh no, Zot. Almeno per un po'.
Un po' quanto?
Chi lo sa. Siamo nelle mani di Dio, ve l'ho detto.
E allora, dopo un attimo di silenzio,  Luna che chiede. Con la voce diversa, pi dolorosa, come se la risposta non volesse sentirla veramente: Ma se non viene lei, chi ci fa catechismo al posto suo?.
Marino risponde solo dopo un po'. Be', di preciso non lo so. Per dovete pensare che non sar per molto... Di, non ve ne accorgerete nemmeno, ragazzi.
E pi Marino non risponde, pi la risposta  chiara. Infatti dopo un attimo di silenzio Luna dice: Oh no, lo sapevo, viene Madre Greta. Viene Madre Greta, vero?.
Ragazzi, cosa vi posso dire? Non sono io che scelgo. E poi di questi tempi non c' proprio da scegliere, altri catechisti non ce n'.
Ma non  giusto! fa Luna. Non possiamo venire qui? Veniamo noi da lei, il sabato pomeriggio, ci fa catechismo qua all'ospedale!
Vero, possiamo fare cos! si entusiasma il bimbo. Al convento, in ospedale, cosa cambia? La voce di Dio arriva ovunque. Altrimenti  un'ingiustizia, quei giovinastri da discoteca compiono un crimine e a rimetterci siamo io e Luna.
Be' fa Rambo, veramente ci ha rimesso di pi questo straccio qua nel letto.
S,  vero, domando scusa. Ho parlato sconsideratamente. Certo, il signor Marino ci ha rimesso pi di tutti. Sentire una macchina che ti passa sopra dev'essere un'esperienza allucinante. E ancora peggio farsi fare la pip addosso dice il ragazzino. E poi silenzio.
Un grande silenzio, cos assoluto che Sandro, seduto sul cesso, ha l'impressione che la stanza di l non ci sia pi. E sar l'agitazione, sar questo disinfettante fortissimo che usano per lavare il bagno, ma per un attimo gli viene davvero il dubbio che sia sparito tutto, i suoi amici e i ragazzini e il letto e la tv attaccata al soffitto, e quasi allunga una mano per aprire la porta e scoprire cosa c' di l. Ma poi parte fortissima la risata di Rambo, e in mezzo alla sua risata la voce lamentosa di Marino che cerca di infilarcisi dentro e farsi sentire: No, non  vero! Non  vero ragazzi, ma dove, ma... ma questa cosa chi ve l'ha detta?.
A scuola signor Marino, perch?
Perch non  vera!  una cosa falsa, una cattiveria messa in giro da persone cattive che sguazzano nelle disgrazie degli altri! Non ci credete, non  vero, ditelo a tutti che non  vero niente!
Va bene signor Marino fa Luna. Va bene. Ma poi non sarebbe nemmeno una cosa grave. Cio, non  mica colpa sua se le hanno fatto la pip addosso.
Vero fa il ragazzino, a me mi sputano addosso tutte le mattine e mi appiccicano le caccole sul cappotto. E penso che la pip mi farebbe meno schifo delle caccole, perch forse  meno appiccicosa.  meno appiccicosa la pip, signor Marino?
No, io... non lo so! Perch lo chiedi a me, ti ho detto che non  vero, nessuno mi ha fatto la pip addosso!
Rambo affoga nelle risate, i ragazzi cercano di scusarsi in tanti modi che per continuano a tirare fuori la storia della pip, e Marino a un certo punto smette proprio di parlare. Poi Sandro sente solo pezzetti di frase per salutare, Luna dice a Marino che lo aspetta presto al catechismo, anzi prestissimo, poi il rumore della porta che si chiude e addio.
Sandro aspetta un attimo, ne aspetta un altro, apre uno spicchio di porta, guarda fuori ed esce. E trova Rambo con gli occhi bagnati dalle lacrime, e Marino che nel frattempo si era scordato di lui chiuso nel bagno, infatti quando lo vede prende una scossa e urla.
Sandro va proprio da lui e gli prende un braccio, e forse non dovrebbe scuoterlo cos tanto, e non dovrebbe gridare cos forte, ma non ci pu fare niente se in quel cesso buio gli  arrivata dal nulla un'idea luminosa e geniale: Marino, senti, vaffanculo Madre Greta, il nuovo catechista sono io!.

Metal detector
Oggi  luned, e il luned al mare non c' nessuno.
Come non ci sono le rondini a gennaio, come non sbocciano i fiori nella neve. La natura ha i suoi ritmi, e seguendo quei ritmi ogni specie sulla Terra balla la sua canzone. Ecco perch la gente seria, la gente normale,  venuta al mare nel fine settimana. Un pezzetto di venerd, tutto il sabato e la domenica fino al tardo pomeriggio, poi si  rimessa in fila al casello per tornare a Milano, a Parma, a Firenze o dove ha un lavoro e una vita con orari e impegni precisi e chiari.
L'estate  finita, le ferie sono passate, ma fa ancora caldo ed  appena giusto che nel fine settimana si prendano tutto il sole che possono, prima che arrivi l'inverno e il buio alle cinque, quando escono dall'ufficio ed  gi ora di mettersi a letto. E allora il venerd queste persone serie, uomini e donne che lavorano e magari sono sposati o vivono insieme e hanno dei figli o comunque dei cani, tirano fuori il Suv dal box e vengono a Forte dei Marmi per il weekend. A stendersi al sole, a passeggiare lungo la riva, a scrivere il loro nome sulla sabbia con sotto la data di questi giorni sereni e fotografarlo col cellulare, per poi rimanere l fino al magico momento del tramonto, che arriva ogni giorno da quando  nato l'universo eppure  sempre un miracolo che inebetisce il turista e lo obbliga a scattare altre mille fotografie a quella maestosit rossa e travolgente che domina il cielo e calma l'acqua del mare. Nello schermo del cellulare rester solo una specie di pallino luminoso, ma sar spedito subito a parenti, amici e conoscenti che sono rimasti a casa, per fargli sapere che loro invece non sono rimasti a casa, sono a Forte dei Marmi, dove il sole ogni sera tramonta per loro.
Ogni sera fino alla domenica, poi la gente seria torna a casa e il sole sulla spiaggia tramonta solo per i granchi e le cornacchie che zampettano sul bagnasciuga in cerca di avanzi. E per Sandro e Rambo, che raccattano gli avanzi come i granchi e le cornacchie, per coi metal detector in braccio.
Secondo me non funzionano sbuffa Sandro. Perch  un'ora che sventolano questi aggeggi sulla sabbia e non succede niente.
Funzionano alla grande invece, senti qua dice Rambo e alza il suo, ci accosta il polso con l'orologio in acciaio degli incursori della Marina Militare e dal metal detector parte un fischio alto e tremolante. Visto? Funziona alla grandissima, e ricomincia a passarlo sulla sabbia di qua e di l, carico di orgoglio. Perch questi due affari li ha costruiti lui. E in realt sarebbero tre, ma Marino  all'ospedale e allora per un pezzo saranno solo loro a battere la spiaggia ogni luned.
Tutto  cominciato a primavera, un giorno che Marino aveva ritrovato delle palline con le foto dei ciclisti e si sono esaltati a ricordare quanto era divertente giocarci sul mare, fare la pista con le curve e le paraboliche e i trabocchetti. Poi si sono incazzati con la vita, che a un certo momento ti mette davanti a cambiamenti troppo grandi e ti fa smettere di giocare. Poi si sono chiesti quando  stato per loro quel momento, e quali cambiamenti gli ha portato la vita, e si sono resi conto che potevano benissimo continuare con le palline. Cos hanno ricominciato a sfidarsi il luned pomeriggio sulla spiaggia deserta, insieme ai fratelli Graziani, che uno  rimasto sotto l'extasy negli anni Novanta e gli danno una piccola pensione e con quella campano tutti e due.
Una specie di campionato, con la classifica che il luned sera Marino aggiornava e mandava a tutti via mail. Per la terza settimana, mentre lo trascinavano sulla sabbia per disegnare la pista col culo, Marino ha urlato che qualcosa l'aveva punto, si  messo a correre con una mano sulla coscia e gridava: L'Aids! L'Aids! Mi sono bucato con una siringa e ho preso l'Aids!.
Che poi non era una siringa, era una spilla persa nella sabbia da qualcuna di quelle persone serie e giuste mentre trascorreva qua i giorni dorati del fine settimana. E dorata era anche la spilla, anzi, era proprio d'oro.
Se l' tenuta Marino, come consolazione per la grande paura. Ha acceso un cero alla Madonna di Montenero, ha regalato la spilla a sua madre e non se n' parlato pi. Almeno fino alla settimana dopo, che stavano a giocare di nuovo e doveva tirare Sandro, si  inginocchiato e ha sentito qualcosa di duro e piatto sotto lo stinco, che alla fine era un braccialetto d'argento. L'ha tirato su, ci ha soffiato sopra e l'ha guardato da vicino. Poi ha allungato lo sguardo oltre quello, agli occhi di Marino e Rambo, e da quel giorno addio palline e addio fratelli Graziani, adesso il luned lo passano a setacciare la sabbia coi metal detector.
Che Rambo si  costruito da solo. Ha trovato un metodo su un manuale di sopravvivenza, ha raccattato tre manici di scopa e a ognuno ha appiccicato in fondo una vecchia radiolina e una calcolatrice omaggio dell'Esselunga: anche se sembra assurdo, quando sotto la sabbia c' qualcosa di metallico la radiolina parte a fischiare. E allora si fermano, posano i metal detector e si buttano a scavare.  facile, non costa nulla e funziona.
Solo che la radiolina non fischia mai.
Ma porca puttana! scoppia Sandro. Perch a stare con questo coso in mano gli fa male tutto il braccio e pure la schiena, e non stanno trovando un cazzo. Possibile che con tutta la gente che c'era ieri nessuno ha perso nulla? Ma porca puttana, Dio c..., e si ferma, perch ci starebbe tanto bene una bella bestemmia, ma deve cominciare a controllarsi.
Oh, non sei ancora catechista e hai gi smesso di bestemmiare? lo sfotte Rambo.
Sandro non risponde, continua a sventolare il manico di scopa e guarda Rambo che fa lo stesso, ma con pi fiducia e pi credibile, vestito cos mimetico e con gli anfibi.
Lo sai che  una cazzata questa cosa del catechismo insiste Rambo. Lo sai, no?
E Sandro di nuovo resta zitto. Perch forse  vero che  una cazzata, ma senn cosa deve fare?  come quella notte che era piccolo e il babbo l'ha portato a pescare le aguglie con la fiocina. Da sopra il pontile Sandro puntava una torcia potentissima nell'acqua, e dopo un attimo le aguglie arrivavano tutte curiose e giravano e giravano intorno, e allora il babbo ha mirato a una e ha lanciato la fiocina con tutta la forza. Solo che l'aguglia  piccola, un pesce lungo e fine come un dito, mentre la fiocina era appuntita e con un manico di legno che era un tronco, e allora invece di infilzare il pesce lo ha proprio tagliato in due, da una parte la testa dall'altra il resto, e Sandro  rimasto sconvolto a illuminare quella cosa argentata, anzi quelle due cose ormai, che una affondava lenta nell'acqua buia e l'altra, la coda, incredibilmente si muoveva ancora e scappava di qua e di l. Ma perch fa cos? ha chiesto al babbo, con la torcia che quasi gli cadeva gi dal pontile. E il babbo ha riso e gli ha risposto: Senn che deve fare Sandro, hai un'idea migliore?.
No, quella notte sul pontile Sandro non ce l'aveva un'idea migliore, e non ce l'ha nemmeno adesso. E allora  giusto che la coda dell'aguglia tentasse di scappare a caso, e che ora lui diventi il nuovo catechista di quella bimba tutta bianca che si chiama Luna.
La deve conoscere, ci deve parlare, deve sapere come sta lei e come sta la sua bellissima mamma. Non sa cosa le dir, non sa neppure se riuscir a guardarla in faccia, sa solo che avanti cos non pu andare. Anche perch sono sei mesi che non va avanti proprio per niente.
Adesso la sua vita  ferma, piantata qui. Da quando  morto Luca ogni giorno arriva e finisce, e invece di mettersi dopo gli altri si piazza addosso a quelli, e sono tutti uguali, ammucchiati e vuoti.
Sandro nuotava confuso nella notte buia, poi una fiocina ha colpito dall'alto e gli ha staccato la testa, e ora l'unica cosa che pu fare  scappare di qua e di l. Non perch funzioni o perch ci sia un posto dove andare, ma solo perch non c' niente di meglio da fare. Pu solo diventare catechista e vedere cosa succede.
Comunque secondo me non  difficile dice.
Che cosa? fa Rambo, che si  fermato in un punto dove la radio non  che fischia, ma fa un rumore tipo la pioggia su una tettoia di lamiera.
Non  difficile fare il catechista. Sono ragazzini no? Io non so nulla di queste cose, ma loro anche meno. E poi se ci riesce Marino...
Mah, non lo so, Marino  messo meglio di te.
E perch?
Per esempio perch lui va in chiesa?
Vabb.
Per esempio perch lui crede in Dio?
Vabb, che c'entra, anch'io ci credo.
S?
Ma s. Cio, potrebbe essere, perch no?
Rambo risponde con una risata che lo scuote tutto, poi lascia perdere il discorso insieme al punto dove la radio fa un po' di rumore, e ricomincia a sventolare il metal detector in giro.
Verso la riva, dove si  raccolto un gruppo coloratissimo di ragazzini sicuramente stranieri. Germania, Olanda o ancora pi su, posti cos gelidi che in un giorno come questo, che la gente di Forte dei Marmi esce gi col giubbotto, per loro  estate totale e si tuffano e poi tornano sulla riva e restano in costume a ridere e correre zuppi nel vento.
Ma che cazzo hanno da ridere fa Rambo.
Perch? Che c' di male, sono contenti e ridono.
Non rideranno mica di noi, eh?
Ma che gliene frega di noi. Stanno bene e ridono,  normale no? dice Sandro, poi per smette di parlare. Un po' perch, come sempre, gli torna in mente Luca, e il fatto che lui non potr ridere mai pi, e un po' perch mentre parlava finalmente la radiolina ha mandato un fischio fortissimo.
Rambo si blocca e corre l, si buttano per terra e cominciano a scavare affondando le mani nella sabbia. Non trovano niente ma insistono, perch la radiolina fischia ancora, la radiolina gli urla di crederci, che questa  la loro occasione.
Il rumore richiama i ragazzi olandesi, che tutti bagnati vengono a vedere e si mettono ordinati intorno per capire cosa succede. Sandro e Rambo scavano, e intanto cercano di darsi un tono, ma la voglia di trovare qualcosa  troppo grande, allora urlano e bestemmiano e si incoraggiano.
Di Sandro, di che  una cosa grossa, lo sento, di cazzo che  grossa!
Sandro fa di s, la sabbia si ficca sotto le unghie e comincia a fare male ma lui insiste, le radioline continuano a fischiare e i ragazzi stranieri a guardare.
E finalmente Sandro sente qualcosa di duro l in fondo, un tesoro sepolto vicino alla riva. Scatta con la mano, lo prende e con un sorriso senza fiato che gli trema sulla bocca lo riporta alla luce.
Ma  un chiodo, un chiodo di quelli grandi che si piantano nelle travi di legno o nello scafo delle barche. Ed  tutto coperto da una cosa morbida, appiccicosa e scura. Sandro lo posa sulla sabbia, strofina le dita fra loro, chiude gli occhi e se le avvicina al naso.
Merda di cane.

Abusando degli angeli
Sto seduta come gli altri su queste sedie basse e piccole, messe in cerchio e tutte occupate tranne l'unica sedia normale, che  ancora vuota e infatti Madre Melania ha appena infilato la testa nella stanza e ci ha detto di stare buoni, che fra un secondo arriva il catechista. Ma le bugie non si dicono, doveva dire la catechista, tanto lo sappiamo che adesso da quella porta entra la faccia cattiva di Madre Greta. Ecco perch io non volevo venire.
Sono tornata da scuola con Zot, e una volta il sabato la mamma veniva a casa cinque minuti dal lavoro perch al negozio c'era l'orario continuato, ci preparava due toast per uno e un bicchiere di latte e scappava, noi mangiavamo e poi Luca andava a surfare e io al catechismo. Ma quello era una volta, adesso non funziona pi cos. Adesso non funziona pi niente.
Per oggi mi sono fermata all'alimentari della Teresa, ho preso il pane quadrato, il prosciutto cotto e le sottilette e li ho messi sul conto del nonno, che lui non c' pi ma il suo conto dalla Teresa  ancora vivo, solo che lo paga la mamma. Cio, lo pagava, ora boh. E anche se mi sforzavo di pensare solo ai toast, a quanto sono buoni se ci metti due sottilette e li scaldi bene con fuori quello scuro che sembra bruciato ma non , avevo la testa piena di Madre Greta, dei suoi occhi storti e di quella mascella gigante e pelosa, pedalavo e le gambe mi tremavano di paura.
Perch lei dice che siamo figli del demonio e ci odia tutti. Ma a me di pi, per quello che  successo il giorno del funerale di Luca: siamo usciti dal buio della chiesa e abbiamo cominciato a camminare dietro la bara con mio fratello dentro. C'era un milione di persone in una fila cos lunga che quando eravamo a met strada per il cimitero la coda stava ancora nel piazzale della chiesa. E per Madre Greta a forza di spinte  risalita fino in cima dove eravamo io e la mamma, e ha detto alla signora Gemma di spostarsi perch senn lei non poteva stare accanto a noi. Ma in realt voleva solo stare davanti, farsi vedere da tutto il paese e fare quella che prega e consola e vuole bene a tutti, e ripeteva a voce altissima: Che ragazzo d'oro, ci mancher, ma dobbiamo essere forti, la vita va avanti. Falsa come Giuda. A un certo punto mi sono voltata e ho visto che stava prendendo per le spalle la mamma e insisteva a farle dire l'Eterno riposo anche se lei non se lo ricordava, non sapeva nemmeno dov'era, e Madre Greta diceva: Su, su, L'Eterno riposo dona a loro Signore, su!. Allora io ho sentito una cosa dentro che non avevo mai sentito prima, una cosa calda, gonfia e fortissima all'altezza del respiro, che mi graffiava la carne e le ossa per uscire, e alla fine ha trovato la strada della bocca, mi  schizzata fuori dai denti e mi ha fatto urlare a Madre Greta che doveva andare via, che non la volevamo: Io ti odio e Luca ti odiava e tutto il mondo ti odia, vai via, vai via!. Ho urlato cos, giuro, e mi hanno sentito tutti.
La signora Gemma mi ha presa per i fianchi, mi ha abbracciata stretta e con la bocca nei capelli mi diceva: Luna Luna Luna, basta, calma, basta. Ma io non la ascoltavo, sentivo solo Madre Greta che si guardava intorno e diceva alla gente: Non  colpa sua, povera bimba, non sa quello che dice. Ma da quel giorno lo so che aspetta solo il momento buono per farmela pagare.
E il momento  adesso, al catechismo, che io infatti non ci volevo venire. Mi ero gi studiata un piano. Dicevo alla mamma che venivo qua ma invece andavo da Zot, saltava il catechismo anche lui e stavamo nascosti nel bosco della Casa dei Fantasmi. Che mi fa paura, s, ma Madre Greta di pi.
Comunque un piano mica mi serviva veramente: quando le ho detto che venivo al catechismo la mamma mi ha guardata un attimo solo, tutta strana, come la mattina quando le dico che vado a scuola. Per lei  assurdo anche solo che esco di casa, e allora oggi potevo benissimo mangiare i toast e stare in camera mia senza scuse, e al catechismo non venirci mai pi.
Che era il mio sogno. Fosse successo l'anno scorso avrei fatto un salto di gioia cos alto che picchiavo la testa contro il soffitto. E invece oggi, ecco, oggi non  giusto, cavolo.  da quando ero piccola che tutti i sabati mi obbligano a venire qui, mi hanno fatto imparare a memoria i dieci comandamenti, i sette peccati capitali, le tre virt teologali e centomila altre cose da fare e soprattutto non fare. Ho fatto il battesimo, la prima comunione, e a maggio seguo sempre le fermate della Via Crucis. E quest'anno, che  l'ultimo e c' la cresima e dopo sono a posto per sempre, proprio adesso non gliene frega pi a nessuno se vengo o no?
Eh no cavolo, ormai ci siamo, che senso ha smettere ora? Come quella barzelletta che mi ha raccontato Zot stamani, che c' un matto che di notte prova a scappare dal manicomio, solo che per scappare deve scavalcare cento cancelli altissimi uno dopo l'altro. E lui comincia col primo e poi il secondo, e passa tutta la notte a scavalcare cancelli,  sempre pi stanco ma continua, e quando ha passato il novantanovesimo e arriva davanti all'ultimo, col fiatone lo guarda, scuote la testa e dice No, basta, non ce la faccio pi, si rigira e li scavalca tutti di nuovo per tornare indietro.
E allora io ho mangiato i toast, ho salutato la mamma e sono venuta qua, e sto zitta e fisso la sedia vuota l davanti e aspetto di vederla riempita dal culone di Madre Greta. Perch sto al novantanovesimo cancello, rigirarsi adesso sarebbe roba da matti. E io non sono matta, credo. Faccio di no e di s con la testa, e mi strizzo le ginocchia con le mani, pi forte ora che sento i passi da fuori che arrivano, qualcuno che entra, la voce che ci saluta. E di colpo tutto cambia un'altra volta.
Buongiorno ragazzi fa Sandro entrando nella stanza. Che la pace sia con voi.
Ci ha pensato e gli sembrava la frase giusta, il prete la diceva sempre ai tempi che lui andava a messa, e cio quando aveva la loro et. Ma questi ragazzi gli buttano addosso gli occhi stupiti e svegli, e pi che occhi sono macchinari a raggi X che gli fanno la radiografia, dalle scarpe da ginnastica tutte rotte fino in faccia, e mentre tenta di tenere fermo un sorriso Sandro sente un tono di domanda nelle loro voci che rispondono in coro: E con il tuo spirito?.
Sono una ventina, seduti in cerchio a fissarlo. Ragazzini biondi e mori e due col berretto che gli copre i capelli, poi l sulla destra Sandro trova l'unica ragione che l'ha buttato in questa situazione assurda, una ragione tutta bianca che lo fissa da dietro un occhialone da sole e una bocca spalancata.
Luna.  per lei che Marino gli ha fatto questo piacere. Ha telefonato al parroco e gli ha detto che stava in pensiero per i ragazzi, che aveva in mente per loro un percorso di crescita umana e spirituale, ma adesso questo brutto incidente rischiava di interromperlo. Per c' un amico, persona carissima e devota, con cui Marino condivide lunghe sere di meditazioni cristiane. Non frequenta molto la parrocchia ma  uomo di fede, Marino affronterebbe i suoi dolori con maggior serenit sapendo che i ragazzi sono in mano a lui. A lui che poi sarebbe Sandro.
Un discorso bello e commovente, ma non  per questo che il parroco ha detto s. Il merito  del fatto che Sandro, da quando aveva sedici anni, non riesce a dormire senza la tv accesa. Mette sul canale dei documentari e si addormenta, mentre sullo schermo vanno questi speciali sulla natura e la storia o le scienze, e secondo lui funzionano come quei corsi in musicassetta che una volta ti vendevano sulle riviste, che ti mettevi le cuffie e li ascoltavi nel sonno e alla fine senza accorgertene imparavi l'inglese, la fisica quantistica o quello che volevi.
Cos spesso Sandro si ritrova a sapere cose assurde sui pappagalli e le giraffe o sulla passione di Hitler per le automobili, roba che non ha idea di dove l'ha sentita eppure ce l'ha l precisa in testa. E uguale quando  andato a conoscere il parroco. L per l  cominciata male perch quello gli domandava come mai non frequentava la chiesa, qual era il suo Vangelo preferito, quale comandamento gli piaceva di pi... ma poi il discorso  slittato fino ai castori, e allora  partito il trionfo: Padre Ermete diceva che i dieci comandamenti sono fondamentali, sono come la preziosa legna verde che i castori impiegano per costruire le loro dighe, e i castori sono i ragazzi, e la diga la devono costruire contro il dilagare della corruzione morale.
Devi sapere che i castori sono animali ammirevoli si scaldava Padre Ermete. Sono monogami convinti, una coppia dura per la vita. Hanno un animo fedele e amorevole, sono dediti al lavoro.
E Sandro faceva di s con la testa, perch, senza sapere come, queste cose le sapeva anche lui, e ha aggiunto che i castori sono pi grossi di quel che si crede, raggiungono i venti chili, e nella preistoria c'erano castori grandi come orsi, e...
E Padre Ermete l'ha fissato, si  alzato in piedi tutto esaltato e hanno continuato a parlare di castori e poi della vita nei boschi e lungo i fiumi, fino ad arrivare in qualche modo alle meravigliose virt dei polpi, animali intelligentissimi che in confronto i pesci sono dei ritardati.
E allora s, Sandro  l'uomo giusto per guidare i ragazzi, perch conoscere i Vangeli  importante, ma solo un pazzo pu ignorare la presenza di Dio che sta dentro ai polpi, ai castori, ai miracoli disseminati nella Natura. Un pazzo come Madre Greta, per esempio, che per ben due volte si  lamentata col vescovo perch Padre Ermete nelle omelie parla solo di animali. La messa sembra un documentario, Sua Eminenza, i fedeli invece di andare in chiesa potrebbero restare sul divano davanti al televisore, sono le parole precise di quella suora malefica, che non ha capito nulla della religione e nemmeno di come gira il mondo. Perch il vescovo ha raccontato tutto a Padre Ermete, mentre riceveva dalle sue mani due casse del vino bianco portentoso che il fratello di Padre Ermete produce nella sua piccola vigna sui colli di Candia, e avevano riso e brindato.
E pure Sandro pu brindare, perch  ufficialmente il nuovo catechista. E anche se gli sembra assurdo essere qua, a insegnare la religione in questa stanza buia tappezzata di disegni di Ges, Sandro si guarda intorno, respira forte e comincia a scortare i ragazzi verso il Paradiso, o in qualche posto l vicino.
Allora, io mi chiamo Sandro. Non mi dite come vi chiamate voi perch tanto me lo scordo subito. Facciamo che quando parlo a uno di voi lo punto col dito, ok?
Tutti fanno di s, e una mano si alza subito l accanto a Luna.  il bimbo vestito strano che era all'ospedale insieme a lei. Ha un maglione larghissimo di lana a quadretti e sopra un gilet pure a quadretti.
Scusi signor Sandro, come mai non c' Madre Greta?
E gi sull'ultima parola gli arriva uno schiaffo secco dietro la testa, da un ragazzino che  grosso il doppio e ha una specie di muffa sulle guance che pu sembrare una barba.
Semplice, Madre Greta non c' perch ci sono io. Ma perch, scusate, voi preferite la suora nazista?
Tutti ridono scuotendo la testa. E Sandro pure sorride, incrocia le gambe e sente di averli conquistati. Non  poi cos difficile fare il catechista, anzi forse  proprio questo il suo talento. Certo, Sandro sente che  cos, alza gli occhi al soffitto con due macchie di umido che sembrano la Sardegna e la Corsica, ma in realt punta al cielo che c' oltre quello, e ricomincia a parlare.
No, perch se preferite quella vecchia basta dirlo, la vado a chiamare. Ridono ancora, due ragazzine si abbracciano e il ragazzino grosso d un altro schiaffo dietro la testa del bimbo-anziano, cos, per sfogare la gioia. Ma soprattutto c' Luna, che sorride con una mano bianchissima davanti alla bocca. Sandro la guarda e lei scatta con gli occhi a terra, prova a fermare il sorriso ma non ci riesce.
Insomma ragazzi, cominciamo. Marino mi diceva che la volta scorsa avete letto un pezzo del Vangelo e l'avete commentato. Facciamo cos anche oggi, ok?
Fanno di s, prendono la Bibbia. Un ragazzino biondo con la maglietta Dolce & Gabbana e gli occhiali da sole appoggiati sulla testa dice che Marino aveva gi scelto la lettura di oggi.
Ah s? Molto bene, qual ?
Genesi, 19.
Genesi 19, dove cazzo sta? Non era pi comodo dire il numero della pagina? Anche se le pagine della sua Bibbia sono migliaia,  un cubetto minuscolo che la mamma tiene sul comodino da una vita e non ha aperto mai. Sopra c' scritto La Bibbia in tasca, e dentro il testo  cos piccolo che le righe sembrano striscine nere una sotto l'altra. Sandro alza gli occhi e spia i ragazzi, che sono alle prime pagine del libro. Giusto, la Genesi dovrebbe stare all'inizio della storia. E infatti eccola qua, e c' pure un 16 scritto un po' pi grande. Poi il 17, il 18: ci siamo.
Allora ragazzi, chi legge?
Lo stesso ragazzino biondo lo informa che l'altra volta ha letto il catechista.
Ah, ok. Allora state zitti e ascoltate, che dopo vi chiedo cos' successo e commentiamo, ok? Sandro d un colpo di tosse, respira e parte.
 I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alz, and loro incontro e si prostr con la faccia a terra. E disse: Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada. Quelli risposero: No, passeremo la notte sulla piazza. Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli prepar per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e cos mangiarono...
Si alza una mano, Sandro ha gli occhi fissi sulla pagina microscopica ma la vede lo stesso,  ancora il ragazzino col gilet accanto a Luna.
Scusi signor Sandro, cosa sono gli azzimi?
Sono... be',  semplice, lo dovreste sapere da soli. Qualcuno lo sa?
Silenzio, mentre ognuno cerca di sparire. Dietro la Bibbia, dietro le spalle di un compagno. Anche Luna  in ansia, pianta gli occhi a terra e si morde il labbro. Sandro non vorrebbe metterla in imbarazzo, ma il problema  che nessuno in questa stanza sa cosa sono gli azzimi, lui meno degli altri. E allora si deve inventare qualcosa.
Sono dei cereali, dei cereali antichi che mangiavano all'epoca. Tipo i fagioli.
Ma i fagioli non sono legumi? chiede sempre il bimbo col gilet.
Ho detto tipo fagioli, tipo! Ma ora basta interruzioni, si perde il senso della storia dice Sandro, e quello grosso con la barba d un altro schiaffo dietro la testa al ragazzino-vecchio, che chiede scusa e abbassa lo sguardo alla Bibbia.
Vedete ragazzi, il senso di questo splendido passaggio  il valore dell'accoglienza. Due sconosciuti bussano alla porta e Lot cosa fa? Corre ad accoglierli, li invita in casa sua. Che gesto splendido. Pensate un po' se fosse successo a voi o ai vostri genitori, vi sareste comportati in modo tanto generoso?
Ma quelli erano altri tempi dice una ragazzina vestita da donna, con la gonna e una camicia bianca da avvocatessa nemica del mondo. Adesso c' brutta gente in giro. A casa nostra hanno rubato tre volte in due mesi, anche se pap ha fatto mettere le sbarre alle finestre. E poi quelli erano angeli, per forza uno  gentile. Anche il mio pap li farebbe entrare in casa, due angeli. Volevo vedere se erano due zingari.
Vabb, non perdiamo di vista il succo della storia, la grande accoglienza. Arrivano due angeli e Lot li fa entrare in casa sua, ora vediamo come procede...
 Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della citt, cio gli abitanti di Sodoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perch possiamo abusarne!.
E Sandro si pianta. Torna un attimo indietro, ma c' scritto proprio cos. Fissa le parole come i ragazzi fissano lui, attenti e zitti. Tutti tranne il bimbo vecchio col gilet, che ovviamente sta gi con la mano alzata.
Signor Sandro, scusi, in che senso abusare?
In nessun senso. Volevano abusare degli angeli, tutto qua. Ma non  importante, andiamo avanti.
Ma che significa abusare?
Nulla. Cio, hai presente quando ti dicono che puoi usare i videogiochi, per non ne devi abusare?
S, ma allora cosa vuol dire, che abusare non va bene, ma quei signori potevano usare gli angeli? E come si usa un angelo?
No, un angelo non si usa, non... insomma, andiamo avanti, ho detto basta interruzioni!
Perch l'unica cosa  andare avanti, scappare da questa storia dei vicini di casa maniaci e degli angeli abusati e arrivare alla lezione finale, che c' per forza e deve essere giusta e religiosa, perch questa  la Bibbia, porca puttana.
 Allora Lot usc verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di s, disse: No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace.
Sandro si blocca un'altra volta. Ma cosa cazzo c' scritto qua sopra? Ma  questo il libro sacro che bisogna leggere per andare in Paradiso? Dove sono i pani e i pesci moltiplicati per sfamare la gente, dove sono i samaritani che aiutano il prossimo? Qua per il prossimo ci sono solo stupri e sevizie, come fa a leggerla a dei minorenni questa roba?
Sandro non lo sa, chiude quel libretto minuscolo e spaventoso e alza gli occhi a quelli spalancati dei ragazzi. Anche loro tutti immobili, a parte il biondino che gli ha fatto leggere questo pezzo. Quel piccolo figlio di troia se la ride senza vergogna.
Poi anche gli altri cominciano a ridere, a darsi dei colpi fra loro, a urlare cose tipo: Ora ti abuso, ora ti abuso!. La ragazzina vestita da avvocatessa indica proprio Luna, e dice: Lei! Lei non ha mai conosciuto uomo, la possiamo dare a quella gente l!. Luna la guarda: E perch, te l'hai conosciuto un uomo?. E lei risponde: Sempre pi di te!. E Luna le alza il dito medio davanti, e a quel punto in mezzo a loro si mette il ragazzino anziano, che solleva tutte e due le mani e dice: Signore, vi prego, non perdiamo la calma, non scadiamo nella volgarit, ricordiamoci che lo stile va sempre manten..., e poi pi nulla, perch nell'eccitazione generale gli si scarica addosso una nuvola di schiaffi, pizzicotti e pugni e tutto quello che le mani umane possono inventarsi per fare male a qualcuno.
State zitti! urla Sandro. State fermi e zitti o chiamo Madre Greta!
Ma non ci credono, o forse non lo sentono nemmeno nel casino delle grida, delle risate e delle sedie che cadono, del ragazzino biondo che prende la mano della ragazzina accanto a lui e cerca di mettersela sul pacco dei jeans firmati, dicendo: Oh s, abusiamo insieme Monica, abusiamo insieme!.
Sandro urla di tacere, separa i ragazzi e intanto stringe i denti, strizza i pugni, la rabbia gli va fino alla testa e comincia a salire su per i pochi capelli rimasti. Ma sono fini e radi e corti, e allora forse  per questo che la rabbia si rigira e torna gi, viaggia verso la gola e schizza fuori da sola, e dopo un attimo Sandro si sente uscire questo grido dalla bocca che rimbalza tra i muri e le teste dei ragazzi e i disegni a pennarello di Ges, un grido che tornandogli addosso fa: Basta, fatela finita, porco XXX.
Proprio cos, dritto e tutto intero, Sandro ha bestemmiato in convento alla sua prima lezione di catechismo. E dopo questo, finalmente il silenzio, un silenzio che  l'opposto della pace.  come il silenzio dopo un colpo di fucile, dopo un tuono che si schianta l vicino, e tu resti zitto senza respiro a controllare se sei ancora vivo.
I ragazzi lo guardano senza parole, il bimbo-vecchio col gilet poi  sconvolto, si tiene le mani sulle orecchie come se quell'offesa fosse ancora in agguato l nell'aria, pronta a saltargli addosso.
E lo fa sentire ancora pi sporco, pi brutto, pi in colpa. Vorrebbe dire qualcosa, provare a rimediare, ma a questo punto non si fida pi di quello che pu uscirgli dalla bocca e allora sta solo zitto. Butta lo sguardo da un'altra parte, ai muri, alla finestra che inquadra il cielo macchiato di nuvole fuori, e Sandro pensa che vorrebbe essere una di quelle nuvole l, senza una forma precisa e di corsa in una direzione che non decide lei ma il vento, e solo passa e magari si scarica tutta in pioggia addosso alla terra, e nella terra sparisce goccia a goccia senza lasciare traccia, e...
Amen.
S, Amen,  proprio questa parola che rompe il silenzio assordante della stanza dopo la sua bestemmia. Amen, e l'ha detta proprio Luna. Si  tolta gli occhiali da sole, i suoi occhi sono chiarissimi, quasi trasparenti, la faccia  seria ma la bocca trema, alla fine cede e le scappa un sorriso.
E allora chissenefrega, lui non  mica qui per evangelizzare la giovent, a lui di questi qua non gliene frega un cazzo, possono diventare tutti testimoni di Geova o Bestie di Satana. A lui importa solo che adesso Luna lo guarda e sorride.
E allora sorride anche Sandro. Sorride davvero. Per la prima volta dopo sei mesi.
 una cosa cos facile, quando non  impossibile.

Tsunami di ricordi
 Era una normale partita di calcetto del campionato UISP over 40, quando il cielo  diventato protagonista del match con una nevicata che ha imbiancato il campo del Club Versilia 2000. Incredulo, l'arbitro Marchetti ha dovuto interrompere le ostilit. Stavamo giocando alla grande racconta Cantini, bomber della VersilFungo-Ristorante Mamma Rosa, avevamo pi classe e pi fiato della Mastro Chiavaio ma con la neve non si riusciva a stare in piedi. Peccato perch secondo me...
E giri pagina. Tanto questo bomber Cantini dice che se non interrompevano la partita vincevano loro di sicuro, e sotto c' il portiere dell'altra squadra che dice la stessa cosa, per alla rovescia.
Nella pagina dopo invece si parla della crisi del marmo di Carrara. Che una volta facevano un sacco di soldi e lo vendevano in tutto il mondo. Poi un giorno oltre al marmo si sono venduti i macchinari per tirarlo fuori dalle montagne, e addio.
Sfogli ancora e sai gi quali titoli troverai, quali foto, ogni parola di ogni articolo della tua collezione di giornali. Perch c' gente che si vanta di leggere due o tre quotidiani al giorno, ma tu, Serena, ne leggi quindici. L'unica differenza  che loro ogni mattina vanno all'edicola e prendono quelli di oggi, tu invece resti chiusa in casa e sfogli sempre i soliti, i giornali usciti il 23 marzo, il giorno che tutto  finito.
Li ha recuperati la Gemma in biblioteca, la signora che ci lavora si taglia i capelli da lei e glieli ha dati, tanto non li cerca mai nessuno. A parte te, che hai detto che li volevi per ricordo. Come se quello fosse un giorno da ricordare, come se fosse possibile dimenticarlo.
Hai cominciato a leggerli da cima a fondo, ogni articolo, ogni annuncio e pubblicit, e continui ancora adesso, dopo sei mesi. Ormai sai tutte le pagine a memoria, che  un'impresa clamorosa ma a te non te ne frega nulla. Quello che vuoi tu  ancora pi impossibile, tu vuoi capire come mai quel giorno l, quel giorno maledetto che bisognerebbe saltare addosso a tutti i calendari del mondo e strapparlo via e bruciarlo e sputare sulla cenere che resta, Luca ti ha chiesto di comprargli il giornale.
Non l'ha mai letto, mai nemmeno sfogliato per caso, cosa c'era quel giorno di cos importante? Voleva sapere della neve sul campo di calcetto, della crisi del marmo, del cane da caccia abbandonato in autostrada che dopo un mese ha ritrovato la via di casa e ha morso il padrone? Non lo sai, non lo puoi sapere, magari Luca voleva solo il quotidiano del giorno che diventava maggiorenne, e tu stai qui a farti mille viaggi di testa. E allora basta, raccogli i giornali e li butti sul comodino. E per prendi il quaderno blu.
Ci hai scritto i messaggi che Luca ti ha mandato da Biarritz, quel posto maledetto lass in cima all'oceano. Cos li tenevi tutti insieme e diventavano un ricordo, per te, per lui. Perch i ricordi sono belli, ti rivedi com'eri una volta e ti viene da sorridere, i ricordi ti scaldano la vita. Poi per  successo quel che  successo, la vita non c' pi e i ricordi sono rimasti l'unica cosa, non hanno pi nulla da scaldare e allora bruciano tutto, ti affogano col fumo e tu non capisci pi dove sei. E pi cerchi di scappare, pi gli corri incontro.
Torniamo dal catechismo, e l'aria  strana. Pedalo dietro a Zot e il vento mi entra nel cappuccio della felpa e mi passa fra i capelli, non  freddo ma lo sento che gira intorno agli occhiali, mi sfiora le ciglia, si infila dietro al collo e mi fa il solletico, sar per questo che mi viene da ridere.
Oppure perch sono un po' contenta.
Mi aspettavo Madre Greta, con la sua mascella gigante e gli occhi cattivi, e invece non c'era. Non c'era nemmeno dopo, in cortile, anzi siamo scesi e il catechista nuovo  rimasto con me e Zot e ci ha chiesto che musica ascoltiamo. Secondo lui  inutile stare un'ora a domandare come ti chiami e che fai nella vita e di che segno sei, basta sapere chi sono i tuoi gruppi preferiti e si capisce tutto.
Io per non ho risposto, perch di musica non ne so tanto e avevo paura di dire una cosa scema. Il signor Sandro insisteva: Coraggio, un gruppo che ti piace, un cantante, non c' una risposta sbagliata,  come se ti chiedo il tuo colore preferito, sono i tuoi gusti, punto e basta. E io stavo per dirgli che mi piace tanto Michael Jackson, ma Zot  partito con una raffica di nomi stranissimi di cantanti che gli piacciono a lui, e adesso non me li ricordo pi a parte due, Claudio Villa e Beniamino Gigli. Il signor Sandro l'ha fissato e poi  scoppiato a ridere, ha guardato me e mi ha chiesto: Luna, scusa, ma perch vai in giro con tuo nonno? Lascialo a casa al caminetto, che quello  il posto suo!.
E anche se non volevo ho riso anch'io, ma proprio forte. Mentre Zot andava avanti a ripetere che quelle sono le basi della grande musica italiana, che sono un tesoro che noi italiani dovremmo esserne fieri e invece ascoltiamo questa robaccia nuova, e che lo vorrebbe vedere un rapper di oggi che tenta di cantare Violino tzigano o Scapricciatiello.
Ora per arriviamo davanti casa mia, e da ridere non c' pi niente.  zitta e con le persiane chiuse come se fosse notte. Zot mi vuole accompagnare fino alla porta, gli dico che ce la faccio da me, insiste e io gli ricordo che ci vedo poco ma non sono cretina. Lui fa di s, rigira la bici e va verso casa sua. E io entro.
In cucina tutto  buio e spento e fermo, gli unici rumori sono il frigo e la macchina del caff che sbuffa. Io e Luca glielo dicevamo sempre alla mamma, che la macchinetta consuma un sacco di corrente e la prima cosa che doveva fare appena pronto il caff era spegnerla. Ma lei rispondeva che la prima cosa che faceva appena pronto il caff era berlo, e dopo se la scordava e andava a lavoro e la macchinetta restava accesa tutto il giorno anche se in casa non c'era nessuno.
Adesso sembra proprio come quelle volte l. E magari  vero, magari in casa non c' nessuno. Mi viene da spegnere la macchinetta ma resto un attimo cos, a sentirla sbuffare di nuovo dentro la casa vuota, con la mamma che finalmente  tornata a lavoro o comunque  uscita di casa. Si  messa le scarpe, si  vestita, forse si  pure pettinata e poi via.
Perch qua non c'. E nemmeno a letto in camera nostra, nemmeno in bagno. E allora forse  davvero cos, io oggi sono stata brava, potevo stare a casa e invece sono andata lo stesso al catechismo, e il Signore mi ha fatto questo regalo: ha dato forza alla mamma, che mentre io stavo al convento si  alzata, si  fatta il caff ed  uscita, e magari adesso sta al negozio dalla Gemma o a fare la spesa o dove le pare.
E per, mentre penso a tutti i posti dove pu essere, oltre il rumore del frigo e lo sbuffo della macchinetta sento un'altra cosa. Pi debole, un fruscio, dalla stanza di Luca. Che  sempre uguale identica a sei mesi fa. C' pure un calzino che penzola dal termosifone, ce l'ha buttato lui quando  partito. C'era fuori il furgone dei suoi amici che suonavano il clacson e Luca se l' lanciato dietro ed  rimasto appeso l. L'altro mese la mamma passandoci l'ha fatto cadere, l'ha raccolto subito e ha cercato di rimetterlo dove stava, ma non si ricordava il punto preciso e allora lo spostava di qua e di l sul termosifone, scuoteva la testa e piangeva.
Vado verso la camera di Luca, la porta  mezza chiusa e vorrei lasciarla cos, non voglio aprirla e guardare, voglio restare nel dubbio ancora un po'. Prima di trovare l nel buio la mamma seduta per terra, ai piedi del letto, e anche se non la vedo bene lo so cosa sta facendo, sfoglia il quaderno blu.
Quello coi messaggi di Luca, la mamma lo legge sempre. E non smette nemmeno adesso che entro in camera e la saluto, con la voce storta perch mi pizzica il naso, la gola e un po' anche gli occhi. Ho fatto bene a essere contenta mentre tornavo a casa, perch adesso  gi finita.
La chiamo ancora, ma la mamma resta l con la testa affondata nelle pagine. Solo dopo un po', dal nulla, si gira di scatto verso di me, spaventata. Mi vede, mi dice ciao, poi torna ai messaggi di Luca.
Che non sono mica tanti, saranno quindici, venti al massimo, stanno su cinque o sei pagine. Li legge dal primo all'ultimo, dall'ultimo al primo. A volte sorride, le viene proprio una risatina, come se fossero messaggi arrivati adesso, che non ha letto mai. Poi riparte dall'inizio e avanti cos fino alla fine. Anzi, senza fine.
Mamma, ciao, sono andata al catechismo.
S, va bene Luna. A che ora torni?
No, ci sono gi andata mamma, sono tornata.
Ah, bene. E ricomincia a sfogliare quelle cinque o sei paginette nel buio, cos buio che forse non riesce a leggerle veramente, ma tanto ormai i messaggi li sa a memoria e li riconosce dalla posizione, anche solo dalla forma.
C'era un catechista nuovo, perch il nostro  finito all'ospedale.
Ah s?
S, l'ha schiacciato una macchina. Capito mamma? Mi ascolti?
S, ho capito. Quanti anni aveva il tuo amico?
Non  mio amico,  il catechista. E non  morto.
Ah dice, e gira pagina.
E ora, dopo che mi frizzano da un po', sento il caldo dietro gli occhi, poi dentro, ma non voglio piangere. Provo a respirare forte ma non mi riesce, la stanza diventa strettissima e il sorriso che prima mi ha fatto sentire bene, quando ero in bici, se ci ripenso adesso mi fa sentire solo tanto scema.
Poi per  arrivata anche Madre Greta aggiungo. Non so perch, dico cos e basta. Anzi, non basta:  venuta con un bastone e ci ha picchiati tutti.
Ah s? fa la mamma.
S. E dopo ci ha detto di metterci nudi.
Ah s?
E poi ci ha fatto tante foto che ora le vende su internet a dei maniaci.
Una volta per una roba cos, ma anche per met di met di una roba cos, la mamma schizzava su e in un attimo stava al convento, sfondava il portone e dava fuoco a Madre Greta, e per attizzare il fuoco usava i copertoni del cortile e le altre suore in giro. E io non voglio questo, no. Ma insomma, mi basterebbe uno sguardo incazzato, ecco, o almeno uno sguardo. Invece niente. La mamma continua a fissare le pagine del quaderno, perch non mi ascolta, non le importa.
Stringo i denti, stringo tantissimo i pugni, sento le unghie che si piantano nel palmo della mano. Mi fanno male, ma non abbastanza. Vorrei un dolore super forte, di quelli che tutta l'attenzione finisce in quel punto l, i pensieri si cancellano e puoi pensare solo a quanto male ti fa. Ma non succede niente, nemmeno un po' di sangue che cola, invece ne vorrei tanto, tantissimo sangue che mi esce dalle mani tipo fontane, due fontane di sangue che schizzano addosso alla mamma, riempiono la stanza e cominciamo a galleggiarci dentro finch la camera non  piena e non c' quasi pi aria e la mamma finalmente apre gli occhi, mi guarda disperata e con l'ultimo respiro mi dice: Luna, ti prego, basta, smettila di sanguinare!.
Ma la mamma  ancora l che legge il suo quaderno blu, e se ne frega se sua figlia  stata bastonata da una suora, se le hanno fatto le foto nuda e ora ci sono milioni di vecchi maiali che le guardano sui computer di tutto il mondo. E a pensare a quei vecchi quasi ci credo veramente a questa storia che mi sono appena inventata, e sento una specie di nausea, sento il vomito che mi sale in bocca. La apro, ma non  vomito, sono parole. Tantissime parole amare e bollenti rotolate gi dal cervello, dalle ossa, dalla carne, si ammucchiano in bocca e spingono e spingono e alla fine schizzano fuori, e urlo cos forte che mi fanno male le orecchie a sentirmi: A te non te ne importa mamma, a te non ti importa niente, vero?.
E allora lei smette di leggere, alza la testa e al buio mi sembra di vedere la sua faccia, che  sempre stanca anche se non fa mai nulla.
Luna, senti, mi dispiace che sei stata male al catechismo. Ma cosa ci sei andata a fare?
Io... ci sono andata perch... perch  sabato, e il sabato c' il catechismo, e quest'anno c' la cresima.
La cresima? ripete la mamma, come se fosse una parola buffa che non ha mai sentito prima. E infatti quasi ride, poi per no. Apre la bocca e ogni parola  un calcio, e se questi calci li metto in fila uno dietro l'altro suonano cos:
Cresima? Catechismo? Ma cosa dici Luna? Ma dopo tutto quello che  successo, te credi ancora che esiste Dio?
Dice cos, giuro. Poi torna con gli occhi al suo quaderno, come se io non ci fossi pi.
Ma forse  proprio cos, la mamma mi ha detto questa cosa e io smetto veramente di esistere. Il pavimento crolla, le mura si sbriciolano, il soffitto mi cade in testa e mi schiaccia e io muoio e non vado in Paradiso e nemmeno all'Inferno, perch quelli sono posti inventati e tutto finisce qui. Respiro, o ci provo, ma l'aria invece di entrarmi dentro comincia a uscire: Vaffanculo, mamma, ti odio, vaffanculo!.
Mi sento male a dirlo, mi spavento da sola. Eppure la mamma non reagisce. Lei continua a sfogliare quel quaderno, il quaderno blu di merda. E allora, come ho parlato senza sapere cosa dicevo, adesso mi muovo senza sapere cosa faccio. Mi piego, prendo il quaderno e glielo strappo via. Volevo solo toglierlo dalle sue mani per vedere se cos si svegliava, se mi ascoltava un secondo. Ma adesso che ce l'ho tra le dita, cos piccolo e sottile, sento una voglia tremenda di romperlo, di stracciare i fogli e farlo sparire per sempre dal mondo. Lo alzo e comincio a tirare da una parte. E allora s che la mamma mi guarda, scatta in piedi, mi urla qualcosa.
Ma non la capisco, il cuore mi batte cos forte che non la sento, sento solo le sue urla, le mani che mi stringono. Sento la carta, il rumore di un foglio che comincia a strapparsi.
E subito dopo un altro rumore, centomila volte pi forte, tutto in faccia. Il quaderno mi vola via dalle mani, volano via gli occhiali.
Uno schiaffo.
La mamma mi ha dato uno schiaffo, uno schiaffo pieno sulla guancia, e io non lo capisco subito. Poteva essere un fulmine, poteva essere uno tsunami che mi spiaccica a terra. Lo capisco solo dopo un po', quando il bruciore mi prende la guancia e met della faccia, e anche l'orecchio comincia a fischiare.
La mamma mi ha dato uno schiaffo, ma forse se l' gi scordato, e sta di nuovo l per terra col suo quaderno adorato in mano, lontana da me. Oppure no, oppure sono io che mi allontano, verso la porta, via dalla stanza di Luca. Cammino all'indietro, una mano sulla guancia e l'altra non so pi nemmeno se ce l'ho. Picchio la schiena contro l'angolo del tavolo della cucina, poi trovo la porta ed esco di casa, arrivo in giardino e qua fuori c' il sole che mi salta addosso. Senza gli occhiali uscire dal buio  come una coltellata al cervello, sto per cadere ma mi reggo a qualcosa, dovrei fermarmi un attimo qui ma non posso, con la mano trovo la bici, ci salto sopra e pedalo veloce. E non so cosa c' l davanti, ma forse non c' proprio nulla, non c' nulla da nessuna parte. Non so nemmeno se passano delle auto per la strada e non so se questo rumore che sento  un camion che arriva da lontano o sono i pezzi del mondo che si spacca e crolla e finisce per sempre. L'unica cosa che so  dove vado.
Vado via.

Luna in fondo al mare
Pedalo cos veloce che non lo sento, per fa freddo. Si  alzato quel vento storto che parte dal nulla, e Luca quando arrivava se ne accorgeva subito, saltava su e diceva: Eccoci, sorrideva e correva a prendere la tavola, e via. Perch questo vento si chiama libeccio e quando soffia il mare si agita e sul suo dorso si drizzano tante onde altissime e piene di spuma.
Arriva il libeccio, l'aria diventa fredda e le nuvole si spargono davanti al sole, cos c' luce e buio, luce e buio, e per me  la cosa peggiore in assoluto perch non ci vedo niente, tengo gli occhi aperti giusto perch sono in bici e mi viene da fare cos, ma se pedalassi a occhi chiusi sarebbe la stessa cosa. In pi gli alberi si scuotono e cadono le foglie, si spalmano per terra e sono scivolose, e se non sto attenta cado pure io insieme a loro.
Sono scappata cos, senza occhiali, senza cappello, senza crema. E non mi importa, non sento il freddo e nemmeno il sole. Sento solo il vento che mi frizza sulla guancia, proprio sotto l'occhio, dove c' lo schiaffo della mamma.
La mamma mi ha picchiata. Non tantissimo, non tipo che se vado in televisione e lo racconto il pubblico urla che  un mostro, e si vede una foto della mamma presa male, anche se la mamma  sempre bellissima nelle foto, e intanto lei al telefono si mette a piangere e mi dice che mi vuole bene, e la conduttrice le dice Adesso  tardi signora, troppo tardi.
No, non mi ha picchiata cos, per insomma mi ha messo le mani addosso. Mai successa una cosa cos a casa nostra, anche Luca se fosse qui rimarrebbe senza parole. Ma il punto  proprio questo, che se Luca ci fosse ancora questa cosa non sarebbe successa.
Perch quando c'era Luca tutti erano felici, la gente lo incontrava ed era contenta di vederlo, lo salutavano e lo ascoltavano a bocca aperta e con gli occhi spalancati, per guardarselo al massimo finch potevano. La mamma sorrideva, e pure io l accanto, e certe volte chiedevano anche a me come stavo, e io rispondevo che stavo bene ma tanto non mi ascoltavano gi pi, erano tornati con lo sguardo a Luca.
E forse in realt non stavo mica cos bene, ma adesso cento volte peggio, e davanti agli occhi mentre pedalo ho solo quella mano, quel colpo, la faccia cattiva della mamma subito dopo. E per cosa? Perch le avevo tolto il suo quadernino blu. Perch le chiedevo di ascoltare un secondo i miei problemi. I miei problemi che per lei non hanno senso, i miei problemi che non esistono pi, proprio come Dio.
E il vento aumenta, le foglie sulla strada sono scivolose, a ogni curva la ruota dietro slitta e va dove le pare.
Succede sempre cos, arriva l'autunno e cadono le foglie, l'albero resta nudo e aspetta, poi finisce l'inverno, le foglie rinascono pi fresche e tutte nuove e ricominciano a fare il loro lavoro di raccogliere la luce e mandarla fin dentro il legno. Ma noi allora, come mai noi quando moriamo moriamo e basta? Non  assurda questa cosa? Perch a me sembra proprio assurdissima. Non sarebbe pi giusto se a marzo magari Luca ritornava? Non dico subito, ma almeno a marzo, ecco, rinascono le foglie e pure mio fratello. O forse no, non  assurdo, forse  solo come dice la mamma, Dio non esiste e non esiste nulla di giusto o sbagliato, e allora  normale che le cose succedano a caso.
Come a caso adesso prendo le strade, tanto si incrociano tutte strette e tutte uguali, vedo solo le siepi ai lati che scorrono e un paio di volte stavo per finirci dentro con la bici, ma poi ho sterzato e vado avanti a pedalare, il vento sale e la luce e il buio mi fanno girare la testa, e questo  gi il terzo clacson che mi spaventa ma le macchine non le vedo, e non vedo se sto sulla destra o sulla sinistra o vado a zig zag com' pi probabile. Ma anche cos, punto dritta verso l'unica cosa che importa, non la vedo ma la sento benissimo. Punto l in fondo, verso il rumore del mare.
Non ci vengo da quel giorno l, il giorno di Luca. Non ci sono venuta nemmeno quest'estate. Non so perch, oppure s, perch Luca  morto lontanissimo da qui,  vero, ma comunque  morto nel mare, e il mare  sempre lo stesso. In un certo senso  come se fosse morto un po' qua davanti.
E in questi mesi non mi sembrava mica strano non venirci. Forse perch sono successe cos tante cose strane che alla fine mi ci sono abituata. Eppure adesso che arrivo su questo stradone dritto e luccicante, e tutto il cielo  aperto senza nulla che lo chiude laggi, mi sembra impossibile essere rimasta lontana dal mare cos tanto tempo.
Non lo vedo ancora, ci sono le cabine di legno in fila che lo coprono, ma sento l'odore della sabbia e il sale nel naso, il fruscio che fa l'acqua quando si spalma sulla riva e quello un po' diverso di quando ci struscia sopra mentre torna indietro.
Mi infilo nel passaggio stretto fra le cabine, poi l'ombra finisce e la luce mi arriva addosso, dal cielo e rimbalzata dall'acqua. Mi gira la testa e mi bruciano gli occhi, ma anche se li devo tenere stretti sento intorno tutto l'orizzonte aperto, tutto il mondo scoperchiato qua davanti e intorno a me, che di colpo si apre senza pi ostacoli, niente alberi niente cartelloni delle pubblicit niente muri di palazzi. Qua sul mare  tutto aperto,  tutto mio.
Cio, non solo mio. Sento delle urla e vedo qualcosa che corre laggi sulla riva, sono persone. Ragazzi, dalla voce hanno la mia et o un pochino di pi, e non c' bisogno di sentire che lingua parlano per sapere che sono stranieri, di quei posti lass in alto dove  sempre freddo. Perch con questo vento gelido e le nuvole nere e l'acqua ghiaccia giocano e si tuffano in mare come se fosse Ferragosto.
Sono popoli pi duri, diceva il nonno. Stanno in posti dove la natura  spietata, nascono e si abituano subito a soffrire, e allora il dolore gli pesa meno che a noi. E magari il nonno pensava al pilota tedesco che gli aveva stretto la mano invece di ammazzarlo, solo che quel soldato non  esistito mai. Come non esiste pi il nonno, e non esiste pi Luca, e da quel giorno l non esiste pi nemmeno Dio. Non esiste nulla di nulla.
E se questa cosa mi sembra cos brutta la colpa  solo mia, che sono egoista e penso solo a me stessa. Non dovrebbe fregarmene niente, dovrei restare a letto con la mamma e lasciare che i giorni passino tutti uguali, tutti senza senso. Invece eccomi qua sul mare, e il mare mi sembra stupendo. Vado verso la riva e verso questi ragazzi che giocano e ridono, e anche se il mondo  finito e non ha pi senso niente, io vorrei tanto essere come loro.
Che poi gli assomiglio anche un po'. Hanno la pelle bianca, i capelli chiari e gli occhi pure, sono molto pi simile a loro che ai miei compagni di classe. E allora com' che mi avvicino alla riva e tremo dal freddo? No, devo resistere, mi tolgo lo stesso le scarpe e sento l'acqua cos gelida che non capisco se  freddissima o bollente, se ho infilato i piedi nel ghiaccio o nella lava. Non lo so, e non deve nemmeno importarmi.
Come non dovrebbe importarmi della scuola, del catechismo, dei miei compagni che mi trattano male, di Dio che non esiste, di questi ragazzi stranieri che ridono e si divertono e non mi salutano neppure.
Solo che mi importa, e ci penso, perch sono egoista, sono cattiva. E la mamma ha fatto bene a darmi uno schiaffo. Lei  buona, io no, io me ne frego di tutto e penso solo a me. Ma per forza, cavolo, se non mi penso da sola, a me non pensa nessuno.  assurdo, ma quando c'era Luca io esistevo poco, e adesso che mio fratello non c' pi  come se esistesse solo lui. E allora menomale che l'acqua  cos gelata che mi aiuta a non pensarci, a non pensare pi a nulla. Mi dice solo di entrare e di andare sempre pi lontana. Un'onda pi alta mi bagna la pancia sotto alla maglia, dalla schiena mi sale un brivido fino alla punta delle orecchie. Ma va bene cos, non mi importa, non penso, cammino e basta. L'acqua mi arriva all'ombelico, non respiro pi, non vedo nulla con tutti i quadratini di luce che ballano sul mare e mi schizzano negli occhi, sento solo il gelo che sale fino al petto dove tante mie compagne hanno gi le tette e io no, e la mamma diceva che era troppo presto e anche lei alla mia et era piattissima: Mi sono venute al liceo, e guarda adesso che tette splendide che ho. Non ti preoccupare Luna,  troppo presto,  solo troppo presto. Diceva cos la mamma, e ora non dice pi niente. Prima era troppo presto, adesso  troppo tardi.
L'acqua mi arriva al collo, il mare mi prende, mi solleva, mi porta dove vuole. Sento un legno sotto un piede, un ciuffo molle di alghe mi passa accanto e non so se lo prendo in mano o  lui che prende per mano me. Non ho pi la sabbia sotto i piedi, tutto  solo acqua, tra i capelli, sulla faccia, brucia freddissima da tutte le parti, ma di pi dove la mamma mi ha dato lo schiaffo. E forse il segno della sua mano rester l per sempre, anche se io non ci sono pi. Anche se io scendo verso il fondo del mare, dove lui tiene tutte le sue cose bellissime e misteriose, e ogni tanto ne sceglieva una e me la mandava in regalo sulla riva. Adesso sono io che vado da loro, affondo e mi sembra di addormentarmi, ma intanto le vedo tutte intorno a me che si spostano per farmi spazio e rotolano e vanno e tornano e ballano per sempre in fondo al mare.
E io insieme a loro.

Il cinghiale e la balena
Ma proprio con questa vecchia la dovevano mettere? dici. L'infermiera ti fa: Piano, signora.
Piano? Ma chi se ne frega del piano, la vecchia sta sdraiata l in fondo con la faccia al muro, siete qua da un'ora e non si  mossa mai. Probabilmente  morta, e se invece  ancora viva avr comunque trecento anni e che  vecchia lo sa benissimo da sola. Ma poi capisci che non  per la vecchia che devi parlare piano,  per Luna, che dorme anche lei e i dottori dicono che pi dorme meglio . Serve a farle passare la febbre e altre cose che tu non hai mica capito.
Ma tu non capisci niente. Saranno tutte le pasticche e le gocce che prendi, sar che sei scema. Ti hanno chiamata dall'ospedale e ci hai messo un secolo a capire che tua figlia stava l, poi hai buttato gi il telefono e hai girato a vuoto per la casa cercando di metterti in moto. Erano sei mesi che stavi chiusa l dentro, e di colpo eccoti a fare un milione di cose assurde. Tipo metterti le scarpe, che sono cos strette e dure,  quasi impossibile infilarci i piedi. Poi sei uscita traballando sul vialetto, e l'erba sotto le suole ti sembrava una cosa molle e scivolosa e camminarci sopra era difficile, ti tremavano le gambe e la schiena fino alla testa e alla punta dei capelli, tutti spettinati e scossi da un'altra roba ancora pi assurda che  il vento, un soffio storto, forte e puzzolente di foglie, di legno marcio e forse funghi.
Sei andata alla macchina, ti sei buttata sul sedile e hai chiuso lo sportello, e per un attimo sei stata meglio.
Poi hai pensato che ti serviva la chiave.
Ti sei palpata addosso, i pantaloni della tuta, il sopra del pigiama, il piumino. Poi il cruscotto, i tappetini polverosi, il sedile sotto il culo e quello accanto, ma nulla. E come tutti, hai provato a ricordare dove avevi messo le chiavi l'ultima volta che hai preso l'auto. Solo che l'ultima volta  stata sei mesi fa, proprio quel giorno l che tornavi a casa e sei passata a prendere Luna in chiesa e qua davanti c'erano la Gemma, i carabinieri e l'ambulanza.  stato l'ultimo giorno per tante cose, quello. Hai smesso di cercare la chiave, ti sei aggrappata al volante, ci hai appoggiato la testa e hai cominciato a piangere.
E a forza di piangere, con la fronte hai pigiato sul clacson ed  partito un suono forte come una bomba, sei scattata su spaventata, e gli occhi ti sono caduti l, sulla chiave. Che stava gi al suo posto nel quadro, aspettava solo di essere usata. Non lo sapevi, non avevi nemmeno controllato.
L'hai girata ma nulla, solo un rumore come un animale molto piccolo che muore. Hai riprovato, di nuovo quel rumore e basta. L'auto era rimasta ferma troppo a lungo e la batteria era a terra, o qualcos'altro non andava in quella roba misteriosa che  il motore. Non potevi aprire il cofano e controllare, non sapevi dove guardare, allora hai solo agguantato la chiave e l'hai girata un'altra volta, come fosse l'orecchio di uno che non ti vuole obbedire. E l'auto ha capito che era meglio darti retta, si  accesa e via.
Cartelli, semafori, gente che attraversa, vecchie traballanti in bicicletta, cani, auto parcheggiate male. La vita che va avanti, la gente che si alza, esce di casa e insiste a fare cose. Tutto assurdo, tutto pazzesco. E intanto continuavi a chiederti come mai Luna  andata al mare, com' finita nell'acqua, se c' caduta o voleva proprio fare il bagno...
Ma non lo sapevi, non sai nulla di cos'ha fatto Luna oggi, e nemmeno negli ultimi sei mesi. Niente pi pranzi insieme, niente pizza sul mare il marted, niente gara di corsa a chi arriva prima al cancello la mattina, con sgambetti e spinte validi. Non avete pi guardato i programmi della tv marocchina che misteriosamente prendete a casa, ascoltando i presentatori e inventando quello che dicono. Non avete pi fatto la gara del sonno, la notte, a chi resiste di pi prima di addormentarsi, finch una si addormenta e l'altra come premio pu urlarle fortissimo nell'orecchio Sveglia!!!. Non le hai dato nemmeno un abbraccio, un bacio, una carezza. Niente.
Anzi, peggio di niente: le hai dato uno schiaffo. Ti  tornato in mente all'ultimo semaforo rosso, quando gi si vedeva oltre i pini quello scatolone bianco che  l'ospedale. Sei rimasta immobile a fissarlo l in fondo, l'auto dietro di te ha suonato perch era verde, l'hai mandata affanculo col dito e poi ti ci sei mandata da sola col pensiero.
Hai dato uno schiaffo a tua figlia. Le hai dato uno schiaffo e lei  scappata, si  tuffata in mare e adesso  all'ospedale. Cosa hai fatto, Serena. Cosa cazzo hai fatto.
Sei arrivata al parcheggio e sei scesa al volo senza chiudere l'auto.
Sei passata dalla porta girevole e poi dentro il salone gigantesco, le voci dagli altoparlanti, le voci della gente che ti sfiorava di qua e di l, i colpi di tosse, le facce tutte diverse, le pettinature orribili, gli odori schifosi di sudore di vecchio di muffa di fumo di mangiare, tutta questa roba che non conoscevi pi ti  tornata addosso e ti ha dato la nausea, insieme al pensiero dello schiaffo alla tua bimba, che l per l non te lo ricordavi nemmeno e invece ora  cos chiaro e preciso e spaventoso.
E adesso in questa stanza davanti al suo letto continui a pensarci, e stringi i pugni, stringi i denti.
Dorme ancora, col lenzuolo sotto il mento, bianco come i capelli e il cuscino sotto, come la sua pelle che per ha qualche macchia pi scura per il freddo che ha preso nell'acqua. E anche sulla guancia ha un alone strano, e magari non  possibile ma secondo te  il segno dello schiaffo, allora abbassi lo sguardo e chiudi gli occhi. Senti la rabbia che si mescola alla colpa, al rimorso e a un sacco di altre cose che ti fanno respirare male, e se non fumi subito una sigaretta muori soffocata.
Ne prendi una, la infili in bocca e fai per uscire, ma prima ti volti un attimo verso Luna e la saluti anche se dorme. E se tua figlia non si sbriga a svegliarsi la svegli tu, perch vuoi abbracciarla e dirle che le vuoi bene e un milione di altre cose che per ora porti con te mentre vai.
Sandro sale le scale e intanto struscia le dita su questa cosa piatta, liscia e bianchissima che stringe in mano.  un osso, un osso di cinghiale.  stato dentro a quella bestia e l'ha fatta funzionare bene per anni, eppure a guardarlo ora non c'entra niente con quell'animale scuro e selvatico e pieno di peli duri come fil di ferro.
La morte  cos, arriva e si porta via tutto. Anzi, no, non  vero, non tutto tutto, la morte lascia sempre qualcosa, solo che quello che lascia non c'entra pi niente con quello che c'era prima. Eppure non resta altro, e allora ti ci devi aggrappare.
Sandro infatti si aggrappa all'osso, mentre sale al secondo piano e va a trovare Luna, sperando che questo regalo la faccia sorridere come prima al catechismo.
Gliel'ha dato Rambo, che fa parte di una squadra che si chiama gli Amici del Cinghiale, un gruppetto di maschi sempre vestiti mimetici che dimostrano la loro amicizia a quella bestia salendo sulle Alpi Apuane e sparando ogni volta che ne incrociano una. Poi caricano le prede, le portano a valle e le dividono in parti uguali, e siccome Rambo non ha una moglie o dei figli e non  tipo da avere amici a parte Sandro e Marino, il suo freezer  sempre strapieno di pezzi di cinghiale.
Per smaltirli, ogni tanto invita loro due e la sua mamma prepara crostini al cinghiale, pappardelle al cinghiale, cinghiale in umido e per finire cinghiale con la cioccolata, che  una ricetta famosa e a sentirla cos magari pu fare schifo, poi uno la assaggia e scopre che in effetti fa schifo veramente.
E proprio alla fine di una cena di queste, guardando gli ossi rimasti nei piatti, Rambo ne ha trovato uno che secondo lui aveva la forma di un dente di squalo. E allora ai tre, forse per il vino e per il sangue tutto impegnato nella digestione e lontano dal cervello, gli  venuta un'idea geniale per fare qualche soldo nel settore artigianato indigeno: i turisti stranieri impazzivano di sicuro per questi ossi lavorati a mano, magari intagliati col coltello, con frasi di mare in latino, disegni di navi e pesci. E vabb che nessuno di loro sapeva intagliare, ma era meglio cos: peggio erano disegnati e pi facevano primitivo. Poi si mettevano accanto al pontile scalzi e stracciati con dietro dei pezzi di rete rotti, e li vendevano come ossi di squalo o di balena. I turisti si picchiano per comprarli, si picchiano!
Ne hanno scelti un po' e se li sono portati a casa per provare a lavorarli. E Sandro non si ricorda se poi  venuto fuori che era troppo difficile, o forse qualcuno si  ferito col coltello, insomma non se n' fatto niente e non ci hanno pensato pi.
Ma tutto gli  tornato in testa una mattina a scuola, quando Luca gli ha chiesto: Prof, ma secondo te laggi lo trovo un osso di balena?.
Eh?
Un osso di balena, a Biarritz, lo trovo?
Boh. Magari s, non lo so. Ma che ci fai?
Ci faceva che la sua sorellina glielo chiedeva ogni giorno, pi volte al giorno: Per favore, me lo porti un osso di balena da laggi?. Aveva letto che una volta Biarritz era un punto importante da dove partivano le baleniere, e allora si era fissata. Un osso di megattera. Anzi no, di capodoglio. Anzi no, meglio di megattera, s. Oppure come lo trovi,  uguale.
E Luca le aveva detto di s. Per le baleniere sono roba di cento anni fa, adesso hai meno problemi se ammazzi una persona, e le ossa di balena sicuramente si trovano poco, o sono addirittura vietate, chi lo sa.
E allora Sandro gli aveva detto: Stai tranquillo, te vai a Biarritz e divertiti, e intanto butta un occhio in giro per vedere se lo trovi. Ma se non c' nulla ci penso io, ti do un osso favoloso, bianco e piatto,  di cinghiale, ma pu benissimo passare per megattera, o capodoglio o quello che ti pare.
E infatti adesso Sandro sta per arrivare da Luna e si prepara a dirle che quest'osso  proprio di balena: sapeva che lei lo voleva tanto, Luca non glielo ha potuto portare pi e allora ci ha pensato lui, un regalo per augurarle di rimettersi subito in piedi.
Sandro cammina nel corridoio tra pazienti e parenti e si sente quasi bene, perch ha un bel discorso, un bellissimo regalo, nessun problema in vista. Anzi, uno solo, ed  quello che gli fa tremare le gambe quando vede il numero giusto sulla porta: l dentro insieme alla bimba ci trover Serena? Non si sono pi parlati da quel giorno all'edicola, era primavera, sono successe tantissime cose e poi quella pi tremenda che le ha spazzate via tutte, e la colpa  sua.
Per, ecco,  anche vero che certe tragedie purtroppo succedono e nessuno ci pu fare niente, Serena  intelligente, lo sa e non le interessa di giudicare e incolpare. In una roba cos tremenda non c' spazio per le accuse e non ha senso odiare, quelli che restano devono solo abbracciarsi e farsi forza a vicenda. S,  cos, deve essere cos. Sandro arriva alla porta, prende fiato un'ultima volta come se invece di entrare stesse per tuffarsi, e poi si tuffa.
Ma nella stanza non c' nessuno.
Cio, a parte una vecchia laggi nell'angolo, che dorme di spalle con la faccia al muro sotto tre coperte minimo. E Luna, che dorme anche lei nel letto qua davanti.
Sandro fa un passo e la guarda: tutto il bianco di lei, del letto e del muro intorno gli fa un effetto strano. Come un fantasma, o un sogno con dentro un fantasma, e gli viene paura. Di cosa non lo sa. Dei fantasmi forse. O di qualcosa che  pi reale, come i rumori dal corridoio che ogni volta potrebbero essere i passi di qualcuno che arriva, potrebbe essere Serena, e Sandro vuole che sia lei e insieme non vuole.
Perch il bianco di questa stanza e l'odore di disinfettante e la luce al neon lo soffocano, e se c' un posto sbagliato per rivederla  proprio questo. Magari adesso arriva e lui  qui con questo osso in mano e c' la bimba nel letto che dorme ma sembra morta, e tutto  tristezza e angoscia, e addio.
Allora Sandro si avvicina a Luna, le posa l'osso sulla coperta vicino al cuscino e fa per scappare. Ne riparleranno la prossima volta al catechismo, lei lo ringrazier del regalo, poi magari dir alla mamma quanto  bravo e gentile il nuovo catechista. S, certo, ma ora non ci deve pensare, ora deve solo andarsene. Guarda Luna un altro secondo, poi da fuori sente dei passi, delle voci, la sua voce. Eccola,  lei, cosa pu fare Sandro adesso, ma perch  venuto qua, perch cazzo  venuto qua?
Ci pensa e non si muove, solo resta accanto a Luna, con la faccia alla porta, immobile come se aspettasse una foto che gli sta per scattare il destino.
Non cos, devi andare dalla radice alla punta, dalla radice alla punta, vedrai che  tutta un'altra cosa dici. L'infermiera ti ringrazia e tira dritto.
L'hai trovata di sotto che fumava anche lei, e ti ha subito chiesto dei consigli sui capelli. Le hai risposto, e intanto ti stupivi di ricordarti ancora tante cose. Poi ti ha offerto il caff al bar, e ora torni in camera e hai ancora pi voglia di fumare di quando sei uscita. E ti viene in mente che potevi comprare qualcosa a tua figlia, una merendina, dei biscotti, qualsiasi cosa andava bene, qualsiasi cosa  meglio del nulla che le hai preso, del nulla che le hai dato in questi mesi. Forse hai proprio disimparato a essere mamma, forse  come una batteria che quando si scarica  finita e non c' nulla da fare. Entri nella stanza con addosso questo misto di ansia, rabbia, colpa e vergogna che ti si appiccicano alla pelle tipo ragnatele, e quasi quasi prendi una delle mille coperte della vecchia che dorme nell'altro letto e provi a strapparti via quella roba dalla faccia.
Ma nella stanza c' qualcuno, l proprio accanto a Luna, lo vedi e ti pianti, immobile come lui.
Lui ti guarda e tu lo guardi, e tutto torna indietro. La scuola, il ricevimento, il professor Mancini che Luca parlava di lui tutti i giorni, il supplente di inglese che ti piaceva pure.  colpa sua se stava per crollare il tuo record di dieci anni senza uscire con uno,  colpa sua se hai mandato Luca a Biarritz. Aveva insistito tanto, con la storia di Willy il Coyote, dell'ombrellino, del macigno che stava per caderti addosso.
In realt non lo sai nemmeno quanto  colpa sua, e per non ci vuoi pensare. Ci hai pensato tanto all'inizio e l per l eri incazzatissima, poi non ti  pi importato niente di lui come di tutto il resto e hai lasciato perdere. Ma ora eccolo qua, questo stronzo, insegnava inglese a Luca e Luca non c' pi, e adesso sta qua accanto a tua figlia all'ospedale. E cosa cazzo vuole non lo sai, e cosa fai neppure, solo ti stacchi da terra e voli. E in volo fai tutta la stanza, atterri addosso a lui e lo picchi contro il muro.
Ce lo sbatti, poi lo tiri su e ce lo risbatti. Lui ti fissa con gli occhi a palla, apre la bocca e vorrebbe dire qualcosa, ma le tue mani strette intorno alla gola si staccano solo per colpirlo e poi tornano a strozzargli il respiro. E anche se per miracolo riuscisse a dire qualche parola, si perderebbe nel tuo urlo raschiato e profondo, che prima di uscirti dalla bocca  passato nella carne, nelle budella, nel sangue e in quei posti l dentro che scaldano e pompano la vita. E non sembra la tua voce, Serena, sembra il rumore di tutta la rabbia del mondo che  rimasta stretta in un corpo e adesso scoppia verso il cielo: Me li vuoi uccidere tutti e due, figlio di puttana? Me li vuoi uccidere tutti e due?. Lo dici e lo ridici, e a ogni urlo un colpo contro il muro, sempre pi forte, non vuoi smettere mai.
E invece tutto si ferma, un attimo dopo. E questo inferno di urla e violenza lo blocca una sola parola, debolissima e lontana, che chiss come hai fatto a sentirla. Viene dal letto l accanto, dice Mamma, e ha la voce di Luna.
Che  sveglia, e ti guarda, e ha qualcosa in mano.
Chi l'ha portato, mamma! Io... me l'hai portato te?
Amore! Come stai! Lasci stare il professore idiota, che resta appeso al muro come un quadro storto.
Me l'hai portato te mamma? Luna scuote questo coso bianco, bianco come lei, come i suoi capelli bellissimi dov' ancora impigliato.
No Luna, ma cos'?
La prendi, la abbracci, la strizzi fortissimo. E lei guarda oltre le tue spalle, verso il professore.
 un osso. Un osso di balena. Me l'ha portato lei? chiede la tua bimba al deficiente l al muro. Ti volti anche tu e lo vedi con la mano sotto al naso per fermare il sangue, l per l non risponde.
Senti, stronzo dici. Allora, l'hai portato te questo affare o no?
Lui ci mette ancora un attimo di niente, poi scuote la testa.
E la scuoti anche tu mentre torni a guardare tua figlia, che invece fissa l'osso, poi lo stacca dagli ultimi capelli che ci si aggrappano, si sdraia di nuovo e se lo stringe al petto, e stringe te. E dice: Lo sapevo, io lo sapevo!, con la voce tutta storta dal fatto che  sdraiata, dai colpi di riso e dalle lacrime che le vengono tutti insieme.
Piange e ride, Luna, e ripete: S, lo sapevo, grazie, lo sapevo!.
E beata lei, perch tu Serena non sai proprio un cazzo.

Salvateci o Soccombiamo
Finalmente i dottori hanno detto che potevo tornare a casa e ci stiamo tornando, siamo io e la mamma e le gocce di pioggia che battono sul vetro e si spiaccicano sulla strada, e le ruote mentre ci passano fanno un rumore tipo scotch che si stacca da qualcosa.
Luna, adesso prendo i soldi e poi andiamo a fare la spesa. O preferisci rimanere a casa e la spesa la faccio io? Come sei pi contenta?
Non rispondo, sorrido e basta. Sono contenta cos, in generale. Perch la mamma dopo sei mesi tipo zombi  fuori con me, e mi chiede cosa preferisco e la sua voce non  pi piatta,  viva e va su e gi mentre parla, e col cavolo che ora sto a casa mentre lei va a fare la spesa.
Ma comunque ci dobbiamo passare un attimo. La mamma lascia il motore acceso e scende, mi chiede se devo andare in bagno ma non devo e allora resto qui da sola, col motore al minimo che mi scuote appena, il rumore si mischia a quello della pioggia e un po' mi addormenta. Chiudo gli occhi, metto di nuovo la mano nella tasca della felpa e ricomincio a carezzare il mio osso meraviglioso. Che  liscissimo con dei punti un po' pi ruvidi ogni tanto, come dei piccoli buchi vicini, perch magari l'ha consumato il mare oppure  nato proprio cos e questi buchini lo sa la natura a cosa servono. Accarezzo il mio osso di balena e mi fa stare tranquilla, mi calma proprio. Poi ripenso a come mi  arrivato, allora mi agito e il cuore mi batte fortissimo.
Ho chiesto alla mamma, ho chiesto agli infermieri del pronto soccorso, non l'aveva visto nessuno. Per forza, ero svenuta, non potevano perdere tempo. Mi hanno detto che avevo pezzi di alga addosso, due stecchi impigliati nella maglia, ma chi lo vede un osso cos bianco in mezzo ai miei capelli bianchissimi? Ce l'ha nascosto bene il mio fratellone. L'aveva promesso che me lo portava.
La notte che  morto sono rimasta su una sedia con la mamma e la signora Gemma, ogni tanto mi addormentavo e ogni tanto no, e in mezzo a tutte le cose attorcigliate e bruttissime che avevo in testa, su Luca che chiss se si era accorto di quello che succedeva, se aveva sofferto, chiss dov'era adesso, se era da qualche parte... ecco, in mezzo a quelle cose di colpo mi sono ricordata le ultime parole che gli ho detto, mentre correva fuori di casa con lo zaino e gli amici lo aspettavano nel furgone. Si  fermato,  tornato indietro e ha baciato la mamma su una guancia e me sulla fronte. Alla mamma ha detto: Grazie, e a me che mi voleva bene, e io mi vergogno tantissimo perch non gli ho risposto: S, anch'io, ti voglio tantissimo bene Luca. No, io gli ho detto solo: Ma me lo trovi per davvero?. Parlavo dell'osso di balena. E lui ha riso: Certo che te lo trovo. Guarda Luna, finch non te lo trovo non torno a casa, capito?.
E infatti poi non  tornato pi. Eppure l'osso l'ha trovato, e me l'ha fatto arrivare. Ma come ha fatto, cosa  successo, come...
Non lo so, non so nulla. Anzi, so che carezzo questo osso magnifico e mi sembra come quando Luca mi abbracciava e io dicevo: Basta! Basta!. Ma in realt non volevo che bastasse, e aveva la pelle del viso un po' liscia e in certi punti pi ruvida per la barba, proprio uguale a quest'osso. Ci struscio sopra le dita e mi sembra di sentire il suo profumo, per un attimo rivedo lui, risento la sua voce.
Poi dopo quell'attimo pi nulla, perch sento solo le parolacce della mamma, che torna zuppa di pioggia.
Entra in macchina, delle gocce mi schizzano sulle mani e in faccia.
Che succede mamma,  successo qualcosa?
Non risponde subito, apre un foglio tutto bagnato, se lo schiaccia al petto per stirarlo, lo rilegge.
Mamma, che succede,  successo qualcosa in casa?
No Luna. Non lo so. Non...  chiuso. Non sono entrata, e la sua voce  tornata quella piatta da robot, come le macchinette che ci metti i soldi dentro per pagare e ti dicono Grazie e arrivederci.
Ma come  chiuso? Non hai le chiavi?
S, ma non funzionano, non... La sua schiena comincia a tremare strana, come se avesse il singhiozzo. Invece mi sa che non  singhiozzo,  proprio che sta piangendo.
La guardo, struscio le dita sul mio osso e vorrei tanto fare qualcosa, o almeno dire qualcosa, una cosa giusta, che la fa stare meglio. Ma  difficile, perch non so nemmeno cosa sta succedendo, non ci capisco niente. Ci provo lo stesso e le dico che non deve preoccuparsi se non se la sente di andare a fare la spesa. Che forse sono stanca davvero e allora possiamo entrare in casa a sdraiarci un po'. Quando lo dico per la mamma piange ancora di pi, e allora resto immobile, non dico e non faccio pi nulla.
A parte saltare per aria dallo spavento, un attimo dopo. Quando da fuori, dalla pioggia sempre pi forte, arriva un colpo al finestrino, e un urlo, una voce quasi affogata che grida aiuto.
La mamma si aggrappa allo sportello, abbassa il finestrino e insieme alla pioggia entra la faccia di Zot.
Che succede bimbo, che c'?
O Signore mio, aiuto! SOS, SOS!
Zot, calmati, che succede! Respira e dimmi che succede.
SOS, SOS!
Ma che vuol dire SOS? chiedo.
Zot si tiene il petto e mi risponde col poco fiato che gli avanza. SOS...  il segnale u... universale... di soccorso... significa Soccorso Occorre Subito... o anche... Salvateci O Soccombiamo... nel codice Morse... si fa con tre punti... tre linee e...
Io sto per domandare cos' il codice Morse, ma la mamma lo prende per un braccio: Basta cazzate! Cosa succede!.
Il nonno... il nonno... SOS.
Ferro? chiedo. Zot risponde di s.
Il nonno... la Morte Secca... aiuto!
Ma che cazzo dite? fa la mamma.
Zot non risponde, solo resta l sotto l'acqua, si tiene il petto e basta. La mamma esce, lo prende e lo butta dietro come un pacco, poi partiamo al massimo verso casa sua. E per mi domando, ma se era un'emergenza perch non  andato a chiamare un vicino invece di venire fino qua? Poi ci penso un attimo, alle case che stanno fra noi e la Casa dei Fantasmi, e una  di un milanese, una di un signore di Parma, tre sono dei russi e le altre non lo sa nessuno, perch sono sempre vuote. Le finestre si aprono un mese l'anno, in agosto, per il resto del tempo sono zitte e chiuse. E allora, anche se fra noi e la Casa dei Fantasmi ci sono due vie piene di ville e villette, i veri vicini di Zot siamo proprio io e la mamma.
Che andiamo fino a casa sua, saltiamo gi dall'auto e passiamo in mezzo alla foresta, dove piove un po' meno e profuma fortissimo di mille cose messe insieme. Poi entriamo in casa e tutto  uguale all'altro giorno, solo che per terra c' Ferro, steso immobile, la faccia contro il pavimento e un braccio storto come se fosse finto. E un fucile accanto.

La Morte Secca
Nonno! Nonnino mio adorato!
Zot si butta in ginocchio addosso al signor Ferro, si fa il segno della croce e prova ad abbracciarlo, ma cos steso per terra  difficile. Nonno, parlami, ti prego, nonnino mio!
Ferro ha i piedi nudi dentro due zoccoli di legno giganti, e il braccio steso vicino al fucile  molle e bianchiccio come i tentacoli dei polpi quando li trovi morti in pescheria.
Poi non so pi cosa succede, perch la mamma mi mette le mani davanti agli occhi.
Non  giusto! dice Zot, con la voce tutta tremolante. Era cos buono. Non sembrava ma era buono, un cuore d'oro. Nonno, nonnino bello, ma perch? O Signore che sei nei Cieli, o san Felice Martire, santa Caterina da Siena...
La mamma mi toglie le mani dagli occhi, perch le servono a scostare Zot e piegarsi su Ferro. Allontana il fucile, prende il vecchio per quel tentacolo molle e morto e tirando forte riesce a girarlo a pancia in su. Poi gli appoggia due dita sul collo, gli posa l'orecchio sul cuore. Ma forse non sente bene, perch prima sposta la testa pi su, poi pi gi, e smette solo quando arriva questa voce grossa e piena di catarro, quasi un rimbombo dall'Aldil, che dice: Oh, s, brava, vai un po' pi gi che trovi un bel regalo.
La mamma schizza in piedi, Zot invece si lancia sul signor Ferro.
Nonno! Sei vivo! Ges d'amore acceso, grazie, grazie Signore. Nonnino mio!
Levati dalle palle! Lasciami solo con questo pezzo di fica!
Ferro prova a tirarsi su, non ce la fa e allora si gira su un fianco. Ha una maglietta bianca tutta alzata e si vede la pancia, cos grossa che per fortuna gli copre la parte delle mutande, e sotto ha due gambe secchissime che non c'entrano nulla con lui, tipo due stecchi incastrati di forza l in fondo.
E te bellezza cosa saresti, una badante?
Io... io nulla, mi ha chiamata Zot e...
Ah, sei amica sua eh. Certo che voi russi siete proprio dei diavoli. Il tuo amico fa finta di essere un orfano di Chernobyl, te cosa fai, la badante o la zoccola?
Nessuna delle due, sono venuta solo a vedere se era morto, e purtroppo no.
Ferro fa un rumore che non so cosa vuol dire, non so nemmeno da dove gli viene, ma sembra un colpo di tosse misto a un sasso che finisce in un tagliaerba e lo rompe.
Non dire cazzate, sei un'infiltrata come questo qui. Me l'hanno messo in casa e hanno detto che era un orfano pieno di radioazioni, ma chi ci crede? L'hai sentito come parla l'italiano? Lo sa meglio di me, cazzo.
Ma  una lingua semplice nonno, e poi mi piace, l'ho imparato ascoltando i vostri cantanti pi meravigliosi, Claudio Villa, il Quartetto Cetra, Gino Latilla... Suor Anna era italiana, cantavamo sempre le loro canzoni insieme.
S s, certo, una suora italiana a Chernobyl... Una spia, chiamiamola col suo nome... E insomma, ora dopo il bimbo malefico arrivi te, con la scusa della badante zoccola fai finta di curarmi ma intanto piano piano mi avveleni e mi ammazzi.  questo il piano, vero? Ma a me non mi freghi, torna a Mosca e digli che Ferruccio Marrai non si muove, la casa  mia e ci resto.
Nessuno dice nulla, allora parlo io. Signor Ferro, la mamma non  russa,  la mia mamma.
Ah s? E come mai la mamma di Biancaneve non  bianca pure lei?
Ascolta bene, stronzo dice la mamma. E intanto va al lavabo, prende due stracci che non sono puliti ma nemmeno sporchissimi, me ne passa uno e cominciamo ad asciugarci dalla pioggia. Su Zot puoi dire quello che ti pare, ma se tocchi mia figlia ti do un calcio nelle palle cos forte che ti faccio diventare biondo. Siamo venute per vedere se eri vivo, ma per quel che me ne frega puoi schiattare subito, le chiavi di casa ai russi gliele porto io. Meglio loro che uno stronzo come te.
Per un attimo solo silenzio, il signor Ferruccio la guarda, gli viene un altro colpo di tosse. Ma allora te bimba sei italiana.
No, non sono italiana, sono di Forte dei Marmi.
Maremma Cane. Ferro dice solo questo e prova a tirarsi su, si aggrappa ai fornelli, cade di nuovo per terra. E aiutatemi!
La mamma lo prende per un braccio, io e Zot per l'altro. Ma Zot non tira per niente, non ha forza, praticamente tiene solo la sua mano sulla mia. Alla fine per Ferruccio si alza, si gira verso il lavabo, ci sputa dentro. Indica il fucile, Zot lo prende e glielo d, Ferro ci si appoggia come a un bastone.
Sei di Forte dei Marmi veramente o mi pigli per il culo?
Sono del Forte, e non me lo chiedere pi perch hai rotto il cazzo.
Ferro ci pensa un attimo, poi: S, lo stile  quello. Ma allora di chi sei figliola?.
Sono la figliola del Lari.
Ma chi, Stelio Lari, Testa a Pinolo?
La mamma fa di s, una volta sola.
Il tuo babbo lo conosco da una vita, eravamo ragazzi insieme. Negli ultimi anni non c'era pi col cervello, giusto?
S, un po'.
Senza offesa bimba, ma  sempre stato un po' scemo. Senn non sposava la tua mamma. Che rompipalle quella donna, sempre a lamentarsi, con quella vocina che ti sfiniva proprio. Poi per forza uno va fuori di testa. Come avr fatto a sopportarla il tuo babbo?
Eh, l'hai detto te, era un po' scemo.
Oh, bimba! fa Ferro alla mamma, di colpo serissimo. Non ti permettere di offendere Stelio, sai? Prima di parlare di Testa a Pinolo devi sciacquarti la bocca. Era fatto a modo suo, ma in confronto a voi era un grandissimo. Altra generazione, noi s che l'abbiamo vissuta la vita. Voi avete il mangiare nel frigo, senn andate a fare la spesa, andate al ristorante... Noi abbiamo faticato, ci siamo fatti un culo cos e abbiamo messo su questo paese. E voi ve lo siete venduto per due soldi.
Veramente io ti ho sempre visto sul mare a non fare un cazzo dice la mamma. Stavi sdraiato sotto l'ombrellone e dormivi.
Non dormivo, stavo attento al mare. Il bagnino deve fare quello, stare attento al mare e non perderlo d'occhio mai.
Come no. Ci stavi cos attento che russavi.
Macch russavo! A volte mi sdraiavo per rilassarmi, ecco, perch il bagnino  un lavoro che ti sfianca, per stavo sempre vigile con gli occhi al mare.
Ma allora nonno  per quello che prima eri per terra? chiede Zot. Ti stavi rilassando?
Ferro si appoggia al fucile, scuote la testa. No. Prima dormivo proprio. Che male c'?
Dormivi qui per terra?
S, e ci stavo da Dio.
Ma ti ci sei sdraiato o...
O?
O sei caduto come l'altra volta?
No, mi ci sono sdraiato. Ho visto il pavimento e ho detto Madonna com' comodo, e mi sono steso. Va bene cos?
Veramente no, nonno.
E perch?
Perch lo sento nonno, sento l'odore.  stata un'altra volta la Morte Secca.
Guardo Zot e non serve che chieda, mi indica lui qualcosa in basso. Sotto il tavolo dice. Vado l e mi piego, e sotto il tavolo c' una boccia gigante di vetro scuro, una damigiana piena di una cosa che sembra acqua ma non  acqua, e anche se  tappata l'odore mi brucia gli occhi e mi toglie il respiro.
Ma  veleno? chiedo alzandomi. Mi gira un po' la testa.
Veleno una sega! fa Ferro. Si mette a ridere e la pancia gli va su e gi sotto la maglietta.  la grappa pi buona del mondo.
Si chiama Morte Secca dice Zot, serio, come se mi presentasse una persona che per non gli piace per niente.
All'inizio si chiamava Secca e basta dice Ferro. Perch la volevamo fare bella asciutta, bella forte. Avevamo montato tutto dietro la casa di Gino, che dalla strada non si vedeva nulla. Perch fare la grappa da soli  illegale, sapete? Ma che cazzo di paese  se uno non si pu nemmeno fare la grappa a casa, che male pu fare?
E perch poi l'avete chiamata Morte Secca? chiedo.
Perch per farla ci sono stati dei morti.
Morti?
S, due. Siamo rimasti l una settimana, ne abbiamo fatta per un esercito. Avevamo la frutta marcia, un po' di vinaccia e anche le bucce di patata, va bene tutto per fare la grappa ragazzi, basta che ci sia del succo dentro, che sia roba bella carica. Va bene anche il concime, in tempo di guerra la facevano con lo spurgo delle fogne. Dicono fosse speciale, buonissima. Per noi ci si metteva la frutta marcia. E Gino come al solito faceva il maestro, pensava di essere bravo solo lui, ti diceva Levati di torno che ci penso io, levati che ci penso io..., e alla fine ci ha pensato veramente,  scoppiato il bombolone del gas e c' rimasto secco insieme al povero Mauro. Pace all'anima loro. E addio alambicco, addio bomboloni, tutto rovinato per sempre. Per di Morte Secca ne avevamo fatta parecchia, ce ne siamo presa un bottiglione per uno e amen.
Intanto viene al tavolo, appoggia il fucile al muro e piano piano si siede con un Ahhhhhhhhhhh, che sembra un sospiro insieme a un rutto.
E come mai invece di un bottiglione te ce n'hai una damigiana? chiede la mamma. Si abbassa a quel boccione nero, apre il tappo, si rialza con gli occhi strinti.
Perch chi muore lascia la sua parte di Morta Secca agli amici. Andiamo al funerale, poi prendiamo il bottiglione del morto e si divide. Abbiamo sempre fatto cos. E ora..., Ferro si ferma un attimo. E ora sono rimasto solo io, e ce l'ho tutta qua con me. Siamo solo io e la Morte Secca.
Per un po' nessuno dice nulla, solo Zot fa un rumore appena con la bocca, forse per dire che ecco, insomma, in casa c' pure lui. Per non parla, parla la mamma: Ferro, la posso sentire un po' di Morte Secca?.
Maremma Cane! dice lui tutto contento, e cerca di alzarsi reggendosi al fucile. Ma gli scivola di mano e cade per terra, puntato dritto verso di me.
La mamma lo prende, dice: Forse  meglio se questo lo togliamo di mezzo.
Ma Zot le spiega che  inutile, ce n' un altro in bagno.
Davvero? Che ci fai con due fucili?
Con due nulla. Per fortuna ne ho undici.
Undici fucili?
S.  come la Morte Secca. Chi muore lascia la grappa agli amici e anche le armi. Ho un fucile per ogni finestra e una riserva di grappa che mi dura cento anni. Adesso digli ai russi che vengano, digli che vengano quei figli di puttana delle agenzie a dirmi che devo vendere per forza. Sono solo, s, ma i miei amici sono ancora qui con me a combattere, e con un braccio indica tutto intorno, nella cucina della Casa dei Fantasmi. Noi stiamo qua, e non ce ne andiamo.
Resta cos, a fissare il vuoto davanti e a fare di s, intanto la mamma prende il bicchiere, si versa la Morte Secca e si siede anche lei. Quasi quasi mi siedo pure io. Mi fanno male le gambe, i dottori hanno detto che mi devo riposare, che devo stare tranquilla per un po', ma nel ritorno dall'ospedale per ora di tranquillo non c' stato niente.
La mamma si avvicina il bicchiere alla bocca, respira e butta gi in un colpo. Tossisce, soffia, tossisce ancora.
Quando smette, e mi sembra che ricominci a respirare, le chiedo se andiamo a fare la spesa, perch  tardi e sono un po' stanca.
Non ci andiamo Luna, penso che non ci andiamo.
Ma a casa non c' niente da mangiare, come si fa?
La mamma non risponde subito. Forse  la Morte Secca che le torna in gola, forse  solo che questa cosa che mi deve dire  di quelle che escono difficili di bocca.
Luna, senti, non c' pi nemmeno la casa, non ce l'abbiamo pi.

Fuga dal futuro
Ormai la vita umana non vale pi niente dice Rambo. Ma come si fa a trattare una persona come un cane? Io non ho parole Sandro, non ho parole.
Lo ripete di continuo, che non ha parole, ma in realt ne ha tantissime, e Sandro lo ascolta e fa di s, ma parla cos forte che lo sentono anche i due vecchi sulla panchina, che si chiamano Pino e Il Topo. Stanno qua fissi sul pontile con le canne da pesca, a guardare nell'acqua se i pesci abboccano ma sperando di no perch altrimenti gli tocca alzarsi.
E lo sente pure Mojito, il cane che Rambo porta a spasso ogni tanto per i vicini di casa, oggi legato a una sedia a rotelle con sopra una vecchia rigida e immobile avvolta in tre plaid, tipo una mummia egizia ma parecchio freddolosa.
A che punto siamo arrivati, ormai un cane e una persona sono uguali. Io gliel'ho proprio detto: Ma siete impazziti? Non ce l'avete una coscienza? Io per meno di dieci euri la vecchia non la prendo.
Si parla di lei, ma la signora avvolta nei plaid non se ne rende conto.  qui e insieme non c'. Sopra il bozzolo di coperte la faccia  fissa in una smorfia eterna di sorpresa e paura, un occhio sempre chiuso e l'altro spalancato a puntare il nulla, la bocca tirata e storta verso sinistra.  rimasta cos dopo un colpo, e pi Sandro la guarda e pi gli ricorda quei poveracci a Pompei che la lava del Vesuvio gli  saltata addosso di notte mentre dormivano, li ha ricoperti e sono rimasti tipo statue, spaventati e persi oggi come li ha trovati la lava quella notte di duemila anni fa.
La vecchia  proprio uguale, e se sembra che tremi  solo per via di Mojito, che ogni tanto tira il guinzaglio e scuote la sedia a rotelle.
Mojito  un beagle grasso e sfiatato, e di solito Rambo lo porta in giro insieme a Rimmel, che  pi giovane e meno simile a un cassonetto con le zampe. Solo che oggi la figlia dei padroni  tornata da Milano e sono andati tutti a fare un giro tirandosi dietro il cane pi in forma.
E allora, siccome dovevo stare dietro a un cane solo, hanno detto che potevo portare fuori la vecchia. Alla stessa cifra. Ti rendi conto? Io gli ho detto: Col cazzo, per la vecchia voglio dieci euri, minimo.
Ma perch, di solito quanto prendi?
Sette euri, ma per due cani. Una persona non  mica un cane. E loro lo sai cosa mi hanno risposto? Che la vecchia era meno di un cane. Non parla, non scappa, e i bisogni li fa nel pannolone. Ti dovremmo pagare di meno hanno detto, non di pi... Che merde, ti rendi conto Sandro, ti rendi conto?
Sandro fa di s, ma senza ascoltarlo tanto. Vabb, insomma, come avete chiuso?
Ho tenuto duro, era una questione di principio. Ho detto Col cazzo, come minimo mi dovete dare la solita cifra. Poi posa una mano sulla testa di Mojito, il cane chiude gli occhi, alza il muso e si prende tutta quella carezza. Risparmiare su una vecchia che  tua madre, ma che bestia schifosa devi essere? E poi parliamoci chiaro, loro con questa vecchia ci campano, il giorno che muore la festa  finita per tutti, sai?
Sandro fa di s, ma non chiede come mai la festa finisce. Perch ha altri problemi e non gli importa. Perch si sta alzando il maestrale, e anche se non  forte basta a fargli male al naso, che  ancora gonfio e pi caldo del resto della faccia. Poi non ha senso chiedere, tanto Rambo va avanti a spiegare lo stesso.
Capirai, lei non ha mai fatto nulla, e lui lavora in una segheria ma con la crisi del marmo  quasi sempre a casa, e hanno questa figliola stronza che sta a Milano a studiare ma secondo me pi che altro raccatta degli uccelli. Eppure lo sai dove sono andati oggi? Sono alle terme di Montecatini, a rilassarsi... ma rilassarsi da cosa, che non fanno un cazzo! E con quali soldi secondo te? Rambo punta un dito contro la vecchia, ma proprio vicinissimo alla faccia, l'indice quasi tocca l'occhio sempre aperto e sempre sperso. Il marito di questa qua era nella Capitaneria di Porto, pensione d'oro tutti i mesi. Ma una volta che gli muore la vecchia addio soldi, addio terme, addio tutto. Questa qua  la loro ricchezza, questa vecchia  il loro futuro, e loro stanno a tirare sul prezzo per due o tre euri. Che mondo schifoso commenta Rambo, fa un verso di gola pieno di disgusto, si sistema il berretto mimetico da caccia, si gira verso il mare e ci sputa dentro, poi si perde per un po' in quell'immensit scintillante. Che cattura lo sguardo degli uomini e gli regala sempre una strana confusione, una gran voglia di non fare niente e una pericolosa tendenza alla filosofia.
Infatti Rambo si volta di nuovo a Sandro ma con una voce diversa, saggia e profonda. Guarda qua Sandrino, guarda bene dice indicando la vecchia, ancora col dito a un centimetro dalla smorfia paralizzata. Che brutto spettacolo, eh? E per lo sai qual  il problema?  che noi diciamo  la vita, finiremo tutti cos e dobbiamo rassegnarci. E invece non  vero. Non  questione di rassegnarsi, questo qui non  mica il peggio, questo  il meglio che ci pu capitare. Noi si va avanti tutti precisi, stiamo attenti a quello che facciamo e mangiamo, speriamo di non ammalarci e di non finire sotto un camion, e per cosa? Per la speranza di arrivare un giorno a essere cos. Questo qua  il nostro traguardo, cazzo. Ti rendi conto? Questa vecchia  il nostro futuro, se abbiamo culo. Il migliore futuro possibile. Capito o no?
Sandro fa di s, ma una volta sola, e sente il respiro che gli manca. Gli fa male il naso, gli fa male la testa.  cos da sabato, da quando la donna che ama l'ha sbattuto contro il muro come un polpo sullo scoglio. Mentre se ne andava dalla stanza ha anche avuto le vertigini e allora ha pensato che forse era il caso di farsi una tac. Non era mica un'idea assurda, cio, in fondo stava gi all'ospedale, lo sforzo era minimo.  andato al piano delle radiografie e ha chiesto una tac al cervello. L'infermiera gli ha risposto che doveva prendere l'appuntamento e ci volevano tre mesi. Tre mesi? Ma non sono cose che si fanno d'urgenza? S, certo ha detto lei, quando sono urgenze s. E come si fa a sapere se sono urgenze? E lei ha risposto che le urgenze arrivano sdraiate. Poi gli ha guardato il naso, ha aperto un cassetto e gli ha dato un sacchetto di ghiaccio secco.
Sandro  uscito dall'ospedale col ghiaccio un po' sul naso un po' sulla testa, e il freddo l'ha calmato. E certo, ogni tanto sulla strada verso casa si guardava le pupille nello specchietto per controllare se erano dilatate, se una era pi grossa dell'altra, se gli occhi riuscivano a seguire il dito che si muoveva davanti di qua e di l. Per era difficile, stare attento alla strada e guardare il dito e controllare se le pupille lo seguivano bene. Questa cosa dopo un po' gli ha fatto venire la nausea, e la nausea  proprio un altro sintomo del trauma cranico, e allora stava davvero per rigirarsi e tornare all'ospedale. Ma ormai era arrivato a casa, e la vista del muro, della porta, della tettoia di plastica e ferro che ha messo su il babbo da solo a colpi di martello e saldatrice gli ha dato un senso di realt e durezza, di vita da uomini, e ha detto no.
Tutta questa concretezza, tutta questa energia costruttiva, anche Sandro deve averla da qualche parte. Questo spirito da uomo che prende le cose di forza e le cambia per costruirci altre cose, per far diventare il mondo come vuoi tu a martellate. Ce lo deve avere anche lui nel sangue, si chiama DNA,  scienza e con la scienza non si discute.
E allora ha detto basta. Basta catechismo, basta ossi di cinghiale, basta tentare di fare colpo su una che invece ti ammazza di colpi contro al muro di un ospedale. Ci ha provato, ci ha pure un po' sperato, ma ha raccolto solo offese, un naso quasi rotto, una classe di bimbi religiosi e rompipalle e mezzo trauma cranico. Basta, veramente. Una volta Sandro ha letto una frase di un grande dello sport, non si ricorda chi era e nemmeno che sport faceva, ma la frase era tipo che il vero campione  quello che fa la cosa pi semplice al momento giusto. Parole bellissime e verissime, e da ora in poi anche lui si comportava da campione, e la cosa pi semplice da fare era smettere di provarci, e il momento giusto era subito. Ha fatto di s alla porta davanti a s, ha alzato le braccia e ha urlato: Campione del mondo, campione del mondo!.
Ma la porta si  aperta di scatto e sua madre l'ha trovato cos, con le braccia al cielo e il naso gonfio, e ha cominciato a frignare: O Ges Giuseppe e Maria, cos' successo Sandro, Oddio Signore, che  successo Sandrino?. E lui le ha detto la solita cosa che le racconta da quando stava alle elementari, cio che era caduto mentre giocava con gli amici, ed  rimasto a guardarla mentre, oggi come allora, correva a prendere l'acqua ossigenata e un batuffolo di cotone per disinfettarlo. Sentiva la voce a ultrasuoni della madre, il bruciore leggero del disinfettante sul naso, l'odore che ci entrava dentro e gli faceva male, e si lasciava portare via da quella voce e quell'odore.
Proprio come vorrebbe fare adesso con la brezza e il profumo salato del mare, solo che non riesce a smettere di fissare la vecchia, la sua smorfia eterna e terrorizzata.
Perch purtroppo Rambo ha ragione: questo schifo  il massimo che possiamo aspettarci,  il traguardo di chi sta attento e si conserva e punta a campare mille anni. Questo  il futuro pi favoloso che ci attende, e allora no, cazzo, lui non ci sta. Se questo  il meglio che lo aspetta nel futuro, Sandro vuole almeno lottare per un presente un po' meno schifoso.
Se si fa fermare da qualche colpo, da un naso gonfio e un leggero trauma cranico, ecco, Sandro non pu dire di averci provato. Ci ha provato un po', ma un po' non vale un cazzo. Ha preso dei cazzotti? Ne deve prendere il doppio. E ogni colpo, ogni mazzata che gli si schianta addosso la deve accogliere come una spinta che lo fa correre pi forte verso dove vuole lui. Senza domandarsi cos' che vuole, senza usare cos tanto quel cervello maledetto che  buono solo a trovare ragioni per non fare nulla.
E se poi uno di questi colpi lo butta per terra davvero e Sandro ci resta secco, insomma,  anche un po' giusto:  quello che  successo a Luca, per colpa sua, e allora, male che vada, Sandro pagher per quello che ha fatto.
Stringe i denti e guarda ancora la vecchia, e per un attimo gli sembra che sorrida, che pieghi quella bocca strinta e fissa come per dirgli Hai ragione figliolo, hai ragione, spacca, corri, brucia.
Ma  solo un abbaglio del sole, forse  Mojito che tira il guinzaglio e la scuote, forse  un'allucinazione dovuta al trauma cranico che Sandro ha davvero e senza la tac non  venuto fuori e presto lo porter in Paradiso o all'Inferno, se esistono posti del genere. Anzi, esistono eccome, certo che esistono, perch ora lui  un catechista e ci crede, ci deve credere. Perch Sandro  uno che combatte, Sandro non si arrende, e se il futuro fa cos vomitare, allora cazzo, conviene tuffarsi di testa dentro a tutto il presente che troviamo.
...
.
...
FINE Parte 1.